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Editoriale

Il trionfo della Juve parte da lontano, il Milan punta Mihajlovic e piace negli USA. Manenti e i presidenti: una settimana da dimenticare

Nato a Terni il 6 maggio 1976, lavora a Sky come vice caporedattore e si occupa del coordinamento del telegiornale. Tra i volti più conosciuti del calciomercato per l'emittente di Rupert Murdoch.
19.03.2015 00:00 di Luca Marchetti   articolo letto 27445 volte
© foto di Federico De Luca

E' stato letteralmente un trionfo. Inutile girarci intorno.

Ed è stato un trionfo costruito negli anni dalla Juventus. Perché nella partita perfetta contro il Borussia c'è stato tutto quello che la Juventus ha messo in campo (e sulle scrivanie, anzi nelle trattative) negli ultimi quattro anni. Da Conte in poi, tanto per capirci.

Questa Juventus, la Juventus di Allegri, è l'evoluzione, la trasformazione, il completamento, la prosecuzione. E non a caso i protagonisti assoluti di questo doppio confronto sono i talenti che la Juve ha preso, cresciuto e trattenuto. E' stata nettamente la serata di Tevez, a cui va aggiunto Morata, mattatore anche all'andata. Tevez è stato sempre dipinto come il fuoriclasse, quello che avrebbe dato alla Juventus quel quid in più a livello internazionale. E non si è lasciato pregare. E' la sua serata, la sua annata. Lui che in Champions non segnava mai ha trascinato la Juve agli ottavi.

E Morata? In molti, durante l'estate, prima che Morata facesse vedere a tutta Italia i suoi numeri si chiedevano perché i bianconeri avessero lasciato andare Immobile (proprio al Borussia, ironia della sorte) per prendere, alla stessa cifra, Morata. Qualche mese più tardi nessuno se la fa più questa domanda. I soldi per Morata sono in banca. Anzi ora la domanda è: non è che il Real se lo riprende? Intanto tranquillizziamo i tifosi della Juve: per quest'anno non se ne parla. Eventualmente il famoso diritto de recompra vale dal prossimo anno (e per quello ancora dopo). E poi ci vuole anche la volontà di Morata di tornare a Madrid, lui che ha spinto molto per essere ceduto e avere la vetrina che credeva (a ragione) di meritare.

Questa è la coppia d'attacco della Juventus, ma la Juventus non è solo l'attacco. La Juve è la difesa (forgiata da Conte), è Pogba, diventato ormai un campione, è Marchisio e Vidal. E' un gioco che è cambiato: da aggressivo a sornione. Da cannibale a letale.

Questa crescita della Juventus, che dopo questa iniezione di fiducia non ha paura a giocarsela con nessuno (anche se le grandissime d'Europa sono ancora un passo avanti) può essere un punto di riferimento per chi vuole ricostruirsi. Forse chissà, anche per questo il Milan ha messo nel mirino l'allenatore più simile a Conte che in questo momento propone il calcio (almeno quello italiano): Sinisa Mihajlovic. Piace, senza dubbio. Primi tentativi di approccio informali e soprattutto prime risposte positive. Insomma ci si può lavorare eccome, su questa pista. E' lui l'alternativa più forte a Sarri. Anzi forse dovremmo dire che Sarri è l'alternativa più forte a Mihajlovic. Per tanti motivi: perché è un motivatore, perché ha fame, perché è giovane e non guadagna cifre folli e perché è libero a fine stagione.

Sempre che rimanga questa dirigenza, ovvio. Si parla tanto di cessione società e l'ultima indiscrezione arriva addirittura dagli Stati Uniti. Un gruppo americano ha presentato alla famiglia Berlusconi un'offerta per comprare il Milan. Offerta bassa, mr Bee rimane in vantaggio. Ma la suggestione di questa notizia è che dietro a questi imprenditori a stelle e strisce ci sarebbe David Beckham. Ci sarebbe, con il condizionale. Perché di certezze non ce ne sono affatto. Ma solo il suo nome merita la menzione.

In ultimo una considerazione sulla vicenda Parma. Ne abbiamo parlato tanto e tanto ne continueremo a parlare. Ma facciamo una riflessione insieme. Che Manenti non abbia mai dato garanzie mi pare che nessuno abbia un dubbio. Insomma: lui si lamentava che intorno a lui c'era poca fiducia. Invece secondo me ce n'è stata anche troppa. E questo è uno dei problemi del nostro movimento calcio. Indipendentemente da come fossero ridotti i bilanci del Parma non è possibile che ci possa essere un presidente senza credenziali in una delle industrie più importanti del nostro paese.

L'ultima settimana per i presidenti di calcio italiani non è stata certo felice. Il presidente dell'Entella fermato a Bruxelles per corruzione, Manenti arrestato per truffa. Non so se vi è capitato di vedere il video della prima intervista al neo presidente del Varese che non conosce Pelé. Almeno lui i soldi li ha messi, evitando ulteriori penalizzazioni alla squadra. Ma – indipendentemente da questo – mi sembra che il controllo a monte continui ad essere blando o comunque non efficace.

Su questo è necessario riflettere. Tutti.


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