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Editoriale

Juve: Bernardeschi c’è, ma il colpo da urlo deve ancora arrivare. Inter: la verità dietro al “no” per Vidal, il piano-Perisic e la volontà cinese sui “botti”. Milan: l’ultima tempesta e il fatto. Napoli: l'idea di Sarri

25.07.2017 09:03 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 117308 volte
© foto di Alessio Alaimo

Buon fine luglio a voi tutti.

Prima le cose importanti.

La prima: tale Alberto Carlon mi scrive su Twitter. “Ti posso chiedere di salutare Roberto Marketing e dirgli che mi manca molto Mattia?”. Chi sono io per non eseguire? Nessuno.

La seconda: Cassano ha lasciato il calcio, questa volta per davvero.

Si è fatta tanta ironia sull’addio di Cassano, molti hanno postato video di lui che arranca al termine di una corsa fetentissima nel ritiro dell’Hellas.

Anche il sottoscritto ha dileggiato l’ex azzurro (A Cassano consigliamo di utilizzare una delle seguenti tre formule salva-vita: "Ti lascio perché ti amo troppo", la più morbida "mi serve una pausa di riflessione", fino alla magica "Non sei tu, sono io". Da sempre inattaccabili), salvo poi pentirsene.

Mi rivolgo a voi che – dalla serie A alla Terza Categoria – avete giocato a calcio: vi ricordate le vostre preparazioni estive? Io sì. Avevo 20 anni, non i 35 di Cassano, e comunque mi sembrava l’inferno. I miei coetanei sguazzavano al mare e io dovevo affrontare le terribili “5 pene da ritiro pallonaro” che ora vi vado a elencare.

IL TEST DI COOPER

Un giorno tale Kennet H. Cooper disse: “Mi invento il test di Cooper”. Sua moglie: “Kennet, cazzo dici?”. Ma lui quel giorno era molto carico.

Lui: “Chiederò a tutti di correre fortissimo per 12 minuti. Chi corre di più è bravo, gli altri tutti stronzi”.

La moglie: “A cosa serve questa cosa Kennet? Perché proprio 12 minuti e non 13?”.

Lui: “Molti se lo domanderanno, cercheranno e daranno risposte, ma la risposta è: servirà solo a giustificare lo stipendio di taluni professori di educazione fisica molto furbi”.

Ora, non so se avete fatto mai affrontato un test di Cooper, io sì. Puoi decidere di non impegnarti solo se sei Baggio. Se sei Baggio e fai due metri nessuno ti romperà le balle, se sei un terzino e fai meno di 3km il preparatore ti dirà: “Ascolta terzino, già fai ridere con i piedi, se non corri almeno 3 km il campo lo vedi a Natale. Cos’hai mangiato a Riccione, le giostre?”.

Ora, mi dicono taluni beninformati che il Test di Cooper sia ormai desueto. Può darsi. La cosa A) mi fa sentire vecchissimo B) sminuisce d’improvviso la figura del mitico Kennet H. C) Complica molto la vita di taluni professori di educazione fisica da liceo molto furbi (“Facciamo il Cooper!”. “Prof, non si usa più”. “Allora partitella con quelli di Quinta C: 14 contro 16, loro sono due in più”. “Sìììììììì, viulenzaaaaa!”.

LA CORSA NEL BOSCO

Il primo giorno del ritiro, da che mondo e mondo il mister italiano ti manda nel bosco “che fa bene”: 40, anche 50 minuti di corsa in mezzo a merde secche di cavallo da schivare, altre merde più fresche e quindi pericolosissime, insetti modello Foresta amazzonica, buche di talpa infame da frattura multipla.

Tu che sei rientrato da Ibiza la sera prima, decidi di parlare con la tua milza.

Tu: “Oh, milza, hai sentito? Qui sono cazzi”.

Milza: “De-Spa-Ci-To pochito pochito”.

La milza è sempre l’ultima a sapere e, infatti, appena si accorge di dove si trova entra in sciopero e “fa male”.

LE SALITE

“Le salite” sono una cosa che fanno tutti i mister, anche quelli che non sanno niente ma vogliono fare i fenomeni.

“Le salite” consistono in scatti brevi ma su pendenze tipo Mortirolo e, in genere, vengono programmate non i primi giorni di ritiro, ma dopo molte corse nel bosco delle merde di cavallo.

Mister: “Ora facciamo le salite che servono molto”.

Tu: “Mister, mi dice esattamente a cosa servono? Qui giochiamo a calcio, mica a pignatta”.

Mister (spesso parla per frasi fatte): “Servono a fare “la forza””.

Tu: “Mister, cosa vuol dire “la forza”? È Guerre Stellari o una squadra di pallone?”.

Mister (offeso): “Vai a fare le diagonali con il secondo Molinari”.

LE DIAGONALI

Le diagonali sono una forma di punizione medievale che, in genere, ti fanno fare con il vice-allenatore perché il mister in carica è alle salite.

Le “diagonali” consistono in corsette leggere su due lati del campo, alternate a scatti devastanti lungo ipotenusa. Detta così pare una puttanata, ma se non corrompi Molinari arrivi addirittura a rimpiangere lo slalom tra le merde.

Prima diagonale

Tu: “Molinari, parliamoci chiaro, quello ti tiene a fare il secondo perché pensa che tu non valga niente, ribellati”.

Molinari: “Fai le diagonali, da bravo”.

Seconda diagonale

Tu: “Molinari, peggio del “secondo in panchina” c’è solo il supplente di catechismo. Ribellati, fidati”.

Molinari: “Fai le diagonali, da bravo”.

Terza diagonale

Tu: “Molinari, ti offro due medie, non rompere il cazzo”.

Molinari: “E così sia. Torna pure con il gruppo”.

(Spesso il secondo accetta il ruolo solo per mantenere il privilegio della corruzione ed evitare talune barbare contestazioni dei tifosi).

I GRADONI

I gradoni non li fa solo Zeman, ma anche certi allenatori che si sentono allievi di Zeman.

Mister: “Sono un allievo del grande maestro Zeman: facciamo i gradoni”.

Tu: “Mi scusi mister, perché lei è allievo?”.

Mister: “Ho visto tutte le partite del grande Foggia”.

Tu: “Ma a cosa servono i gradoni? Non giochiamo mica a rimbalzella”.

Mister: “A fare “la forza””.

Tu, per creare zizzania: “Molinari sostiene che sia una pratica ormai abbandonata e che lei e il suo 4-4-2 elementare siate da pensionare”.

Mister: “Molinari ha la cirrosi, ce lo hanno mandato dall’Istituto per passare il tempo lontano dalle tentazioni. Tra l’altro mi ha detto che lo hai corrotto con due medie. Tu non vuoi bene a Molinari, vai a fare le diagonali”.

Ti allontani.

Milza: “Ascolta. Io te lo dico. Non sai giocare a calcio e in questo momento potevi essere a Ibiza. Invece hai deciso di tornare e io sto male. Stavo male quando eravamo a Ibiza? No”.

Fateci caso: la milza fa male solo quando fai le cose per star bene.

(potrei andare avanti con i “tiri sui coni” le “partitelle 2 vs 2 nel pallone”, i “circuiti a stazione”, ma si va lunghi. Comunque io Cassano lo capisco. Ciao).

QUI INTER

Tutte le settimane ripetiamo le stesse cose, ma il tempo passa e diventa difficile rendere “digeribile” un certo tipo di piano societario. C’è chi pensa che dietro al mercato “stitico” ci sia una precisa e improvvisa scelta aziendale (“non spendiamo più!”), mentre certe decisioni sono state prese mesi addietro (“Spendiamo, ma con logica”).

Spalletti per molti ha infilato una maschera: sostiene di essere sereno e invece è nervoso e incazzato. La verità è che il tecnico sa bene quello che accade alle sue spalle: sono arrivate alcune delle pedine da lui richieste (Borja Valero e Skriniar), altre arriveranno (Vecino e Dalbert, quest’ultimo proposto dal club). E poi? Basta? No, assolutamente. “Poi”, arriveranno i colpi consistenti: per Vidal l’Inter ci ha provato, ha ottenuto il “sì” del giocatore ma non quello del club. Sabatini a tal proposito è stato chiaro: “Vogliamo giocatori che non sono facili da prendere”. Ma il solo fatto di puntare a un profilo il cui costo (cartellino più ingaggio) supera le svariate decine di milioni è la prova che le intenzioni di Zhang restano serissime e che il “colpo” verrà fatto esattamente in quella zona del campo.

Capitolo Perisic: il club ha fatto il prezzo (50 milioni) e da quello non scende. A Manchester prendono tempo, ma sanno che i nerazzurri non faranno passi indietro, a meno che nella trattativa non venga inserito Martial. In caso contrario il croato resterà a Milano.

Il resto è una questione di “equilibrio”: quello societario, che mantiene la calma ma effettivamente sa che è giunto il momento di sferrare gli attacchi decisivi; quello dei tifosi, divisi tra chi si fida e chi invece “compriamo qualunque cosa prima che sia troppo tardi”; quello del tecnico e della squadra, che ha battuto il Lione in un’inutile amichevole di luglio ma ha dato segni evidenti di cosa significhi provare a “essere gruppo”. Un anno fa esatto Thohir e Mancini si incontravano a Portland per provare a trovare un punto di incontro. Non ci riuscirono e le cose andarono come andarono. È un’altra storia, è vero, e fare paragoni ha poco senso, ma certo quest’anno sembra che si stia utilizzando quella cosa che vale più di un buon giocatore preso “tanto per”: la logica.

QUI MILAN

Attenzione-attenzione, questa – almeno per scrive – è incredibilmente la settimana più “tranquilla” in casa rossonera da molti mesi a questa parte. C’è stata la fase dell’annuncio (“Li vuole il Milan!”) con annesse pernacchie, quella del lunghissimo pre-closing (“è tutta una truffa!”), quella dell’insediamento e della presentazione del piano societario (“non riusciranno a fare quello che dicono”), quella del super-mercato (“minchia, lo stanno facendo davvero”) e quella delle prime uscite (“quattro gol al Bayern!”). Ora la quiete, almeno apparente.

Il Milan lavora per arrivare alla punta, lo sanno anche i muri. Potrebbero essere addirittura due. Belotti – lo scriviamo da tempo – non è un piano abbandonato, giammai, semmai posticipato nel tempo. Il Diavolo temporeggia nella speranza che prima o poi Cairo possa scendere a patti (milionari, ma pur sempre patti). Arriverà il momento della resa dei conti e, probabilmente, arriverà anche Kalinic. Una doppietta che completerebbe una specie di “miracolo estivo” che, in parte, si è già compiuto: per assistere a Milan-Craiova di Europa League del 3 agosto sono già stati “prenotati” 19mila tagliandi. Praticamente come il numero di abbonati dello scorso anno. I tifosi del Milan non avevano bisogno di “certezze di vittoria”, ma solo di chiarezza.

QUI JUVE

Alla fine è arrivato Bernardeschi. La Juve lo inseguiva da tanto. Ci dicevano taluni competenti juventini lo scorso inverno: “La Juve proverà a prendere Bernardeschi perché teme di perdere Dybala”. Poi l’argentino è arrivato e l’azzurro è arrivato lo stesso. Niente male davvero.

Allegri per la prima volta da quando è in bianconero sta organizzando una rosa “come la desidera”. O quasi. Arriverà ancora un centrocampista di qualità (Emre Can o Matic, ma attenti a eventuali “bombe” spagnole), forse un difensore, ma la scelta è quella di una squadra decisamente “a trazione anteriore”.

Molti critici in questi giorni spergiurano: “Questa squadra si è indebolita ed è destinata a cedere il trono”. Sono gli stessi che ripetono la cantilena da anni e – per mere questioni statistiche - prima o poi ci prenderanno anche. Il fatto è che pare molto sciocco voler giocare al giuoco dell’indovino (“Per me falliranno”), mentre ha più senso valutare quello che stanno facendo nel presente: la Juve voleva/vuole dare “una rimescolata” (tattica e tecnica) a una rosa che, pur fortissima, era arrivata al limite, soprattutto psicologicamente parlando. I dirigenti bianconeri non stanno improvvisando, né hanno intenzione di mollare qualcosa alla concorrenza.

“Eh ma allora perché Bonucci…”. Già, perché proprio al Milan, a quel prezzo e con quelle tempistiche? Questa è la domanda alla quale tutti vorrebbero dare una risposta. Chi scrive pensa che Agnelli, Marotta e Paratici siano tutto tranne che fessi, per questo motivo crede ci sia qualcosa di molto più logico rispetto alla spiegazione “voleva restare in Italia, al Milan, ed è stato accontentato”. Se la Juve ha concesso cotanto fenomeno alla concorrenza, forse, è perché pensa di poterne trarre anche un vantaggio “personale”. Come? Il calcio, nel 2017, non è solo “battere gli avversari” ma anche “creare interesse attorno a un prodotto che perde appetibilità, nella consapevolezza di essere ancora i più forti”. Ma – ci rendiamo conto - qui rischiamo di fare la fine di quelli che credono alle scie chimiche e, quindi, facciamo un passo indietro e continuiamo a chiederci “perché?”. Mah…

QUI NAPOLI

Diciamolo: c’è un eccesso di “cazzeggio”. Non napoletano, semmai “mediatico”. Va di moda dire “per me il Napoli vincerà lo scudetto”. Lo dice chi lo crede sul serio, ma anche taluni fetentoni. Questa cosa è chiara a Sarri che, infatti, getta litrate d’acqua sul fuoco. Il segreto, sempre e comunque, è il basso profilo. Provare a fregare il tecnico partenopeo, sotto quel punto di vista, è impossibile.

Finiamo qui. Chiedo scusa per l’eccesso di volgarità e temi inutili ai quali vi sottopongo ogni settimana. Penso davvero che qui si stia esagerando. Molto meglio osservare uno dei grandi insegnamenti di sua maestà la milza, mia maestra di vita: “Meno fate, meno sentirete male”. La milza è geniale, pensateci (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com).


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