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Musacchio, Kessiè, Ricardo Rodriguez e André Silva. Quale nuovo acquisto del Milan vi piace di più?
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Editoriale

Juve e il mercato segreto: 2 colpi fatti, N’Zonzi a un passo e… una sorpresa. Milan: la scelta di Donnarumma e i prossimi colpi del “Diavolo che non esiste”. Inter: novità su Lucas e in difesa non c’è solo Rudiger! E il Napoli...

13.06.2017 07:43 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 98651 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. Se state leggendo qui vi interessa il mercato del calcio, al limite la mia salute mentale. Ma forse più il mercato. Oggi facciamo un ripasso sulle formule lessicali utilizzate da tutti noi che discutiamo di acquisti e cessioni.
Se non vi imbattete almeno una volta al giorno in una delle seguenti espressioni/tipologie significa che siete persone con vite interessanti. Beati voi.

Ecco a voi la nostra personalissima top 5 dei fenotipi più presenti al mercato 2017 del calcio chiacchierato

1) “Come vi avevo anticipato”.
La formula “come vi avevo anticipato” è la più utilizzata in almeno 156 Paesi del mondo. Ci sono due generi di giornalisti o esperti che scrivono “come vi avevo anticipato”: A) Quelli che non hanno anticipato una beata mazzafionda e confidano nella scarsa memoria altrui. B) Quelli che hanno anticipato e però temono che la gente pensi “sei uno stronzo che non ha anticipato” e quindi preferiscono ribadirlo. In entrambi i casi vivono male la condizione di “anticipatori”. Io faccio parte di entrambe le categorie.

2) Quelli che copiano il tweet vecchio
Quelli che copiano il tweet vecchio per far vedere che loro “l’avevano detto” sono in genere i meno furbi. Il fatto è che se un giorno fanno vedere che loro “l’avevano detto” e gli altri 31213 giorni no, ti portano clamorosamente a pensare che gli altri giorni “non l’avevano detto”. La versione più incattivita del genere fa riferimento a “quelli che copiano il tweet vecchio altrui” per sputtanarli e dire “avevi scritto una troiata, fallito”. Questi ultimi sono i più fetenti. Io per non sbagliare faccio parte di entrambe le categorie.

3) Quelli della “smitragliata”
Quelli della “smitragliata” sono decisamente i più apprezzabili. Per spiegarvi la tipologia procederemo con un esempio.
Esempio
Giorno 1) Parla l’esperto: “Secondo le mie fonti l’Inter è su: Pluto, Pippo, Paperoga, la Banda Bassotti, Eta Beta, Minnie, Qui di Qui Quo Qua, Ciccio di Nonna Papera, Nonna Papera, Paperinik, Gastone, Paperone, Gamba di Legno, l’Uomo Lupo”.
Giorno 127) Il comunicato ufficiale: “L’Inter rende nota l’acquisizione delle prestazioni dell’Uomo Lupo. Il giocatore Classe 1346 ha firmato un triennale”. L’esperto: “Dell’Uomo Lupo io l’ho detto il giorno 1!”. Quelli della “smitragliata” non vanno confusi con quelli del “Come vi avevo anticipato” (a differenza di questi ultimi sono più sereni: vincono sempre), né con quelli del “tweet vecchio” (difficilmente “ripubblicano” perché sanno che di fianco c’è scritto “Gamba di Legno” e rischiano l’autogol).

4) Quelli del “vaffanculo come salvezza”.
Quelli del “vaffanculo come salvezza” sono temibilissimi e da non sottovalutare. Trattasi di quelli che appena gli fai notare “Mi scusi esperto, ma lei aveva detto che oggi sarebbe successo questo e invece questo non è successo” ti rispondono “eccolo, l’infame, bastardo, pensa te questo, arriva lui a dirmi come devo fare il mio lavoro, ma vai affanculo leone da tastiera”. Quelli del “vaffanculo come salvezza” spesso accompagnano l’espressione “leone da tastiera” o la più recente “webeti”. In questo subdolo modo confondono le acque: all’improvviso non si parla più della loro topica, ma di quanto è stronzo “l’altro”. Quando tu gli rispondi “mi scusi, non volevo essere offensivo” molto probabilmente loro ti hanno già bannato e spedito nell’oblio del web. Questa tecnica deve essere utilizzata con cura, guai ad abusarne, altrimenti poi i bannati si trovano a discutere tra di loro e dicono “minchia che stronzo quello, mi ha bannato”, “Eh, anche a me, è una merda e non sapeva dell’Uomo Lupo”. Ma tu non te ne accorgi perché li hai bannati tutti. Personalmente uso questa tecnica almassimo 5 volte per sessione di mercato, tipo tartufo bianco di Alba.

5) Quelli del “ho le fonti”
Quelli del “ho le fonti” hanno sviluppato la loro tecnica in molti anni e, generalmente, devono averne azzeccata almeno una nel corso dei secoli. Se ne hanno azzeccata almeno una, ci sarà sempre qualcuno che gli ricorderà “tu quella volta dicesti dell’Uomo Lupo prima di tutti! Me lo ricordo!” e loro risponderanno dicendo “se hai una buona fonte…”. Quelli del “ho le fonti” possono osare più degli altri perché hanno sempre la possibilità di buttare la palla in corner.
Esempio
“Sono certo che Paperoga verrà al Milan. Fidatevi”. “E perché dovrei fidarmi?”. “Bello mio, ho le fonti”.
Metti che Paperoga non va al Milan. “Avevi detto che Paperoga sarebbe venuto al Milan!”. “La mia fonte aveva detto così, ma sono le regole del mercato, le cose cambiano…”. Quando quelli del “ho le fonti” sono un po’ sputtanati, in genere abbinano la tecnica del “vaffanculo come salvezza”: “La mia fonte aveva detto così, comunque sei un maleducato, sono qui a farmi il culo per te tutto il giorno! Il lavoro va rispettato! Vaffanculo!”. E ti bannano. Questa doppia-tecnica è molto pericolosa e riservata agli esperti di mercato più scafati. Al momento è l’unica che non ho ancora sperimentato.

Nb. Se anche voi volete diventare esperti di mercato ricordatevi due cose: 1) Non serve neanche la terza media. 2) Iniziate sempre dalla tecnica “smitragliata”, servirà a farvi muovere i primi passi nello straordinario mondo del mercato.

(Questo potpourri di troiate sono state ispirate da uno scritto assai più serio che il mio fido collaboratore Claudio Savelli (@pensavopiovesse) mi ha inviato ieri. Lo trovate in fondo all’editoriale).

QUI INTER

L’allarme rosso è risuonato e, francamente, non ha ragione di esistere. In molti, troppi, non si concentrano su “quel che sta facendo il club nerazzurro”, bensì su “quel che non sta facendo rispetto al Milan”. Se il vostro assunto è “due club della stessa città sono grandezze inversamente proporzionali” (più lavora bene una, meno lavora bene l’altra), allora fermatevi qui: avete vinto. Se invece siete convinti che l’Inter sia un club autonomo, allora abbiate fede: i nerazzurri sanno quello che fanno.
Il mercato non è una finale olimpica dei 100 metri, semmai somiglia più a un tremila siepi: devi ovviamente correre come bestia, ma devi soprattutto utilizzare la tua strategia, che prescinde da quella degli altri.
Ora, detto che la similitudine con i 3000 siepi è venuta una cagata, la situazione del club è assai più chiara di quel che possa sembrare. Certe cose sono state dette e ridette, ma c’è chi ancora non le ha assimilate, ergo, ribadiamo:
1) Entro il 30 giugno il club deve rientrare di 30 milioni.
2) Il “problema con l’Uefa” non dipende da Zhang, ma da chi c’era prima di lui.
3) Il giocatore incaricato per risolvere il “problema” non è “per forza Perisic”, ma sul croato ci sono due certezze: A) Ha mercato, un compratore, e può portare una grossa plusvalenza. B) Vuole lasciare Milano ed è stato molto chiaro a proposito. Altro possibile uscente è Kondogbia: in Ligue 1 continua ad avere pretendenti, ma in quel caso la plusvalenza sarebbe utopia.
4) Nel frattempo l’Inter lavora al mercato in entrata (non è vietato), ma senza fretta. A) Dalbert è affare caldissimo: l’intesa con il giocatore c’è, il Nizza fa resistenza sulle cifre ma è solo questione di tempo. B) Col Psg si è riparlato di Lucas Moura, ma “chiacchiera” non significa trattativa (e infatti non c’è trattativa). C) Rudiger è uno dei centrali difensivi valutati dal club, ma assolutamente non l’unico. D) Bernardeschi è fuori dai parametri dei nerazzurri: ad oggi non esiste una trattativa. E) Eder non andrà via: Spalletti e il club lo ritengono fondamentale per far capire agli “altri” cosa significhi “spirito d’appartenenza”.

Per il resto c’è chi ragiona sulle prime parole di Spalletti, tecnico entrante.
È stato bravo, diretto, chiaro, “carismatico”? Sì, lo è stato: conterà nulla, ma è meglio di niente.
Quando ha parlato di “primedonne” ce l’aveva con Icardi o con la compagna chiapputa? No, ma è normale che venissero a galla quelli che “tra tecnico e capitano i rapporti saranno complicati, è certo”.
Spalletti chiederà una tonnellata di giocatori o “pochi ma buoni”? La sensazione è che si procederà per la seconda strada, la più logica tra l’altro: tre, massimo quattro giocatori di prima fascia nella speranza che le “delusioni 2016/2017” si riscattino.
È tutto ciò deprimente? Solo e soltanto se pensate che “comprare tutto” sia la soluzione. Beh, spesso e volentieri non lo è.

QUI MILAN

Oggi dobbiamo dare brutte notizie ai tifosi del Milan, in fondo non poteva durare a lungo. Signori, André Silva non è un giocatore del Diavolo. E sapete perché? Perché non esiste. A voi sembra che abbia detto “ciao, viva il Milan”, ma non è così. La verità è che André Silva in realtà è una banconota da cento euro travestita da calciatore portoghese, un capitale di rientro. Di quelli di Silvio, ovvio.
Dobbiamo essere ancora più severi, portate pazienza: avete presente Rodriguez, quello del Wolfsburg che avete visto l’altro giorno? Non è lui, ma un figurante, un cinese molto alto che si è prestato per recitare la commedia. Verrà pagato con dei capitali di rientro, ovviamente. E Musacchio? E Kessié? Non esistono e comunque se esistono sono destinati a tornare ai rispettivi club. Sapete perché? Il Milan ha circuìto il Villarreal e l’Atalanta, gli ha fatto credere che daranno dei soldi, dei milioni, e quelli ci sono cascati. Ma presto rinsaviranno e chiederanno indietro i loro giocatori, a meno che non arrivino altri capitali di rientro, cosa tra l’altro possibile.
Avete presente Fassone e Mirabelli? Sapete perché Mirabelli è stato assoldato? Perché è bravo? Non scherziamo. Mirabelli è corpulento di suo, ma ultimamente lo è anche di più. Sapete perché? Perché ha trangugiato molti capitali di rientro, è evidente.
Tutte queste cose Donnarumma e il suo agente le hanno capite, per questo tentennano. Oggi daranno la loro risposta al club, forse sarà positiva, forse no, ma c’è già una certezza: la faccenda ha stufato. Si diceva: “Prima di decidere del suo futuro, il portiere deve capire qual è il progetto”. Eccolo il progetto: il Milan ha comprato 4 giocatori, tratta anche Kalinic e non si fermerà (Krychowiak è più di una possibilità, Conti una pista sempre calda). Se tutto questo non basta per convincere il ragazzo, allora significa che c’è altro. E infatti è così: è una banalissima questione di soldi, righe piccole, clausole e cazzivari che probabilmente verrà risolta, ma con un fastidioso ritardo e l’appagamento di un uomo assai panciuto. Quello eccome se esiste.

QUI JUVE

La Juve lavora in silenzio: poche scene, decisioni importanti. Preso Schick, Szczesny quasi (l’ha praticamente annunciato Buffon), con N’Zonzi l’accordo è a un passo (al Siviglia verrà pagata la clausola), mentre Bernardeschi e Douglas Costa (agente a Milano) restano piste vivissime.
È l’atteggiamento di una società che non perde tempo a leccarsi le Euro-ferite, ma reagisce con i fatti. Se lo può permettere (ha i soldi), ma soprattutto si fa forte delle idee. Il tecnico è stato “cementato”, il portiere e capitano non ha atteso l’inizio del campionato per dire “vi dico quel che farò”, ma l’ha chiarito subito: così non si creeranno equivoci.
Basta per dimenticare Cardiff? Ovviamente no, ma è sufficiente per dire che anche l’anno prossimo i bianconeri non molleranno nulla.

QUI NAPOLI

Si può dire che Insigne ha fatto qualcosa di “raro”? Il gol dell’altroieri in Nazionale? Macché, molto di più. A stagione conclusa possiamo decisamente sentenziare: l’eterna promessa napoletana ha fatto il grande salto, Napoli ha un leader vero con i piedi e con la testa. Non era affatto scontato.
Il resto tocca a De Laurentiis: la questione portiere resta in piedi e l’ultima suggestione è Diego Alves del Valencia. Trattasi di suggestione, per l’appunto. La verità è che “la pace” tra patron e Reina sarebbe la soluzione migliore: attendiamo un atto reciproco di buona volontà.

Saluti. Come promesso vi lascio con alcune considerazioni in libertà sul “giornalismo sportivo ai tempi del mercato” del buon Claudio Savelli. Se avete minuti da buttare, fate sapere cosa ne pensate (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com).

Il calciomercato fa schifo, ma non di per sé, perché è sempre il luogo dove i sogni diventano realtà, fa schifo il suo "racconto" perché noi "giornalisti" lo abbiamo reso una tale miseria. È colpa nostra, fottutamente nostra.
Ogni giornale chiede ai suoi redattori almeno una pagina di mercato, proprio perché i desideri dei tifosi sono una benzina, vanno alimentati, gonfiati, sostenuti, ed è giusto che sia così. Ma scrivere o parlare seriamente di mercato, nelle sedi "ufficiali" è diventato difficile, forse impossibile, sicuramente fastidioso. I motivi? Proviamo a catalogarli in pillole.
Primo: i cosiddetti "insiders". Ovvero coloro i quali nell'era dei social si annunciano come giornalisti di mercato, seguendo il semplice e praticissimo iter: mi faccio un profilo Twitter, ci scrivo che lavoro per sticazzinews.com, annuncio di avere le mie "fonti", cinguetto che le mie "fonti" mi hanno soffiato che l'Inter prenderà tal Romualdo a 31,2 milioni più bonus, ma forse il direttore Sabatelli bloccherà l'affare e allora si virerà su Marianovic, ma anche lì dipende dal benestare di patron Zheng, comunque "io ve l'ho detta e dovreste ringraziarmi". Se sono fortunato e ho costruito bene il mio profilo, qualcuno mi ritwitterà, e allora sarò un giornalista di mercato. Lo siete anche voi? E quali sono le vostre "fonti"? Ah già, non si annuncia mai una "fonte", regola numero uno. Che dilettante.
Punto secondo (morale del punto primo): quindi riempiamo pagine dei giornali, trasmissioni, giornate intere parlando del mercato che di fatto è un nulla, un discorso raramente basato sui fatti reali (e quando finalmente i fatti si verificano non ne parliamo, ci insultiamo, ma questo è il punto successivo), che andrebbe pure bene se preso per quello che è, il mercato, ovvero un "cazzeggio" divertente, ma vi prego non cataloghiamolo nel "giornalismo". Il giornalismo è un'altra cosa, e quel poco che ci è rimasto, che ci è concesso, salviamolo, custodiamolo come una reliquia, non etichettiamoci cose che non sono giornalismo per dar loro un aspetto più "serio" di quello che dovrebbero avere.
Terzo, e naturale quesito derivato dal punto secondo: allora i programmi costruiti sul calciomercato non hanno senso? La risposta è sì, hanno senso e ci devono essere, a patto di prenderli (prendersi) poco sul serio. Divertiamoci, non scanniamoci. C'è chi lo sa fare, e chi no, sta al pubblico capirlo.
Punto quarto, ovvero: si può riportare il "calciomercato" dentro il giornalismo? Sì, rendendolo informazione, cultura, e quindi una piccola finestra di confronto, di civiltà. Un esempio pratico, di queste ore: in tutto questo delirio di insulti social riguardo all'acquisto di André Silva da parte del Milan - "nessuno lo sapeva ma io l'ho saputo prima di te e quindi io sono un giornalista e tu sei un giornalaio"- in pochi, forse nessuno, hanno provato a spiegare perché il Milan abbia scelto proprio questo attaccante portoghese, così incatalogabile e "diverso", e non Belotti, Aubameyang, Morata, Diego Costa, tizio e caio. Nessuno - forse qualche giornalista vero sì, ma facciamolo di più, più spesso, facciamolo sempre meglio!- che abbia raccontato questo giocatore, che sembra proprio l'opposto di Bacca, perché più palleggiatore che finalizzatore, più coinvolto nella manovra che negli ultimi metri, e allora forse più utile se affiancato da un'ala che lavora in verticale verso la porta avversaria (Keita? e allora sì che ci interessa, anche qui, sapere "perché" Keita, e non un altro, non più a quanti milioni, e nemmeno chi lo ha saputo prima) piuttosto che una di "raccordo", come lo è già Suso dalla parte opposta (se rimane, e allora, se non dovesse rimanere su chi virerà il Milan?). Nessuno che abbia analizzato l'idea di Montella, condivisa con Fassone e Mirabelli, che evidentemente voleva uno opposto a Bacca perché il suo gioco ha atteso un anno, ma non aspetterà più, perché ogni allenatore se può chiede i giocatori che gli permettono di mettere in pratica l'idea di calcio che ama. Perché alla fine conta il campo, sempre, anche quando il campo è in vacanza e non ne rimane che un riflesso freddo e glaciale, negli hotel dove si parla del mercato.


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