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SONDAGGIO
La Juventus non ha confermato Allegri: siete d'accordo?
  Si, il ciclo Allegri s'è esaurito
  No, bisognava andare avanti con Allegri

La Giovane Italia
Editoriale

Juve, Campione d'Italia nel deserto! Milan, ora non fermarti. Tutti sul carro di Rino. Paradosso Inter. Pussetto-De Paul, il nuovo tesoro dell’Isola che non c’è. Grassani, l’Avvocato delle cause perse…

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
04.03.2019 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 24383 volte

Con i tre fischi di Rocchi, forse, questa volta siamo tutti d'accordo a proclamare la Juventus Campione d'Italia. Il Napoli c'è ma la squadra di Allegri è un'altra cosa. Ancelotti, al contrario di Sarri, non ha mai fatto realmente paura ai Campioni d'Italia. Sarri fece "buu" e la Juventus, almeno, per un attimo si prese uno spavento. In questo campionato neanche quello. Quando dicevamo che Allegri aveva già vinto ad Agosto, napoletani e interisti ci insultavano. In Italia se non si risvegliano le milanesi andrà sempre così. E basta anche un Cristiano Ronaldo al 40%. La vera sfida dei bianconeri è quella di Champions, dove le cose non si sono messe bene e rischia di passare la solita filastrocca (brutta ma vera) che in Italia la Juve domina ma in Europa non riesce ad alzare mai la voce.
Il Milan terzo in classifica, dopo tutti i caos gestionali estivi, è qualcosa che andrebbe raccontato. Per almeno 24 ore; tutto d’un fiato. Ad ottobre e novembre avevano fatto il biglietto di sola andata a Rino Gattuso. Si doveva barricare nella sua pescheria di Gallarate, tra una sogliola e una orata. Stampa e critica cattivissimi. Leonardo, a dicembre, fu bravo a tutelarlo pubblicamente. Il caso Higuain, i mille infortuni e un mercato di gennaio indovinato in due tasselli ma lasciato senza rinforzi a centrocampo e forse in difesa. Il Milan è la dimostrazione che se un gruppo si coalizza può raggiungere qualsiasi obiettivo. A volte, in uno spogliatoio, sono più importanti gli uomini dei calciatori. Togliete "a volte". Sempre. Prendete lo spogliatoio delle due milanesi. Nei singoli non c’è partita. L’Inter ha un tasso qualitativo nettamente più alto del Milan eppure i rossoneri stanno facendo un campionato al di sopra delle aspettative, mentre, Spalletti rischia di naufragare anche se la Champions è nettamente alla portata della squadra che ha deciso di farsi del male da sola. Capitolo Milan: con il Sassuolo non ha giocato bene ma ha vinto e messo la freccia sui cugini. Oggi è il tempo dei risultati, non dello spettacolo. Quando una squadra è in fiducia può ottenere grandi vittorie e i 60.000 di San Siro sono il primo vero grande traguardo raggiunto da Gattuso. Uno che dice “non guardo i social, con il telefono schiaccio verde per rispondere e rosso per attaccare” merita dieci minuti di applausi. Un manuale e una risposta da spedire a Wanda e Mauro. Scommettete che con Gattuso questo cinema di Casa Icardi non sarebbe mai venuto fuori? Almeno lo avrebbe tamponato e non alimentato. A volte meglio appendere un compagno al muro dello spogliatoio che mandarsi le frecciatine sui social. Il 17 marzo c’è il derby e il Milan ora deve tenere alta la tensione perché la trappola è dietro l’angolo. Il campionato è ancora lunghissimo ma la lotta Champions è aperta per tutti. Così come quella per la salvezza. Il Milan ha vinto, esattamente, la metà delle gare disputate: 13 vittorie in 26 giornate ma al contrario dell’Inter che ne ha vinte 14, perde di meno e pareggia di più. Immaginate una classifica senza il gol di Icardi, nel derby, al 90’. Il ritorno dei rossoneri in Champions significherebbe svolta societaria e investimenti mirati la prossima estate. Gattuso ha dimostrato con fatti, e non parole, come sempre nella sua vita il suo valore. Contro i detrattori e i maligni che dicevano che non avrebbe potuto neanche allenare in serie B.
Il vero paradosso è l’Inter che si sta suicidando. Un terzo posto da blindare e momentaneamente perso, una gestione del caso Icardi autolesionista e una squadra costretta a schierare Ranocchia prima punta per recuperare lo svantaggio di Cagliari. Una società che investe così tanti soldi e si ritrova a mettere un difensore a fare la punta. Qualche conto non torna. Il vero paradosso è pagare, tanto, il tuo capitano, il calciatore più rappresentativo e non lo schieri perché non trovi una soluzione sulla scadenza di un contratto che non finirà a giugno del 2019. Marotta deve prendere in mano la situazione e trovare la soluzione. Rinviare non serve a nessuno. Icardi ha bisogno di giocare e l’Inter ha bisogno dei gol di Icardi. Se dovesse succedere, ma non succede, che l’Inter non rientrerà tra le prime 4, Zhang dovrebbe spedire a casa anche i magazzinieri e riportare in Cina il figlio a fargli fare un lavoro più adatto alle sue capacità imprenditoriali. Va bene tenere il figlio giovane a Milano a fare calcio ma a questa Inter serve la mano e la presenza del capo. Serve papà. Come in tutte le famiglie.
Mentre scrivo questo editoriale, il solito del lunedì, sono in viaggio di rientro da Udine. L’isola felice che c’è ed è sempre più bella anche se qualcuno pensava che non ci fosse più… o meglio se lo augurava. L’Udinese è la perla del calcio italiano con una proprietà del territorio, in una era dove c’è l’invasione di cinesi ed americani. Dopo l’addio di Berlusconi, la proprietà più longeva del calcio italiano, il primato della costruzione della Dacia Arena che quando entri sembra di essere in uno stadio inglese o in un palazzetto della NBA. Servizi da hotel a 5 stelle. La squadra di una piccola cittadina, in serie A, da 24 anni consecutivi. Neanche Juventus e Napoli hanno questa spilla sul petto. Ieri, però, grazie ad un’ottima gestione societaria, coadiuvata dal Paron Pozzo e dal Direttore Generale Franco Collavino, la Dacia Arena ha tirato la corda tutta dalla stessa parte; senza fischi e contestazione. Andare negli spogliatoi, sull’1-1, con i fischi dello stadio non avrebbe consentito alla squadra di vincere la partita nel secondo tempo. Troppi attacchi gratuiti, nel recente passato, a livello locale ad una società che è considerata un modello in Italia e in Europa... ma non in Friuli. Il pubblico ieri ha dimostrato attaccamento e maturità. Dovrebbe essere una regola, non l’eccezione. In un territorio che ha penuria di grande calcio. In settimana facevo una riflessione che non tutti hanno capito: da Milano ad Udine, non si può vedere la serie A; se non alla partenza e all’arrivo. Tutta la A4 è senza serie A. Ovviamente, nella geografia calcistica, Bergamo la considero Milano. Un pò come l’aeroporto di Orio al Serio. Meglio specificare che in pochi colgono anche i concetti base. Brescia in B. Verona, fronte Chievo di fatto in B ed Hellas in B. Treviso scomparso. Padova in B, con il rischio della C. Venezia in B, due anni fa in D. Trieste in C, due anni fa in D, Pordenone in C, quasi in B ma senza stadio con la necessità di andare a giocare ad Udine. Serie A non se ne vede nel bel mezzo della A4. C'è Gardaland, ci sono le Spa come Lefay Resort, le Terme e i laghi ma la serie A NO! Per questo ad Udine dovrebbero apprezzare maggiormente ciò che si ha senza rischiare di rompere un giocattolo perfetto. L’Isola felice che qualcuno ignora ma che invece c’è ed è sempre più bella. Luminosa. Poi, certo, non tutti gli anni si possono fare i preliminari di Champions League e vincere a Liverpool in Europa. Nel frattempo altri gioielli emergono. Pussetto e De Paul sono talenti cristallini. Non saranno fisicamente esplosivi ma hanno rapidità e concretezza. Due perle di Gino Pozzo, un genio del calciomercato e dello scouting, che tutto il Mondo ci invidia per occhio e capacità. Scoprire talenti sconosciuti è una qualità rara. Poi su 100 calciatori puoi sbagliarne 10; il vero problema è delle società che su 100 ne sbagliano 98. Buttando tanti soldi.
In chiusura faccio cronaca, per evitare che qualcuno si offenda. La storia risale a tanti anni fa. Su Sportitalia dissi che Duvan Zapata era conteso da Napoli e Sassuolo ed entrambe avevano di fatto chiuso l’affare. Si rischiava di andare per Avvocati e mi chiesi come avrebbe fatto l’Avvocato Grassani, legale di entrambi i club, a difendere l’uno o l’altro. La prese male. Come un attacco. E come si fa in questi casi, via con la querela. Per cosa? Diffamazione. L’Avvocato Grassani mi porta in Tribunale a Milano. Il Giudice dà ragione al sottoscritto. Partita finita. Macché… Grassani vede Milano come una partita in trasferta, allora, per la stessa causa mi porta al Tribunale di Bologna. Vuole giocare in casa. Io, organizzo il pullman da Milano, e porto i tifosi in trasferta. Bandiere, sciarpe e cori. Sfidare Grassani, di Bologna, al Tribunale di Bologna è come andare da Saddam in guerra senza pistole. Io non le avevo. Ero munito solo di sciarpe e bandiere ma i miei avvocati avevano portato i faldoni più che le pistole ad acqua. Il Tribunale di Bologna, tre mesi fa, ha fischiato per tre volte. Palla al centro. 0-2. Grassani è anche l’Avvocato del Novara, però, è bello sfidarsi legalmente in un’aula di tribunale senza scendere a compromessi. La vittoria ha un sapore diverso. Morale: è grave che un avvocato confonda una notizia con la diffamazione. In teoria sarebbe l’abc. Abbiamo perso circa 6-7 anni e abbiamo sprecato, tutti, tanto inchiostro. Troppo. "Fiumi di parole...." Cantano i Jalisse. Dirige l'orchestra Beppe Vessicchio!


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