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La Giovane Italia
Editoriale

Inter in sala di attesa. Roma, per Monchi iniziano i primi test. Se il Milan non le chiude diventa tutto difficile. Da visionario a luminare: Faggiano ha vinto con Gervinho. E De Zerbi non sarà più solo bello…

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
24.09.2018 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 33237 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

In Italia conta solo una cosa: vincere! E fin qui siamo tutti d’accordo. Le prestazioni non vengono mai analizzate e, sinceramente, capiamo che l’unica medicina sono i tre punti. L’Inter non è guarita, ci mancherebbe, però in 4 giorni ha vinto due partite a tempo scaduto e alla Pinetina si lavora in maniera completamente diversa. E’ in sala di attesa Spalletti. Attende il gioco, certo. Attende di dare una quadratura alla sua squadra e di trovare l’assetto giusto con i nuovi. Almeno l’Inter vince in attesa di convincere. Quando segni alla fine è un buon segnale. La squadra non molla, ci crede e questo è un segnale di cattiveria. Certamente, una squadra come quella di Spalletti, dovrà mettere prima o poi in campo altre qualità: il gioco, il cinismo e l’organizzazione di squadra. In attesa di tutto ciò si vince e la polvere finisce sotto il tappeto. Spalletti avrà ancora tanto da lavorare ma se inizi a seminare bene prima o poi raccogli. Anche perché la squadra è forte ed è seconda solo alla Juventus. Una rosa così completa e così ricca l’Inter non l’aveva da anni. Non vincerà lo scudetto, certo, ma dovrà esserlo solo per manifesta superiorità dei bianconeri. Parlare di crisi a settembre è esagerato. Lo stesso discorso lo abbiamo fatto lunedì scorso con l’Inter. Non si può lanciare l’allarme dopo 4 giornate. Nel calcio ci vuole equilibrio anche se quando sei coinvolto è difficile averne. E’ più facile giudicare che operare. Su questo non ci sono dubbi. Però, nella Roma, c’è qualcosa che non va. Se il problema è Di Francesco non lo sappiamo. Sicuramente se le sue difese si ispirano al Maestro Zeman avrà vita breve sulla panchina giallorossa. A Bologna si sono viste cose inaudite per una squadra di fascia alta di serie A. Se fai una linea difensiva così, anche in C o in D, il martedì devi prendere la lavagnetta e spiegare le basi nello spogliatoio. Non è colpa dei singoli ma la colpa, in questo caso, è dell’allenatore che dovrebbe essere un tantino più accorto in difesa. Sta scadendo anche il tempo di Monchi. Si è presentato in Italia con una linea di credito forse esagerata. Noi, però, siamo amanti degli stranieri e quando crediamo che siano bravi stendiamo cento tappeti rossi. Monchi, finora, non ha ottenuto quanto i tifosi romanisti si aspettavano. E non è solo un problema di risultati. Ha piegato troppo presto la schiena nei confronti della sua proprietà vendendo calciatori importanti e, fin qui, senza aver lanciato campioncini del domani. Monchi è bravo, nessuno lo discute, ma forse in serie B ci sono Direttori italiani capaci quanto o più di lui. Basta cercare. Pallotta è il vero problema della Roma. Se fai calcio in Italia, guidando la società dagli Stati Uniti significa che non conosci il calcio e non conosci l’Italia. I Presidenti si devono far vedere e sentire e, quando c’è bisogno, devono anche far tremare i muri dello spogliatoio. Nel rispetto dei ruoli ci sono cose che solo i Presidenti possono fare. Monchi è rinviato a giudizio. Per il momento non è colpevole ma neanche il genio che tutti ci aspettavamo.
E’ da poco finita la partita del Milan e se fossi nel mio amico Rino mi butterei cinquanta volta con la testa nel muro. Stanotte non dormirei e penserei alle mille occasioni create sull’1-0, alle cinquecento occasioni create sul 2-1 e non vinci la partita. Cosa deve fare di più un allenatore di mettere i propri uomini in condizione di fare gol? Il Milan gioca bene, parte forte ma manca di cinismo sotto porta. Suso non segna ma inventa, Higuain è il trascinatore, Biglia va ancora troppo lento e Chalhanoglu non è partito bene, ha bisogno di tempo. Il Milan, finora, ha raccolto meno di quello che meritava. Il problema è che, alla lunga, questi punti persi peseranno sull’economia della classifica generale. Tornare in campo subito aiuterà le squadre uscite depresse da questo week end. Donnarumma, non ditemi nulla, ma continua ad essere un pericolo costante. E’ vero che fa grandi parate, quando è tra i pali, ma la sua incostanza è pericolosissima. Fa uscite da kamikaze, non dà sicurezza al reparto, poi fa una grande parata e tutti ad applaudire. Il Milan ha bisogno di certezze e oggi se lì dietro continui a prendere un gol c’è da fare qualche intervento.
Le belle storie di questo avvio di stagione ci portano a Parma e Sassuolo. Il Parma, dopo la cavalcata dalla serie D alla serie A, ha trovato subito una bella quadratura. Merito di D’Aversa che ha dato identità e compattezza al gruppo. Si vede, eccome, la mano dell’allenatore. Geniali le intuizioni di mercato di Daniele Faggiano. A metà agosto aveva una squadra scoperta in tanti ruoli, poi in 7 giorni mentre i suoi colleghi erano al mare ha piazzato colpi importanti. Chiariamoci: il Parma si deve salvare e non deve pensare a fare voli pindarici ma quando parti così sei a metà dell’opera. Gervinho è uno spettacolo per gli occhi. Quando tutti consideravano l’ex romanista bollito, Faggiano lo riporta in Italia e dimostra a tutti che il mercato si fa anche con intelligenza e un pizzico di follia. Fosse stato un attaccante bruciato, Faggiano oggi sarebbe uno zimbello da prendere in giro. Le scommesse vanno fatte e le vinci solo se conosci la materia e hai carattere per esporti.
Tra le grandi di questo avvio di campionato c’è anche il Sassuolo. Stesso discorso del Parma. Il Sassuolo deve salvarsi e non puntare alla Champions League. Se, però, nell’estate in cui fai un gran mercato tra entrate ed uscite, porti soldi in cassa nel club e la squadra gioca così bene significa che c’è dietro la mano e il lavoro di un allenatore fin qui bello ma mai vincente. Mai vincente perché ha avuto la sana follia di sposare progetti morti prima di nascere. De Zerbi è il nuovo che avanza ma andava messo nelle condizioni di lavorare. Il Sassuolo gioca bene e ha idee basta vedere una partita dei neroverdi e si capisce subito che ogni calciatore, in campo, sa cosa deve fare. Tutti con un ruolo specifico. De Zerbi è l’allenatore 2.0. Ha grandi idee ma è soprattutto un grandissimo conoscitore della materia che vive 24 ore al giorno del suo lavoro. Arriva dal basso e continua a seguire tutte le categorie. Ci sono pochi allenatori in Italia che sono così preparati. La scuola dei nostri allenatori è a livelli altissimi, peccato che la politica poi rovina tutto ed è come avere un fantastico astice ma con lo spaghetto crudo.


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