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Editoriale

Inter, Mazzarri imitazione di Mou. Ora può rinascere anche Ranocchia

Nato a Sassocorvaro il 31 maggio 1939, allievo di Gianni Brera, Severo Boschi, Aldo Bardelli ed Enzo Biagi. Collabora con la Rai come opinionista/editorialista sportivo.
16.03.2014 00.00 di Italo Cucci   articolo letto 19390 volte
© foto di Federico De Luca

Walter Mazzarri non è molto amato. Forse neppure dagli interisti, ancora ubriachi di Triplete, che lo vedono come l'imitazione nostrana (dunque minore) di Mourinho. Gli nuoce la lamentosità, un termine coniato proprio per lui in memoria dei giorni napoletani; anche se a ben vedere l'assenza totale di rigori a favore dell'Inter (l'ultimo appartiene a un campionato fa) giustificherebbe ampiamente ulteriori lacrime. Mazzarri non è molto amato ma meriterebbe almeno grande rispetto: solo lui avrebbe potuto prendere una squadra da rottamare e portarla in Zona Europa, resistendo alla critica degli snob, degli incontentabili, dei tohiristi che dovrebbero in realtà soppesare il valore dei nerazzurri, uno per uno, accorgendosi che agli ordini del tecnico c'è soltanto una coppia di campioni, Palacio e Cambiasso, il primo gran lavoratore di classe, il secondo gran lavoratore d'intelligenza e energia. Lavorare: ecco il segreto di un tecnico che al Napoli aveva esibito una forte qualità di gestore, tanto del gioco quanto dell'ambiente, e che a Milano ha dovuto accontentarsi di tornare sui suoi passi, ai tempi delle fatiche di Reggio Calabria e di Livorno che gli hanno meritato prima la chiamata dei grandi club eppoi quella "verginità" perduta ormai da tutti i suoi colleghi: non è mai stato esonerato e non lo sarà neppure stavolta. Adesso fa finta di niente, ma in cuor sui si augura di poter, se non raggiungere, almeno spaventare Benitez che cerca disperatamente un posto al sole della Champions. Il distacco è grande ma il campionato è ancora lungo e tutto può succedere, visti gli impegni che il Napoli ha su più fronti. Nel frattempo, insieme ai due campioni già citati, l'Inter esibisce un'ex bufala partenopea, quel Rolando che a Milano ha potuto rivelare tutte le qualità che lo portarono in Italia; eppoi quel Jonathan che ha conquistato un posto in squadra e nel cuore dei tifosi. Non mi allargo ad altri protagonisti, visto che i lavori in corso potrebbero portare altre sorprese, fors'anche negative. Ma mi piace pensare, ad esempio, per il bene del calcio italiano, che stia rinascendo anche Ranocchia, per lungo tempo considerato un fiore appassito. Vedevo Prandelli in tribuna, al Bentegodi, certo con gli occhi su Toni, ma forse anche sul ragazzo italiano recuperato e, perchè no?, sullo stesso Joanathan che ha offerto al CT la sua italianità da passaporto. Il mondo del calcio oggi funziona così e un giorno avremo una Nazionale somigliante a quella francese che nel '98 vinse il Mondiale grazie ai ragazzi nazionalizzati. Si dirà che è esagerato trarre tante considerazioni positive dal successo di Verona e tuttavia mi piace avere registrato non i frutti di una improbabile magìa ma - come dicevo - di un lavoro profondo realizzato da un allenatore vero, sperimentato, competente, non da maghi e maghetti improvvisati o da gloriosi pedatori avvicinatisi alla panchina con poca umiltà: Milano offre da una parte Mazzarri, dall'altra Seedorf, da una parte uno che ha ereditato una squadra disfatta, da ricostruire con forza e perizia operaia, dall'altra un ambizioso signore cui Allegri ha comunque lasciato una squadra in Champions che meritava di essere difesa con meno sogni e più concretezza.


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