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Editoriale

Inter, Suning ha scelto il nuovo Direttore Sportivo. Aspettando Gabigol, pazza doppia idea con il Boca. Torino, pessima gestione Maksimovic. Da Terni a Pisa fino a Foggia: siamo tutti impazziti

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
15.08.2016 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 107371 volte
© foto di Federico De Luca

Innanzitutto Buon Ferragosto a tutti. Godiamoci quest'altra giornata di sole che poi si torna a pieno ritmo a lavoro. Il campionato è alle porte ma i difetti del passato non li abbiamo persi. Non vogliamo essere populisti perché non lo siamo ma pensare che Mino Raiola sia il re dell'estate ci fa girare le scatole. Nulla di male, attenzione: 35 milioni di euro sono leciti perché la Juve ne ha incassati tanti e quando ha portato Pogba il vero Direttore Sportivo della Juventus e di sé stesso è stato lui. Il 20% sulla futura vendita nel nostro calcio è abitudine, nulla di illecito, lui ha fatto bingo. E ha fatto fare bingo a Marotta e Paratici. Se pagasse anche le tasse in Italia, sui soldi che guadagna con i club italiani, allora ne gioverebbe tutto il sistema. Parliamo di Inter: perché ormai, da tempo, i club non hanno più Direttori Sportivi ma procuratori nelle vesti di Ds. Pratica molto diffusa. Per questo i cinesi dell'Inter si sono voluti subito adeguare. Con Suning, di fatto, Ausilio ha perso potere e le principali operazioni internazionali passano dall'amico Kia. Il potere è lui. Ha chiuso Joao Mario, ha bloccato Gabigol e adesso prepara l'ennesima zampata dopo aver contribuito, da dietro, a far saltare Mancini. Regia d'autore. C'è un ultimo retroscena. Kia quel famoso venerdì notte del 29 luglio bloccò Gabigol. Adesso prova a portarlo a Milano subito, in alternativa a gennaio perché il Santos vorrebbe prima finire il suo Brasileirao (in diretta e in esclusiva tutti i week end su Sportitalia). L'ultima pazza idea che Kia sta portando avanti per conto di Suning è questa: Tevez all'Inter ma per convincere il Boca ha offerto una contropartita niente male: il ritorno di Palacio in Argentina! Parliamone. Hanno fatto sapere dal Boca. Palacio sarebbe contento e Tevez anche. In tutto ciò bisogna dirlo ad Ausilio. Se non fosse al corrente di tutto ciò lo avvisiamo noi su Tuttomercatoweb. Kia Joorabchian si presenta per conto dell'Inter e a qualche collega argentino avrebbe anche detto di essere il consulente del club. Cose da altro mondo. Aspettando Gabigol, Tevez è il nome più caldo e la pedina Palacio sarebbe davvero intrigante peri il Boca. Mentre l'Inter progetta, il Milan si interroga, la Roma si rinforza e il Napoli aspetta di fare i colpi (come vi abbiamo detto ieri, per Rog è fatta e arriverà a Napoli il 26 agosto). Parliamo di Torino che si appresta a cedere Bruno Peres e a perdere Maksimovic. Se in avanti ti sei rinforzato, dietro e sulle fasce perdi due pedine mica da ridere. Cairo è un grande Presidente ma siccome anche i fenomeni non hanno il dono di triplicarsi, il Torino sta risentendo molto della sua assenza e della sua lontananza. Passa più tempo in Rcs che a casa sua ed è giusto che sia così ma il calcio non si fa solo al telefono. Un Presidente deve vivere la società e lo spogliatoio, cosa che Cairo fa sempre di meno. Alla lunga, non adesso, vedrete che il Torino pagherà la lontananza del padrone. Anche perché il Direttore Sportivo, Petrachi, è uno che va guidato e non può essere lui l'artefice della gestione delle sorti del club. A maggior ragione che adesso l'allenatore non è più Ventura ma Sinisa. La gestione della cessione di Maksimovic è roba da bassa categoria. Un tuo pupillo, potenziale plusvalenza milionaria non può essere gestito così male. Non si presenta all'allenamento, chiamo l'agente, poi mi rivolgo al telefono azzurro e alla fine provo la carta Rai 3 con Chi l'ha visto. Il Torino è una grande piazza con una grande tifoseria e tutte queste barzellette non le merita. Certamente non ha il blasone di Milan, Inter e Juventus ma per passione il tifoso del Toro non deve invidiare nulla a nessuno. Questo motivo dovrebbe far riflettere Cairo. Sempre se ha il tempo per farlo. Delegare non è mai come comandare.
Nel calcio italiano ne vediamo di tutti i colori anche a ferragosto. Da Terni a Pisa, fino a Foggia siamo al manicomio. Partiamo da Terni: una piazza così che viene derisa dal suo Presidente merita un approfondimento. L'anno scorso il teatrino con Mimmo Toscano, poi la salvezza raggiunta grazie all'ottimo lavoro di Breda e alla netta inferiorità di almeno 6-7 squadre. Quest'anno le neo promosse non saranno una barzelletta (come il Como di un anno fa) ma hanno allestito squadroni: Benevento e Spal sono da play off pieni. Il Cittadella giocherà per la salvezza, come sempre, e il Pisa ne parleremo tra poco. Pur confermando e riconoscendo i mille limiti caratteriali di Panucci, una società non può gestire così un allenatore e un Direttore Sportivo. Longarini da quando ha preso il timone della Ternana ha fatto più danni di Mario Monti al Governo. Larini da anni ha smesso di fare il direttore operativo e non andava neanche ingaggiato. Longarini non risponde al telefono ai proprio allenatori ma risponde via comunicati stampa. Il contrario del famoso detto "i panni sporchi si lavano in casa". Gestione pessima di una società gloriosa affidata ad un Presidente che risponde per comunicati. Siamo arrivati alla follia gestionale. Benny Carbone è un amico e per lui ci auguriamo grandi successi ma capiamo che forse il ritorno in B è un salto che nessuno si aspettava. Neanche il migliore e più ottimista degli amici di Benny, che è un allenatore preparato con idee precise e tanta voglia di far bene.
A Pisa sono senza allenatore e senza società e c'è un campionato da onorare. Altra grande piazza. Da Terni a Pisa parliamo sempre di città malate di calcio e non di piazzette di provincia con 200 tifosi allo stadio. A Pisa ci raccontano che un fondo è arrivato e ha offerto 5 milioni di euro ma non sappiamo il nome del fondo, non sappiamo chi c'è dietro il fondo e sappiamo solo che abbiamo toccato il fondo con Lucchesi e Petroni che hanno gestito il Pisa peggio dell'ultimo club di terza categoria. Gattuso aspetta la svolta societaria ma nel frattempo scappano tutti da Pisa: prima Scognamiglio e poi Merkel. Sarà durissima convincere qualcuno a vestire la maglia del Pisa. Si sono fatti la guerra ma hanno perso entrambe: quel Foggia-Pisa doveva essere la festa dello sport è stato un funerale di massa. Siccome stimo De Zerbi lui sa che quello che gli dico al telefono lo scrivo anche. Gli avevo detto un anno fa: fuggi da Foggia, dopo l'annata che hai fatto puoi fare un gradino in più. Riparti dalla B. Niente. Mi disse: questa è casa mia, Di Bari è un grande, qui mi fanno fare calcio come piace a me e ho la possibilità di imparare ancora tanto. Bene. Quest'anno dopo la finale persa con il Pisa gli dissi: adesso vai, non hai più nulla da dare al Foggia, devi fare il salto. Ci puoi solo perdere. De Zerbi: no, ho parlato con il Crotone ma non gli ho mai dato la parola. Solo la disponibilità a parlare. Mi hanno cercato tanti club di B ma resto a Foggia perché qui posso ancora sperimentare il mio calcio e la società mi segue. Possiamo fare bene. Booooom! De Zerbi esonerato a Foggia. Mi sembra di rivivere il film "io speriamo che me la cavo". Quando il bimbo consiglia al maestro di rispondere per le rime alla Preside e suggerisce: "Ditegli a zompapereta e mammet". Nulla. Non lo dice. La controparte non aspetta molto e risponde come il bimbo aveva suggerito al maestro Sperelli: "A zompapereta e mammet". Cosa voglio dire: ha aspettato troppo tempo, tanto, a mandare il Foggia a quel paese che alla fine il Foggia ha mandato lui a quel paese. Peccato ma sicuramente adesso inizia la vera carriera di De Zerbi.


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