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Editoriale

Juve-Inter: Andrea, il grande assente Deulofeu: peccato per Rabiot e Pjaca Sosa: M'Vila e Felipe Melo Radja: l'odio, no! Bernabeu: forza Napoli!

11.02.2017 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 24895 volte

Non è un derby, c'è qualcosa di molto più acre. Lo sappiamo per esperienza, ad esempio fra Milan e Inter: dopo un derby vero, gli sbertucciamenti e le frecciate durano al massimo 24 ore. Quella fra Juventus e Inter è ben altro, è un guanto si sfida di potere. La posta in palio non è il fischio o il non fischio di Rizzoli: le due potenze si stanno annusando, si stanno pesando. La Juventus avverte l'assalto, economico e politico, poi di conseguenza tecnico e sportivo, dell'Inter al suo trono, al suo ciclo. E reagisce. L'1-0 di Cuadrado nello scontro diretto con tutti gli annessi e connessi, arriva dopo il Berardi bloccato dalla Juve perchè non andasse all'Inter e dopo il Gagliardini sottratto dall'Inter all'offensiva bianconera. Quei duelli di mercato erano stati della stessa pasta del post Juventus Stadium che ha avuto tutti i connotati della "guerra" sportiva di successione. Sono stati usati i Canali tematici dei due Club, soprattutto uno per la verità, come staffette per la consegna di materiale scottante, hanno parlato i generali, si sono redatti, lo ha fatto ad esempio molto bene l'Inter, i relativi bollettini. In sintesi? Dopo il magistrale intervento di Mario Sconcerti sul Corriere della Sera, a noi poveri mortali restano le frattaglie. Ma ci proviamo. Fronte Juventus: il silenzio assordante di Andrea Agnelli. Ha parlato Marotta e, per dargli ragione, è intervenuto John Elkann anche andando oltre. Sulla vicenda sportiva politicamente più pesante della stagione, non sono agli atti virgolettati di Andrea. Se la questione avesse riguardato il presidente della Juventus, tranquilli, il comunicato dell'Inter avrebbe ricevuto una adeguata risposta. Fronte Inter: il comunicato, nella stesura, è impeccabile. Ma non racconta la pura e semplice verità. Alla fine della partita, da Pioli (che dopo il Damato di Inter-Fiorentina aveva dichiarato che lui non commenta gli episodi arbitrali...) al Sito, al Canale, l'Inter si è battuta a 360 gradi. Ne è conseguenza che se tutti i sommovimenti sono sull'arbitraggio di Juventus-Inter, chi ci va di mezzo non è soltanto l'arbitro come compartimento stagno, ma anche l'avversario. Lo abbiamo visto anche noi che l'Inter ha fatto, per 30-35 minuti, una buona gara a Torino. Il problema è che l'Inter stessa se ne è ricordata il giovedì sera. Nei giorni precedenti, aveva lavorato per tutt'altro e aveva pensato a tutt'altro.

Eravamo certi che, fra una portata e l'altra, qualcuno avrebbe dovuto rimangiarsi le ironie su Deulofeu. E non serve l'impiegato delle poste Pasalic per recapitare pensierini fin troppo scontati. A quelli ci pensa direttamente lui, imbucandoli direttamente nelle porte di Doha e di Bologna. L'unico piccolo particolare è che non pensavamo che Deulofeu avrebbe fatto così in fretta. Ritenevamo che avrebbe avuto bisogno del giusto rodaggio dopo le poche partite giocate all'Everton, invece l'infortunio di Bonaventura ha accelerato le cose. La verità è che Deulofeu, che speriamo non sia l'ultimo della storia del Milan e del calcio italiano, acuisce il rimpianto. Il giocatore è stato nominato per la prima volta da Rocco Maiorino a Milan TV, in tempi non sospetti, il 2 Dicembre del 2016 alla vigilia di Milan-Crotone, in un programma del Canale. Segno che il pensiero c'era già. Il buon Rocco sta aggiungendo Delo a Suso. Il peccato è che Suso, per colpe non sue, sia esploso un po' tardi. Perchè se fosse stato impiegato subito e se fosse stato brillante subito, il Milan nell'estate 2015, ecco il rimpianto, sarebbe andato con più forza e convinzione su Marco Pjaca (visto e segnalato prima di tutti) un anno prima dell'Europeo, invece di prendere Luiz Adriano che appariva come un colpo sicuro e pronto subito rispetto al giovane da far crescere. E magari la stessa cosa sarebbe accaduta per Rabiot, altro pallino del ds rossonero.

Ci spiace che il buon Fabrizio Biasin si sia riconosciuto nel nostro ritratto di una settimana fa sull'interista, ehm, non arrabbiarti Fabri tanto poi ha pareggiato il Cesena, ebbene sì un po' moggiano. Tirandosi dietro su twitter, in questo senso, qualche gaglioffo da tastiera. Non è un problema, Fabrizio fa con originalità e intensità il suo lavoro. Il problema è un altro. Sono quei, non tutti, alcuni, tifosi del Milan che cadono nel tranello e non capiscono il gioco delle parti. Qui non si tratta, come può "pensare" il primo profilo twitter che passa con i suoi baffi finti e anonimi sulla strada sterrata della rete, di difendere Sosa. Perchè il buon Biasin in casa sua difende, tutela e definisce intelligenti gli acquisti di M'Vila e Felipe Melo. In casa rossonera, da buon avversario, invece dileggia Sosa. Ma dal momento che Sosa, che non sverna ed è un buonissimo professionista, è molto meglio di M'Vila e non ha nulla da invidiare a Felipe Melo, ed è anche costato meno rispetto ai due suddetti sommati fra loro, sarebbe bene che chi ci casca si accorgesse almeno che ci sta cascando. E' chiaro che Sosa non è la scienza infusa del calcio, ma visto che oggi con 7 milioni e mezzo prendi una coscia di Caldara, ti tieni le sue dignitose prestazioni contro Torino, Napoli e Sampdoria, anche se in queste tre gare il Milan ha vinto solo contro i granata. Tanto poi la vita continua.

Un piccolo pensiero per Radja Nainggolan: via quella parola. Odio. Pessima, ingiusta, violenta. Tutti noi che siamo qui ad arrabbiarci per una passione, a dire la nostra, a cercarci anche le sfide con gli avversari, lo facciamo perchè sappiamo bene che nella nostra dimensione di appassionati di calcio e di cacciatori delle emozioni del calcio, c'è solo una componente fondamentale: l'avversario. Senza l'avversario, crolla tutto. Muore il calcio, si sfonda il teatrino. Demonizzarlo, significa rischiare di negare il confronto. E senza il confronto, niente sport, niente tv, niente ingaggi, visto che al di là dei colori delle maglie, anche Nainggolan ci tiene. Il belga è un grandissimo giocatore, ma quella brutta parola, odio, lo ridimensiona.

E' la prima volta che dopo il Milan di Sacchi, lasciando stare picchi di gioco che non c'entrano assolutamente nulla, il calcio italiano torna al Santiago Bernabeu con una importante proposta innovativa di calcio. Al di là dell'adrenalina delle singole partite, che vale per tutti e che va compresa e per quanto possibile accettata, non si può non essere orgogliosi come italiani del Napoli di Sarri. Non sarà mai, proprio per picchi di gioco e per qualità dei campioni, il Milan di Sacchi. Ma per principi e organizzazione di gioco, sì. E quando si va, a testa alta, sorretti da grandi conoscenze, nello stadio numero uno del calcio mondiale, è un successo storico a prescindere. Al Bernabeu, dopo il Milan di Sacchi, ci è tornata la Juventus con l'applauditissimo Del Piero, qualche apparizione anche significativa della Roma di Totti, la stessa Juventus in Semifinale del 2015, ma il Napoli è il Napoli. Gioca meravigliosamente come squadra e naviga nel ritorno al futuro. Al Bernabeu da italiani: forza Napoli!

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