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Editoriale

Juve: 5 scudetti e un contratto in bilico, ecco quale. Inter, i cinesi e Moratti: Thohir ha scelto! Milan: le due decisioni di Silvio (una già presa, l'altra no).Roma: c'è un 3° incomodo tra Spalletti e Totti. Salviamo il Napoli da chi gli vuole m

19.04.2016 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 52117 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. Codesto editoriale non è affatto semplice. Nel fine settimana è successo di tutto, fuori e dentro ai campi. L'elenco è sterminato: Totti e Spalletti che si mandano affanbagno, Allegri sibillino sul suo futuro, il grande Marchisio costretto a fare i conti con la maledetta sfortuna (in bocca al lupo, per quel che può valere), la prima vincente di Brocchi, Balotelli che dice "il Milan i soldi li ha" e fa capire che evidentemente il cedolino mensile arriva puntuale, gruppi di cinesi veri o presunti tali che vorrebbero a tutti i costi acquistare quote di Milan e Inter, il Napoli che contesta il gol di Icardi, Zamparini che non esonera neppure un allenatore, Borriello che nel giorno del referendum per le trivelle ne butta dentro due (un caso? Io non credo), volendo anche le polemiche arbitrali di Leicester e il Barcellona in crisi. Di tutto.
Ben conoscete la mia tendenza a dilungarmi oltre il lecito, a sbrodolare, a eccedere con aggettivi e puttanate. Prometto solennemente che farò di tutto per compilare il primo "Editoriale compact" della storia: considerazioni brevi, il più possibile esaustive, legate esclusivamente al mondo del calcio e non a quelle del costume che non fregano niente a nessuno.
Bene, nel fine settimana ha aperto il nuovo centro commerciale di Arese, alle porte di Milano. Si dice sia il più grande d'Europa. Avete presente l'apocalisse? No? Evidentemente non siete andati al centro commerciale di Arese. Nessuna persona saggia andrebbe all'inaugurazione del centro commerciale di Arese, infatti mio padre ci è andato. Attualmente non parla, guarda il vuoto, dice solo: "Pollo fritto, dare me pollo fritto" e "trivelle sì, trivelle no" e "Ciao Alfonso! Me parece todo estupendo!". Niente altro.
I 5 motivi per cui è meglio non andare al centro commerciale il giorno dell'inaugurazione

1) Il PARCHEGGIO. Al centro commerciale ti dicono sempre "vieni che c'è l'ampio parcheggio". E infatti ad Arese ci sono 6.000 posti auto. Il giorno dell'inaugurazione hanno contato 35mila presenze, 15 km di coda, 5 ore di attesa. E allora ti armi di pazienza, fai la coda, parcheggi, scendi dall'auto, corri alla prima toilette perché ti scappa da dopo il casello, fai 35 minuti di coda al cesso, esci dal cesso, l'altoparlante annuncia "stiamo per chiudere, grazie per la visita, tornate a trovarci!", torni in macchina (se la trovi), fai 3 ore di coda per uscire dal parcheggio, torni a casa, parcheggi e vai alla toilette senza fare coda. Praticamente casa tua è il centro commerciale di Arese ma senza coda.

2) I NEGOZI NUOVI E MOLTO AMERICANI. Nel centro commerciale che inaugura c'è sempre il negozio nuovo che hai visto nei film americani. Al centro commerciale di Arese, per dire, tutti volevano a tutti i costi il pollo fritto di questo tizio del Kentucky, evidentemente grande conoscitore di "polli". E infatti succede che per motivi sconosciuti, coloro che per 20 anni hanno frequentato il celebre marchio italiano "Paolino il re del pollo" d'improvviso decidano che il pollo buono è quello del Kentucky. Cose che senti in coda nei pressi del pollo fritto del Kentucky il giorno dell'inaugurazione: "Quel Paolino lì non mi ha mai convinto...", "I polli del Kentucky sì che crescono sani e belli, mica come i nostri", "Il volo transoceanico con cui portano qui i polli del Kentucky rendono i polli più consapevoli del loro destino", "W il Kentucky!". Poi dopo tre ore ti avvicini al commesso e ti accorgi che ha un volto familiare: "Scusi, ma lei per caso lavorava da Paolino il re del pollo? Mi sembra di riconoscerla...". Commesso del Kentucky: "No, ehm, I'm from Kentucky centro". Tu: "Ah sì? E dove si trova questo Kentucky?". Commesso del Kentucky: "Nelle americhe. La accendiamo".

3) GLI ACQUISTI SENZA SENSO. Nel centro commerciale che inaugura, se per sbaglio hai superato il parcheggio e il pollo del Kentucky, poi non sai più cosa cazzo fare. Nei negozi di abbigliamento c'è odore fetido di gente reduce da 5 ore di coda sotto il sole (commessa: "E' sicuro che vuol provare le scarpe? Non le piacciono le sue? Le sue sono molto belle". Avventore: "Porca troia, ho fatto 5 ore di coda: mi dia il 42, il 42 e mezzo, il 43 e una soletta Divorodor alla pesca melba". Commessa: "Dio mio, perché mi hai abbandonato?"). Altri fanno scelte apparentemente incomprensibili: vecchi di 70 anni che comprano tre chili di Lego e si autogiustificano ("Voglio terminare un progetto interessante iniziato 34 anni fa..."), uomini molto pelosi che comprano tre paia di collant e si umiliano alla cassa ("E' l'unico posto dove non c'è coda, qualcosa dovevo comprare, abbia pazienza"), coppie assai furbe che sottoscrivono contratti vantaggiosi per forniture energetiche ("Questo contratto con Energy-Burundi ci consentirà di risparmiare il 18% sull'ambata gas-luce il giorno che compreremo quel bilocale a Bujumbura. Perché lo compreremo, vero amore...?"). Cose così.

4) LE RISSE. Al centro commerciale il giorno dell'inaugurazione ci sono sempre le risse. Se non minacci qualcuno e non dici un "Oh zio, quel carrello è mio, mollalo o finisci nel banco frigo tra le sottilette Kraft e il Philadelphia" non sei nessuno. Interessanti anche le diatribe tra signore apparentemente irreprensibili che iniziano con eleganza e finiscono a pesci in faccia ("Mi scusi signora, non vorrei importunarla ma c'ero prima io". "Mi scusi lei signora, ma evidentemente era distratta e non si è accorta che io ero qui da prima. Sarà che le sue doppie punte le hanno offuscato la vista". "Guardi, la farei anche passare ma non vorrei che inciampasse nei suoi buchi di cellulite". "Ti ammazzo stronza". A volte finisce che ci si tira per i capelli, il ché non è mai un bel vedere. Tra uomini, invece, raramente si arriva al contatto: "Pensa te questo, ti va bene che mi son slogato un avambraccio ieri l'altro...". I più saggi si danno appuntamenti improbabili: "Bello, ti aspetto domani davanti al negozio del Kentucky alle 13.20. Vediamo se ti presenti". E l'altro: "Perfetto, 13.20, pensa te questo...". A quel punto entrambi sanno che nessuno si presenterà, ma in ogni caso hanno salvato l'onore di fronte al pubblico non pagante e assai poco appagato ("Minchia, due sberle potevano anche tirarsele...").

5) Quando torni a casa dall'inaugurazione del centro commerciale, accendi il tg e parte il servizio: "Solo il 31% di affluenza alle urne per le trivelle, ma ben 5 ore di coda al centro commerciale". Il tg spesso rischia di farti sentire una merda dallo scarso senso civico. I più saggi però hanno già chiesto la residenza in Kentucky e se ne fottono.
Il calcio è importante, ma certe cose andavano dette.

Ora le cose meno serie.

QUESTIONE ROMA
C'è una questione Roma, quella di allenatore e capitano che proprio non si sopportano. Di ciò che è accaduto a Bergamo sappiamo quello che ci hanno raccontato, conosciamo le smentite e i risultati dei sondaggi tra chi sta con Totti e chi con Spalletti. Siamo al "50 e 50", al fatto che al momento non c'è un vincitore ma alla lunga si rischia di avere un vinto: la Roma. Il responsabile? Uno solo: il club che non ha deciso a suo tempo e non riesce a decidere ora.
La proprietà ha fatto ben capire da che parte sta ma non prende una posizione ufficiale nel nome del "rimandiamo finché si può". Ecco, non si può più. Una società forte affronta i problemi, non li mette da parte, soprattutto se in ballo c'è il futuro di un "monumento" e quello di una squadra forte che deve essere messa nelle condizioni di poter rendere al meglio.
Quanto al presente, invece, la questione è più semplice: dopo mesi passati a gestire con fermezza una situazione complicata, Spalletti ha sbagliato. Se non credi in Totti semplicemente non lo fai giocare. Se viceversa ci credi al punto da buttarlo dentro quando devi recuperare, allora eviti di umiliarlo in conferenza solo perché non ci vai d'accordo o hai avuto un battibecco di qualche tipo. L'allenatore perfetto è quello che riesce a buttar giù bocconi amari perché in mente ha solo una cosa: il risultato sportivo. Per un giocatore invece è più complicato: se non gioca non esiste.
Per questo a Spalletti si richiede di avere maggiore pazienza, anche nei confronti di una dirigenza che si è pilatescamente lavata le mani e al suo tecnico ha virtualmente detto "veditela tu perché noi non abbiamo la forza di affrontare il giudizio del popolo".

QUESTIONE INTER
Da settimane la solfa è sempre la stessa: si parla di cessione, di Thohir che cerca compratori e intanto "vende" a una finanziaria di Singapore gli incassi di San Siro 2016-2017 per ottenere un po' di liquidità, di cinesi disposti a sobbarcarsi il debito dei nerazzurri, di Moratti che potrebbe tornare a fare Moratti, di un club a un passo dal fallimento, di situazioni non chiare sul futuro della guida tecnica, di un mercato in uscita che necessariamente dovrà contemplare i pezzi più pregiati, Icardi su tutti.
A fronte di questo pressing mediatico rispondono i diretti interessati.
Thohir con cadenza praticamente settimanale fa sapere di non aver alcuna intenzione di mollare la barca e semmai chiarisce ai 4 venti di voler trovare un "copilota" in grado di dargli una mano. Ricerca per nulla semplice, si sa, ma legittima se non addirittura doverosa per alleggerire la situazione debitoria. Qualcuno gli crede? Nessuno.
Moratti ripete che ama l'Inter al punto da voler fare ogni sforzo per dare il suo contributo, ma di non essere intenzionato a tornare a comando del vascello. Qualcuno gli crede? Nessuno.
Mancini ha fatto sapere a più riprese di voler continuare il suo percorso in nerazzurro, soprattutto perché in presenza di un contratto che lo lega al club fino al termine della prossima stagione. Qualcuno gli crede? Quasi nessuno.
Ausilio continua a spiegare che il prossimo non sarà il mercato della "nuova rivoluzione" ma quello del consolidamento. Un mercato a costo zero fatto di sole 4 o 5 entrate e di uscite mirate che non riguardano i pezzi pregiati (a meno di offerte fuori dal mercato). Qualcuno gli crede? Nessuno.
Icardi oltre a buttarla dentro il più possibile prova a fare il capitano, ma se mostra una macchina nerazzurra "lo fa perché è un paraculo" e se dice che vuole restare a lungo in nerazzurro "lo dice tanto per dire". Insomma, non gli crede nessuno.
Chiusura: l'Inter è in ripresa in campo, ha nettamente migliorato i suoi numeri, ma se non dovesse arrivare al terzo posto dovrà fare i conti con le legittime critiche (anche quelle del sottoscritto) di chi ben si ricorda i proclami di inizio stagione legati all'obiettivo Champions League. Lo sa la proprietà, lo sa il tecnico. Questo però non significa che si possa continuamente mettere in discussione frasi e dichiarazioni di qualsiasi tesserato, se non altro perché in attesa di fare un qualche scoop "a lungo termine", nel presente si rischia di inciampare nella cattiva informazione.

QUESTIONE MILAN
In attesa di capire se Brocchi è davvero un bravo allenatore (qualche indizio c'è), possiamo dire che si sta dimostrando un bravo comunicatore. Non basterà per vincere gli scudetti ma è un interessante punto di partenza, soprattutto se gli permetterà di avere "peso" quando si tratterà di fare mercato.
Il resto - ci rendiamo conto di essere noiosi ma andiamo avanti per la nostra strada - è nelle mani di chi comanda, ovvero di Silvio Berlusconi, chiamato a dare risposte su due fronti. 1) Sul fronte "cessione del Diavolo" ci parlano di "altri cinesi" disposti ad acquisire la maggioranza del club per cifre complessive vicine ai 700 milioni (debiti compresi). Si dice che gli interessati abbiano una certa urgenza, la stessa che non ha lo stesso Berlusconi. Sensazione: l'affare non si concretizzerà perché il presidente rossonero (così come quello nerazzurro) non cerca compratori ma soci di minoranza. Direte: siamo alle solite? Sì, siamo alle solite. In parole povere su entrambe le sponde del Naviglio si cerca qualcuno che... abbocchi. Magari prima o poi accadrà. Magari. 2) Questione mercato. Dicevamo di Brocchi, del fatto che dal neo tecnico del Milan presto si pretenderà "il bel gioco legato ai risultati" dopo aver visto "il Milan più brutto di sempre". Ecco, per arrivare al bel gioco legato ai risultati... Brocchi non basta. Non basterebbe neanche se fosse una specie di "Guardotti", entità mitologica metà Guardiola e metà Ancelotti.
Arrivare al "gioco legato ai risultati" si può solo perseguendo due strade: quella delle centinaia di milioni buttati sul mercato per pagare le clausole rescissorie di questo e quel campione (strada impraticabile), oppure quell'altra, quella legata alle vecchie vie del mercato fatte di tante partite da vedere, di scommesse a basso prezzo da fare, di talenti da scovare. Magari ci vorrà del tempo ma è l'unica da percorrere.
La scelta sull'allenatore - giusta o sbagliata che sia - è presa, ora è necessario far partire una strategia di mercato che non dipenda da "nuovi soci che forse arriveranno". Il mercato estivo - che sia di soli italiani, poco dispendioso o sfarzosissimo - va impostato adesso, subito, altrimenti si finirà col doversi accontentare di quel che lasciano gli altri, con tutti i rischi del caso.

QUESTIONE JUVE
Allegri non ha ancora rinnovato, lo farà. Vi dicevamo settimana scorsa di un incontro tra società e tecnico non ancora avvenuto, rimandato più dall'allenatore che dal club. La verità è che in questo momento il mister si sente legittimamente "forte", ha consegnato ai bianconeri uno scudetto che a un certo punto tutti ritenevano impossibile, Marotta compreso ( 16 novembre: "La Juve deve tornare per forza, l'obiettivo minimo è il terzo posto").
Allegri non aspetta chiamate da altri club, men che meno ora che il Real di Zidane sta tornando a sognare l'ambata Liga-Champions. Il mister al limite persegue due legittimi obiettivi: pretende un adeguamento di contratto (che il club gli riconoscerà), pretende altresì di poter dire la sua quando si tratterà di impostare il mercato. Ben intesi: il mister non vuole dettare le linee (si fida ciecamente di Paratici e dello stesso Marotta), ma chiede che quest'anno si possa arrivare a quel giocatore in grado di far giocare la Signora come vuole lui, ovvero con il trequartista.
Il resto lo ha già detto Marotta: i pezzi pregiati (Morata a parte, ma lì non ci si può fare niente) non si muoveranno. Pogba compreso? Così pare, soprattutto ora che i bianconeri dovranno rinunciare all'ottimo Marchisio.

QUESTIONE NAPOLI
Attento Napoli, attento a chi ti vuole male, a chi vuol far passare questo secondo posto come un fallimento, a chi parla di "scudetto buttato" o vede "manovre di Palazzo" orchestrate da chi ha voluto tarpare le ali alla squadra di Sarri. Attento Napoli a chi dopo averlo osannato ora butta sale sulle ferite di Sarri e spergiura che "non è all'altezza", a chi dice che certamente Higuain andrà via, ai detrattori di Gabbiadini che "vale poco", a chi vuol buttare tutto in vacca, insomma. Napoli e il Napoli hanno fatto e stanno facendo una gran cosa. Pochi si ricordano i dubbi di giugno e le pernacchie di settembre, troppi si attaccano agli inciampi di aprile. Napoli è una realtà e ha un futuro, chi non lo vede è in cattiva fede.

Saluti. Oggi finiamo qua. Volevo raccontarvi di "io e tre amici sugli spalti dello "Estadio Ciutat de Valencia" a vedere Levante-Espanyol 2-1", di Pepito Rossi amato e osannato, del fatto che lì una squadra ultima in classifica non si è presa neanche un fischio, di 20mila spettatori in festa e almeno 5000 bambini sorridenti, di baracchini che ti vendono panini a un euro e pipas salate (semi di girasole da sputazzare per terra), di un calcio vissuto in maniera più leggera, ma purtroppo non c'è più tempo.
E volevamo parlarvi anche di Karina Huff che non c'è più, del fatto che tutti noi cresciuti negli anni '80 guardando "Sapore di sale" ci siamo innamorati di Selvaggia (Isabella Ferrari) ma in fondo avremmo voluto scappare con lei.
(Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol).


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