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La Giovane Italia
Editoriale

Inter: in attesa del "miracolo Modric" si punta a Keita! Juve: altro tassello in arrivo al centro. Milan: attenzione, Leonardo ha un segreto... Napoli: 10 giorni per risolvere un equivoco

07.08.2018 07:10 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 96861 volte
© foto di Federico De Luca

Ciao. Mancano 10 giorni alla chiusura del mercato poi, purtroppo, inizierà il campionato. Il campionato non interessa a nessuno. A tutti interessa il mercato. “Chi arriva?”. “Ne prendiamo due?”. “La pista è calda?”. Queste cose qui. Pochissimi si chiedono “dove giocherà?” o “ha senso prenderlo?”. Siamo in piena bulimia d’acquisto e, se non compri, allora “sei stronzo” e, se invece compri, “sei stronzo lo stesso, perché devi comprarne un altro. Anzi, altri due”. Nessuno si interessa a quelli che ci sono già, perché quelli che ci sono già non sono forti come quelli che “vanno assolutamente acquistati, altrimenti sarà una stagione orrenda”. Il mercato è una brutta bestia e fa litigare le persone. Se dici la verità il più delle volte passi per nemico del popolo (“è vero che prendiamo Emily Ratajkowski per fare il giro di campo prima delle partite?”. “No, è una puttanata”. “Maledetto!”) e allora è tutto un cercare di compiacere, un dire mezze-balle che appaghino il desiderio proliferante delle masse di essere illuse (“è vero che prendiamo Emily Ratajkowski per fare il giro di campo prima delle partite?”. “E’ una pista tiepida, ma va seguita perché ci potrebbero essere degli sviluppi clamorosi”. “Sei un grande!”. “Grazie”).

Il mercato finirà il 17 agosto, ma per fortuna il 18 inizierà immediatamente il mercato infernale (volevo scrivere “invernale”, ma il T9 deve avermi letto nel pensiero). La cosa chiara di tutta la faccenda è che siamo arrivati a livelli di malattia del genere che nella home-page dei siti tipo Tmw dovrebbero scrivere “crea dipendenza” o “nuoce gravemente alla salute”.
Prendete Modric. Oggi mia madre mi ha chiamato dal mare per farmi sapere che ha fatto amicizia con i vicini di ombrellone e uno parlava solo di “Modric all’Inter”. E allora mi ha chiesto: “L'Inter prende Modric? Così glielo dico e faccio bella figura”. Le ho risposto: “Ma ti sei rincoglionita?” e lei ha appeso. Il mercato rovina i rapporti familiari.

E veniamo al punto: quante possibilità ci sono che Modric arrivi all’Inter? La domanda è mal posta perché non è davvero una questione di “possibilità”. L’Inter non ha soldi da investire o, meglio, attualmente non può investire. L’Inter può acquistare solo in regime di prestito (pochi milioni) con diritto di riscatto. Questo è un presupposto dal quale non si può sfuggire. E uno si domanda: “Come fai a prendere Modric se non hai soldi?”. Ottima domanda. C’è solo una speranza: Modric deve essere convincente fuori dal campo, tanto quanto lo è in campo. Il dato di fatto è che vuole lasciare Madrid e, questo, è il solo appiglio al quale ci si può aggrappare per sperare nel “miracolo”. È poco? Sì, lo è, ma cosa avreste pensato se il giorno della finale dei Mondiali vi avessero detto “c’è una possibilità che quel fenomeno lì la prossima stagione giochi nell’Inter”?

Bisogna aspettare. Noi, quantomeno, perché invece l’Inter non aspetta e porta avanti le sue idee per completare il centrocampo: l’idea è quella di arrivare a un giocatore “più giovane di Vidal e con caratteristiche decisamente diverse”. No, purtroppo non Barella. Lo so che sembra il solito gioco del “Mister x” del menga, ma non è che non vogliamo scrivere nomi, è che proprio non lo sappiamo. Anzi uno sì: l'ottimo Alfredo Pedullà dice che i nerazzurri stanno facendo un tentativo per arrivare a Keita, vecchio pallino di Spalletti. Si punta a uno scambio con Dalbert o Candreva ma non è detto che ci provino in ogni caso. Noi ci fidiamo del buon Alfredo e, quindi, riportiamo fedelmente.

Ora, dovete perdonare lo scrivente. Impegni agostani e improvvisi mi costringono a far cadere la penna. Questa settimana vi lascio nelle ottime mani di Claudio Savelli (@pensavopiovesse) che settimana scorsa ha raccattato un tesserino da giornalista ed è giusto che inizi ad assumersi le sue responsabilità. Sia chiaro: l'ho costretto con velate minacce tipo "avrei bisogno di una mano, ma se non puoi tranquillo eh, non me la legherò al dito...".
Buona continuazione.

A proposito di “mercato che rovina i rapporti familiari”, Fabrizio ha sulla coscienza quello tra me e mia madre. Avevo appena finito di lavorare, stavo inforcando l'auto per raggiungerla a cena quando mi ha mandato una nota audio molto privata in cui mi ha detto cose molto private e in sostanza mi ha convinto a scrivere questo stralcio di editoriale al suo posto, e non me ne vogliate, cari lettori di Fabrizio, se io non scrivo come Fabrizio. Comunque ho accettato, non perché mi abbia ricattato ma perché in fondo è un'occasione per me, questo stralcio di editoriale. Anzi, lui non sa che mi piacerebbe scriverlo proprio tutto, e mettere la mia foto in cima al posto della sua, però da qualche parte bisognerà pur iniziare, e quindi eccoci qui. Comunque Fabrizio è perdonato da mia madre che lo guarda sempre alla tivù e ogni volta mi dice che ha visto il mio collega alla tivù. E poi è perdonato da me perché oltre che un collega, è un mentore (sviolinata) e un amico (sviolinata, atto secondo), come Maldini lo è per Leonardo, e viceversa. L'ha ammesso oggi, Paolo, durante la conferenza che ha inaugurato la sua seconda vita al Milan: aveva gli occhi lucidi, e Leonardo sorrideva, e tutto sembrava perfetto, ogni cosa al suo posto. Finalmente. È così che il Milan ricomincia, recuperando qua e là i tasselli perduti di un mosaico di cui si era dimenticata la forma, e rimettendoli insieme, ricomponendo un quadro che restituisce solidità e fierezza. L'impatto della coppia è ottimo, i risultati diranno se lo sarà anche il lavoro, ma se il buongiorno si vede dal mattino, siano sorridenti i tifosi rossoneri. Si può affermare infatti che Leonardo sia già andato oltre le aspettative, perché ha trasformato una criticità (Bonucci) in un'occasione, anzi in due (Caldara-Higuain).
La forza di Leonardo è sotto la luce del sole, bastava osservarlo in conferenza stampa, al fianco di Maldini: saprebbe venderti un pacchetto di patatine al prezzo dell'oro, e tu lo compreresti senza indugiare, e saresti fiero di te stesso, e le divoreresti quelle patatine che ti ha descritto come straordinarie e anche se fossero disgustose, poi, non riusciresti ad odiarlo, Leonardo. È un artista dell'affare, e soprattutto di ciò che permette agli affari di chiudersi: le relazioni umane. È enigmatico ma al tempo stesso trasparente, come quando ha serenamente avvisato che “per Rabiot non ci sono stati dialoghi, e Milinkovic non è fattibile” o quando ha ammesso che “Kalinic all'Atletico è chiusa” (prestito con obbligo di riscatto), proprio nel giorno in cui il Cholo Simeone ha salutato Gameiro, lasciando posto al croato.

Ecco, Leonardo forse farebbe comodo al Real Madrid, dal quale tutti sembrano voler andare via: un altro croato, oltre a quello qui appena citato e all'altro stracitato ancora più su, ha infatti comunicato a Florentino Perez di voler cambiare aria. Trattasi di Kovacic, che secondo Marca non tornerà ad allenarsi a Madrid, in attesa di nuova sistemazione: Roma, Milan, ma anche Juve e Inter, tutte possono sfruttare il misfatto, fiutando un affare a condizioni favorevoli. Insomma, sembra paradossale l'esodo di massa dalla squadra che ha vinto tre Champions League consecutive, ma in realtà sono proprio queste vittorie in serie la causa dei molteplici addii: la sensazione di molti giocatori blancos è che il ciclo sia finito, e in questo caso pare che l'ultimo ad averlo capito sia proprio Florentino Perez.
Nel frattempo la mia cara mamma mi ha chiamato e mi ha chiesto che fine avessi fatto, un po' come il Napoli si chiede che fine farà. Il discorso, qui, è bizzarro: il pregio della squadra azzurra è paradossalmente anche un difetto, ovvero, il mercato piuttosto silenzioso è ciò che invita ad osservare le dinamiche di campo del Napoli, ma queste dinamiche di campo sembrano piuttosto difettose, soprattutto se rapportate alla recentissima gestione firmata Sarri, e a loro volta questi difetti suggeriscono un bisogno impellente di rinforzi, di mercato, quindi. Più di Malcuit, più di Ochoa (ma lo Standard Liegi avvisa che partirà “solo a titolo definitivo”), anche più di Verdi e Fabian Ruiz. La sfida che attende Ancelotti è enorme, e non lo scopriamo certo ora, ma adesso è più chiaro che questa frasetta non è una vuota banalità, semmai una verità: il rischio infatti è che il Napoli finisca in un limbo, che non sia più di Sarri e non sia ancora di Ancelotti, e soprattutto che abbia bisogno di molto tempo per cambiare gioco. Il problema, però, è che la squadra è ancora quella di Sarri, per dieci undicesimi, e cambiare abitudini, soprattutto se consolidate e fruttuose, è un compito arduo per un allenatore.
Non ha di questi problemi Allegri, anzi, il suo obiettivo è il contrario, ovvero inserire nelle abitudini bianconere i nuovi acquisti, e che acquisti, in attesa dell'ultimo, un centrocampista, possibile ma non indispensabile. In sostanza, uno sfizio. E quando puoi togliertelo significa che hai lavorato bene.
Bene, Fabrizio mi ha appena scritto di sentirsi in colpa, però ormai ho finito. Mi aveva detto che ci avrei messo dieci minuti. Ce ne ho messi di più. Mi ha distratto il vicino di casa. Mi ha chiesto se avevo il sale da prendere in prestito. Con diritto di riscatto, ha aggiunto. Il calciomercato nuoce alla salute.

(Sono tornato io, quello di prima: non è vero che avevo impegni, è proprio che sono un infame. A settimana prossima. Dal mare. Forse).


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