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La Giovane Italia
Editoriale

Il Var così è inutile, parte terza. Juventus-Napoli è la spiegazione che il fair play finanziario ha solo fatto danni. Il Milan continua a ostinarsi a non prendere un allenatore top

Nato a Bergamo il 23-06-1984, vive a Firenze. Giornalista per TuttoMercatoWeb dal 2008, ha diretto TuttoMondiali e TuttoEuropei. Ha collaborato con Odeon TV, SportItalia e Radio Sportiva. Dal 2012 lavora per il Corriere della Sera
30.09.2018 11:50 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 86227 volte
© foto di Lorenzo Di Benedetto

Ventuno punti in sette partite, più sei sulla seconda - magari cinque, se oggi il Sassuolo dovesse vincere con il Milan - e già due gol nello scontro diretto con la più probabile antagonista da qui a maggio. Come in Germania, la Juventus appare sempre di più uguale al Bayern Monaco. Strangolatore di campionati, killer di trofei. Allegri guida un boeing 737 e gli altri un'auto: magari all'inizio ci può essere un piccolo problemino, su 1000km (o un campionato intero) è chiaro come vada a finire. Allegri era specialista nel partire così così, per poi prendere giri con l'andare del tempo. Quest'anno ha una squadra talmente forte che non ha nemmeno bisogno del decollo, è davanti a tutti già da prima. La gara con il Napoli è stata chiara: 1-0 subito, con la possibilità di raddoppiare oppure di andare in vantaggio anche prima, con Zielinski. Poi si accende il super campione, che il Napoli non ha, e va a finire come deve, con i gol di Mandzukic. Siamo alla settima giornata, sembra già alla trentaquattresima. La prossima è Udinese-Juventus, finora CR7 e compagni hanno faticato fuori casa, chissà che non ci possa essere una sorpresa. Verrebbe da sperarci, per il prosieguo di un campionato che ora ha solo la lotta per il secondo posto.

E l'espulsione di Mario Rui? Non è un episodio da Var, ma è evidente che il rosso ci sia. Due falli da giallo, entrambi abbastanza evitabili. Chiaro che quando sale la tensione non sempre ci sia la lucidità adatta per rispondere completamente dei propri comportamenti. Vero, dall'altra parte, che la gestione della partita è stata abbastanza cervellotica, con due episodi su tutti: Chiellini che compie un fallo di mano - senza prendere ammonizione - e Cristiano Ronaldo che tira due volte in porta, quando ha già sentito il fischio, con il fischietto che sorvola. Troppo poco per dire che Banti ha cambiato il corso della partita (ci ha pensato per la prima volta CR7), parecchio per accusare di doppiopesismo, con ovvie ripercussioni nelle polemiche dei prossimi giorni. Avrebbero anche stancato.

Intanto il Var continua nella sua crociata per l'inutilità dopo un anno, quello scorso, abbastanza buono. Che però è stato macchiato dalla conduzione di Orsato in Inter-Juventus, dove è stato espulso (giustamente) Vecino, ma non Pjanic, anche lui evidentemente da cacciare. Cosa che gli doveva accadere nel turno infrasettimanale con il Bologna (sarebbe finita in maniera uguale) e con il Parma, per entratacce esagerate. Però il nuovo perimetro del Var - che devia verso il corretto solo gli episodi estremamente chiari, come falli di mano e fuorigioco - non dà la possibilità di correggere una decisione sbagliata, ma solo una evidentemente errata. Insomma, siamo tornati al pre Var tranne per fuorigioco e falli di mani. Ecco, appunto, il fallo di mano di Vitor Hugo in Inter-Fiorentina è evidente. Ma anche il calcione di Asamoah che di fatto scombina praticamente tutto, perché subito dopo arriva il gol del 2-1 di D'Ambrosio. Avremmo dovuto aprire ancora di più al Var, invece lo abbiamo relegato in un angolo.

Chiosa dedicata al Milan, sempre più in difficoltà nonostante l'arrivo di Higuain. I risultati, non ultimo il pari a Empoli, stanno minando la credibilità di Gennaro Gattuso, sia nei confronti della proprietà - comunque già scettica - ma anche per la squadra. È dai tempi di Ancelotti che i rossoneri non prendono un allenatore top, con un'esperienza già consolidata. Si può obiettare che anche il tecnico di Reggiolo non avesse le stimmate del vincitore, ma aveva già guidato un Parma stellare e una Juventus dell'ultimo Zidane. Uno abituato alle pressioni e a gestire dei campioni. Invece tutti quelli del dopo Ancelotti non hanno queste caratteristiche, nemmeno Allegri (arrivato dal Cagliari, più in stile Arrigo Sacchi). Troppi improvvisati, da Inzaghi a Seedorf, oppure con un'esperienza limitata a Serie B o Primavera (Gattuso). Anche se l'ombra di Conte, alla luce di quello già successo anni fa con l'Atalanta (presa in difficoltà e rimasta molto in difficoltà fino al suo addio, all'Epifania) forse è da vedere con un'ottica già proiettata verso il prossimo anno.


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