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Editoriale

Juve: basta una "non vittoria" per creare un caso. Inter: 14 giorni per "trattare" il futuro di Icardi. Milan: l'ora del rinnovo di Gattuso. E la "povera Italia" fa da sparring partner del mondo

20.03.2018 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 28883 volte
© foto di Alessio Alaimo

A Rovescala in provincia di Pavia c’è la sagra del vino. Si chiama “Primavera dei Vini”. È alla 35esima edizione. Va in scena tutte le domeniche di marzo, quindi anche la prossima. Uno degli organizzatori mi ha spedito a casa 4 bottiglie di Bonarda dell’Oltrepò accompagnate da una lettera scritta a mano dove faceva il finto tonto: “Ti mando il vino ma non per pubblicizzare l’evento, sia chiaro eh, mica voglio comprarti”. Sì, certo. Come se io fossi scemo. Io non sono scemo! E non sono in vendita! Mai pubblicizzerò questa manifestazione che, ricordiamolo, si svolgerà anche in caso di maltempo. Accorrete numerosi!

Voglio essere molto chiaro: la sagra del vino di Rovescala è la cosa più importante di questo editoriale. E sapete perché? Lo sapete vero? Eh, lo sapete? Ve lo devo proprio dire? Ve lo dico: c’è la pausa per la nazionale. La pausa per la nazionale non ha praticamente mai senso. A volte “quelli seri” mi dicono: “Smettila di scrivere male della pausa per la nazionale! Evviva il tricolore, stringiamci a coorte!” eccetera eccetera. Tutte le volte mi ritrovo a rispondere cose come “sì, scusate, avete ragione, sono uno stronzo”. Ebbene: oggi mi prendo la mia rivincita.

La pausa per la nazionale iniziata ieri è diversa dalle altre perché assomma tre fetentissime caratteristiche: 1) è una pausa per la nazionale. 2) E’ la pausa per la nazionale che ci farà passare agli occhi del mondo come “le cavie” delle nazionali fortunate, ovvero quelle che andranno ai mondiali. 3) Nessuno della nazionale mi ha spedito 4 bottiglie di Bonarda dell’Oltrepò (altrimenti ne avrei parlato bene).

L’unica persona per cui provo un po’ di pietà in regime di pausa per la nazionale è il ct Gigi Di Biagio. Il ct Gigi Di Biagio non ha fatto male a nessuno, ma già tutti lo trattano come un povero scemo. “Il nuovo Ventura!”. “Che convocazioni di merda!”. “Di Biagio vergogna!”. Neanche ci avesse ammazzato il gatto. Vorrei continuare a difendere il ct Gigi Di Biagio ma non mi ha spedito alcuna bottiglia di Bonarda dell’Oltrepò e quindi smetto e, anzi, infierisco. Di Biagio, dì a papà: perché non hai convocato Barella che è fortissimo e mi si rivaluta al Fantacalcio? Perché rispetti “i vecchi” ma te ne fotti di Barella? Barella è fortissimo, io avrei fatto la mia Nazionale sperimentale con Barella e altri 10! Se ancora non si fosse capito mi piace molto Barella, ma ora smetto di elogiarlo perché 1) Si fa sempre ammonire. 2) Sono penultimo al Fantacalcio. 3) Non mi ha mai spedito una bottiglia di Bonarda, ‘sto minchia di Barella.

In regime di pausa per la nazionale - come avete potuto notare dal tono avvinazzato di questo editoriale - si alza il nervosismo di tutti, sono tutti incazzati e, come sempre, si alimentano polemiche inesistenti. Il motivo è presto detto: non c’è “ciccia”, nessuno sa cosa dire. Quando non c’è una fava da dire si diffondono come virus tre macro-settori in particolare (ne parliamo in modo sbrigativo e poi chiudiamo perché l’editore di Tuttomercatoweb non mi ha spedito neppure una bottiglia di Bonarda dell’Oltrepò e non merita che io mi dilunghi).

1) Il calciomercato

Il calciomercato è la salvezza della pausa per la nazionale. Fateci caso: appena l’arbitro Pasqua di Tivoli (cosa ridete? Si chiama così) ha fischiato la fine di Napoli-Genoa, sono partite le voci di mercato. L’Inter ha preso Lautaro Martinez, ha venduto Icardi, ha “fatto tutto” con De Vrij, riscatta Cancelo, Rafinha e vende Brozovic, ma solo per 100 milioni perché ha giocato bene le ultime due partite. Il Milan vende tutti quelli che ha comprato l’estate scorsa e ne compra altrettanti nuovi. La Juve compra Emre Can e Cristante, ma occhio ad Asamoah, Alex Sandro e tutti quelli che vogliono andare via. Eccetera eccetera. Vi confesso che siccome non sapevo cosa scrivere ho mandato sms a 5 dirigenti di serie A, per “capire”, per “scovare gli scupponi”: uno mi ha scritto “sono in vacanza”, un altro “sono fuori sede per sette giorni”, uno “fidati che per una settimana sono tutti a riposo, non si muove nulla”, uno ha visualizzato e non risposto, uno non ha neppure visualizzato. Nessuno di questi mi ha mai mandato lo straccio di una bottiglia di Bonarda. Prossimamente parlerò malissimo di tutti loro, è una promessa.

2) Le polemiche inutili

Le polemiche inutili sono la salvezza della pausa per la nazionale. Ora tentiamo l’impossibile, ovvero proviamo a prevedere un tot di polemiche inutili di cui si sta già parlando e, soprattutto, si parlerà nei prossimi giorni per riempire pagine reali e virtuali. A) “Buffon è il problema della nazionale!”. B) “Perché Gattuso non ha ancora rinnovato? Giallo Gattuso”. C) “Icardi e il suo futuro: i 4 gol alla Samp sono un bene ma anche un male perché diminuiscono le speranze che l’argentino resti all’Inter: ora lo vogliono anche su Marte”. D) “Allegri bravo ma non bravissimo: perché non vince tutte le partite? È lui il male dei bianconeri?”. E) “Balotelli avrebbe battuto la Svezia da solo. E noi continuiamo a non convocarlo. È una vergogna!”. Altro. Senza le polemiche da pausa per la nazionale saremmo tutti nella merda, forse ci toccherebbe addirittura leggere dei libri.

3) Le ricorrenze

Le ricorrenze vengono in soccorso laddove neppure le polemiche inventate riescono a soddisfare le esigenze mediatiche. Finché si tratta di cose tipo “Oggi è il 105° anniversario dalla nascita di Silvio Piola” si può anche capire, ma ormai tutto fa brodo e puoi incappare in: “Oggi è il 37° anniversario del passaggio in orizzontale di Peduzzi a Minotti” (due pagine), “74 anni fa nasceva un terzino passato dalle giovanili della Juve che è stato anche in una regione misteriosa: il Molise” (un approfondimento), “vita e opere di Beniamino Corner, uno che batteva bene i calci d’angolo” (sette capitoli), “Zona Cesarini, fu vera gloria?” (un saggio con prefazione di Marisa Cesarini, la nuora). Possiamo chiamarla “Sindrome Buffa”, nel senso che durante la pausa per la nazionale tutti proviamo o pensiamo di essere come Buffa, ma non è vero.

Non ho veramente molto altro da aggiungere, capisco che sia tutto molto banale e inutile. Anzi, una cosa la voglio dire perché mi permette di fare della polemica sterile e quindi è perfetta per il momento: ieri pomeriggio svariati media hanno riportato un’intervista a Icardi rilasciata alla Rivista “Undici”. L’hanno ripresa l’Ansa e, a seguire, tutti i siti di sport più importanti. Ho letto anch’io e mi sono accorto che era mia. Ho pensato: “Ma io l’ho fatta 4 mesi fa e invece sembra fresca, attuale”. Non ho mica capito da chi sia partito il cortocircuito, ma il dato di fatto è che in un attimo tutti-hanno-copiato-tutti e fa niente se sapevano perfettamente che si trattava di roba “vecchia” (a un certo punto è citato persino “Nagatomo ad Appiano”!), l’importante è fregare i clic alla concorrenza, pazienza se si offre al pubblico merce “scaduta”. Questo è il dramma della “moderna comunicazione” e davvero non avrei voluto scrivere questa frase posticcia perché mi fa sentire più vecchio di mio padre (mio padre è molto vecchio), ma tant’è: state attenti a quel che vi passa sotto gli occhi o comunque beveteci sopra della Bonarda, potrà solo migliorare le cose. (twitter: @FBiasin).


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