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Editoriale

Il rebus della panchina Juve, i dubbi dell'Inter e i malumori del Milan. La svolta dei diritti tv: Infront salva il calcio e Lotito perde voti. Avanza Agnelli

Nato ad Avellino il 30 Settembre 1983. Vive a Milano dal 2004, dove si è trasferito per lavorare prima a Eurosport e poi Sportitalia. Direttore di Tuttomercatoweb e Sportitalia. Conduttore dei Gran Galà del Calcio Aic 2011 e 2012. Twitter: MCriscit
19.05.2014 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 47511 volte
© foto di Federico De Luca

Come lo scorso anno Antonio Conte dice e non dice. Gli chiedono se resta ma lui non risponde, la Curva gli prepara cori e striscioni e lui non si sbilancia. Una tattica per rinforzare la Juventus? Sì, però, poi ad un certo punto stanca. Conte è il vero artefice di questo miracolo bianconero ma i miracoli si costruiscono e non si improvvisano. La forza di Conte è Agnelli, la forza di Agnelli è Marotta, la forza di Marotta è Paratici. A Conte era stata chiesta la Champions, nel senso di partecipazione e non di vittoria, e gli avevano chiesto al momento del suo arrivo uno scudetto in tre anni; ne ha vinti tre su tre e adesso di più non si può pretendere. Però Conte deve essere chiaro sul suo futuro, anche perchè sta allenando la Juventus e non l'Arezzo. La Juventus non può pensare, ogni anno, di dover convincere il proprio allenatore a restare. Giustamente pretende rinforzi ma, altrettanto giustamente, Marotta non può far andare a carte quarantotto il bilancio per rinforzare la squadra. In Inghilterra sarebbe possibile fare il mercato e non badare a spese, perchè gli introiti sono completamente diversi ma in Italia questo passa il convento. Se ti offrono 30-35 milioni per Vidal devi pensare di venderlo. Conte esca allo scoperto. Ora e non a metà giugno. Decida se vuole crescere, anno dopo anno, con la Juventus o fare la sua strada in un altro Paese. La scelta non è tra la Juve ed un'altra squadra ma tra l'Italia o il resto del Mondo. Domanda: ma Conte ha avuto proposte da altri top club europei? La risposta sembra essere di no. Simeone, a Madrid, ha vinto il campionato e conquistato la finale di Champions League senza aver preteso top player dal Real o dal Barcellona. Nessuno gli aveva chiesto nulla e sta per vincere tutto. Le indecisioni sul futuro penalizzano il mercato del club bianconero. Lo stesso discorso vale per l'Inter. Thohir ha acquistato il club pagando 80 milioni di euro e si è fatto carico di circa 300 milioni di euro di debiti della gestione Moratti. E' andato dalle banche e ha spiegato che fin quando il debito non si azzererà lui non incassa nulla e si paga la società con gli incassi futuri. Uno stile americano sconosciuto agli italiani. Ma funziona. Funziona per non far morire le imprese e per cercare di rimettere i bilanci in ordine. Ausilio ha proposto il rinnovo a Ranocchia ma adesso deve pensare a gestire bene la situazione Mazzarri. Non comandano i tifosi. Se i tifosi vogliono un nuovo allenatore, tornino allo stadio quando ci sarà un altro tecnico. Criticano oggi Mazzarri, dopo che sulla panchina dell'Inter sono passati ultimamente Gasperini e Stramaccioni. Al primo anno Mazzarri di più non poteva fare. A Napoli ha fatto i miracoli e il tempo lo ha confermato. La prossima stagione Mazzarri potrà dare risposte più concrete e con un prolungamento l'Inter avrebbe maggiori possibilità di crescita. Aspetto impopolare: Moratti lo avrebbe dovuto fare dopo Madrid. L'epurazione degli argentini porterà benefici notevoli nell'ambiente nerazzurro. Thohir non guarda in faccia a nessuno perchè non è affettivamente legato agli eroi di Madrid e, questo, nel calcio del terzo millennio è un merito. Aspettiamoci una settimana calda e intensa per il Milan. Sede nuova=cda nuovo? Galliani, prima della partita con il Sassuolo, ha fatto una battuta: "Se ci sarò ancora io l'anno prossimo...". Chissà. Durante tutto l'anno ci hanno detto, arriviamo a fine stagione poi si vedrà. Galliani resta e si occuperà di calciomercato. Sarà compito di Barbara. Galliani, con i suoi 125.435 difetti, ha sempre saputo comandare e prendere decisioni, anche se sbagliate. I treni passano in fretta e la Dottoressa Berlusconi dovrebbe seguire l'evoluzione del mondo del calcio perchè il calcio non ruota attorno al Milan. Seedorf sta sulle scatole a tutti, ha due anni di contratto ma Berlusconi lo ha scaricato anche se non ha voglia di pagarlo per fare il disoccupato per 24 mesi. Capiremo presto se passerà la linea Inzaghi o Donadoni. Spalletti costa un pò troppo per una società in spending review. Sarà anche la settimana della svolta in Lega Calcio. La partita dei diritti tv detterà le nuove linee guida. Infront Italy, per i prossimi 3 anni, continuerà a garantire 1 milardo di euro all'anno. Non avendo gli stadi e senza marketing, l'unica fonte di guadagno del calcio italiano è la televisione. Infront non ha portato parole ma fatti. Ha garantito il minimo anche senza avere certezze. Il gioco continua perchè la luce rossa resta accesa. Da Via Deruta hanno mantenuto in vita un giocattolo senza pile e valorizzato un campionato che forse non vale neanche più la metà del famoso miliardo di euro. Lo spezzatino non ci piace, diciamolo pure, ma se è l'unico modo per non morire di fame ben venga anche lo spezzatino abbrustolito. Le società di calcio da sole non hanno nè idee nè potere. Per questo in via Rosellini resiste ancora un Presidente come Maurizio Beretta. Infront è l'unica società leader capace di mandare avanti tutte le altre 20. A campionato finito cambiano anche gli scenari in Lega Calcio. Perde potere Lotito che ha in mano il sistema grazie ad alcune alleanze forti. Perde, però, l'amico Pulvirenti spedito in serie B. Ritorna Zamparini cavallo impazzito e non soggetto ad accordi e, probabilmente, si rivedrà Corsi dell'Empoli che è più vicino ad Agnelli che a Lotito. Prendono maggiore potere le società che non si schierano ufficialmente ma che in serie A non sono di passaggio: Udinese, Parma e Atalanta. Sarà ascoltato il Sassuolo mentre Agnelli è forte del legame con la Roma... e con l'Inter.


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