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La Giovane Italia
Editoriale

Juve e la “marottata”: Iniesta non è utopia. Inter: un po’ di chiarezza sui soldi cinesi e la soluzione in vista. Milan: il dilemma Cutrone e “gli attaccanti sbagliati”. Napoli: la mossa di Mino. Italia: il mistero del 4-2-4

05.09.2017 08:21 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 59761 volte
© foto di Alessio Alaimo

Signori, ci sono cose incredibili da raccontare, primizie assolute, altre cose. E cose. E altre cose. Cose. E altre cose. E cose molto importanti. Più altre cose essenziali. E cose. Altre. Cose. E niente, non c’è niente da dire.

Certo, potremmo rompere un po’ i coglioni a Ventura, ma anche chissenefrega. Oppure potremmo parlare degli svincolati: “Ecco gli svincolati che possono salvarvi il culo!”, ma l’hanno già fatto tutti. Oppure potremmo chiedere andati, del resto offesi con estrema e intensa, del cancello a destra. Ciao Moschin.

Non ci viene niente. Riusciamo a pensare solo al Titanic. Domenica Canale 5 ha dato Titanic, un film che hanno visto in pochi. Se per caso vi viene voglia di vederlo per la prima volta, vi agevoliamo la visione con 5 possibili trame alternative alle quali non avete mai pensato.

“Titanic” è:

1) La storia di una band musicale molto fedele ai suoi fan che per mantenere una promessa fatta ai groupies (“Dai, ancora una”) muore annegata.
2) La storia di un pezzo di ghiaccio che si faceva i fatti suoi, viene tamponato da una nave di grandi dimensioni e al momento della constatazione amichevole vince facile (“io il timone non ce l’ho”).
3) La storia di una vecchia stronza che butta un diamante da un chilo nell’oceano invece di portarlo al Compro Oro (sì, ritirano anche i brillocchi).
4) La storia di una donna che tra “amore per il biondino” e “stare più larghi sulla tavola di legno” ha scelto la tavola di legno. In fondo il biondino era anche povero e sai che due maroni a fare “alla romana” tutte le volte.
5) La storia di uno che muore perché all’epoca non c’era Tinder, altrimenti a bordo ne trovava una meglio di quel mezzo cesso (ma al largo forse non c’era campo).

Come vedete non c’è niente da dire.

VENTURA

Ventura ha steccato completamente l’impostazione tattica e la gestione della partita con la Spagna. Oddio, prima del match molti di noi stavano col piedone in due scarpe (“scelta azzardata la sua, ma può essere una buona mossa!”), alla fine invece siamo rapidamente scesi dal carro: “Giocare al Bernabeu con il 4-2-4 è un totale suicidio”. Io – confesso - ho partecipato a questo giuoco meschino, ma in effetti bastava guardare le statistiche per capire che buttar dentro punte “a manciate” aveva poco senso, soprattutto dovendo affrontare la formazione che nell’ultimo decennio ha dimostrato che si può vincere serenamente anche con mezza punta e una buona organizzazione.

Parliamoci chiaro: il 4-2-4 non esiste, è solo un 4-4-2 che “se la tira” con San Marino e Andorra e, invece, “regala” due centrocampisti quando affronta il 95% delle altre nazionali. Stasera, per dire, affrontiamo Israele: non sarà una passeggiata, soprattutto perché ci ostiniamo a “forzare” i nostri azzurri a giocare in ruoli che non gli appartengono. Il ct spagnolo guarda il Real, il Barcellona e sceglie di schierare la sua squadra con attitudine simile. Il nostro la pensa diversamente: “Quante squadre in serie A usano il 4-2-4? Nessuna? Benissimo, lo faccio io”. Dall’esterno, francamente, appare un azzardo.

SUNING

Molti hanno rotto le balle a Suning, che poi è Zhang. Dicono “è uno stronzone perché prima voleva spendere e ora non più”. Una meravigliosa tabella pubblicata dal profilo twitter Pallottole di Calcio mostra la verità (per chi ci crede ovviamente): in Europa esistono dodici club con partecipazione cinese superiore al 50%, tra questi solo il WBA ha “osato” spendere qualche milione (43 tra acquisti e cessioni), l’Inter segue a 28, poi Wolverhampton (17), Birmingham (12) e via via tutte le altre (ultimo l’Aston Villa che ha incassato 15 milioni). Questo significa “difendere Zhang?”. La cosa non mi riguarda. Semmai significa provare a “capire” quello che è successo. Il mercato nerazzurro che in origine prevedeva spese per 50-70 milioni più le cessioni (non 200 come troppi hanno sciaguratamente sbandierato: a giugno 2018 il bilancio deve realmente chiudere in pareggio) è diventato il mercato del “quasi costo zero” per ragioni a noi poco comprensibili. In Cina il governo “impone” e gli imprenditori eseguono, da noi è tutto un po’ più “morbido”.

Tutta questa cosa si può tradurre in “che bello, allora siamo sereni?”. No, è evidente. L’ormai noto Congresso di ottobre ci farà capire se Zhang e gli altri torneranno ad avere mano libera sul mercato o, invece, dovranno inventarsi qualcosa. Le sensazioni sono buone, ma è evidente che pensare di sapere quel che hanno in testa i capoccioni di Pechino è quantomeno arrogante.

Domanda tipica: “Ma anche con il piano originale dei 50-70 milioni, come si poteva puntare a giocatori come Vidal?”. Con la solita formula dei pagamenti rateizzati: 70 milioni sono (più o meno) la cifra che è servita al Milan per sviluppare un mercato da oltre 200 milioni.

Domanda tipica/2: “Perché il Milan cinese ha potuto fare mercato?”. Perché ha utilizzato i quattrini americani del fondo Elliott, gli stessi che hanno permesso a Fassone di completare il closing ed ovviare alla noiosa faccenda “il governo cinese ha messo il veto sulle spese all’estero”.

Tutto questo significa che l’Inter è drammaticamente in pericolo? Per nulla: la proprietà è solida e convinta di quello che vuole fare e la squadra – al netto del difensore centrale “in più” che certamente sarebbe servito – ha un senso e buona qualità.

Chi scrive è un inguaribile ottimista che “non si rende conto”? Può darsi, ma il mercato è (finalmente) chiuso e lamentarsi a questo punto serve davvero a poco.

RAIOLA

Raiola ieri è tornato a parlare. Ha detto cose come “Non sono tutti come Hamsik” e “Mi auguro per Sarri che sia l’ultima stagione a Napoli”. Raiola – è cosa nota – da poco gestisce Insigne, nel recente passato ha avuto problemi per la faccenda El Kaddouri (ceduto) e ancora pensa al capitano dei partenopei che a suo tempo gli disse “grazie, ma io sto bene qui”.

La vogliamo chiamare “azione di disturbo”? Diciamo che siamo di fronte a un grande classico: i club che scelgono di non lavorare con Raiola diventano “nemici” da punzecchiare. Non è una cosa grave, è solo triste.

JUVE-INIESTA

Esiste un “tentativo Iniesta” da parte della Juve? Sì, è concreto e ben studiato. Arrivare al fenomeno spagnolo “a zero” è possibile, nonché specialità di casa-Marotta. Il doppio confronto tra bianconeri e blaugrana in Champions permetterà alle parti di approfondire il discorso, anche se è vero che stiamo ragionando di mercato a cinque giorni dalla chiusura del mercato. Diamoci pace.

CUTRONE

Ci sono giocatori che non riescono ad assorbire il “grande salto” tra Primavera e Prima Squadra, Cutrone sembra stia vivendo all’opposto: gioca con la leggerezza di chi non sente certe pressioni, segna (adesso anche con l’Under) e prova a non essere “meteora da dare in prestito a gennaio”. Dire “al Milan gioca Cutrone e questa è la riprova che il mercato in avanti è stato sbagliato”, scusate, ma è una boiata. Montella ha giocatori all’altezza, Cutrone gioca perché, banalmente, al momento se lo merita. Belotti da solo sarebbe stato meglio di André Silva, Kalinic e Borini messi assieme? Probabilmente sì. Quei tre possono fare meglio di Bacca e Lapadula? Forse. Le certezze, al 5 di settembre, le lasciamo agli altri.

CALCIO A COMO

Concedetemi quattro inutili chiacchiere sulla situazione “calcio a Como”. Per tutta una serie di motivi che non abbiamo voglia di elencare (ma riassumeremo in “quanto è bello il gioco dello scaricabarile”) la questione “calcio a Como” viene trattata con il comodo espediente dell’indignazione: le istituzioni si indignano, gli ex proprietari si indignano, quelli attuali pure, i giornalisti tipo il sottoscritto anche. Tutti si indignano, nessuno fa nulla, i responsabili non esistono e se esistono... si indignano a loro volta.

Fatto sta che siamo andati già lunghi e non vi abbiamo raccontato che l’ex squadra di Serie A, scomparsa dai professionisti perché una tizia ghanese aveva detto “vi riporto nel calcio che conta!” ma poi è sparita, è infine ripartita dalla serie D. Tutta una serie di cordate si sono offerte di rilevare la baracca per poche lire e provare a riportarla a un livello quantomeno accettabile di “decenza”. Un mese e spiccioli dopo, ci ritroviamo con il campionato già iniziato, la cordata vincente che dice “vorremmo far giocare il Como allo Stadio Sinigaglia, ma la gestione dell’impianto costa troppo!”, il Comune che risponde “ma noi ve l’avevamo detto!”, la squadra che perde all’esordio sul campo neutro di Seregno contro la Pro Sesto e, nuovamente, tutta una serie di indignati che all’epoca della serie A avevano anche un senso, ma adesso fanno solo ridere.

Rimangono in definitiva solo i tifosi: gli onorevoli tifosi, dell’onorevole squadra, dell’onorevole città, che nonostante lo schifo si sono abbonati in 600 e vanno avanti per la loro strada come tanti piccoli Don Chisciotte. Mah…

INUTILE RACCONTO

Vi lascio con l’ennesimo inutile racconto di vita vissuta. Una guerra tra generazioni che domenica ho pubblicato sul mio facebook e ci lascia una morale: di fronte alla fame sono tutti stronzi (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com)

Ciao.
Lo so che non credete molto alle cose che mi capitano, ma stamattina sono andato a fare la spesa nel mio posto preferito ed è successa questa cosa abbastanza rara.
Per prima cosa dal numero di presenti pareva di essere all'inferno, girone dei famelici.
"Spesa da rientro", mi sussurra un'addetta assai pallida, con l'occhio a mezz'asta come a dire "stronzi, abbronzati e affamati, statevene a casa vostra".
Ma non è questo il punto. Il punto è che c'era una quantità di gente incredibile e io volevo l'insalata russa.
Dovete sapere che l'insalata russa è la mia passione.
Nei pressi dell'isola "pronti in tavola", tra le olive piccanti e il farro condito, mi accorgo che è rimasta un'unica confezione di prezioso agglomerato. Ben sapendo di non poter affrontare la coda chilometrica alla gastronomia per questioni di "cazzi miei", mi tuffo sul prodotto e lo lancio nel carrello come se fosse un tiro da tre di Belinelli.
Godo come un riccio pakistano, abbandono il carrello e mi allontano per prendere una confezione di focaccine unte, anch'esse molto ambite e in fase di esaurimento.
Torno al carrello.
L'insalata russa non c'è più.
Mi si gela il sangue e vedo il mio clamoroso piano "focaccine ripiene di Gran Biscotto Rovagnati e insalata russa" andare a puttane.
Alzo lo sguardo tipo Piccola Vedetta Lombarda.
Tra la selva di gente e carrelli individuo una confezione di russa molto simile alla mia (anzi, la mia) mal celata sotto una tris di Tonno Rio Mare al naturale.
Mi avvicino.
A due passi dal carrello in atteggiamento come a dire "io non ho fatto un cazzo" c'è lei, una vecchia.
(Ora, molti diranno "si dice anziana, vergognati", ma per me è vecchia. E ladra).
"Mi scusi, dove ha trovato l'insalata russa?".
"Ehm... nella zona insalata russa e altre salse".
"Ma nella zona insalata russa e altre salse non c'è l''insalata russa. Sa perché lo so? Perché è finita e io ho preso l'ultima confezione".
"Buon per lei".
"Buon per lei una fava signora, la mia insalata russa da 2,44 euro è misteriosamente volata nel suo carrello e quindi le possibilità sono 2. 1) L'insalata russa, come i Germani Reali, migra. 2) Lei ha tentato un colpo da maestro perché è ghiotta di russa, ma le è andata male".
Prende tempo, direi circa 5 secondi. Poi esce con una doppietta da grande esperta filibustiera.
1) "Senta, la spesa finché non è pagata è di tutti!".
E io: "Cazzo dice? Cos'è, il far west?".
Poi, alzando la voce in cerca di facile soccorso.
2) "... e comunque ci vuole rispetto per le persone anziane!".
La gente si volta, sento crescere l'imbarazzo, uno grida "viva l'Inter!" ma la tensione è palpabile.
Passano altri 5 lunghi secondi e alla fine trovo un coraggio da leone.
"SIGNORA, LE FACCIO UN PIACERE CHE QUESTO È TUTTO COLESTEROLO!".
Afferro la russa come se fosse l'anello di Gollum, mi giro e me ne vado.
Mentre mi allontano trovo la forza per rincarare la dose: "...e basta con questa cosa del rispetto per gli anziani che vi giocate sempre, altrimenti io chiedo il rispetto per i calvi e quel signore il rispetto per le persone molto basse!". Indico uno alto come un frustino di Dixan che mi guarda come a dire "Ma fatti i cazzi tuoi, no?".
Infine il tizio di prima, a stemperare: "Viva l'Inter!".
Fine.
Qui cucina.
Sto fissando l'insalata russa da due ore. Stasera finirò di "lavorare" a mezzanotte, poi tornerò a casa e la trangugerò secondo i piani prestabiliti.
Avrà il sapore della conquista.


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