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SONDAGGIO
Cristiano Ronaldo alla Juve: ora chi andrà via?
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Editoriale

Inter si cambia, ora tocca alla panchina ecco i candidati. Juve e cosa è successo fra le due finali. La ricostuzione del Milan: le linee guida...

11.05.2017 00:00 di Luca Marchetti   articolo letto 36215 volte
© foto di Federico De Luca

Ora è tempo di capire cosa succederà. Dopo la notizia ieri dell'esonero di Pioli e l'arrivo di Sabatini come supervisore tecnico del gruppo Suning (presentato alla stampa in Cina a dimostrare da un lato la vicinanza alla proprietà dall'altro per far capire quanto sarà vasto io suo compito) si deve ragionare suo futuro.
La proprietà, quindi Zhang senior, ha voluto accelerare i tempi di un cambiamento che comunque sarebbe stato fatto. Se si può esonerare, dalla sera alla mattina, un allenatore con il quale si era provato a tenere insieme i cocci di una stagione che sta diventando (sportivamente parlando) disastrosa, non si può mettere sotto contratto uno come Sabatini dall'oggi al domani. Evidentemente i contatti ci sono stati da tempo (c'è chi dice più di un mese fa) anche per far capire a Sabatini cosa avrebbe dovuto fare. Quindi, qualcuno si chiede, perché rinnovare Ausilio? Perché sono due lavori diversi. Ausilio è e rimane il direttore sportivo dell'Inter. Piena autonomia sul mercato, piena autonomia nella scelta dei suoi collaboratori. Dovrà avere un confronto in più: se prima i suoi movimenti dovevano essere concordati principalmente con presidente e amministratore delegato, ora al tavolo (o al giro di mail) dovrà esserci anche Sabatini. Che sicuramente avrà le sue idee, i suoi canali, ma sempre con Ausilio dovrà confrontarsi per quanto riguarda la società nerazzurra. Funzioneranno i due insieme, considerando che la loro estrazione è proprio quella di direttore sportivo (e non generale o amministratore delegato come succede spesso nelle altre "coppie" del calcio italiano)? Lo dirà solo il tempo. Di sicuro Suning ha voluto rafforzare la società con un uomo di grandissima competenza e spessore internazionale non rinunciando affatto ai suoi dirigenti. Dovranno loro trovare il tempo giusto e i modi giusti per far tornare l'Inter ad essere competitiva nel minor tempo possibile. Questo tipo di scelta però ha dimostrato nel giro di 24 ore due cose: la prima è che Suning non bada a spese e vuole i migliori tutti per sé. E che a fronte di questa dimostrazione anche quegli obiettivi per la panchina potrebbero essere più attratti. Lavorare per una società che ha questo tipo di ambizione è sicuramente un vantaggio. Ecco che quindi rimangono sul tavolo tutti i nomi dei big fatti finora: Conte (che Sabatini avrebbe voluto a Roma per il post Garcia se il francese fosse rimasto di più sulla panchina della Roma), Simeone (che dopo ieri sera potrebbe aver dichiarato concluso il suo periodo di lavoro all'Atletico, sempre che Berta non accetti la corte del PSG e non convinca anche il Cholo), Emery (anche se in questo momento da Parigi sono convinti che alla fine rimanga), Spalletti (che con Sabatini ha già lavorato e che essendo libero a fine anno sarebbe il più facile da prendere) oppure Pochettino che con il Tottenham ha fatto veramente bene in questi anni inchinandosi in Inghilterra agli italiani: lo scorso anno a Ranieri e quest'anno salvo cataclismi a Conte. Finiti qui? No, forse no. Ma per il momento bastano questi. L'Inter punta in alto. Poi però quei possibili problemi di convivenza, di dialogo e di struttura deve risolverli il prima possibile perché la forza di una squadra passa sì dai giocatori che vanno in campo, passa certamente dall'allenatore, ma è determinata dalla forza e dalla struttura societaria. Lo insegnano le squadre vincenti degli ultimi anni, anche le italiane. Il Milan di Berlusconi e Galliani. La Juventus che sotto la presidenza Agnelli ha trovato il due Marotta Paratici con il quale ha costruito un ciclo straordinario. Un solo dato sulla Juve, da mercato, per sottolineare la solidità della società e la competenza dei dirigenti (e dell'allenatore, ovvio). Due finali in 3 anni è già un dato molto importante. Ma queste due finali sono arrivate con due squadre nettamente differenti. Soltanto due giocatori (verosimilmente) le giocheranno entrambe: Buffon e Bonucci (Chiellini era squalificato, Lichtsteiner, Marchisio e Barzagli erano in campo ma quest'anno sono stati cotitolari). Questo non significa che non c'è un blocco, anzi. Ne abbiamo parlato a lungo. Ma che c'è stata allo stesso tempo una grande capacità di ricambio: per tornare a vincere. E questo input te lo passa l'allenatore e la società. Non solo: da quella formazione con le cessioni la Juventus ha incassato circa 200 milioni di euro (Pogba, Vidal e Morata, avendone spesi in precedenza 30 per questi 3). 200 milioni che (più o meno) sono stati reinvestiti per questa squadra qui (parliamo sempre dell'ipotetico 11) su Higuain, Pjanic, Mandzukic, Dybala e Alex Sandro. Con la consapevolezza che se volessi vendere "qualcosa" ancora riusciresti a guadagnare, eccome.
Generalmente chi vince ha un ciclo che la porta a queste vittorie: la Juventus ha saputo cambiare ciclo in corsa senza che praticamente nessuno se ne accorgesse. Continuando a vincere, non solo in Italia (dove peraltro ha imposto ritmi pazzeschi).
In ultima considerazione (per oggi) il Milan: sono cominciati in maniera ufficiale i mille colloqui di Mirabelli per aumentare tono e qualità alla squadra. I soldi a disposizione ci sono ma bisogna avere la pazienza e la forza di procedere per gradi. In questo momento il grandissimo campione è difficile che accetti subito il nuovo progetto senza neanche averlo visto. E il compito non è facile. Ecco che allora l'obiettivo di mercato è alzare l'asticella della qualità con acquisti più "normali" che diano però l'idea che la musica (almeno a livello economico!) è cambiata. Kessié è perfetto come profilo: giovane, forte e conosciuto. Non ancora top player ma magari lo diventa. E in questo discorso si innesta anche la conferma di Montella. Ultimamente qualche screzio (al,eno mediatico c'è stato) ma vedere Montella sulla panchina del Milan la prossima stagione dipende dalla qualificazione in Europa. E forse anche dal modo in cui arriva: se fa meno peggio degli altri non è certo una gran medaglia. Finora le parole in pubblico sono sempre state di grande apprezzamento da parte di Mirabelli e Fassone. Anche qui si farà presto a capire che aria realmente tira. Qualche nuvoletta all'orizzonte si sta addensando. Per il momento nulla di preoccupante... ma voi tenetevi forte...


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