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Editoriale

Il ritiro del Milan (con l'obbligo Champions), Insigne e Napoli ancora insieme, Conte voluto da tutti (ma sceglie lui)

02.05.2019 00:00 di Luca Marchetti   articolo letto 18746 volte
© foto di Federico De Luca

E' stata una serata di Champions con una grande partita, è stata una notte di festa per la città di Brescia, è stata una giornata chiave per Insigne e il Napoli. Insomma è stata una giornata intensa, ma cominciamo dal principio, perché non lo è stata solo per questi tre fatti.
Al Milan è iniziata, infatti, la contromossa alla crisi. Gattuso lunedì aveva fatto appello alle regole e allo spogliatoio. E' bastata la goccia del ritardo di Bakayoko (e che goccia: ritardo di un'ora) per far traboccare il vaso. C'è da salvare non soltanto la stagione, ma la velocità del progetto di Elliot. Ormai credo sia piuttosto chiaro che la qualificazione alla prossima Champions sia vitale per il processo di crescita del Milan che a prescindere dovrà comunque fare i conti con i vincoli del FFP e dovrà rientrare nei parametri UEFA. Partecipare alla Champions permetterebbe al Milan di avere un volano positivo, un giro di affari più ampio e sicuramente degli incassi (sia in termini di premi Uefa che di incassi al botteghino) più interessanti che quelli che farebbe con l'Europa League o addirittura senza nulla in mano. Qui insomma non c'è in ballo solo il futuro di Gattuso, non c'è in ballo soltanto un progetto tecnico o la storia e il prestigio del Milan. Ci sono delle strategie sia di mercato che economiche che possono fare la differenza. Tradotto: non si escludono cessioni eccellenti. E qui si va oltre alla mancata conferma di chi in questa stagione non ha convinto appieno, come magari proprio lo stesso Bakayoko. O al possibile sacrificio di qualche giocatore importante come Suso. Il rischio potrebbe essere quello di dover sacrificare la merce pregiata (Donnarumma, Romagnoli, Kessié): non per scelta, ovvio, ma per necessità. Ecco perché è importante acciuffare la Champions. Senza dimenticare che poi come è andato sul banco degli imputati Gattuso (e lui stesso ha ammesso, in maniera fin troppo sincera, le sue mancanze) potrebbe finirci anche l'attuale dirigenza, agli occhi della proprietà.
Nel frattempo invece a Napoli si è siglata una "pace" significativa. Probabilmente un summit del genere non era mai successo. Tutti insieme a casa di Ancelotti, per un "brunch" prima dell'allenamento: il padrone di casa, naturalmente, più De Laurentiis, Giuntoli, Insigne e i Raiola. E quello che conta è come sia andata a finire: c'è l'intenzione di continuare insieme. Superate le difficoltà dell'ultimo periodo, i mugugni, gli infortuni, le incomprensioni. Insigne non vuole più andar via, il Napoli continua a tenere il suo capitano e il suo simbolo. Il contratto rimane quello: fino al 2022, ma con una mezza promessa: magari in un futuro prossimo si può sempre ragionare su un possibile rinnovo/adeguamento. Quello che più conta è che il cammino proseguirà insieme e non è una notizia di poco conto. In molti a Napoli invocano il progetto: il progetto in realtà c'è. Al massimo si possono invocare le vittorie: ma nel calcio vince soltanto uno. Non è scontato vincere, non è semplice. Ma bisogna essere nelle condizioni di farlo e il Napoli in questi ultimi anni ha dimostrato di avere le idee chiare.
Le idee chiare che vorrebbe avere al più presto la Roma, in attesa di una risposta concreta da parte di Conte. Che naturalmente, per la sua storia, per la sua qualità, per la capacità di essere sin da subito determinante, è corteggiato da tutti. Sicuramente la Roma, un pensiero latente dell'Inter (che però ha in Spalletti un punto di riferimento ad oggi più che concreto), uno stimolo da parte del Milan. E poi l'estero: da non sottovalutare la crisi di fine stagione che sta vivendo Tuchel, così come non è da escludere che la parte finale della stagione dello United non possa far ragionare su altre direttrici da prendere. O perché no il Bayern, che vorrebbe esplorare un post Kovac. Sarà questo il mese decisivo per le grandi scelte. Per le grandi decisioni: come in casa Juventus. Tutti aspettano il confronto di fine stagione fra Allegri e Agnelli: immaginiamo che non ci sia stato molto di non detto in questi 5 anni. Si conoscono a vicenda e sanno già quale potrà essere il pensiero dell'altro: sul progetto e sulla crescita ulteriore della Juventus. Ad oggi pensare a un cambio (soprattutto dopo le parole - ribadite - dei due protagonisti) sembra davvero appartenere al mondo dell'impossibilità.
L'ultima considerazione è sull'impresa del Brescia. Perché di impresa si tratta: non era partita per uccidere il campionato ma l'ha vinto a due giornate dalla fine, essendo praticamente sempre protagonista. Vanno dati i meriti a tutti per questa straordinaria promozione. A Corini - che entrato in corsa - è riuscito in pochissimo tempo a riportare la squadra in zona playoff e poi nel girone di ritorno stabilmente nella zona promozione diretta, per poi staccare definitivamente le concorrenti. Ai giocatori naturalmente che sono riusciti a compattarsi e a creare un gruppo vincente con una coppia gol quasi impronosticabile (Donnarumma-Torregrossa) e che il mercato del ds Marroccu non ha voluto dividere: privilegiato anche qui il gruppo (da lui stesso composto) ed il lavoro. E poi come non fare i complimenti al presidente Cellino: sempre personaggio nel nostro calcio. Uno dei pochi ad aver centrato una doppia promozione in A con due squadre diverse. Lo aspettiamo volentieri in A, con le sue provocazione e le sue geniali intuizioni.


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