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La Giovane Italia
Editoriale

Juve: la differenza che c'è (e si vede). Inter: la verità (a metà) di Spalletti. Milan: le lodi, la firma di Reina e 10 appunti. Napoli: attacco a Sarri (ma occhio alle esagerazioni). E sulla Roma...

13.03.2018 06:31 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 36151 volte
© foto di Alessio Alaimo

Antefatto. Tornano i Telegatti. Spieghiamo i Telegatti ai più giovani che non li conoscono. I Telegatti sono il premio più importante del mondo, più degli Oscar. Denzel Washington, per dire, il giorno in cui vinse l’Oscar disse: “Purtroppo non è un Telegatto, ma fa niente”. La caratteristica dei Telegatti è che tutti gli anni Mike Bongiorno ne vinceva almeno 12. Se Mike Bongiorno ne vinceva meno di 12, allora nasceva un problema. Un anno Mike Bongiorno ne ha vinti solo 11 e subito dopo non hanno più fatto i Telegatti. Un caso? Io non credo.
L’altra cosa bella dei Telegatti è che tutti quelli invitati alla serata vincevano almeno un Telegatto. Se in platea c’erano 800 spettatori, allora c’erano almeno 811 categorie da premiare (12 Telegatti erano per Mike). Un anno un usciere di Mediaset si è imbucato e a fine serata si sono accorti che era l’unico senza Telegatto, allora si sono inventati il Telegatto per il miglior uscere imbucato alla serata dei Telegatti.

I Telegatti sono sempre piaciuti a tutti. Tra i grandi vincitori di Telegatti c’erano sempre Sandra e Raimondo, ma anche Gerry Scotti e Bonolis. Sandra e Raimondo (ma anche Gerry Scotti e Bonolis) hanno tantissimi Telegatti, solo Mike ne ha vinti di più. Anche Pippo Baudo ha vinto tanti Telegatti, perché si tratta di un premio che potevano vincere anche i “rivali” della Rai. Il Telegatto era un premio che non guardava in faccia a nessuno e non faceva favoritismi, forse ne faceva solo per Mike Bongiorno. Quando hanno sospeso i Telegatti molti ci sono rimasti male, non capivano perché. Secondo alcuni cospiratori c’è una connessione tra la scomparsa dei Telegatti e la moltiplicazione dei Tapiri di Striscia la Notizia, ma si tratta di malignità alle quali non vogliamo dare credito. Se vi state chiedendo “ma che cazzo stai scrivendo?” io vi consiglio di mordervi la lingua: ne riparliamo quando a Tmw verrà assegnato il Telegatto per il miglior sito che si chiama Tmw.

Fine dell’antefatto.

Rieccoci. Il calcio è tornato. Anche le polemiche. Le polemiche sono rimaste lì, per una settimana, in un angolino. Ci guardavano. Erano tristanzuole. Ci dicevano: “Possiamo? È il nostro turno!”. E noi: “No, state buone, presto toccherà a voi ma almeno per un po’ dobbiamo salvare le apparenze”. Povere polemiche. Ma, per fortuna, noialtri siamo buoni e misericordiosi e a un bel punto le abbiamo fatte esplodere tutte, tutte assieme, alcune un po’ mascherate (“non è giusto parlare del tal casino proprio oggi… ma parliamone!”), altre senza neppure fare finta (“il Var è una merda!”) e così tanti saluti “all’occasione che ci dà Davide per essere migliori!” e alle frasi fatte che, inevitabili, si sono mischiate a una marea di fatti concreti, quelli sì davvero belli.

Ma, dicevamo, chi siamo noi per moralizzare gli altri? Nessuno. E allora eccole qui, le polemiche “in pillole”, da assumere per ovviare a una lunga settimana di astinenza da “calcio-parlato”.

1) La polemica Sarri

Sarri ha mandato affanculo una brava giornalista, anzi no, anzi sì. Insomma, non si è capito. Di sicuro ha detto una puttanata, è stato “leggero”, inopportuno. Ha fatto come certi tamarri da spiaggia che passa la bella ragazza e “oh, bella figa!” e così dicendo pensano di aver fatto colpo perché c’è qualcuno che ride. Sarri ha detto male (malissimo) una cosa che nella sua testa era persino “bella”. Sarri non sa comunicare o semplicemente lo fa a modo suo. Questo è un limite evidente, è chiaro, ma pensiamoci bene prima di utilizzare termini come “maschilismo” o “sessismo”, chiediamo a lui piuttosto di essere meno superficiale e permaloso. Capiamoci: sappiamo bene che dar retta ai giornalisti deve essere una notevole rottura di balle, ma prendere e andare via per una domanda scomoda non è l’atteggiamento di “un grande allenatore un po’ naif”, semmai quello di “un grande allenatore un po’ becero”. Siccome ci piace tanto in campo, gli chiediamo di migliorare fuori. Se poi non lo farà chissenefrega, resterà il bello del suo calcio e il mondo continuerà a girare lo stesso.

2) La polemica di Reina che va al Milan

Reina andrà al Milan, l’hanno capito tutti. Reina ha 35 anni e il contratto in scadenza. Firmerà un biennale prima di chiudere la carriera. C’è chi per questa cosa lo sta insultando qua e là. Gliene stanno dicendo di tutti i colori. Tutta gente che, a differenza dello spagnolo, certamente rinuncerebbe a un’offerta milionaria in nome di non si sa bene quale alternativa. Certo.

3) La polemica sulla qualità di Spalletti

Spalletti osserva la migliore Inter del 2018 e poi sbotta: “Non abbiamo qualità”. E lo ribadisce. E se la prende con mezza rosa. E non si capisce bene perché: certe dichiarazioni avrebbero avuto senso la scorsa estate o a gennaio, un po’ meno a trequarti del percorso e con l’obiettivo stagionale ancora alla portata (anche e soprattutto per merito suo, tra l’altro). Soprattutto, non hanno senso dopo un match giocato bene contro il super-Napoli. Per carità, il tecnico non dice bugie, mancano i giocatori e le giocate per battere le più forti, ma per arrivare quarti è sufficiente fare punti con Crotone, Spal o Genoa che non hanno certo qualità superiori a quelle dell’Inter. Ambiente distrutto? Non esageriamo. Il tecnico ha "provocato", tocca ai giocatori rispondere sul campo.

4) La polemica dell’Inzaghi furioso

Simone Inzaghi è un eccellente allenatore, certamente la più bella sorpresa di questa stagione in serie A. Per questo gli consigliamo di evitare certe sparate su Var e affini: rendono lui e la sua Lazio meno belli di quel che in realtà sono (a meno che non pensi davvero che ci sia una longa manus che vuole penalizzare i suoi, ovviamente).

5) La polemica di Allegri che…

Non c’è nessuna polemica su Allegri e sulla sua corazzata, non diciamo cazzate. La verità è che puoi essere amico o nemico della Juventus, ma se non ti rendi conto che i bianconeri viaggiano su un pianeta diverso da quello chiamato “serie A”, il problema è solo tuo. Undici “non titolari” della rosa di Allegri pescati a caso sono più forti rispetto ad almeno una dozzina di “squadre titolari” del nostro campionato. Il resto lo fa un tecnico che per qualcuno rimane un problema: c’è chi pensa che senza Allegri la Juve avrebbe due Champions in più e non si accorge che probabilmente avrebbe giocato due finali in meno.

6) La polemica su Immobile

Anche qui non c’è nessuna polemica. Immobile ha semplicemente realizzato un gol raro. Quest’anno gli riesce tutto. Pensare che non possa esprimersi al Mondiale in maglia azzurra fa un male bestiale.

7) La polemica Milan

C’è chi dice “il Milan ha culo”, ma non si rende conto che il suddetto è appendice che serve ai detrattori per trovare appigli e, al contrario, fa godere come linci i vincitori. I rossoneri contro il Genoa hanno portato a casa un successo all’ultimo secondo figlio dell’entusiasmo e di Gattuso. Dopo la scoppola in Europa League si prevedevano possibili ricadute: a casa Ringhio non sono ammesse e, ora, la qualificazione alla Champions è davvero una possibilità concreta. Il resto lo ha fatto André Silva che, però, non esiste. Vi spieghiamo perché non esiste: 1) Berlusconi non sta vendendo ai cinesi. 2) I cinesi sono figuranti. 3) Le caparre dei cinesi sono in realtà soldi di Berlusconi. 4) Il closing non ci sarà. 5) Il debito contratto con Elliott impedirà di fare mercato. 6) I 200 milioni spesi sul mercato sono stati buttati nel cesso. 7) L’apice dei soldi buttati nel cesso sono i 38 milioni spesi per André Silva. 8) André Silva è un “non-calciatore” che Jorge Mendes doveva piazzare a qualcuno. 9) Scegliere Gattuso è una stronzata, Gattuso non sa allenare. 10) Gattuso non sa allenare, André Silva è un “non-calciatore” quindi quello che avete visto a Genova è un miraggio.

Morale. Diffidate da chi vi dice “André Silva è forte, l’ho sempre pensato” perché fino a ieri l’altro pensava davvero tutte le 10 troiate che ho scritto qua sopra.

8) Borja Mayoral

Non c’è nessuna polemica su Borja Mayoral, giovine attaccante del Real, ma ieri un amico lo ha visto a Malpensa e su queste cose c’è chi riesce a costruire delle storie incredibili. Siamo noi da meno? No. Cosa ci faceva Borja Mayoral a Milano? Voleva mangiare la nuova pizza di Cracco? Forse.

9) La polemica sulla Roma

Dieci giorni fa chiedevamo la testa di Di Francesco. Poi ha battuto Napoli e Torino. Gli abbiamo detto "minchia, bravo!". Domani la Roma si gioca l'accesso tra le 8 squadre che ambiscono alla vittoria della Champions e, allora, prepariamoci "a confermare o ribbbbaltare i nostri giudizi" (semicit.).

Fine. Vi lasciamo a una non-polemica dedicata a un grande tecnico (almeno per chi scrive) e pubblicata su Esquire (Twitter: @FBiasin).

C'è un tecnico che ieri ha detto "questa è una partita che non dimenticheremo mai", anche se ha perso. Questo tecnico non ha fatto polemiche, né con uomini né con donne, né con giornalisti e neppure con tifosi, non ha detto “che cazzo di domanda mi fai?”, non ha alzato la voce, non ha attaccato nessuno, soprattutto i suoi giocatori (anche se ne avrebbe avuto tutti i diritti).

Questo fesso di allenatore ha un modo di fare “maniacale”, sarà che è amico e “studioso” di Guardiola, sarà che vuole sempre “giocare a calcio”, sarà che se gli dici “stringi il culo e fai il catenaccio! Magari un punto lo porti a casa!” ti risponde “hai ragione, dovrei, ma non lo farò”. Un allenatore così prepara le partite in maniera ossessiva, spiega calcio, mostra video su video delle squadre avversarie, lo fa sempre e voleva farlo anche l’altro giorno, ma poi si è accorto che in tutti i video dei suoi futuri rivali compariva Astori Davide, capitano sfortunato, e allora ha detto “no, questa settimana si fa senza”.

Il tecnico di questa squadra un po’ bislacca ben sapeva che questa domenica avrebbe perso, non solo perché gli capita spesso nonostante “la sua idea di calcio”, ma anche e soprattutto perché era “giusto così”. Il qui presente e maledetto “allenatore idealista” vive fuori dal tempo, dai social, dall’ossessione dell’apparenza e delle frasi ad effetto. Ha un’idea di calcio straordinariamente “bella” e il modo di fare di chi non va in conferenza stampa e per il solo fatto di essere “tecnico di serie A” si sente dio-in-terra e se gli girano le balle prende e se ne va.

Il signore in questione è bresciano e ieri, da sconfitto, ha detto così: “I miei ragazzi oggi sono stati un esempio di comportamento e hanno dimostrato, in quanto uomini, difficoltà nell’interpretare questa partita piena di tristezza. Siamo orgogliosi di avere contribuito al cordoglio generale, senza confini. Tutta Italia ricorderà le qualità di Astori e il messaggio che abbiamo lanciato e non soltanto a Firenze. No, non ho nulla da contestare”.

E niente, questo tecnico della malora si chiama Roberto De Zerbi, è ultimo in classifica, ma oggi più che mai è l’allenatore “ultimo in classifica” più vincente che c’è.


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