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La Giovane Italia
Editoriale

Inter, mercato di gennaio intelligente: ecco cosa manca. Milan, si accende la luce di Rino e si spegne quella di Fassone. Verona assurdo: Pecchia e Fusco non da A. FIGC, Tommasi faccia un passo indietro...

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
22.01.2018 06:42 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 37794 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Difficile chiedere qualcosa di più, sul mercato, all'Inter. Senza soldi ma con molte idee. Suning tiene chiusa la borsa cinese e, prima o poi, dovrà spiegare anche cosa vorrà fare di questa Inter; affida a Sabatini l'arduo compito di rinforzare una squadra che senza Champions vedrebbe compromesso il suo futuro prossimo. La scusa del fair play finanziario regge fino ad un certo punto. C'è dell'altro. In estate Sabatini convinse Spalletti ad accettare Milano anche grazie ai nomi di top player che aveva sull'agenda. Calciatori già trattati con i procuratori, accordi presi ma poi non rispettati dopo l'ordine cinese. Spalletti ha fatto i miracoli con una campagna acquisti ben diversa da quella prospettata. Oggi siamo al punto di partenza. In Cina, Sabatini si è beccato un due di picche e da allora ha dovuto far uscire il miglior Walter che c'era in lui. Ingegno e astuzia. Lisandro Lopez per completare il reparto, Rafinha come scommessa senza dover pagare nulla adesso. E se farà male arrivederci e grazie. Di più non si poteva pretendere. L'Inter, in questo mercato di riparazione, ha riparato bene. Il problema sono le promesse estive non mantenute da Suning. In questo gennaio, a dieci giorni dalla chiusura del calciomercato, ci vorrebbe ancora qualcosa. O meglio, qualcuno. Un terzino sinistro serve a Spalletti come il pane a tavola quando l'antipasto ritarda ad arrivare. Non si può giocare ancora con Santon al 2018. Capiamo benissimo che prendere un terzino sinistro decente a gennaio è pressoché impossibile ma, oggettivamente, serve alla squadra. L'arrivo di Rafinha, se sta bene e sottolineiamo se sta bene, può essere un doppio colpo. Rafinha può giocare in tutti e tre i ruoli del 4-2-3-1 di Spalletti, nei 3 alle spalle di Icardi. Può fare il sottopunta liberando, di fatto, Borja Valero che potrebbe andare a fare il play nei due di centrocampo con Vecino di fianco. Staremo a vedere.
Chi vede la luce è il Milan che inizia ad ingranare qualche risultato positivo. Importantissima la vittoria di Cagliari e, poco alla volta, si comincia a vedere la mano di Gattuso. Aveva bisogno del tempo, come tutti. La sosta sicuramente è servita per lavorare sui carichi fisici, dopo le vacanze a Milanello svolte con Montella. Gattuso meriterebbe la conferma, ad oggi, per tanti motivi ed è un peccato che la società non gli dia una mano a gennaio perché gli farebbe davvero comodo. Mirabelli lavora per giugno ma è consapevole che, a questo gruppo, servirebbe almeno una mezzala. Servono centimetri e fisicità perché il Milan sulle palle inattive soffre maledettamente. Rivedetevi, ad esempio, come sono liberi i due calciatori del Cagliari in mezzo all'area di rigore al 94' pieno. Faragò colpisce bene ma, per un giorno, Dio era rossonero e ha rubato i panni al diavolo. Gattusso sta facendo grandi cose ma dovrebbe fare i miracoli. La società non lo aiuta e se si accende la luce di Rino si spegne quella di Fassone. In questo momento l'Amministratore Delegato ha lasciato in mutande Mirabelli e Gattuso. Forse lascerà in braghe di tela anche i tifosi. Sinceramente ci fidavamo di Fassone, e ci fidiamo ancora oggi, ma non riusciamo proprio a capire come intenda gestire finanziariamente il club. Le accuse che arrivano o arriveranno dalla Procura di Milano rischiano di coinvolgerlo seriamente e non potrebbe mai permettersi una macchia così grande nella sua carriera. Da guardalinee a manager, infangare così il suo nome sarebbe un sucidio. Sta di fatto che Fassone dovrà dare, al più presto, delle risposte. Non si può vivere alla giornata elemosinando soldi a fondi o banche. Vogliamo sapere se c'è un piano finanziario e vogliamo sapere, una volta per tutte, chi sono questi cinesi. Non vogliamo credere alle voci del popolo e alle cattiverie degli invidiosi ma sicuramente vorremmo capire con chi abbiamo a che fare.
Scendendo in classifica, stiamo assistendo a quello che vi abbiamo sempre raccontato: il suicidio perfetto. Stiamo vedendo Giulietta urlare dal balcone. Prima alza una gamba, poi l'altra. Urla e minaccia di buttarsi. Romeo fa finta di nulla perché tanto pensa nella sua testa... "mi ama troppo e non lo farà mai". Invece Giulietta si sta buttando per davvero. Non sappiamo se anche Fusco e Pecchia siano legati da un balcone come legame indissolubile, però, sta di fatto che questo suicidio rischia di restare nella storia del calcio. Premesso che le ombre societarie che ci sono sul Verona non sono mai state chiare, ci chiediamo come possa Fusco fare il Direttore di serie A e come possa difendere l'indifendibile. Già in serie B, al Verona, è andata di lusso vincendo un campionato che ha rischiato più volte di perdere nonostante calciatori fuori categoria. Ma Pecchia andava cambiato il giorno dopo i festeggiamenti. Fusco, invece, lo difende come fosse suo fratello. Senza motivo sta decidendo di annegare insieme a lui. Il Verona non è stato costruito bene, certo. La squadra ha grossi limiti ma l'allenatore è un disastro e non è all'altezza di gestire un club così importante. E' un decente secondo ma nulla di più. Capiremo se a Verona decideranno di provare a salvarsi o si metteranno in preghiera sotto il balcone in attesa che Giulietta venga giù.
7 giorni alle elezioni del nuovo Presidente Federale. 7 giorni al record di Damiano Tommasi. Sarà il primo politico nel calcio ad entrare nella storia: 3 elezioni, 3 sconfitte. Pur di soddisfare il suo ego è pronto ad andare, ancora una volta, in guerra con le pistole giocattolo. Ha perso sponsorizzando Abodi e, prima ancora, Albertini. Oggi la sua candidatura darebbe la vittoria scontata a Cosimo Sibilia. C'è solo una possibilità per insidiare il trono di Sibilia: appoggiare Gravina e non candidarsi alla Presidenza. Staremo a vedere. Una corsa Sibilia-Gravina premierebbe, secondo gli exit poll del mio portinaio, ancora Sibilia. Ma il dirigente irpino vorrebbe vincere con una percentuale forte e, non solo, grazie al 34% dei Dilettanti. Se si presenteranno in 3 sarà dominio Sibilia. In due, con Gravina candidato la partita sarebbe leggermente più aperta. La scalata di Sibilia, in pochi mesi, è da far invidia agli scalatori dell'Everest. O, meglio dire, agli scalatori di Montevergine. In onore di Cosimino da Mercogliano. Sibilia ha grandi pregi ma anche qualche difetto: ad esempio, dal suo arrivo, non ha cambiato nulla nel mondo dei Dilettanti lasciando morire poco alla volta. In Federazione, se sarà eletto, ci vorrà un repulisti generale e riforme da attuare. Lo farà realmente? Sicuramente è uomo politico con grandi qualità ma nel calcio, al contrario della politica, bisogna fare e non parlare. Gravina, in C, ha fatto cose buone in poco tempo. Play off allargati, anche se a me non piacciono, ordine e disciplina, e ha ridato grande visibilità ad un campionato dimenticato dal Signore. Certamente i casi Vibonese, Modena e Vicenza non sono un grande spot per lui ma è stato sfortunato e condizionato da regole assurde che partono dalla Federazione. Tra Sibilia e Gravina vinca il migliore. Importante è non far candidare anima "candida" Tommasi. Sibilia e Gravina sono entrambi bravi. Sibilia più bravo negli accordi politici e, forse, con più potere. Gravina più attento alla comunicazione, all'immagine e alla visibilità per i suoi campionati (cosa che a Sibilia è sfuggita completamente in questi mesi). Chiunque vinca dovrà attuare le riforme dei campionati al più presto. Ma soprattutto cambiare alcune normative ridicole. Una società piena di debiti non può essere iscritta al campionato per poi saltare ad ottobre o gennaio. Ridicolo il criterio dei ripescaggi in serie C. Una barca di soldi a fondo perduto preclude l'iscrizione di società sane per far iscrivere società morte (vedi Modena e Vicenza). Cambiare il salary cup in serie B, distribuire diversamente le mutualità che partono a pioggia dalla serie A, obbligare i club di A ad utilizzare almeno 6 italiani negli 11 iniziali per valorizzare il mercato interno, abolire l'obbligo delle fideiussioni nel passaggio di calciatori italiani da un club all'altro, distribuire soldi alle società di serie D che pagano ma non incassano mille euro, dare un senso ai play off di serie D per evitare che i campionati finiscano a febbraio con una sola vincitrice su 18-20, togliere un girone di serie C perché tre sono troppi. Infine rivedere la regola degli Under che così ammazza giocatori, anche bravi, a 23 anni e creare un futuro ai calciatori che finiscono la carriera senza soldi e senza futuro. Tralasciando ovviamente le star che non rientrano nella categoria dei "normali calciatori". Che sia Gravina o Sibilia, c'è un mucchio di cose da fare. Ma che qualcuno le faccia. Altrimenti avrà ragione Malagò: meglio un Commissario che un Presidente immobile.


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