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Editoriale

Juve: due colpi fatti, ma Allegri ha una richiesta per Marotta! Milan: comunque vada il caso-Donnarumma, Gigio rischia più del Diavolo. Inter: le prime due scelte di Spalletti (e un invito alla “calma”)

06.06.2017 06:41 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 123665 volte
© foto di Alessio Alaimo

Non so voi, ma io sono preoccupato.
Molto, davvero.
Ci resta il Mondiale Under20, un regalo inaspettato, poi l’Europeo Under 21 e tanti saluti. Basta calcio giocato, solo mercato.
Mondiali, Europei, mezzi campionati, altri cazzi: nessuno verrà a salvarci. Rimarremo in balìa del compra-vendi con il suo contorno di troiate. So che sputo nel piatto in cui mangio, me ne rendo conto, ma ci tengo molto a ribadire il concetto: il mercato è bello se non diventa un’ossessione. Se vi svegliate al mattino e prima di pensare a “cappuccio e caffè” urlate a vostra madre “diritto di riscatto!!!” o “voglio un esterno basso, una brioche e una mezz’ala!!!” avete un problema, ve lo giuro. E sapete perché? Perché tutto quello che vi propiniamo è sempre “mezzo vero” per il semplice fatto che c’è sempre il modo di buttarla in caciara (“Eh, le condizioni sono cambiate, che vi devo dire”).
L’estate senza calcio, tra l’altro, amplierà il rischio del “minestrone assortito” di voci e mezze voci che smentiscono altre voci, per questo vi consiglio di affidarvi solo a quelli bravi, agli specialisti, ai pochissimi che raramente tradiscono e buttano là nomi a caso. In poche parole: non fidatevi di me. Mai.

QUI JUVE

Ciao. Voglio partecipare anch’io all’analisi filosofica, sociologica del perché, percome e percazzo la Juve nel secondo tempo della finale di Champions è crollata.

Tesi più comuni lette qua e là nel post-partita: borracce truccate, errori di preparazione, colpa di Allegri, colpa di Higuain, colpa di Dybala, colpa di Buffon, squadra “provinciale”, pochi attributi, non si può giocare così, non hanno dato tutto, a questo punto meglio uscire prima, se la tiravano, cambi sbagliati, Mandzukic alla fine è “quella roba lì”, dovevano giocare “altri”, panchina corta, bisogna spendere di più, sono vecchi, sono abituati alla pappa pronta del campionato italiano, con Messi è stato un caso, il 4-2-3-1 non va bene in finale, “con Allegri non si vincerà mai”.

Tesi meno comune elaborata da mia nonna prima della partita: “Ho sentito che stasera gioca uno che ha fatto 500 gol”. “Si chiama Ronaldo, nonna”. “Secondo me vince lui”. “Perché nonna?”. “Perché ha fatto 500 gol”.

Ha avuto ragione mia nonna, fine osservatrice.

La Juve ha perso contro una squadra più forte, che non bada ai debiti, che fa il cazzo che le pare: ai conti sani preferisce le vittorie. È tutto ciò “amorale”? No, finché le è concesso. Questa cosa significa che la Juve abbia “sbagliato tutto”, che ci sia un problema “genetico” legato alle 7 sconfitte in finale (sì, c’è chi ha detto anche questo)? Scusate, ma mi pare una troiata. La Juve ha perso perché è ancora un passo indietro rispetto al Real, ma anche del Bayern e del Barcellona (opinione personale). Eppure in finale ci è arrivata. Per la seconda volta in tre anni, tra l’altro. E allora le devi dire “brava Juve, hai perso contro una squadra più forte, magari nel prossimo futuro ti capiterà di diventare la più forte, ma intanto sei lì a giocartela”. Per carità, ognuno la vede a modo suo, ma la sconfitta “non ammissibile” quest’anno resta quella di Doha, lì sì i bianconeri si sono fatti fottere da un gruppo meno forte ma con palle quadrate. E infatti Allegri si è incazzato nel deserto, non in Galles.

Resta l’amarezza del popolo bianconero, sommerso dagli sfottò. Le prese in giro ci stanno, i tifosi “sani” sanno sfottere e incassare, i fanatici vanno oltre e si mandano reciprocamente affanculo. Bisogna fare i conti anche con quelli: alimentano il club di chi crede che il calcio sia più importante di tutto, sono quelli che dalle loro squadre “pretendono” e basta. Ebbene, “quelli” non hanno colore: non sono juventini, interisti, milanisti, ascolani, sono solo incontentabili. È il genere di persone che si esalta di più nel periodo di mercato e delle partite quasi se ne frega. “Abbiamo comprato qualcuno oggi? No? Che merda di società”.

“Quelli” non vinceranno mai anche quando vinceranno. E quando vinceranno godranno poco, pochissimo, perché penseranno che si poteva “vincere di più”.

E veniamo al punto: può Allegri vincere “di più”? Mica facile. Per questo la Juve, intesa come “società”, ora è chiamata a un passo importante: se vuole che il gruppo ritrovi stimoli e “fame” deve dare più “corda” al suo tecnico, quella che non è stata quasi mai concessa nel corso degli anni. I risultati dicono che Marotta e Paratici si sono sempre ottimamente comportati, ma ora devono “ascoltare”. Solo Allegri può sapere come può ripartire la zebra ferita, saranno necessarie scelte coraggiose, qualcuno degli “invendibili” partirà, altri arriveranno (Schick è cosa fatta, Szczęsny quasi) e dovranno avere il “timbro” del tecnico. O quello di mia nonna, che ci capisce.

QUI MILAN

Si rischia di dire sempre le stesse cose, è drammaticamente così. Blaterare che Fassone e Mirabelli ben si stanno comportando, per dire, è già inutile. Rodriguez è cosa fatta, Biglia quasi, Kessié e Musacchio sono già archiviati, la promessa dell’ad (“70% degli acquisti prima del ritiro”) quasi mantenuta. Certo, tocca prendere l’attaccante e certo non è semplice. Se scrivessi: “So che Morata è a un passo, ma sullo sfondo c’è Belotti, ma attenti ad Aubameyang e comunque alla peggio prenderanno Kalinic” me la caverei a buon mercato. Il dato di fatto è che solo loro, al momento, sanno qual è la disponibilità “reale” per spingere sull’acceleratore. L’altro dato di fatto è che il grano c’è, altrimenti non potresti parlare “a viso aperto” di certi profili, né potresti promettere a Donnarumma un ingaggio da Paperone. I soldi – come sempre “per chi ci crede” – sono quelli dei famosi “investitori in fase di scongelamento”, ma questo è un discorso già abbondantemente trattato.

Anche il caso Donnarumma è stato abbondantemente trattato, ma forse siamo arrivati al bivio. Ci dicono che Gigio e il suo agente sentenzieranno poco prima che l’Europeo Under 21 abbia inizio. Bene. Tendenzialmente sappiamo anche come dovrebbe finire: Donnarumma firmerà e Raiola – garantito nelle clausole e nei “futuri incassi” - starà buono per almeno un altro anno.

Ha senso tutto questo? No, non ce l’ha. Che Donnarrumma abbia un potenziale come pochi è cosa nota, che se ne possa comunque fare a meno, anche. È giusto che un club come il Milan debba aspettare i comodi di un signore che pensa al calcio come a una vacca da mungere? Forse sì, in fondo siamo nel 2017. Meno corretto, forse, è lasciare che un 18enne venga tenuto sotto pressione neanche fosse un tonno in scatola. La gente si sta stufando: lo hanno scritto i tifosi della Curva Sud ieri, lo pensano tanti tra gli appassionati di cose rossonere. Non è scontato che un grande portiere sia anche un fenomeno di “resistenza psicologica”, questa cosa dovrebbe far riflettere non il suo agente (non è pagato per quello), ma chi sta intorno al ragazzo (la sua famiglia). Se Donnarumma firmasse oggi, andrebbe a guadagnare 10 euro al minuto “a salire” per i prossimi 20 anni. I suoi coetanei in genere rubano il “deca” dal portafoglio di mammà per bersi una birra la sabato. È un ragionamento retorico, ce ne rendiamo conto, ma fino a un certo punto: sapersi accontentare, scegliere, decidere, soprattutto “imporsi”, distingue i grandi giocatori dai grandi uomini. Belotti, a gennaio, ha firmato a 1,5 milioni più bonus e certo non ha il terrore di mettere insieme la colazione con la cena. Il suo procuratore è un povero fesso? Qualcuno lo penserà, di sicuro non lo pensa la punta titolare della Nazionale italiana.

QUI INTER

Sta per suonare l’allarme. Anzi, è già suonato. “Non arriva nessuno, Zhang è un flop, tutti comprano l’Inter no, è una presa per il culo, cosa aspettano ad annunciare Spalletti!”.

L’Inter sta perdendo tempo? Per gli “insofferenti” sì. A loro – visto il recente passato, anche legittimamente preoccupati - bisogna ricordare un paio di cose: 1) Anche impegnandosi non si potrà fare “più tardi” dell’anno scorso, questo è certo. 2) L’Inter ha le idee molto più chiare di quel che si pensi. 3) Il gruppo che tanto schifo ha fatto quest’anno non va buttato completamente nel cesso, a meno che non si pensi che Joao Mario (per citarne uno a caso) sia davvero una pippa. 4) Quello che passa sui blog, giornali, televisioni, veline, altro, sono in gran parte troiate, altrimenti dovremmo immaginare codesta follia. L’Inter nelle ultime settimane ha provato a prendere: “Di Maria, James Rodriguez, Pepe, Schick, Bernardeschi, Berardi, Dalbert, Fabinho, tutti quelli della Roma tranne Cervone perché è vecchio, molti altri. Quanti ne ha presi? Nessuno”. Se fosse davvero così significherebbe non che il club è nelle mani di gente con le idee confuse, ma di pazzi patentati. E invece la verità è che 5) prima del 1 luglio si continuerà a parlare di “Inter che fa schifo” perché fino a quel momento nessuno arriverà. Non l’ha deciso l’Inter, ma l'Uefa. Bisogna rientrare di 30 milioni, bisogna rispettare il “contratto” stipulato per ovviare ai guai del passato, poi si procederà con il mercato in entrata che sarà “importante”. 6) Arriverà un centrale difensivo (Spalletti ha richiesto espressamente Rudiger), un esterno (lo stesso tecnico ha detto “sì” alla proposta della società, Dalbert), un attaccante e un centrocampista “versatile”. 7) Si spenderanno un sacco di soldi: non 21312414miliardi come vuol far credere qualcuno per poi dire “non hanno speso! Taccagni!”, ma somme importanti garantite da un patron che nel frattempo – sempre per superare gli ostacoli dell’Uefa e del fair play finanziario – ha portato nuovi sponsor e aumentato (non vertiginosamente, per carità, ma l’ha fatto) il fatturato.

Infine Spalletti. Ci si divide tra “pro” e “contro” e, forse, si sbaglia obiettivo. Che Spalletti sia un bravo tecnico non lo dobbiamo scoprire noi oggi, che abbia qualche difetto quanto a comunicazione, anche. Il fatto è che questi, rispetto all’insieme, sono aspetti secondari. L’Inter l’anno scorso non ha fatto ridere per colpa degli allenatori: Mancini è un bravo tecnico, De Boer pure, Pioli anche. Il problema è che un tecnico, chiunque esso sia, lo devi far lavorare nelle migliori condizioni.

Ecco, se il viaggio di Nanchino si concluderà con una firma, se Spalletti avrà la possibilità di impostare il suo lavoro a giugno, se il gruppo sarà costruito non da 424234 teste ma da una “filiera” logica e soprattutto “solida”, se arriveranno i giocatori “voluti” e non quelli “imposti”, se le decisioni prese non saranno messe in discussione da un refolo di vento ma resisteranno alle inevitabili tempeste, allora state tranquilli che anche quelli del “eh, abbiamo mollato, non sappiamo perché” potranno improvvisamente trasformarsi in piccoli leoni incazzati.

“Quando la squadra non funziona non penso al mercato ma a farla funzionare”. Lo ha detto un po’ di tempo fa Sarri Maurizio: non c’entra un cazzo, ma mi sembrava una bella frase.

Ciao. Vi lascio con il racconto di un recente incontro al supermercato. Anche questo non c’entra niente, ma mi ha fatto ridere. Tutto come al solito, insomma (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com)

Oggi ho incontrato un piccolo eroe italiano.
"Buondì, vuol provare la nuova Cola al limone? È gratis".
"E' al limone?"
"Sì, al gusto limone".
"Grazie, molto gentile".
Faccio dieci passi, leggo l'etichetta, torno indietro.
"Mi scusi, a una prima occhiata mi pare che ci sia pochissimo limone in questa Cola al limone. Ma potrei sbagliarmi".
"Ho detto che è al GUSTO limone".
"Eh ma...".
"Senta, le confido un segreto: nessun contadino siciliano ha spremuto un cazzo di mezzo limone in questa bottiglia. So che è difficile da credere, ma è così. In ogni caso lei ha smosso la mia coscienza, guardi".
Si avvicina a una signora esibendo la bottiglia come fosse la Coppa Uefa
"Buondì signora, vuol provare la nuova Cola al Citrato Trisodico? È gratis".
"Gratis? Davvero? Me ne dà due che ho il marito?".
"Signora, con due lo stordisce soltanto, per ammazzarlo ne servono almeno quattro".
E se ne va.
Milano, esterno del supermercato, 33 gradi, oggi.
Ps. Ingredienti della Cola AL GUSTO LIMONE: Acqua, anidride carbonica, colorante E 150d, aromi naturali (inclusa caffeina), edulcoranti ciclammato di sodio, acesulfame K e aspartame, acidificante acido fosforico, correttore di acidità citrato trisodico. Contiene una fonte di Fenilalanina.
Poi dicono che l'alcol faccia male.


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