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La Giovane Italia
Editoriale

Incontro Sarri-AdL e le schiarite all'orizzonte: come può cambiare il Napoli? Buffon, l'addio e la chiusura di un'era, ma ne riparte un'altra. Le milanesi legate (anche) al risultato...

17.05.2018 07:22 di Luca Marchetti   articolo letto 22398 volte
© foto di Federico De Luca

Il tanto atteso faccia a faccia c'è stato e ora si può cominciare a ragionare sul futuro. Tutto sembra essere andato veloce come l'auto (del direttore sportivo napoletano Giuntoli) che è entrata e uscita da Castel Volturno fra un allenamento e l'altro. I tanti dubbi di questi giorni sembrano essersi proprio diradati tanto che nei prossimi giorni (forse già in queste ore) si cercherà di stilare proprio il nuovo contratto sotto il quale apporre le firme. Ma anche se il confronto è stato diretto e veloce conviene non correre troppo e aspettare gli eventi. Nessun allarmismo al contrario, ma la vecchia legge del calciomercato è sempre dietro l'angolo: finché non ci sono le firme non bisogna dare nulla per assodato.
Di sicuro parlarsi di persona è servito a De Laurentiis e Sarri (accompagnati in questo vis a vis dal ds Giuntoli, appunto, e dall'ad Chiavelli) per esporre il proprio punto di vista in maniera diretta e chiara. Capire come poter continuare insieme nell'interesse reciproco per continuare a fare in modo che il Napoli possa continuare a crescere e puntare all'obiettivo grosso.
Di sicuro se Sarri dovesse rimanere potrebbe suscitare un effetto domino positivo sui giocatori che quest'anno hanno dato tutto per inseguire un sogno. Sarà decisamente complicato tenere tutti, dipenderà anche dalle offerte di mercato (per esempio Koulibaly e Jorginho, sul quale continua l'interesse del City) ma Sarri in questo momento rappresenta la migliore garanzia per continuare il progetto di crescita. Non che De Laurentiis non avesse voglia di continuarlo questo progetto a prescindere dall'allenatore, ma proseguire con chi conosce la realtà, con chi conosce i giocatori, con chi ha impostato un lavoro e un progetto è sicuramente meno complicato.
Ora, nei prossimi giorni, in attesa dell'accordo totale e sempre che qualche nube nera non ritorni all'orizzonte (a proposito la clausola scade il 22 maggio e non il 31) si cercherà di capire quali sono gli obiettivi di questo Napoli che presumiamo allargherà la rosa dei "titolari" e aumentare la qualità in generale della squadra. I nomi che sono stati fatti in questi giorni rimangono tutti sul tavolo e serviranno per proseguire nella crescita: da Perin a Leno passando per Rui Patricio (per quanto riguarda la porta), Vrsaljko come esterno difensivo, Torreira a centrocampo soprattutto se dovesse partire Jorginho, in attacco non possono non piacere Politano e Verdi seguiti a lungo in questi mesi o lo stesso Suso, più volte accostato ai partenopei in questo periodo. Di fatto la lunga programmazione è iniziata in queste ore: serviva chiarirsi sulla questione più importante. E ora - rispetto a qualche giorno fa - i rapporti sono certamente meno tesi, ora servono i tempi tecnici. Magari già in serata ci potrà essere l'annuncio, a cena, davanti a tutti. Anche se al momento non è previsto nessun annuncio.
Oggi sarà anche la giornata di Buffon. In conferenza stampa ci dirà quale sarà il suo futuro. A fronte di un passato mostruoso, come pochissimi nel mondo. Un gigante del calcio: viverlo è stato un privilegio, raccontarlo ancora di più. I suoi record servono soltanto ad inquadrarlo: sono passati 22 anni e 180 giorni dal suo esordio durante i quali Buffon ha disputato 639 partite (secondo solo a Maldini, 647). E' il portiere con più presenze in A, ha il record di imbattibilità (974 minuti), ha il record di presenze in Champions (117) per un italiano in cui ha giocato più di 10mila minuti (soltanto in 4 hanno fatto meglio di lui), 117 sono invece le partite in cui non ha preso gol... Questo è Buffon in numeri. Ma Buffon è molto altro... e servirebbe un libro per raccontarlo. E' il suo essere imperfetto che lo relega nell'Olimpo del calcio. E' il suo accettare di essere imperfetto che ne ha fatto un campione (oltre naturalmente alle doti fuori dal comune). Di addii alla Juve ce ne saranno molti. Buffon certamente, così come Lichtsteiner e Asamoah, probabilmente Mandzukic, Marchisio, Alex Sandro o Khedira. Arriveranno certamente Caldara e Spinazzola (a proposito è stato operato oggi al crociato non sarà disponibile dall'inizio), molto probabilmente Emre Can. Si seguono Darmian e Perin. Piace tantissimo Pellegrini, si sta accarezzando l'idea del ritorno di Morata, è stato contattato Arias terzino colombiano premiato come miglior giocatore dell'Eiredivise. La Juve si muove e chi non sembra muoversi è Allegri. Anche qui dovremo aspettare l'incontro con la società ma il clima sembra molto meno teso che a Napoli. Allegri ha manifestato più volte la voglia di rimanere e la società soprattutto non ha mai avuto intenzione di cambiare. E' vero che se un top club ora cambia allenatore il primo che va a sentire è Allegri, ma è anche vero che è difficile trovare sia a livello economico che a livello tecnico che a livello societario una situazione migliore di questa. Poi nel calcio contano anche gli stimoli e i progetti, le aspettative e le pressioni. Ecco perché la partita non può considerarsi definitivamente chiusa.
Bisognerà aspettare per il futuro delle milanesi: il sesto posto cambia l'estate al Milan ma non la faccia. Il settimo potrebbe provocare delle variazioni, ma ora la Milan non ci pensano, pensano solo a far bene contro la Fiorentina, ultimo atto di una stagione di costruzione non semplice. Il quarto posto cambia invece l'orizzonte dell'Inter. Tornare in Champions era l'obiettivo dichiarato della società e non può non cambiare il sapore della stagione. La Lazio ha meritato tanto quanto l'Inter di essere lassù: la partita di domenica è un vero spareggio. Il lavoro di Spalletti (anche se con le difficoltà invernali) è stato comunque preziosissimo: ha ridato una fisionomia alla squadra, sarebbe delittuoso non continuare, significherebbe dover per forza ripartire ancora una vola da capo. Non sono solo i 30 milioni in più in cassa (almeno, visto che questa è la differenza fra Europa League e Champions League come minimo) ma è il prestigio. E allora i mister 100 milioni delle due squadre (Milinkovic Savic e Icardi) come la vivrebbero un'eventuale mancata partecipazione alla coppa più importante? L'Inter la sua squadra in testa ce l'ha. Ha già messo a segno tre colpi importanti come Lautaro Martinez, Asamoah e De Vrij e non è certo finita qui. A proposito di De Vrij: continueremo a parlare fino a domenica sera se deve giocare o meno. Dovrà decidere Inzaghi su questa opportunità: ma che a nessuno venga in mente di non dichiarare il ragazzo un professionista esemplare. Non ci sarà bisogno di questa partita per dimostrarlo...


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