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Juve, 2 colpi per festeggiare la coppa. Inter, Mancini e un affare esplosivo. Ecco perché il Milan non può accontentarsi di Romagnoli. E il Napoli di DeLa dà lezioni alla Lega...

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
11.08.2015 18:43 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 299640 volte
 Juve, 2 colpi per festeggiare la coppa. Inter, Mancini e un affare esplosivo. Ecco perché il Milan non può accontentarsi di Romagnoli. E il Napoli di DeLa dà lezioni alla Lega...

Questo editoriale andrà in onda in forma ridotta e coi sottotitoli. Sia chiaro: non perché sono in ferie e me ne frego, ma per rotture barbose che vado a spiegare brevemente, tipo telegramma.
Domenica ore 12 circa. Incidente in località marina. Finisco nel fossato. Macchina a schifìo. Caricato su ambulanza. "Non mi mettere la flebo che ho paura degli aghi". Flebo messa. Parcheggiato in sala d'attesa. "Quanto ci vorrà?". "Dipende...". Quattro ore dopo. "Quanto ci vorrà?". "Dipende...". Due ore dopo. "Affittate delle stanze?". "Non faccia lo spiritoso". Dieci minuti dopo. "Venga che le facciamo le lastre". Lastra 1 fatta. Lastra 2 fatta. Lastra 3 fatta. "Posso andare?". "No, serve la tac". Tac fatta. Radiologo: "Uè Biasin, viva l'Inter". Referto consegnato alla responsabile del pronto soccorso. "Posso andare?". "No, serve un accertamento". Telefonata con neurochirurgo galattico. Me la faccio sotto. "Scusi ma cosa c'è?". "Stia buono, stiamo valutando il trasporto in ambulanza in altro ospedale per verifiche". Me la stra-faccio sotto. Ore 19.15. Arriva il primario. "Stiamo valutando". "Sì, ma...". "Deve fare una risonanza, noi non ci prendiamo la responsabilità". "Sì ma io ho solo un po' di male al collo!". "Appunto scimunito!". Ore 20.15. "Se vuole vada, ma a suo rischio e pericolo. Intanto le diamo 20 giorni di malattia". "Minchia!". Vado. Nottata passata a cercare un posto per eseguire la risonanza. Posto trovato. Prima risonanza magnetica della mia vita. "Si metta qua sotto, sentirà del rumore, significa che la macchina sta lavorando. Quando la macchina sta lavorando non si muova né deglutisca". Parte la macchina. Mi muovo. Deglutisco. Dopo 20 minuti termina il supplizio. "Torni fra due ore che vediamo cos'ha". Passo le successive due ore riflettendo sulla vita, sul fatto che nulla sarà più come prima. Vado a recuperare il referto. Me la ri-faccio sotto. "Lei ha una trombo-cazzi-stipamplesi-brachio-pindeinale-pantarnata". "Oddio dottore! Quanto mi rimane da vivere?". "Guardi bimbo, è un colpo della strega appena più forte". Praticamente il colpo dello stregone. Ma vaffanculo.

Fine della vacanza, ma soprattutto sono le 18 di lunedì e di mercato non so una mazza: non ho fatto una telefonata, non ho rotto le balle a nessuno, ne so meno del solito (il che è tutto dire).

Faccio due telefonate con il mio nuovo "Collare Philadelphia" appena acquistato in farmacia (andatelo a vedere, una vera sciccheria) e torno subito.

Eccomi.

Dunque, tutti quanti abbiamo saputo di Shaqiri: 16 milioni più un milioncino di bonus dallo Stoke all'Inter per quello che doveva essere l'acquisto top dello scorso mercato invernale e che invece in sei mesi si è rivelato un toblerone svizzero.
Parliamoci chiaro: l'Inter ha perso un'occasione, il ragazzo pure. Non sappiamo chi ha più responsabilità (prima o poi ce lo diranno), ma sappiamo due cose. 1) Ausilio ancora una volta ha fatto un colpaccio: comprare a 15 milioni un giocatore del Bayern e rivenderlo a 16 dopo 6 mesi di poco/niente non è da tutti (consueta "leccata" eseguita). 2) Mancini si assume tutte le responsabilità del caso. Voleva lo svizzero e lo ha avuto, non lo ha voluto più e gli è stato tolto da davanti gli occhi.
Ora il tecnico ciuffato avrà un nuovo esterno alto (con Shaq via, Perisic torna più che possibile ma solo se il Wolfsburg scende a 17 milioni), un terzino (l'elenco dei papabili è ancora troppo vasto per avere certezze) e infine sarà spalle al muro: terzo posto o addio credibilità.
E il centrocampista? Arriverà solo se oltre a Taider - il Bologna è caldissimo - ne partirà un altro (cosa affatto semplice: Guarin ha rifiutato la destinazione araba perché - giustamente - si sente ancora un calciatore di livello). Infine rapida analisi delle questioni "Ranocchia alla Roma", "interesse per Keita" e "Bianchi come vice Icardi": tutte balle.

Sul Milan la faccenda è nota: Romagnoli è rossonero per 25 milioni più bonus. Si è andati oltre il "25 e non di più" promesso da Galliani, si è rimasti al di sotto dei "30 e non di meno" chiesti da Sabatini: evidentemente lo spaghetto allo scoglio in Versilia ha fatto cambiare idea ai due secondo la legge del "volemose bene". Il grande quesito è: chi ha fatto l'affare? Nell'immediato diciamo Roma per mere questioni legate ai quattrini, in futuro chissà.
Al momento possiamo riflettere su altri 4 punti della faccenda. 1) Perché Romagnoli si riveli un affare, il Milan deve aver ragionevolmente trovato il nuovo Nesta o giù di lì (il ché è anche discretamente possibile). 2) Romagnoli potrà anche non rivelarsi un fenomeno, ma a quel punto dovrà essere bravo Galliani a rivenderlo a cifre importanti. Ci è riuscito con El Shaarawy - che tra l'altro al momento sta facendo assai bene a Montecarlo - meno bene è andata con Matri pagato assai e ora sul groppone (ma non è da escludere che alla fine torni assai utile). 3) Con l'acquisto di Romagnoli il comandamento "al Milan il mercato lo fa la società" è improvvisamente declassato a "comandamento con deroghe": senza Mihajlovic, i rossoneri mai avrebbero speso così tanto per un difensore 21enne. 4) Fare Romagnoli in Versilia sa un po' di ossimoro di mercato.
>> Chiusura sui rossoneri: possono bastare i circa 80 milioni spesi fin qui per consegnare a Miha un Milan da zona-Champions? Questione Ibra a parte, chi scrive continua a pensarla alla stessa maniera: no, almeno fino a quando non verrà annunciato un nuovo centrocampista in grado di produrre gioco e idee. Il Diavolo lo prenderà? Sì. Si chiamerà Witsel? Difficile, non impossibile ma molto molto difficile. Soriano? Più facile, ma solo se le cifre risulteranno più abbordabili dei soliti 25/30 milioni sparati "perché tanto quest'estate funziona così".

Quindi la Juve. Per Siqueira manca poco, una limatina "all'insù" all'ingaggio del terzino e l'affare si chiuderà. Quindi si tornerà alla carica per il solito, benedetto trequartista. Allegri resta convinto che Draxler sia un'opportunità da non lasciar sfuggire, Marotta lo sa e con la tecnica dei "bonus in più" da offrire allo Schalke proverà a chiudere l'affare. A naso servirà ancora un po' di tempo e comunque le alternative non mancano (anche quelle mai citate fino ad oggi...).

Infine il Napoli, ovvero Maksimovic e Vrsaljko, obiettivi per nulla nascosti di De Laurentiis: il presidente, bravissimo a trattare (almeno uno dei due arriverà entro pochi giorni), questa settimana merita un plauso in più per aver gridato ai quattro venti quello che hanno pensato tutti, forse persino i cinesi: la Supercoppa così concepita è... una boiata pazzesca!

E ora scusatemi, vi lascio con quattro sentitissime minchiate scritte al secondo giorno di vacanza sul mio Facebook. Non avevo ancora il collare Philadelphia, bei tempi...

La premessa è che di cibo non ci capisco una fava: ceno a patatine insacchettate San Carlo e metto la senape ovunque, volendo anche nel caffellatte.
Però ci sono cose da dire.
Secondo giorno di vacanza. Arrivo nel paesello. Penso "ho una fame bestiale, tipo Bastianich". Non conosco nessuno. Mi illumino: "C'è il portale TripCoso che ti dice quale locale è buono e quale no". Mi connetto al famoso TripCoso: 74 ristoranti al paesello. Al terzo posto della graduatoria lei, la Pizzeria Xxxxx (nome volutamente oscurato). Commenti: "Figata ... Ottimo ... 'Na pizza da re ... Poca spesa, tanta resa ... Non sai cos'è una pizza se non hai assaggiato quella di Peppe". Mi convinco: voglio la Pizza di Peppe. Vado, mangio, pago, esco, rifletto: locale merdoso, pizza schifa, prezzi medi, fila di gente in attesa perché "la pizza di Peppe! Ah la pizza di Peppe". Lo dice TripCoso, il resto è noia.
Torno a casa. Prendo un Oki Task. Ho visioni tazmaniane causate dalla digestione della "PizzaRosalba", una capricciosa rivisitata e da me ribattezzata "Pizza Paraflù ai 4 oli motori".
Lancio la sfida a TripCoso: "Domani vado a cena in un locale classificato dal 40esimo posto in giù: costi quel che costi". Lo scelgo: "Osteria Xxxxxx (altro nome oscurato perché non si dica che son qui a far pubblicità per magnare a sbafo). Commenti: "Caro, carissimo... Troppo rumore ... mangiato benino ma che caldo nel locale ... Cameriera distratta e cibo appena decente". E qualcuno, disperso nel mare di critiche: "Buono! ... Una sorpresa ... Prezzi giusti ... Ci tornerò".
Visito il sito del locale, il proprietario è il signor Francesco detto Ciccio. Penso: "Sticazzi, il menù è invitante, la location suggestiva: rischio". Mi presento. Zero coda all'ingresso, gentilissimi, posto pulito, servizio cortese, magno come un bufalo: antipasti misti della casa, fritto totale, sorbetti ai tre frutti. Mi offrono caffè con meringhe, ammazzacaffè, sul tavolo abbandonano barattoloni di liquirizie arrotolate che fotto in quantità probabilmente non coperte dall'indulto, nonostante tutto mi regalano la maglietta del locale, spendo quasi il doppio della pizzeria del giorno prima ma penso: "Avrei pagato anche il triplo".
Nella mia panza carboidrati e proteine fanno gemellaggio, faccio per andare a casa, penso: "Oki ammazzati, stasera non mi avrai". Sul più bello non mi trattengo: "Scusi sciur Ciccio, ma lo sa che lei su TripCoso è 52esimo su 74 e la gente scrive cose orrende sul suo locale?".
Risponde Francesco, 58 anni, ristoratore da 30, fiero come può esserlo solo chi sa di combattere una battaglia già persa: "Lo so. Qui ho molti nemici. Lei come tanti non si accorge che spesso chi scrive cattiverie ha poche recensioni a referto. Insomma, lo fanno apposta per rovinarmi la reputazione. Per carità, ognuno è libero di scrivere quel che vuole ma non quando dice bugie". Indica la cameriera: "Se la prendono persino con lei...". Piccola, magra, timida, gentilissima, attenta a ogni dettaglio per tutto il tempo della mia permanenza nel locale del sciur Ciccio. "Hanno scritto che è una gran maleducata. Le è parsa maleducata? L'altra sera a fine turno mi ha detto "scusa se ti ho fatto prendere un brutto commento su TripCoso...". Le ho risposto che noi di TripCoso ce ne sbattiamo le palle!". Ciccio, novello Don Chisciotte.
Insisto: "Ma scusi Ciccio, non si può fare niente? Ha provato a scrivere a quelli di TripCoso? Altrimenti perché non si cancella e buonanotte ai suonatori?". E lui: "No, non si può fare niente, ti rispondono che i loro controlli sono serrati e rigorosi. Incassi e stai zitto. E quanto a cancellarsi, mi risponda: lei restituirebbe il tesserino da giornalista anche se le girano le balle a pagare la quota tutti gli anni? No vero? Ecco, TripCoso volenti o nolenti è diventato il nostro Albo Professionale, se ti cancelli non esisti". Saluto, bevo il secondo giro di amaro alle erbe velenose del posto, me ne vado ciondolante.
Lungo la strada penso alle rogne di Ciccio, al fatto che oggigiorno un povero cristo riesce ad aprire il suo ristorante zigzagando tra mille cazzi burocratici e quando ce l'ha fatta non può limitarsi a dire "ecco qui il mio localino, bevetene e mangiatene tutti", ma deve stare attento che il fetente della trattoria a fianco o il compagno delle medie a cui ha fottuto la fidanzata non abbiano un giro di amici infami, capaci di sputtanargli la piazza con un clic. Una merdosissima ingiustizia.
Poi l'amaro entra in circolo e inizio a fantasticare: "Chissà cosa accadrebbe se esistesse TripParlamento...". Ma questo è chiaramente un finale populista.
Dio benedica l'Oki.
Stasera pastina.
Stop. (Twitter: @FBiasin).


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