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La Giovane Italia
Editoriale

Inter, Marotta c'è: le date, il contratto, la sfida alla Juve e il mercato (già a gennaio). Milan: la iella, l'orgoglio, la resa dei conti con l'Uefa... e Ibra. Italia: un azzurro mai visto. Ma attenti alla mer...

20.11.2018 07:06 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 29248 volte
© foto di Alessio Alaimo

La menata della sosta ci impedisce di essere brillanti ma, al contrario, molto diretti e avvelenati (la verità è che c’è Cantù-Pesaro di basket e stiamo volando a Desio per sostenere Cantù, glorioserrima società a rischio fallimento per questioni – che caso – legate a patron che se la danno a gambe. Che vi piaccia Cantù o che la detestiate, sostenetela: c’è in ballo una tonnellata di vera passione).

Bene. Qui non parleremo di Marotta e dell’Inter perché non intendiamo uniformarci alle masse. Scherzo, ne parleremo, possibilmente senza rompervi troppo le balle ma buttando qua e là un paio di (per una volta non abbiamo paura di scriverlo) “notizie”.

Marotta è in Cina (e fin qui…). Ha conosciuto Zhang Senior, padre di Steven, presidente dell’Inter. L’incontro è servito a mister Suning per fare la conoscenza del suo prossimo amministratore delegato (pronto un triennale alle stesse cifre juventine) e a Marotta per capire quali siano le intenzioni della proprietà quanto ad “ambizioni”. Ebbene, le parti si sono piaciute assai, in particolare Zhang avrebbe chiarito all’ex dg bianconero di voler puntare altissimo e di non avere problemi quanto a mezzi per farlo (ovviamente, fairplay finanziario permettendo). 
Marotta rientrerà in Italia nella ‪mattina di domani‬, firmerà il suo accordo entro la fine del mese (25 o 26 le date più probabili), quindi darà l’annuncio formale. Probabile che l’incarico possa partire dal prossimo ‪15 dicembre‬, ovvero dopo Juve-Inter di ‪venerdì 7‬: la sera del big match il sette volte campione d’Italia con la Juve sarà al fianco del presidente Steven Zhang, ma non ancora in veste ufficiale.

Il resto è un libro tutto da scrivere, a partire dal mercato di gennaio. Probabile che Marotta voglia “presentarsi” ai suoi nuovi tifosi con un colpo importante, ma ovviamente tutto passa dalla qualificazione agli ottavi di Champions (‪mercoledì 28‬ la sfida di Londra contro il Tottenham). In caso di passaggio del turno, Marotta potrebbe “sfruttare” il nuovo regolamento Uefa che consente di tesserare e schierare in Champions giocatori che hanno già giocato la medesima competizione in stagione.

Intanto spuntano alcuni retroscena: il primo è legato all’addio, imprevisto e imprevedibile, dalla Juventus. Marotta all’inizio della scorsa estate avrebbe rifiutato il corteggiamento del nuovo Milan americano in nome del suo accordo con la Juve. Le successive mosse della famiglia Agnelli (decisamente mal digerite) gli hanno quindi permesso di mettersi sul mercato, ma per pochissimo tempo: con il Milan a quel punto già al completo (ingaggiato Ivan Gazidis) è stata l’Inter a farsi avanti e a trovare l’intesa in un amen.

E siamo ad oggi. Sta per iniziare la nuova era, con i tifosi dell’Inter che a questo punto si aspettano i cosiddetti “fuochi d’artificio” sul mercato (da Milinkovic-Savic, a Modric e Barella, i profili e - soprattutto - le balle si sprecano. Ma per il prossimo futuro... occhio ad alcuni “affezionati di Marotta…”), anche se è probabile che i cosiddetti “nomi grossi” possano arrivare solo a partire da giugno.

Scrivi Milan e leggi “che sfiga”. Di Bonaventura sapete già tutto (verrà operato al ginocchio, stagione finita), gli altri stanno da male a malissimo, gli “spendibili” sul campo sono meno degli incerottati e, insomma, per Gattuso e la tifoseria rossonera non è decisamente un momento fortunato. In questi casi ci sono due generi di tecnici: quelli che frignano e quelli alla Gattuso. Ecco, il tecnico dei rossoneri andrà a giocarsi le sue carte anche contro la Lazio, ben sapendo che dovrà soffrire. Soprattutto lo farà ben sapendo che la vera partita dei rossoneri si gioca oggi “contro” l’Uefa.

Il Palazzo del calcio decide le sanzioni per il Diavolo, difficile prevedere “quanto”, meno difficile capire “come”. Le esperienze di Roma e Inter insegnano che arriverà il momento delle multe, degli “acquisti solo in caso di cessioni”, dei parametri zero e dei prestiti con diritto di riscatto. Questo non significa che non si possano fare buone cose, a partire da Ibrahimovic. Nel caso dello svedese il discorso è parecchio chiaro: se è carico e motivato (lo è) e l’obiettivo è quello di strappare un complicato quarto posto, allora l’età conta relativamente. Ibra è il giocatore giusto (forse l'unico su piazza con quelle caratteristiche) e pazienza se una scelta del genere fa a pugni con il termine “progettualità”, ci si penserà a partire da giugno. Come si suol dire: il fine giustifica i mezzi.

Due parole sulla Nazionale, anche meno. Siamo stati spesso severi con Mancini e la sua attitudine al "proviamoli tutti", ma ora siamo dalla sua parte: coraggiosa la scelta di puntare su un'Italia mai vista, "alla spagnola" e finalmente su un gruppo più ristretto. In fondo la maglia azzurra non deve essere "di tutti", semmai "per pochissimi", altrimenti che gusto c'è?

Chiudiamo male, con un discorso decisamente di merda pubblicato su Esquire. Alla prossima (Twitter: @Fbiasin).

Abbiamo un problema con la merda. E certo non è un bel modo per iniziare un pezzo, ma di questo si tratta, della merda, e di chi non riesce a fare a meno di innalzare al cielo l’offesa da stadio: “Merda!”. Questa faccenda potrebbe in qualche modo apparire banale, ma non lo è affatto, e viene a galla dopo Italia-Portogallo di Nations League, partita che ha nuovamente portato alla ribalta il problema del coro barbaro dedicato al portiere della squadra altrui, al momento del rinvio dal fondo. “Ma come – diranno i più attenti – questo qui salta fuori oggi, ma la questione dell’invettiva escrementizia è in realtà annoso, diffuso, già sentito!”. E in effetti è proprio così: succede da anni e in diversi stadi (il più famoso è quello dei sette volte campioni d’Italia di fila della Juventus), ma lo tiriamo in ballo proprio ora perché a San Siro c’erano in ballo i tifosi “dell’Italia” e nessuno potrà dire “scrivete solo per attaccare questa o quella tifoseria! Infami!”.

Ecco, il problema del “merda” gridato al portiere avversario è importante, perché marchia a fuoco chi non può fare a meno di tapparsi la bocca (se uno è cretino mica ci può fare niente: è cretino), ma anche un’intera popolazione, la nostra. Ora, siccome i merdaioli sono diversi, ma restano comunque una minoranza, noialtri che facciamo parte della maggioranza e di fronte al coro proviamo sincero imbarazzo (“quello è un mio connazionale, ma giuro che non lo conosco”) chiediamo un po’ di rispetto per il bandierone tricolore: voi che amate gridare “quella parola lì” fatelo quando siete tutti d’accordo, tra di voi, non quando tirate in mezzo anche chi vorrebbe avere la stessa forma mentale della gran parte delle tifoserie straniere, ovvero quelle che “sostengono” i propri colori e se ne fottono di insultare gli avversari.

Che poi, mandarsi allegramente e reciprocamente a quel Paese tra tifoserie è pratica ormai digerita (non la capiamo, ma se vi piace mandarvi affanzum oh, buon per voi), però insultare il portiere della squadra avversaria "nascosti" dall'anonimato del branco e senza un vero perché (“gridano in tanti, lo faccio anch’io”) è davvero la dimostrazione di quanto sia difficile parlare di “accrescimento della cultura sportiva nazionale”. Ma che genere di speranza ti possono dare questi signori, vittime di cortocircuiti sinaptici che li portano a pensare “Uuuuhhhh che bello, c’è la rimessa dal fondo, così ora posso urlare merda!” (cosa che, tra l’altro, nessuno farebbe a tu per tu col portiere di turno, perché quello lo guarderebbe negli occhi e gli direbbe “mi scusi, lei è scimunito?”). Fine.

In queste poche righe che molti riterranno superflue ma noialtri assolutamente no, abbiamo citato per ben cinque volte la parola “merda” (sei con questa). Questa cosa non ci fa per niente onore, ma serve per arrivare a due conclusioni di una certa importanza.La prima, assai retorica ma "sentita". Il peggior effetto collaterale di questa pratica barbara è riscontrabile nei bambini che replicano il coretto ogniqualvolta è loro concesso: se non avete rispetto per voi stessi, fatelo almeno per loro che si lasciano ispirare dalle vostre menti illuminate. La seconda, doverosa. Se conoscete qualcuno di questi artisti dell’offesa inutile, fate una cortesia all'umanità. In un momento sereno della giornata date loro una carezza e ditegli così: “Senti Tizio, fidati di me: non dire più merda al portiere avversario, mantieni viva la speranza che qualcuno non si accorga di quanto sei minchione”. Fatelo, e se lui vi risponderà “io non posso, io scemo” beh, almeno ci avrete provato.


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