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Editoriale

Juve: l'ora del Barça e la scelta (imprevedibile) di Allegri. Inter: il giusto processo, un responsabile e troppi "infiltrati". Milan, ecco il closing: ci sono 10 cose da dire (e 4 arrivi dal mercato...). Napoli: ma Insigne?

11.04.2017 08:14 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 38222 volte
© foto di Alessio Alaimo

Eccoci. A un paio di mesi di distanza mi tocca riproporre “l’angolo delle markette”, ovvero “fatevi pubblicità aggratis alla faccia di Tmw”, ché in tempi di magra tutto fa brodo.

1) Partiamo con Andrea Negro, cantautore contemporaneo.
Dunque, Andrea Negro mi scrive da mesi. Il suo ultimo album, L’Alieno, è una bellezza, ovviamente lo scriverei anche se non lo pensassi. Trovate il singolo a questo link: http://www.deezer.com/album/14247282
Dialogo con Andrea Negro. Due mesi fa: “Ciao Fabrizio, faresti una recensione a L’Alieno?”. Io: “Ok, vai tranquillo”. Un mese fa: “Avevi promesso, fai ‘sta cazzo di recensione?”. Io: “Giuro”. Settimana scorsa: “Ooooooohhhh infame, la recensione!”. E quindi ecco qui il singolo.
Non giudico perché io di musica (come di calcio del resto) non capisco una fava, ma lascio a voi.
Ps. Le parolacce ovviamente le ho aggiunte io.

2) Fra Luca Santato
Fra Luca Santato è un missionario, una persona seria. Non mi ha chiesto assolutamente nulla, diciamo che per una volta sono io che provo a fare qualcosa di utile.
Mi ha scritto così:

“Carissimo signor Fabrizio Biasin,
sono un frate cappuccino missionario in Mozambico, le scrivo per ringraziarla del suo editoriale che settimanalmente leggo sul sito Tuttomercatoweb.
Vivendo in Africa ho praticamente perso gran parte dei miei appuntamenti sportivi visto che il calcio mi è sempre piaciuto fin da piccolo, ma volentieri leggo il suo articolo per aggiornarmi con la sua ironia e puntualità sulle vicende calcistiche italiane, ogni tanto riesco a trovare qualche video su youtube dove si raccontano le puntate del programma calcistico dove anche lei è ospite.
Io personalmente tifo per la Juventus ma mi è sempre piaciuto tutto il calcio. La ringrazio perché leggere ciò che scrive è un modo per sentirmi più vicino all'Italia.
Arrivederci e scusi del disturbo.
Fra Luca Santato, frate cappuccino italiano originario di Verona.

Gli ho detto, come un pirla: “Grande Fra, dimmi come butta in Mozambico!”. E lui, tra le altre cose, mi ha risposto così: “Lo Stato del Mozambico è grande tre volte l’Italia, è un Paese molto povero e si sta lasciando alle spalle una guerra civile molto sanguinosa. Tra i vari lavori che cerco di svolgere qui c'è quello degli orfanotrofi. Purtroppo troppi bambini orfani o abbandonati in condizioni di salute molto gravi tipo già piccolini con l'Aids. Ora vivo nella città di Quelimane, è il capoluogo della Zambesia. Ma dalla settimana prossima andrò a vivere a Milange al confine con il Malawi. Anche lì noi frati teniamo un orfanotrofio e un scuola agraria per i ragazzi del posto. Ti aggiornerò volentieri anche con foto.

E io: "Fra, caccia il link di un sito che magari qualcuno si interessa e vi dà una mano".
E lui: "Non ce l'abbiamo".
Cioè, capite? In un mondo dove il "numero verde" non si nega a nessuno questi sono talmente "sani" che non provano neanche a chiedere un euro.
Troveremo il modo

3) Carlo Tinanzi
Carlo: “Posso mandarti una lettera per Suning?”.
Io: “Prego, ma io mica lo conosco”.
Carlo: “Basta che la pubblichi”.
Io: “Va bene, non mettere parolacce però”.
Carlo: “Caro Suning, avevi detto che riportavi l’Inter nel mondo. E io vedo ancora Nagatomo. Caro Suning non dire le cazzate. Caro Suning avevi detto che vincevamo tutto e abbiamo perso a Crotone. Non mi prendere per il culo Suning, perché io pago il biglietto e ho l’abbonamento delle televisioni a pagamento. Pioli è un provinciale. Basta con i Santon e questi, prendi i campioni. Devi fare il repulisti, altrimenti non andremo d’accordo. Caro Suning, se io comando all’Inter vedi come trottano al derby. Con immutata stima”.

Ha mantenuto la promessa: niente parolacce.

QUI INTER

È tutto uno schifo, mi pare evidente. Ma è molto facile anche ottenere consenso: basta scrivere, appunto, “è tutto uno schifo”. Fanno schifo i giocatori che non si impegnano, l’allenatore che non li stimola, i dirigenti che non c’hanno capito niente.
Lo scrivono in tanti, anzi, quasi tutti, e quindi è certamente così.
Fanno schifo tutti, anche io. Io che quando (raramente) si vince me la tiro assai e “ABBIAMO vinto” e quando invece si perde “SONO tutti stronzi”. Molto comodo.
Comodo anche limitarsi ad analizzare il “giorno prima” e dimenticarsi quello che si diceva/scriveva anche solo un mese fa. Dopo il 7-1 all’Atalanta erano tutti belli e bravi, da confermare e baciare. Oggi sono tutti da rinchiudere, uno soprattutto: Pioli.
È normale, funziona così da che mondo e mondo, e infatti non ci si deve stupire. Le sconfitte con Samp e Crotone non si possono e non si devono dimenticare, l’atteggiamento della squadra neppure, e il processo è cosa buona e giusta. Ma, forse, bisognerebbe guardare le cose “a più ampio raggio”: il peccato originale di questa maledetta stagione non è stato commesso allo “Scida” di Crotone, semmai l’estate scorsa. Società ed ex tecnico, per un milione di motivi e reciproche responsabilità, decidono di temporeggiare e così facendo mettono una zavorra enorme alla stagione: mentre gli altri rifiniscono la preparazione, l’Inter sceglie il nuovo allenatore.

Il resto sono (soprattutto) “conseguenze” che a suo tempo hanno impedito a De Boer di organizzare il suo lavoro (magari con un mercato diverso) e oggi non permettono a Pioli di vivere con meno isterismo il momento difficile.
Pioli ben lo sapeva: doveva essere perfetto per evitare il massacro, è stato solo “bravino”.
Ora parte la caccia alle streghe: c’è chi dice che almeno 7 tecnici siano in lizza per la panchina, c’è chi giura che lo spogliatoio sia diviso tra “clan degli italiani” e "altri" (il clan degli italiani! Un inedito clamoroso!), c’è chi vuole la testa di Ausilio, chi quella di Zanetti, chi quella di Icardi, chi quella di quattro o cinque giocatori a caso. Signori, sapete che c’è? È normale e comprensibile, del resto funziona sempre così: è normale che siano tutti incazzati, è normale che si spediscano i pelandroni in ritiro, è normale che si pretenda una reazione sabato nel derby, è giustissimo che si definisca fallimentare una stagione che doveva riportare i nerazzurri in Champions League e al momento non contempla neppure l’Europa “dei piccoli”.
È tutto normale, o quasi. Quello che non è normale è che nel momento più difficile della stagione ci sia chi, tra gli ex, invece di “sostenere” (o anche solo “tacere”) infierisca sul cadavere nerazzurro per risolvere antiche questioni personali. Ecco, questo no, non è normale. Le divisioni interne sono l'antico male in casa nerazzurra, chissà che Zhang non trovi presto rimedio a colpi di bastone (in senso figurato, per carità).

QUI MILAN

Inutile perdere tempo, legittimo attivare ogni tipo di scaramanzia: il famigerato closing è distante solo qualche ora (ufficiale la data del 13).
Direte voi “era così anche a dicembre e pure a marzo”. Avete ragione. Per questo utilizzeremo tutti i condizionali del caso, pur in un quadro che ci raccontano essere “privo di nubi all’orizzonte”.

Saremo didascalici e, come sempre, riporteremo quel che abbiamo raccolto (che non è verità assoluta, ma neppure “cazzate a caso buttate là”).

Ieri Han Li era a Milano. Si è incontrato con i vertici Fininvest e ha offerto rassicurazioni sul completamento di tutti gli step fino al closing.
In contemporanea ad Arcore andava in scena il classico pranzo Berlusconi-Galliani. I beninformati hanno medie certezze: il patron, pur lusingato, dirà no all’offerta dei cinesi di accettare il ruolo di presidente onorario. L’idea di “esserci senza poter incidere” non lo attrae.
Con l'addio di Berlusconi, il ruolo di presidente dovrebbe essere preso dallo stesso Yonghong Li.
Fassone continua a lavorare senza sosta per analizzare ogni riga di ogni singolo foglio ed evitare “inciampi” dell’ultim’ora. L’ultima settimana è stata vissuta dal futuro ad sul doppio fuso Cina-America ed è servita per sistemare ogni dettaglio.
I documenti necessari per rispettare le norme antiriciclaggio sono completi.
Giovedì ad Arcore sono previste le firme che definiranno il passaggio di consegne, venerdì la conferenza stampa ufficiale

Quindi il “campo”
A partire dalla prossima settimana Fassone e Mirabelli parleranno con Montella per "conoscersi ufficialmente" e definire le linee da seguire al prossimo mercato.
Dei 303 milioni prestati dal fondo Elliott, 120 serviranno per gestire la prossima stagione: 70 per le spese “vive”, 50 per il mercato. "Solo 50?", diranno giustamente i più. Nelle testa di chi gestirà acquisti e cessioni c’è l’intenzione di far “fruttare" i 50 con acquisti "rateizzati" (un po' come accadde all'Inter nel periodo-Thohir).
Quattro giocatori sono già stati individuati e verranno sottoposti al tecnico Montella. Mi piacerebbe potervi dire i nomi, ma col piffero me li hanno riferiti. La certezza è che 4 profili per altrettanti posti da titolare sono stati "selezionati".
Da settimana prossima le priorità saranno i rinnovi dei contratti in scadenza nel 2018, Donnarumma su tutti.

Mancano solo poche ore e sapremo. Questa che per qualcuno è stata una "guerra mediatica" tra chi tifava per il "si farà" e chi diceva "son tutte cazzate" è in realtà il passaggio di consegne più importante della storia del calcio italiano. Arrivano i cinesi con le loro idee e speranze (in particolare quella che il governo cinese allenti nel breve periodo il famoso "protezionismo"), se ne va il presidente che più di tutti ha fatto la storia del calcio in Italia: 29 trofei in 31 anni non sono davvero uno scherzo.

Ps. Esiste anche un undicesimo punto assai "pepato" e intrigante, ma di questo scriveremo settimana prossima, promesso.

QUI JUVE
Chi sogna legittimamente nuovi trionfi al momento è la Juve, ma chiariamo subito una cosa. Sbaglia chi dice che la Signora è obbligata a vincere la Champions per giustificare l'acquisto Higuain. L'acquisto del Pipita è stata una grande operazione, finanziata dalla cessione di Pogba tra l'altro, ma il divario finanziario con i migliori tre o quattro club d'Europa resta. I bianconeri oggi occupano il posto che spetta loro in Europa, ora dipenderà tutto dalla squadra che scenderà in campo. E dalla voglia di rivalsa dopo la beffa di Berlino. Chi scrive pensa che il salto di qualità di questa squadra dipenda soprattutto dal suo allenatore e dalla capacità dello stesso di "gestire le emozioni". La Juve capitata tra i grandi "quasi per caso" due anni fa, ha lasciato spazio a una squadra convinta dei propri mezzi.

Le parole del tecnico («non rinuncio ai 4 attaccanti») completano un percorso fatto di partite vinte sul campo e crescita fuori. La Signora rispetta il Barcellona ma lo guarda dritto negli occhi: sconfitte e remuntade trovano terreno fertile solo tra chi ha paura.

QUI NAPOLI
Chiudiamo con il Napoli di Sarri che, annichilita la Lazio dei miracoli, s'è assicurato la prossima Champions League. È un altro capolavoro di Sarri, capace di salvare la stagione nonostante il ko di Milik, e poi di farci credere che gli azzurri avrebbero potuto giocarsela persino con il Real Madrid. Il bel gioco è il punto di forza di questa squadra, ora però il tecnico è a un bivio: accontentarsi di strappare applausi o provare a fare di più.
Saper vincere male, giocando partite magari brutte ma efficaci contro le piccole: se la sua squadra crescerà anche in questo e se De Laurentiis avrà il coraggio di rinforzarne la rosa (a proposito, rinnovare questo Insigne non è una possibilità, ma un obbligo), l'anno prossimo si potrà parlare davvero di un Napoli in corsa per lo scudetto.

Fine. Pepito Rossi si è fatto male. Nel nostro piccolissimo, su Facebook, abbiamo raccontato perché – e per qualunque squadra si tifi – domenica ci siamo fatti male un po' tutti.
(Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com)

L'anno scorso insieme a un manipolo di ubriaconi ho assistito a Levante-Real Sociedad.
Una partita di merda che non vi dico tra una squadra a metà classifica (Real) e una praticamente spacciata (il Levante, poi retrocesso).
Per 90 minuti i tifosi di casa osannarono un italiano arrivato tre mesi prima per provare a realizzare un miracolo.
"Ros-si! Ros-si!", neanche fosse Valentino.
E lui, guarda un po', fece gol.
La cosa che neppure la maledetta iella potrà mai togliere a questo ragazzo è che ovunque sia stato ha ricevuto gli onori riservati ai più grandi.
E questa, converrete, è cosa rara.
Prenditela con calma Pepito, non devi più dimostrare niente a nessuno.


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