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Editoriale

Juve: l'errore di Allegri e la certezza sul suo futuro! Napoli: la mossa segreta di Sarri verso il big match. Inter, c'è una verità dietro ai guai di Mancini. Milan: Miha vittima di una decisione, ecco quale

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
09.02.2016 07:51 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 84011 volte
© foto di Federico De Luca

Antefatto. 1) Questo editoriale sarà molto più "veloce" del solito poiché un ragazzo in settimana mi ha avvisato: "Se vuoi essere "giovane" e moderno devi essere più stringato. Sul web il linguaggio deve essere più "smart". Tu sei prolisso". Ci ho riflettuto. Ha ragione. Sarò più "smart". 2) In questo editoriale utilizzerò spesso il termine "poiché", poiché ho notato che non l'ho mai fatto nei 43243 editoriali precedenti, il ché non è giusto per gli amanti del "poiché".

Andiamo ben spediti. Op op op. Che qui nessuno ha tempo da perdere.

Tre cose più o meno importanti che caratterizzano la settimana appena iniziata:

1)      È carnevale.

2)      Inizia Sanremo.

3)      È la settimana di Juve-Napoli.

Partiamo dal carnevale poiché lo odio.

Cinque cose/oggetti/usanze disumane che spuntano solo a carnevale.

1)      Lo strazio dei bambini costretti a indossare agghiaccianti vestiti in acrilico, quelli che una volta confezionava nonna e ora invece compri dai cinesi a 9,90. Vestiti di carnevale da Chubecca, Batman cinese, Violetta, Violetta cinese, Higuain, Don Matteo, Tina Cipollari. Vestiti che umiliano il piccino, che inconsapevole (poiché piccino) dice "uh che bello il vestito del carnevale" ma da grande dovrà fare i conti con agghiaccianti foto che lo ritraggono con un microfono di cartapesta in mano e due amichetti ai lati a interpretare i tre de "Il Volo". Clamorosi in particolare i pruriti causati dall'acrilico, con bambini che si grattano moltissimo, prendono freddi bestiali e, tornati a casa dalla festa in maschera, toccano quota 100 o anche 102 di febbre.

2)      I coriandoli. Chi ha inventato i coriandoli doveva essere proprio uno stronzo. Più stronzo di chi ha inventato i coriandoli è l'amico tuo che ti infila una manciata di coriandoli nelle mutande "per fare uno scherzo". I bimbi che subiscono la combo "Vestito in acrilico-coriandolo nelle mutande" arrivano anche a 107 di febbre.

3)      La schiuma da barba usata per imbrattare cose a caso, poiché "a carnevale ogni scherzo vale". Ogni scherzo vale, ma che vi venisse il cimurro a voi imbrattatori della malora. Sappiate che a 18 anni chi scrive aveva i capelli tipo Willis della nota serie anni 80 "Il mio amico Arnold". Un bel giorno durante il tipico "agguato della festa di carnevale" lo scrivente venne cosparso di schiuma, soprattutto in testa, e da "Willis" si trasformò in "Bisio" nel breve volgere di sei mesi. State molto attenti alla schiuma, in particolare se siete piccini e indossate un vestito in acrilico cosparso di coriandoli: tornerete a casa con febbri che sfiorano anche i 110 gradi e molti meno capelli.

4)      Le fialette puzzolenti. Chi ha inventato le fialette puzzolenti dovrebbe finire in carcere. Purtroppo in Italia ora hanno depenalizzato persino la guida senza patente per cui restiamo scettici sulla possibilità di vedere dietro alle sbarre gli spacciatori di siffatti concentrati di uovo marcio acquistabili persino in cartoleria. Poiché "a carnevale ogni scherzo vale" molti acquistano queste fialette e le buttano ovunque a creare un merdaio colossale. Non vi dico cosa accade se la fialetta finisce nel vestito da Chubecca del piccino coi coriandoli e la schiuma. Molto spesso i genitori di questi giovani sfortunati abbandonano il bambino in piazza Duomo.

5)      Le chiacchere/o frappe/o bugie/o tortelli. Ognuno le chiama come gli pare, ma il punto è un altro. C'è solo una cosa buona del carnevale: le chiacchere. Perché a fine carnevale scompaiono? A quale lobby dà fastidio lo smercio di chiacchiere - chessò - a ferragosto? Son misteri che riguardano anche il panettone, per dire, o il tartufone Motta. Per combattere questa ingiustizia il sottoscritto ha conservato quattro pandori dallo scorso Natale. Così mia mamma, in visita all'ora della merenda: "Ma mangi il pandoro? Ma sei matto? Siamo a febbraio". E io: "Cazzo vuol dire? È vietato?". E lei: "Ti faccio notare che hai ancora l'albero di Natale". E io: "Cazzo vuol dire, è vietato?". E lei: "Ti ho portato le foto da bambino di quando a carnevale ti vestivo da Orso Yoghi, ora lo chiamano Chubecca, non so perché...". Odio il carnevale.

Ma veniamo al calcio poiché è meglio.

Siamo nella settimana della partita delle partite, tutti ne parlano, ognuno snocciola le sue statistiche: 14 partite vinte di fila di qua, 8 di là, Pipita in gol da sei gare, Dybala straordinario, Allegri e Sarri meravigliosi, inizio difficile per entrambe e ora vanno come lippe bla bla bla. Tutto vero, ma viene anche un filo di orchite a pensare che da qui a sabato taluni scimuniti prenderanno a pretesto la partita di pallone per tirare in mezzo le solite questioni Nord-Sud e quindi "loro sono favoriti dal Palazzo, tira un vento strano, se arbitra questo è perché vogliono far vincere la Juve, se arbitra quell'altro occhio che ha una zia di Castellamare". Non possiamo farci niente, così va dalle nostre parti (in realtà non solo in Italia, ma è bello credere di avere l'esclusiva).

Per evitare di essere troppo noiosi e inutilmente "lunghi" evitiamo i soliti complimenti ad Allegri e badiamo al sodo. Mister Max per una volta ha sbagliato, schierare Chiellini a Frosinone è stato un azzardo mal calcolato. La stagione dei 40 infortuni doveva già far suonare il campanello d'allarme: inutile rischiare Giorgione nella partita contro il terzo peggior attacco della Serie A. Poteva e doveva giocare Rugani, ma evidentemente l'allenatore maestro nella gestione dei giovani e dei nuovi acquisti continua ad avere qualche remora nei confronti dell'ex Empoli. In ogni caso, la gestione delle emergenze del solito Allegri deve essere di esempio a molti colleghi: mai una scusa, mai un "eh, sul mercato dovevano prendermi Tizio e Caio", mai un "oddio e ora come facciamo". Allegri guarda avanti e ben fa: un "vincente" si riconosce anche dalle sue dichiarazioni, soprattutto se allena una squadra dove vincere non è "bello" è "obbligatorio".

Capitolo panchina: chi scrive può garantire che nonostante le balle inglesi, mai un'offerta è pervenuta a mister Max, né c'è stato un qualsivoglia abboccamento, men che meno da parte del Chelsea di Abramovich. Questo non significa che certamente Allegri resterà sulla panchina della Signora anche la prossima stagione perché tutto è rimandato a tra un paio di mesi o poco meno. Totale: leggere i tabloid è bene, non fidarsi dei tabloid è meglio.

Sull'altra panchina, ribolle Sarri. Il suo Napoli fa sognare, ma allo Stadium sarà dura, durissima. Già un pareggio avrebbe il sapore dell'impresa, eppure il mister degli azzurri fa bene a dire che non si accontenterebbe di una X. Il suo Napoli è e deve essere così: ambizioso, coraggioso, ma allo stesso tempo cosciente dei propri limiti. Dietro le polemiche su soldi e fatturati, c'è la coscienza che un'eventuale serata negativa allo Stadium potrebbe condizionare l'ambiente partenopeo. Invece il campionato è lungo, la Signora ha la Champions da giocare e fisiologicamente non potrà vincerle tutte da qui alla fine del campionato. L'importante è che il Napoli mantenga equilibrio e incoscienza. I paragoni ormai si sprecano: Higuain come Maradona, Sarri meglio di Bianchi. Tutto parla di scudetto sul Golfo, chi non deve farlo è proprio l'ex mister dell'Empoli.

Qui Inter, ovvero la corazzata che non c'è più. C'era una squadra che segnava poco e incassava zero, ora la difesa dei nerazzurri è terra di conquista. Forse ha ragione Mancini ("quattro o cinque sono entrati col cuscino"), ma non è più tempo di giocare allo scaricabarile. Mister Roberto sembra essere troppo concentrato su se stesso e meno sulla squadra, difende il suo orticello con molta più grinta di quanta ce ne mettano i suoi difensori, ma i risultati sono gli stesi: pessimi. Badate bene: qui non stiamo giudicando l'uomo - per molti Mancini è antipatico e lo sarà sempre - ma l'allenatore. La partita di Verona si deve vincere: stop. Per quale motivo? Semplice, perché giochi contro l'ultima in classifica per distacco, non serve aggiungere altro, è inutile dire "in A tutte le partite sono difficili" perché non è vero: ci sono partite difficili, altre quasi impossibili, e altre ancora abbordabili. Quella con la squadra ultima in classifica è quantomeno "abbordabile". Se per caso non riesci a fare tre punti - oh, può capitare - allora a quel punto devi andare in conferenza e magari evitare di tirar fuori "cuscini", arbitri e balle varie a prescindere dai torti e dalle ragioni, altrimenti risulterai sempre meno credibile agli occhi di chi ti ascolta e, soprattutto, dei tuoi stessi giocatori. Perdere un colpo ci sta, pareggiare con Verona, Carpi e Atalanta in meno di un mese no, soprattutto se il tuo obiettivo è il terzo posto. Conclusione: nulla è perduto a patto che Mancini decida di mettere da parte se stesso e scenda al livello dei suoi giocatori. Restare sull'altare degli intoccabili perché "lui è il Mancio", e "in Inghilterra come si stava bene", e "gli arbitri cattivi", e tutta un'altra serie di polemiche inutili non aiuterà lui e, soprattutto, la sua squadra. Che viene prima di tutto. 

Dall'altra parte del Naviglio, a una settimana dal derby, si è un po' sopito l'entusiasmo dopo una settimana di successi strameritati. Il pari con l'Udinese spezza la rimonta e riapre vecchi discorsi che si credevano chiusi. Il problema questa volta è diverso: la squadra ha giocato bene, a tratti anche molto bene, ma alla fine ha perso una chance d'oro per avvicinare il terzo posto. Ha faticato il Diavolo, ma non per colpa del suo allenatore bensì per mancanza di qualità. L'assenza di Bonaventura ha messo in mostra in un attimo tutti i guai della rosa del Milan, che gli infortuni di Kucka e Niang non faranno che acuire nei prossimi turni. La filosofia "se le cose vanno bene allora arrivano i rinforzi, altrimenti ciccia" si è rivelata sbagliata una volta di più. I rossoneri avevano già dato bei segnali a inizio anno, ma avevano bisogno come manna dal cielo di innesti a gennaio per completare una rosa costruita con poca logica. Ieri Sinisa - che con la semplicità ha dato un senso alla sua rosa - si sarebbe accontentato persino di avere in panchina Cerci, mentre s'è trovato costretto a dirottare Kucka sulla fascia e poi a mettere dentro il solito indolente Balotelli per consentire lo spostamento di Niang. Troppo poco - numericamente - per una squadra che sogna l'impresa Champions. L'assenza prolungata di Luiz Adriano dopo il rientro dalla Cina fa sospettare che il mercato in uscita del Diavolo non sia finito, Balotelli e Boateng sembrano lontani dalla forma migliore, Menez presto tornerà ma vai a capire in che condizioni. E allora, scusate, il discorso è sempre lo stesso: il mercato di gennaio non è stato un mercato di rafforzamento, tutt'altro, e dire "ci crediamo perché anche le altre vanno piano" è un po' come quando si tornava a casa dopo aver preso 4 in matematica e si diceva alla mamma "sì però anche il miei compagni di banco Luca e Giorgio hanno preso 4". Mia mamma mi prendeva a calci nel sedere lo stesso... 

Saluti. Si è fatto tardi. Mi premeva fare tutto un ragionamento su Sanremo, sul fatto che ci mancano molto  Pippo Baudo, Cavallo Pazzo, la Brunetta dei Ricchi e Poveri, Toto Cutugno, i Jalisse, ma non c'è tempo. Soprattutto volevamo dire la nostra su Carlo Conti che dice "Sabato sera guardate Sanremo e registrate Juve-Napoli poiché Sanremo è Sanremo". Carlè, così a naso mi sa che all'Ariston sabato sera rischi il clamoroso effetto "Corazzata Potemkin" (" Si diceva che l'Italia stava vincendo per 20 a 0 e che aveva segnato anche Zoff. Di testa. Su calcio d'angolo...". cit. "Il secondo tragico Fantozzi").

Twitter: @FBiasin, @ilsensodelgol 


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