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Editoriale

Juve, i piani per risalire. Tevez può tornare, via Zaza. Vrsaljko o Cavanda in difesa. Piace Soriano. Mistero Rugani. Inter, Kondogbia come Melo. Berlusconi vuole Conte, solo la Champions salva Miha

Giornalista professionista e scrittore, editorialista del Quotidiano Sportivo che ha rifondato e diretto per cinque anni. Opinionista radio e tv. Twitter @EnzoBucchioni
16.10.2015 19.48 di Enzo Bucchioni   articolo letto 116846 volte
© foto di Federico De Luca 2014

Inter-Juventus è già una sfida da paura. Non ci credete? E allora provate a fare due conti. Se Mancini non dovesse vincere, l'esercito delle cavallette nerazzurre entrerebbero subito in azione contro il tecnico (per loro) più o meno raccomandato, sulla sua campagna acquisti avallata da Ausilio e amenità del genere. Il pareggio sarebbe il classico e innocuo «vorrei ma non posso».

Allegri, invece, deve solo vincere. Se perde altro terreno diminuiscono le già scarse (per me nulle) possibilità di rientrare nella corsa-scudetto. Ma chi è pronto a giocarsi qualcosa su questa Juve in costruzione e in costrizione ? Il percorso è tormentato e più difficile del previsto, manca la continuità, scarseggia la personalità. Diventerà un'altra grande Juve, ma per ora non la è ancora. Che fare?

Per domenica, finalmente, Allegri potrà contare sul centrocampo disegnato a giugno e nonostante le difficoltà di Pogba e il recupero in corsa di Marchisio (come sta?), con Khedira è comunque tanta roba. Il 3-5-2 rispolverato offre garanzie con Cuadrado double face e la coppia baby Morata-Dybala in attacco. Non felicissimo il momento dei difensori visti anche in nazionale e allora siamo a porre il primo interrogativo: ma Rugani non è proprio da Juve? D'accordo sull'ambientamento, ma a me adesso sembra un oscuramento.

Altri interrogativi se li stanno ponendo anche i dirigenti sia in chiave campionato in caso di rimonta, ma soprattutto in chiave Champions dove la Juve vuole andare più avanti possibile. Morata-Dybala sono fortissimi e hanno grandi margini di miglioramento, ma sono troppo giovani e (soprattutto per il secondo) in certe competizioni l'esperienza è fondamentale. E' vero che tornerà Mandzukic, ma i rimpianti per l'addio di Tevez sono tanti. Troppi.

In attesa del trequartista che non si può prendere a stagione in corso, la scelta deve essere ponderata, all'interno del club bianconero c'è chi pensa a un ritorno dell'Apache. Tevez in Argentina non ha trovato quello che sperava, con il Boca ci sono problemi tecnici ed economici, sei mesi di prestito oneroso potrebbero consentire al giocatore di staccarsi un attimo dall'ambiente per riflettere sul fine carriera argentino e alla Juve di ritrovare un giocatore capace di fare la differenza (con Mandzukic sarebbe una gran coppia) e di aiutare la crescita di Dybala in bianconero con Zaza mandato a giocare per maturare ancora.

Ma la Juve vuole un giocatore diverso anche a centrocampo, un elemento capace di andare senza palla, più fisico, più simile in qualche modo a Vidal. Il sampdoriano Soriano è nel mirino e ci potrebbe stare uno scambio con Sturaro che ha avuto delle difficoltà, naturalmente più conguaglio. Serve anche un esterno destro per le impreviste difficoltà fisiche di Lichtsteiner, Nel 3-5-2 c'è Cuadrado, ma per la difesa a quattro non può bastare Caceres. Ecco allora il pressing sul Sassuolo per Vrsaljko che piace da tempo e la nuova pista che porta in Turchia al Trabzonspor dove è finito l'ex laziale Cavanda, 24 anni, un giocatore di grande corsa che potrebbe far comodo.

Alla sfida di domenica l'Inter arriva con meno dubbi, forse solo quello di avere speso troppo per Kondogbia (35 milioni) che sta rendendo come un normale giovane italiano valutato 3,5. Perché vi meravigliate? Arrivare e giocare nel nostro campionato è una storia sempre difficile, figuriamoci a 22 anni. Forse andava inserito con maggiore cautela, ma le attese su di lui sono tante. Forse troppe. Ricordando una storia juventina, molti si chiedono: sarà un nuovo Felipe Melo? All'Inter toccano ferro, ma domenica il ragazzo potrebbe andare in panchina per favorire proprio l'accoppiata Melo-Medel in mezzo al campo. E poi c'è Perisic. Ancora trequartista? Sarebbe un assurdo. Con Perisic a destra, Icardi in mezzo e Jovetic a sinistra i nerazzurri avrebbero un attacco atomico, ma forse io non capisco di calcio.

Capisco invece che Mihajlovic non è entrato in sintonia con l'ambiente Milan. Pensare che lo ritenevo l'uomo giusto per rimettere a posto uno spogliatoio anarchico, per dare delle regole. Ma troppi, a cominciare da Berlusconi, vogliono mettere bocca sul suo lavoro e allora sta saltando il banco. Domani sera varerà un attacco con Cerci, Bacca e Luiz Adriano? Non credo sia il consiglio giusto per rilanciare il Milan, ma il problema non è l'attacco, bensì il centrocampo. Montolivo è banale e lento, De Jong è da rottura e basta, il terzo è Kucka. E Bertolacci pagato 20 milioni? E Bonaventura, il migliore l'anno scorso? E Honda punito per l'intervista contro i programmi del Milan? Quando tornerà Menez che succederà? Anche facendo solo dei nomi, si vede come questa sia una squadra costruita male. A gennaio quasi sicuramente arriverà dalla Russia quel Witsel perso in estate, un faro in mezzo al campo, e c'è chi vuole inserirsi nella corsa a Tevez (ma a cosa serve con tutti questi attaccanti ?), ma il povero Miha deve comunque trovare una soluzione in fretta per salvare la panchina e salvarsi dal tornando Berlusconi. Comunque vada, alla fine solo il terzo posto potrà placare il presidente.

A proposito, sempre lui ha ribadito ai suoi che prima o poi vuole Conte sulla panchina del Milan. Per Berlusconi il Ct è l'unico allenatore in giro oggi capace di trasformare una squadra, di dare qualcosa in più. L'offerta già accettata da Conte nella primavera del 2014 (cinque milioni per tre anni più villa sul lago di Como) andò all'aria per il no della Juventus, ma è probabile che questa volta si chiuda e presto.

Ho scritto da tempo e durante le due partite della nazionale vedo che ci stanno arrivando in tanti, che Conte ha deciso di andar via dopo l'Europeo. Lo ha confidato ad amici, ha voglia di tornare in un club, ritiene esaltante, ma chiusa questa esperienza. Proverà a vincere l'Europeo perché lui è uno che non molla mai niente, ma poi andrà via. Il Milan ha già bussato, ma visto che Guardiola andrà al City e Ancelotti al Bayern, non è detto che non arrivino offerte pure dal Barcellona ( Luis Enrique ha le sue grane), dal Manchester United o dal Psg. In Italia c'è anche la Roma che sta alla finestra non proprio sicura che per Garcia questa possa essere la stagione della consacrazione e quindi della vittoria.

Sempre a proposito di grandi sfide e di panchine, domenica c'è pure Napoli-Fiorentina, due squadre guidate alla grande da Sarri e Sousa.

Qualcuno in settimana ha accostato il tecnico toscano alla viola, ma confermo che l'estate scorsa non c'è stato alcun contatto diretto. La verità è un'altra: solo Milan prima e Napoli poi si sono fatte sotto.

E' anche vero però che Sarri, come tutti gli allenatori toscani, ha sperato che la Fiorentina si accorgesse di lui in qualche modo. Niente. Anche nel calcio, per Spalletti, Mazzarri e ora Sarri il profeta in patria non esiste. E del resto con questo Sousa non c'è neppure il tempo per i rimpianti.


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