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Editoriale

Juve: cinismo e misteri dentro e fuori dal campo (e su Marchisio...). Inter: pessimo avvio, peggio chi sentenzia ad agosto. Milan: la scelta inevitabile di Gattuso. Napoli: occhio ad Ancelotti...

21.08.2018 07:38 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 51926 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. Io francamente non ho molte cose calciofile da raccontarvi. Sarà la reazione da fine del mercato. E allora vi racconto il mare. Poi un po' di calcio. Poi basta.
Scrivo dalla spiaggia. È l'ultimo giorno di vacanza. All'ultimo giorno di vacanza si fanno i bilanci e le riflessioni.
Ecco le mie.
1) I teli mare sono troppo corti. Perché li fanno così? Avanzano sempre i piedi. O la testa. Puoi starci dentro tutto solo se ti posizioni tipo feto o fingi di essere gran maestro di yoga. Io non sono gran maestro di yoga. Credo che nelle fabbriche di teli mare ci sia del sadismo dettato dall'insoddosfazione degli operai sottopagati: "Tariamo la macchina con 2 millimetri in meno per quelle merde che vanno al mare". E - leva oggi, leva domani - ormai ti resta fuori anche mezzo culo. I teli mare moderni sono in realtà grosse pochette spugnose.

2) La crema protettiva la devi comprare al Cern o comunque in Svizzera, altrimenti prendi fuoco. Io l'ho comprata da un ambulante di quelli che ci sono ai margini della spiaggia che mi ha detto "buona protezione, no scottare". L'ho interpellato come se si trattasse di un primario di dermatologia. Quello ha visto che avevo appena prelevato al bancomat e non mi ha risposto "io non so un cazzo" ma "prendi protezione 50. Protezione 50 no scotti". Ho preso la protezione 50. Gli ho dato l'equivalente di sei euro, compreso un cavatappi a forma di cazzetto tipico balinese per aprire le birre. Mentre mi allontanavo mi è parso che mi dicesse "laggiù Apoteke" (farmacia ndr), come se in un rigurgito di coscienza volesse dirmi "ti ho venduto della maionese, coglione". In dieci giorni mi sono bruciato-spellato-umiliato pubblicamente tre volte. Ho speso in farmacia mezzo budget/vacanza per emollienti e tubi di aloe vera, ma ho continuato a mettere la maionese per non dare soddisfazione all'ambulante. Ogni mattina mi diceva "buona protezione fratello". E poi ghignava sotto i baffi. Io gli rispondevo "ottima fratello". E lo fissavo come certi serpenti fanno con le loro prede. Del resto ho fatto la muta tre volte. Andate al Cern, hanno anche il doposole.

3) Se vuoi rilassarti al mare portati da casa un cocco anche vuoto, dei braccialetti della fortuna, un pareo che possa sembrare nuovo e infilato in un sacchetto di plastica. Solo in questo modo potrai evitare il massacro psicologico dei venditori seriali. I venditori seriali non accettano un "no". Magari fingono di andarsene, ma appena vedono che ti stai per addormentare tornano. La loro è una guerra psicologica, una tortura medievale studiata negli anni. "Cocco bello? Braccialettino? Pareo con su disegnato Visnu?". Tu gli dici "minchia stavo dormendo" ma quelli fingono di non capire. "Cocco bello? Portachiavi a forma di cazzetto? Un treno di gomme invernali? Faccio prezzo buono". Si arrendono solo se hai già comprato tutto. Se hai gia comprato tutto puoi concederti il lusso di addormentarti, però con un indice puntato verso le tue cose, così quelli passano e capiscono che hai già comprato. E si arrendono. Portatevi il cocco da casa, davvero.

4) Nel posto dove sono andato io è pieno di massaggiatori. Vengono lì e ti dicono con voce suadente "massage?". Tu gli dici no, ma quelli ti premono due dita sulla pianta del piede in zone strategiche e tu senti una goduria bestiale e allora ti arrendi. Il problema di questi massaggiatori è che non sono laureati in fisioterapia né si tratta di parenti alla lontana di Messerman. Questi tizi ti danno delle palpate a caso e sbrigative sul culo e sulla schiena come se loro fossero i pizzaioli e tu l'impasto. Tu capisci che hai fatto una cazzata e gli dici "plis meno strong" e quelli allora ti spalmano addosso litri di olio di semi perché fa scivolare le mani che è una bellezza. Alla fine tu capisci che hai fatto una puttanata perché non muovi più una spalla e il culo, puzzi di sofficino Findus. Può capitare che da lontano l'ambulante delle creme ti guardi, faccia "no" con la testa e rida tipo Isaac George de "I ragazzi della terza C".

5) La mia ragazza si è messa a raccogliere la plastica in spiaggia perché è matta e si annoiava molto. La gente la osservava. Qualcuno l'ha aiutata. Ha raccolto due sacchi grandi di pezzi di plastica, cottonfioc, merda di plastica. Qualcuno le ha detto "di dove sei?". Lei ha risposto "Italia". E quelli le hanno risposto "minchia, davvero!?" nelle loro lingue. Non abbiamo evidentemente una gran reputazione noialtri italiani. Io nel frattempo mi sono vergognato molto per questo fatto di non avere una ragazza che prende il sole, si droga o si fa la foto al culo come tutte le altre e, allora, sono andato al bar a bere due birre indonesiane. Come gesto di ribellione ho strappato la carta dell'etichetta e l'ho lasciata sul tavolo. Il vento l'ha portata chissà dove. Infine la mia ragazza mi ha raggiunto e mi ha detto "ho raccolto la plastica" e io dopo pausa hollywoodiana non ho trovato altre parole che non fossero "ma sei scema?".
6) Le meduse sono la prova provata che Dio esiste, ma non è come tutti pensano un tale burbero e distaccato, semmai un simpatico guascone che si diverte molto a farci pungere il culo. Io l'esistenza delle meduse non me la spiego diversamente.

Ho scritto molte volte "culo" e chiedo scusa. Ad ogni modo, vorrei scrivere qualunque cosa pur di non parlare dell'Inter che ha perso, ma questa introduzione è ai limiti dello straccio del tesserino e, quindi, parliamo di calcio (con moderazione, è pur sempre il mio ultimo giorno di ferie).

Cose veloci di Inter. Ci sono due modi per iniziare una stagione, bene o male. L'Inter ha scelto la terza: malissimo. A Reggio Emilia tutti hanno sbagliato tutto (tranne Nainggolan, pescato a prendere "il numero di targa" di una signorina sugli spalti del Mapei) e, sia chiaro, siamo mica qui a sputar sentenze ché, altrimenti, dovremmo esserci noi al posto di quelli che guadagnano i milioni, ma qualcosa va pur detta.
Ha sbagliato il tecnico, superato sotto tutti i punti di vista dal suo avversario, ovvero l'ottimo De Zerbi (oh, capita anche ai migliori). Hanno sbagliato i difensori, gli esterni, i centrocampisti e gli attaccanti, scesi in campo storditi da due mesi di chiacchiere ("siete voi l'anti-Juve!") e a ben guardare un filo rimbambiti (che poi, diciamolo, siamo noi che li abbiamo lusingati: mai fidarsi degli "esperti"). Ha sbagliato la squadra in generale, insomma, apparsa molle come un fico dimenticato al sole oltre che sfiatata e curiosamente senza carattere (cosa mai capitata da febbraio in avanti). È mancata la condizione, non ci sono state le idee, la capacità di reazione e, se vogliamo anche il campo (impresentabile) e l'arbitro (anch'egli parecchio fuori condizione) ci hanno messo del loro.
Fine della premessa.
Tutto questo minestrone indigeribile, somministrato a chi si aspettava ben altro esordio (i tifosi) non deve però far perdere il senso della misura. Dal triplice fischio di Sassuolo-Inter 1-0 (ma anche durante la partita) è partito il processo esattamente opposto a quello di beatificazione che per due mesi ci aveva portato a parlar bene di tutti: giocatori, dirigenti e proprietà. Sono bastati 90 minuti (orrendi, per carità!) a trasformare totalmente i giudizi e, allora, "la società ha sbagliato il mercato", "Spalletti non andava rinnovato", "i giocatori sono mediocri", "Nainggolan è una fregatura rifilata dalla Roma", "andavano presi quelli che non sono stati presi e venduti quelli che non sono stati venduti", "non possono non portare a Milano Modric, l'avevano promesso" (?), fino al grande classico: "I cinesi se ne fottono".
Questa incapacità di misurare i giudizi è assolutamente normale fino a quando si parla di sostenitori, ma da qualche tempo è diventata tipica anche di gran parte dei media, a caccia di clic "facili" e, quindi, decisi a offrire "petali di rosa" se percepiscono che il popolo reclama i petali di rosa, oppure "sangue" se percepiscono che il popolo reclama il sangue. Un modo di fare francamente stucchevole al quale, per fortuna (o purtroppo), ci stiamo piano piano abituando.
L'Inter ha steccato la prima, le sue avversarie no, incazzarsi è doveroso, pretendere anche. "Esagerare", invece, è solo il modo migliore per dare spago a quelli che da sempre (e per sempre) dicono (e diranno) "ma dove vogliamo andare!". La passata stagione lo hanno fatto per 37 giornate e mezzo, salvo poi gridare "Vecinoooooo!" e partecipare alla festa.
Niente panico signori, le sentenze d'agosto sono un ossimoro ad uso e consumo esclusivo di chi sguazza nella confusione.

Cose veloci di Roma.
Telefonata con mio padre, uomo saggio e un filo stronzo.
"Secondo me Kluivert è forte".
"Graziarcà: dovevi dirmelo l'altro ieri, oggi lo sa pure nonna. Allora io ti dico che Dzeko è un grande bomber, che Immobile non è sazio, che può essere l'anno di Berardi e che tra la Leotta e la Gegia è più carina la Leotta. Vado avanti?".

Cose veloci di Milan. Il Milan non ha giocato per i noti motivi. Tocca aspettare il match di sabato a Napoli. Solo lì capiremo cosa ha in mente Gattuso, sia tatticamente che dal punto di vista delle scelte. Di sicuro avrà una bella gattona da pelare per quel che riguarda il portiere. L'uccellino un paio di mesi fa disse che in assenza di sistemazioni per Donnarumma (e conseguente ballottaggio da risolvere con Reina), il tecnico avrebbe optato per lo spagnolo. Vedremo se il match al San Paolo sarà un buon motivo per agevolare la scelta (in fondo è lo stadio di Pepe) o se Rino ripartirà dal giovanotto. Quel che è certo è che una scelta "a lungo termine" va presa (anzi, sicuramente è già stata presa) ed è nella saggia capoccia del monumento rossonero, tecnico abile e messo scioccamente in discussione fino a qualche tempo fa da pettegolezzi senza arte né parte del genere "eh, però Conte...". Con Spalletti, almeno, hanno aspettato la prima sconfitta ("non bisognava rinnovarlo!", robe da matti).

Cose veloci di Napoli. Qualcuno pensava che Carletto si fosse rincoglionito. Non ve lo diranno mai esplicitamente, ma c'era chi lo pensava ("Ancelotti ha fatto il suo tempo...") e magari lo pensa anche adesso. E invece no. Ancelotti si è goduto un bel Napoli all'Olimpico e, virtualmente, risponde a tutti quelli che "è un bravo gestore di campioni, ma qui si tratta di allenare". Possiamo dire che gli riesce ancora piuttoso bene.

E poi due cose sulla Juve. La Juve con i suoi tesserati avrà anche il difetto dell'"insensibilità" (non con Marchisio, gli avrebbero fatto un dispetto a farlo marcire in panchina), ma ha trasmesso all'ambiente il comandamento "portare a casa tre punti anche quando la squadra gira a metà". Questa forma mentale, unita alla tecnica dei singoli, vale tanto, anzi tantissimo, e di sicuro non si trova sugli scaffali del supermercato.

Una cosa veloce (anzi, una domanda) sulla nuova fascia "standard" imposta ai capitani dalla Lega Calcio: perché ogni decisione presa nel Palazzo del calcio appare quasi sempre come "una decisione sbagliata"? Mistero.

Saluti. Fine ferie, fine sabbia, fine tutto. Quaggiù è stato bello, terremoto e teli mare a parte. Ora si torna a trottare, ma prima un pezzo su mister Roberto De Zerbi, scritto per Esquire e pubblicato all'indomani di Fiorentina-Benevento di qualche tempo fa. Fatene quel che volete.

C'è un tecnico che ieri ha detto "questa è una partita che non dimenticheremo mai", anche se ha perso. Questo tecnico non ha fatto polemiche, né con uomini né con donne, né con giornalisti e neppure con tifosi, non ha detto “che cazzo di domanda mi fai?”, non ha alzato la voce, non ha attaccato nessuno, soprattutto i suoi giocatori (anche se ne avrebbe avuto tutti i diritti).

Questo fesso di allenatore ha un modo di fare “maniacale”, sarà che è amico e “studioso” di Guardiola, sarà che vuole sempre “giocare a calcio”, sarà che se gli dici “stringi il culo e fai il catenaccio! Magari un punto lo porti a casa!” ti risponde “hai ragione, dovrei, ma non lo farò”. Un allenatore così prepara le partite in maniera ossessiva, spiega calcio, mostra video su video delle squadre avversarie, lo fa sempre e voleva farlo anche l’altro giorno, ma poi si è accorto che in tutti i video dei suoi futuri rivali compariva Astori Davide, capitano sfortunato, e allora ha detto “no, questa settimana si fa senza”.

Il tecnico di questa squadra un po’ bislacca ben sapeva che questa domenica avrebbe perso, non solo perché gli capita spesso nonostante “la sua idea di calcio”, ma anche e soprattutto perché era “giusto così”. Il qui presente e maledetto “allenatore idealista” vive fuori dal tempo, dai social, dall’ossessione dell’apparenza e delle frasi ad effetto. Ha un’idea di calcio straordinariamente “bella” e il modo di fare di chi non va in conferenza stampa e per il solo fatto di essere “tecnico di serie A” si sente dio-in-terra e se gli girano le balle prende e se ne va.

Il signore in questione è bresciano e ieri, da sconfitto, ha detto così: “I miei ragazzi oggi sono stati un esempio di comportamento e hanno dimostrato, in quanto uomini, difficoltà nell’interpretare questa partita piena di tristezza. Siamo orgogliosi di avere contribuito al cordoglio generale, senza confini. Tutta Italia ricorderà le qualità di Astori e il messaggio che abbiamo lanciato e non soltanto a Firenze. No, non ho nulla da contestare”.

E niente, questo tecnico della malora si chiama Roberto De Zerbi, è ultimo in classifica, ma oggi più che mai è l’allenatore “ultimo in classifica” più vincente che c’è..


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