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Editoriale

Inter: due record (ma uno fa male...). Milan: ecco cosa succede se cade Montella. Juve: la "zavorra" Higuain. Quattro parole sul grande Gino

31.10.2017 07:34 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 61766 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. Mentirei se vi dicessi che questo editoriale può minimamente raggiungere i limiti della "decenza sportiva e linguistica". Sono all'estero da 4 giorni, a Tokyo, che è una città molto strana, ai limiti del surreale. Per intenderci: qui non postano le foto dei tramonti o almeno io non ne ho viste.

Comunque: ballano 8 ore di fuso orario, scrivo mentre è in corso Verona-Inter (fischio d'inizio ore 4.45, ovvero l'alba) e oltre ad essere totalmente rincoglionito ho seguito partite e notizie del fine settimana con fatica oceanica.

Tutto questo può per caso abbatterci? Giammai! I samurai non ce lo perdonerebbero. E allora facciamo un patto, in fondo ci conosciamo da anni: voi mi passate questo editoriale scritto alla carlona e io ve lo intervallo con preziosi consigli da sfruttare in caso di futuri viaggi nel Paese dove non postano le foto dei tramonti.

Partiamo.

(A Tokyo alcune ragazze si vendono le mutande usate. La cosa non è nuova, lo sanno tutti, ma finché non lo vedi non ci credi. Ci sono i distributori. Esistono anche degli spray al "profumo" di mutanda. Vanno a ruba. Una sera un mio collega ha finito gli yen e ha provato a vendere i suoi boxer in cambio di un birrone Sapporo da 66. È stato respinto con perdite. Ma questa come avrete intuito è una storia inventata: non c'era nessun collega, le mutande erano le mie).

Ho visto Milan-Juve 0-2 grazie a papà. In pratica mi sono ridotto a fare la videochiamata con WhatsApp e lui è stato lì 90' col telefono fisso sulla tv. All'intervallo mi ha detto "vado a bere un thè caldo Beppe", gliel'ho concesso.
Sarò onesto: non mi aspettavo una partita così, pensavo di assistere a un match più equilibrato, con una Juve superiore ma il risultato sempre in bilico. E invece no, mi è sembrato tutto troppo comodo. Capiamoci: il Milan non ha giocato male, ma proprio per questo, l'apparente semplicità con cui i bianconeri hanno portato a casa i tre punti, racconta un disagio rossonero che si fa fatica a comprendere. Kalinic ha preso una traversa che poteva cambiare le sorti del match? Forse, ma il dato di fatto è che possiamo ragionare solo sui fatti, e i fatti dicono che se la tua squadra non ha l'esperienza e i colpi fenomenali dei tuoi avversari, allora il miracolo lo deve fare l'allenatore. Montella è bravo, lo ribadisco, ma non fa miracoli e neppure si esalta nelle difficoltà. Vivacchia. O meglio, ce la mette tutta, ma non basta. In casi come questi non è più una questione di idee o calcio applicato al campo (a tratti si vede un buon Milan), ma di bava alla bocca. I giocatori del Diavolo si impegnano parecchio, ma quando vanno sotto con una squadra più forte alla lunga si bloccano, quasi come si sentissero perduti.
È sbagliato e meschino chiedere l'esonero di un tecnico, soprattutto a ottobre neppure terminato, ma è chiaro che siamo al punto di non ritorno e soprattutto è chiaro il pensiero della dirigenza rossonera: per chi comanda questo gruppo vale il quarto posto e in caso di ulteriore stop Gattuso è pronto a dare il suo contributo. Ecco, dovesse capitare, quantomeno la "bava alla bocca" sarà l'ultimo dei problemi.

(A Tokyo se tu chiedi un'informazione a qualcuno, quello non capisce. Non è una questione di lingua, di inglese o giapponese: non capisce per principio. Se ti perdi non chiedere aiuto, perché il giapponese è educato e farà di tutto per risolvere il tuo problema, ma non ci riuscirà e passerai lunghi quarti d'ora ad affrontare dialoghi surreali. Peggio del Giappone c'è solo l'Italia: lì se chiedi un'informazione te la danno, ma è sbrigativa, spesso falsata.
"Mi scusi signor italiano, dov'è il Duomo?"
"Vai di là, poi arrivi. Troverai dei piccioni. Comunque ci vogliono dai 5 ai 38 minuti se vai in kart").

La Juve ha giocato l'ennesimo partitone: da squadra matura, magari con qualche affanno difensivo in più rispetto al passato, ma senza mai veramente soffrire. In bianconero, tra gli altri, gioca uno che un mese fa molti davano per bollito e definivano "futura zavorra per Allegri che dovrà imparare a gestirlo". Lo ha fatto: un paio di panchine, la massima schiettezza, l'obiettivo della "migliore squadra in campo" sempre in testa. Al resto ci ha pensato quel giocatore lì, Higuain, che parla con i numeri: 101 gol in 153 partite, meglio di Trezeguet e di Shevchenko. Prima di dire/scrivere "Higuain è stato un cattivo affare", la prossima volta ragioniamo sui momenti ed evitiamo le sentenze: limiterà al minimo tutta una serie di "è tornato!" da latte alle ginocchia. Come se fosse mai andato via...

(A Tokyo ho fatto il test-Nagatomo. Se tu fermi un giapponese e gli dici "Nagatomo" quello fa 12 inchini e ci manca poco che vada in catalessi. Ti dice "Nagatomooooo San!" e lo vedi che se la tira molto, che ne va fiero. Tu non gli racconti tutta la verità sui suoi anni in nerazzurro, ma gli dici che ultimamente tutti o quasi gli vogliono bene. In ogni caso, lui non ti capisce e quindi puoi anche evitare di recitare la parte.
N.B. A Tokyo tutti dicono "Nagatomo" come noi, quasi nessuno con l'accento sulla "o". Anzi, nessuno. Con l'accento sulla "o" è come chiamare il Sciur Brambilla "Sciur Brambillà", quello giustamente ti dice "cazzo dici?". Ma prima con buona probabilità pubblica su Facebook un bel tramonto di Milano).

Fatica l'Inter ma, per favore, basta con i piagnistei. È vero che 29 punti su 33 sono una cifra "drogata" da un campionato che andrebbe riformato, è vero che in campo i nerazzurri alternano belle partite a momenti di confusione, ma è altrettanto vero che se c'è una lezione recepita dalla rosa di Spalletti è quella del "saper soffrire". I giocatori che sei mesi fa frignavano, oggi magari sbagliano, ma combattono. Chi pensa che tutto debba passare dai "3 punti comodi, altrimenti lo scudetto non lo vinci" non ha capito molto bene quello che sta accadendo.
"Saper soffrire" è indispensabile: lo è ora che le cose vanno bene, figurarsi quando arriverà il primo inciampo.
"Eh, ma le prime fanno tutte punti...". Esatto, tutte: anche l'Inter! Il torneo con "la voragine sul fondo" crea problemi non solo ai nerazzurri, ma a tutti quei club che ambiscono ai primi 4 posti, per questo mortificare i 3 punti di Verona perché "hanno giocato male" non solo è illogico, ma è soprattutto atto di inutile masochismo.

(A Tokyo c'è un quartiere dedicato ai nerd. I nerd non escono mai dalla loro camera. Vivono con il pc, si fanno passare il cibo dalla porta, scappano solo per andare in questo quartiere dove ci sono negozi e negozi con dentro qualunque tipo di delirio fantastico: i manga, i modelli di robot, migliaia di bambole nude, le figu da scambiare, i videogiochi, altre collezioni di qualunque puttanata. Questi ragazzi nella sola Tokyo sono circa un milione e sono sopraffatti dalla timidezza al punto che per avere un contatto con le ragazze, finiscono a bere il caffè nei cosiddetti Maid Café. I Maid Café sono normali caffetterie, ma al posto delle normali cameriere ci puoi trovare singolari ragazze vestite da cartonie animato che servono loro cappuccio e caffellatte, producono grida acute e in questo modo li arrapano moltissimo. I nerd non possono neppure sfiorare codeste ragazze, ma pagando hanno il diritto farsi il selfie con loro, la qual cosa li appaga e li fa tornare più sereni alle loro stanze dove passeranno le successive 24 ore a giocare ai videogiochi. Se questa cosa non vi ha fatto ridere è giusto che sia così e sapete perché? Perché è drammaticamente vera).

È morto Gino Bacci. Lo conoscevo abbastanza. Gino Bacci era un giornalista vecchia maniera, veniva in studio con i quadernoni e a volte tirava fuori i dati prima di Google ed era più preciso di Wikipedia. Con Gino Bacci ogni tanto litigavo perché lui voleva far passare dei concetti che a me parevano boiate e viceversa. Delle volte lo prendevo in giro perché tirava fuori paragoni col calcio del 1435 che a me parevano inutili, lui lasciava fare e lottava per le sue idee. A fine puntata in ogni caso si faceva sempre pace, perché Gino Bacci riusciva a dare il giusto peso alle cose.
Gino Bacci era un maestro perché era bravo, certo, ma soprattutto perché amava il suo mestiere, detestava la voce alta ed era spacciatore di "normalità". Non ne ho davvero la certezza, ma sono convinto che Gino Bacci, i tramonti, amasse ancora guardarli in cielo.
Ciao Gino.
(Twitter @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com).


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