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Editoriale

Il riscatto delle italiane, l'attacco del Napoli, le difficoltà del Milan e il raffronto con le altre rivoluzioni

28.09.2017 00:00 di Luca Marchetti   articolo letto 15788 volte
© foto di Federico De Luca

Il riscatto è arrivato.
Sicuramente, almeno sulla carta, l'impegno era semplice. Ma non per questo scontato.
La Juventus ha avuto pazienza e alla fine ha capito che è la strategia giusta. Come quella che ha perso Higuain in panchina. E chissà forse era proprio quello che voleva Allegri: farlo arrabbiare. Il Pipita è entrato in campo con una voglia di spaccare tutto che lo ha portato al gol. E ora che si è sbloccato (più psicologicamente che numericamente) la speranza di Allegri è che non si fermi più. Discutere Higuain non è possibile. Vederlo due volte di seguito partire dalla panchina poteva rappresentare un caso. Soprattutto se non avesse segnato, soprattutto se la Juventus non avesse vinto. Invece tutto è andato bene per la Juve: tre punti e il gol scacciapensieri. La Juve rispetto allo scorso anno ha un reparto offensivo più variegato. Forse di sorprese del genere ne vedremo ancora, soprattutto se poi dovessero arrivare questo tipo di risultati.
Il Napoli ha confermato le sue caratteristiche anche in Europa. E' uno dei migliori attacchi del continente. Se consideriamo solo il campionato il migliore (22 gol) se aggiungiamo la Champions solo City e PSG hanno fatto meglio (27 gol gli inglesi 29 i francesi). Il tridente in avanti è il secondo più prolifico in questo avvio di stagione: Mertens, Callejon e Insigne hanno realizzato 18 gol. In tutta Europa solo i tre attaccanti del Borussia Dortmund hanno fatto meglio (20) con Aubameyang che da solo nel ha fatti 13, ma per esempio in Champions non riescono a fare altrettanto bene. Non sarà che davvero ha ragione Guardiola quando dice che il Napoli è una delle migliori squadre, pur non avendo la stessa "potenza" mediatica...
La riflessione però coniugata al mercato e al futuro è relativa al tridente e all'infortunio di Milik (a proposito: in bocca al lupo!). Lo scorso anno quando si fece male il polacco c'era in rosa anche Gabbiadini e tutti pensavano dovesse toccare a lui. Fino a gennaio si alternò con Mertens, ma piano piano il belga fece capire che da numero nove ci poteva giocare eccome. Tanto che Pavoletti ha giocato molto meno di Gabbiadini (e nelle partite decisamente meno importanti). Insomma: lo scorso anno insegna che quel tridente non avrebbe bisogno neanche delle riserve: vanno a memoria. E che il problema della mancanza di un 9, in questo momento, nella rosa del Napoli può essere tamponato. Intanto Callejon da prima punta ha già giocato (dovesse servire) e ci sarà modo di vedere Ounas (che aveva fatto brillare gli occhi alle sue prime uscite ai tifosi del Napoli) e magari anche Leandrinho su cui Giuntoli punta molto. E poi il Napoli fino a gennaio può resistere e poi decidere che fare di Inglese: già preso all'ultimo giorno di mercato della scorsa sessione, non deve neanche convincere il Chievo se dovesse decidere di portarlo a Castelvolturno: è già scritto che può disporne quando vuole. E' vero da qui a gennaio il Napoli giocherà quasi la metà delle partite ma con questa organizzazione di gioco potrebbe soffrire ancor meno del previsto...
La Roma continua a incamerare certezze. Sembra così lontano quello 0-0 sofferto contro l'Atletico. Da allora solo vittorie, buona produzione offensiva, mai in affanno in difesa. Ora arriva la prova del 9: il Milan. Prova del nove davvero, per tutti e due, soprattutto per Montella però. E qui veniamo a una considerazione: invitare tutti alla "pazienza".
E' normale che ci sia pressione sulla squadra. In estate sono stati spesi più di 200 milioni di euro e l'obiettivo della qualificazione in Champions è il minimo, come sempre dichiarato. Il 31 agosto tutti hanno detto che il Milan era la regina del mercato e che Montella aveva a disposizione una squadra completa. Certo non perfetta, ma si sussurrava addirittura la parola scudetto. Quindi colpa di Montella? Neanche per idea. Cerco di spiegarmi. Non sempre i grandi investimenti di mercato portano a vittorie immediate. Ecco alcuni esempi che tutti ricorderete. Chelsea, 2003, Inizia l'era Abramovich, allenatore Ranieri (viene poi sostituito da Mourinho). Spesi 167, 5 milioni di euro per 11 giocatori (di cui uno a gennaio - Parker). Arriva secondo. L'anno successivo spende altri 163 milioni e vince. 2011, PSG spende 107 milioni di euro per
9 giocatori a luglio e 3 a gennaio. Arrivano secondi in campionato nonostante il cambio in panchina fra
Koumbaré (confermato) con Ancelotti. Nel 2010 la Juventus compra in estate 10 giocatori (peraltro l'acquisto più caro fu Bonucci!) per una spesa (comprensiva degli obblighi di riscatto) di circa 100 milioni). La squadra arrivò settima con Delneri allenatore, ma pose le basi per lo scudetto dell'anno successivo con Conte in panchina (e una campagna acquisti da circa 60 milioni). Oppure il Guardiola dello scorso anno (o il Mourinho) in Premier. Insomma, ci può volere tempo. Per dare un'identità alla squadra, per dare certezze ai giocatori, per costruire qualcosa di importante ci vuole tempo. L'unica discriminante e che qui non si chiede di vincere il campionato ma di entrare in Champions (ma forse ha lo stesso grado di difficoltà di vincere il campionato in Francia se compri tutti campioni...). Poi è evidente che i prossimi due impegni in campionato saranno determinanti, come sempre: Roma e derby per ritrovare certezze.
Ultima considerazione: cercando questo tipo di informazioni in questi giorni mi sono imbattuto in uno studio del CIES. Negli ultimi 5 anni (esclusa l'ultima sessione di mercato) l'Inter ha cambiato (e fatto giocare) 98 giocatori, la Roma 92, il Milan 88. E non sono riuscite a dare continuità al loro lavoro. Forse non è un caso che la Juve ne abbia cambiati 63, l'Atletico 67, il PSG 60, il Real 56, il Barca e il Bayern 53. Fanno eccezione le inglesi che anche se cambiano poco, non vincono sempre: perché però c'è grande concorrenza. Anche questo conta... lavorare con uno zoccolo duro fa la differenza...


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