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Editoriale

Italia, i colpevoli dopo martedì. Esonerare Ventura ora è inutile, magari due partite fa... L'ombra di Conte e gli errori di Tavecchio

Nato a Bergamo il 23-06-1984, giornalista per TuttoMercatoWeb dal 2008 e caporedattore dal 2009, ha diretto TuttoMondiali e TuttoEuropei. Ha collaborato con Odeon TV, SportItalia e Radio Sportiva. Dal 2012 lavora per il Corriere della Sera
12.11.2017 13:35 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 48183 volte
© foto di Lorenzo Di Benedetto

Il giorno dei processi non è ancora arrivato. Sarà in ogni caso quello di martedì, perché la partita della Friends Arena, pur difficile come dimostrato già dalla sconfitta dei nostri cugini francesi, ha scavato l’ennesimo solco incolmabile fra la Nazionale di Ventura e la realtà. Sul proprio scranno Carlo Tavecchio ha deciso di rinnovare, già negli scorsi mesi, il contratto di un allenatore che ha importato, in nazionale, solo idee poco attuabili. È chiaro che tutto dipenda dal modo in cui approcci la partita, di come i giocatori corrono e coprono su eventuali proiezioni offensive, ma il 4-2-4 dal Bernabeu in poi ha contribuito, e molto, allo psicodramma che gli azzurri stanno vivendo. Non è tanto mancanza di qualità, perché pure a Stoccolma - dopo il gol preso, ça va sans dire - c’è stata una reazione, dimostrando che almeno in fase di palleggio l’Italia avesse più capacità degli svedesi, bravi ad affidarsi a Forsberg (che, a dirla tutta, sembrava quasi Iniesta rispetto ai nostri centrocampisti, chissà poi perché) e fortunati a pescare il jolly delle gambe di De Rossi sulla conclusione, senza pretese, di Johansson. Certo, si potrebbe aprire un’enciclopedia sul come De Rossi abbia tentato di impattare il pallone, ma meglio derubricare al “capita anche nelle migliori famiglie”. Il problema è che l’Italia non è tra queste. C’è un mister che appare detronizzato dai senatori (altrimenti perché passare al 3-5-2 o convocare Jorginho dopo i tanti rifiuti precedenti?) e una squadra svuotata, incapace di sfondare se non con Darmian al quarto minuto, quando la zuccata di Belotti è finita di poco fuori.

È stato solo un fuoco di paglia, sicuramente replicabile a San Siro dove l’Italia non ha mai perso. Lo stadio pieno rappresenterà un più per i nostri giocatori che dovranno scacciare l’incubo. Solo dopo i novanta minuti, forse 120, magari anche i rigori, toccherà tirare le somme. Ventura è al capolinea? Probabilmente sì. È colpa della sconfitta di Solna? Assolutamente no. Con alcuni colleghi, già nel primo tempo del Bernabeu, si scherzava sul cambio da fare: fuori Ventura e dentro Conte. Una freddura, ma era il termometro di alcune situazioni che si trascinavano da troppo tempo. In primis la scusa, adottata già un anno fa con la Germania, della condizione. Gli azzurri sarebbero stati fuori forma per la sfida di settembre, leggeva il tecnico nella propria sfera di vetro. Poi è arrivato ottobre e il pareggio dell’Olimpico di Torino contro la Macedonia: a dir la verità squadra comunque interessante, almeno nei singoli, ma assolutamente battibile. Poi il bordino caldo di Scutari con la vittoria per 1-0, necessaria più per alzare il morale che finire nella parte giusta del tabellone. Certo, il sorteggio di Zurigo non ci ha aiutato (leggere alla voce Grecia) ma chi si doveva preoccupare erano gli svedesi. Che, infatti, continuano a esserlo: vedono un’Italia vincitrice, pur sperando sotto sotto di passare indenni da San Siro.

Il processo, comunque, sarà sommario e avrà luogo sin da martedì, in un caso o nell’altro. La fronda di chi vuole esonerato Ventura diventa sempre più numerosa, di ora in ora. Per la qualificazione, evidentemente, è postumo, perché sarebbe chiudere la stalla mentre i buoi sono già scappati. Per il Mondiale, è evidente, non lo sarebbe, perché tutti ripartirebbero da zero e con le stesse speranze. Certo, se dopo la gara con la Spagna - o meglio ancora, con la Macedonia - avessimo fatto come la Croazia con Cacic (cambiato con Dalic e ora a un passo dalla qualificazione) probabilmente non saremmo in questa situazione. E a nulla serve credere che una eventuale sconfitta di Ventura porterebbe alle dimissioni di Tavecchio: qualcuno aveva festeggiato dopo l’eliminazione in Sudafrica prima e in Brasile poi, era la possibilità del colpo di spugna giusto per azzerare i nostri vertici federali. E ci hanno risposto con una sonora pernacchia la prima volta, sbracando addirittura la seconda.

Poi si può aprire un libro su come la Federazione, per far allenare una Nazionale, possa pagare solamente un milione di euro un allenatore, andando ovviamente a prendere uno di bassa classifica, oppure un giovane. Si preferisce il primo perché è l’occasione della vita, come per Ventura, mai allenatore di una grande e ora in balia, totale, dell’Oceano di critiche che gli piovono addosso. Un po’ se le cerca, quando toglie Insigne ed El Shaarawy, ritornando al modulo di Conte e non a un 4-3-3 che calza a pennello sulle caratteristiche dei nostri. Va però ammesso che la sensazione di Stoccolma fosse molto differente, cioè che qualsiasi sistema di gioco non avrebbe poi cambiato molto.

In ogni caso, almeno fino a martedì, forza azzurri. Non sarà facile andare in Russia. Poi ci sarà tutto il tempo per pensionare questo o quello.


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