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SONDAGGIO
Icardi non è più il capitano: condividete la scelta dell'Inter?
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La Giovane Italia
Editoriale

Inter, cosa vi aspettavate? Tre gol per fermare critiche senza senso. Bravo Gattuso, la strada del maestro è quella giusta. Ronaldo, ancora 0 gol: preparatevi al peggio

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
02.09.2018 09:55 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 62691 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Viviamo nell'epoca dei giudizi affrettati. In un momento storico in cui i commenti sono talmente copiosi e centrali che la notizia è diventata quasi un pretesto. I social non ci pagano per dire la nostra. Peggio. Ci costringono a farlo, altrimenti non esistiamo. Non solo devi dire la tua, ma la devi dire sempre, su tutto. Devi insinuare e devi essere originale. Un lavoraccio, gratuito e che spesso fa poco onore a chi scrive. Ma tant'è, l'importante è farsi notare.

Perché questo preambolo? Perché ricorda bene quest'inizio di stagione, c'entra con l'Inter che questa estate ha portato avanti un mercato oggettivamente importante. Il più importante dopo quello dei campioni d'Italia: Cristiano Ronaldo resta fuori categoria e l'acquisto di CR7 ha premiato la Juventus come regina dell'estate. Poco più di due settimane fa però, dopo il gong, tutti hanno etichettato la squadra di Spalletti come l'anti-Juve. E non possono essere un paio di partite di poco successive al Ferragosto a cambiare le carte in tavola.
Ieri a Bologna è arrivata la prima vittoria, nel finale l'Inter ha anche dilagato, ma anche ieri è sembrata un cantiere aperto: la condizione non è al top e l'intesa è tutta da trovare. Non ha entusiasmato insomma la squadra nerazzurra, almeno fino al pesantissimo gol di Nainggolan che psicologicamente ha pesato come un macigno. Anche a causa del forfait last minute di Mauro Icardi, in campo dal primo minuto c'erano cinque volti nuovi. Vien da sé che per vedere un gioco armonioso serve tempo. Non troppo, perché per gli allenatori il tempo scorre più velocemente che per i comuni mortali, ma nessuno - Luciano Spalletti compreso - ha la bacchetta magica. E leggere di 'Inter in crisi' o 'Inter costruita male', di 'Fallimento sul mercato perché in fondo Modric non è arrivato' è stato spaesante. L'Inter ha steccato con una squadra nuova di zecca 180 minuti, non 1800. E la Juventus tre anni fa ha conquistato lo Scudetto conquistando nove punti nelle prime otto giornate: ora la banda di Spalletti non può godere dello stesso credito, ma ciò che si è visto dopo il pari col Torino è sembrato qualcosa di surreale. Sparare sui nerazzurri perché quello era la tendenza del momento, senza alcuna lucidità.

Cantiere aperto è anche la Roma, che però non ha portato avanti in estate lo stesso calciomercato dell'Inter. Meno certezze per il presente e mirino di Monchi puntato sulla Roma che verrà. Non che Di Francesco tutto d'un tratto abbia una squadra da settimo posto, tutt'altro. Però perdere in un colpo solo Alisson, Nainggolan e Strootman non è boccone semplice da digerire, anche perché i sostituti o sono giocatori con caratteristiche molto diverse, che impongono un cambio di gioco, o giocatori giovani che devono ambientarsi a una realtà nuova. Più competitiva e più importante. Ecco perché in questo momento più certezze di Eusebio Di Francesco le ha Gennaro Gattuso. Il Milan intanto ha cambiato molto meno della Roma e poi, in questo avvio di stagione, l'allenatore rossonero s'è limitato a inserire un campione come Gonzalo Higuain nell'undici della passata stagione. Vanno bene Caldara, Castillejo, Laxalt e Bakayoko, ma ancor più importante in questo avvio è non perdere le certezze faticosamente costruite nei mesi passati inserendo gradualmente, e solo a gara in corso, i volti nuovi. Proprio come fatto a Napoli dal suo maestro Carlo Ancelotti. Che da grande allenatore qual è ha capito che la cosa giusta da fare per partire col piede giusto in questa avventura in salsa partenopea è sfruttare al massimo il lavoro di Sarri e portarlo avanti. Con qualche nuova idea ma senza stravolgimenti.

Quest'ultimo è sempre stato in fondo anche uno dei segreti di Massimiliano Allegri a Torino. Dybala nel suo primo anno bianconero vide il campo con continuità solo dopo diversi mesi. Ma come esempio si può prendere anche ieri sera: a Parma dieci giocatori della passata stagione più Cristiano Ronaldo, che per la terza gara di seguito non è andato a segno. Un digiuno che non può allarmare, perché il portoghese è fuoriclasse assoluto ed è sembrato tutt'altro che avulso dagli schemi bianconeri. Ma nell'epoca in cui vince chi la spara più grossa preparatevi a due settimane in cui sulle vostre bacheche leggerete di tutto, anche che Cristiano Ronaldo - uno che nelle ultime otto stagioni non ha mai segnato meno di 42 gol - faticherà ad arrivare in doppia cifra. Calma, è il 2 settembre. Siamo solo all'aperitivo.


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