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La Giovane Italia
Editoriale

Juve: la miglior risposta al sorteggio è quella meno scontata, parola di Allegri. Inter: la cifra sul rinnovo di Icardi, le voci (esagerate) su Spalletti. Milan: la "resistenza" di Gattuso in attesa del mercato. Var: basta ostruzionismo

18.12.2018 07:48 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 34855 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. Siamo entrati nei clamorosi sette giorni del “tanti auguri a te e ai tuoi cari” che alcuni temerari trasformano da subito in “buon Natale, ma anche buon anno nuovo, a te e ai tuoi cari”. La maggior parte della gente che ti dice “a te e ai tuoi cari” odia te e anche i tuoi cari, perché altrimenti li chiamerebbe per nome (“Buon Natale a te e a Carlo”). La forma “I tuoi cari” è un po’ come dire “non so cosa dirti, levati di torno”. È importante che voi lo sappiate.
Ci sono quelli che amano il Natale e quelli che lo odiano, entrambi hanno i loro buoni motivi. Molti lo amano perché si sentono più felici, perché ci sono i regali, perché si sta tutti insieme a giocare al Mercante in Fiera, perché ci sono i mandarini e le noci, perché il nonno racconta di “quella volta in guerra”. Quelli che lo odiano… lo odiano per gli stessi identici motivi, soprattutto per le storie del nonno.

Il nonno ti dice sempre che lui in guerra era il numero 1 e si inventa delle boiate che lo fanno sembrare un mix tra Rambo e Adriano Pappalardo, tanto nessuno lo può smentire. Una volta mio cugino ha sbottato: “Nonno, questa storia che sei tornato dalla Russia a piedi con un tuo amico sulle spalle è una cazzata, dai…”. Lui si offende e dice sempre “chiedetelo alla nonna! Nipoti infami!”. Ma lo dice ben sapendo che la nonna è al camposanto da due lustri. Il nonno è molto furbo, ma quest’anno se la prenderà in saccoccia perché in genere racconta le sue cose a Santo Stefano e quest’anno il 26 c’è la Serie A che offre a tutti noi una buona scusa per non volerci bene due giorni di fila.

Questo preambolo è inutile come tutti gli altri ma questo ancor di più perché non c'è tempo da perdere. Facciamo in fretta.

Una cosa da dire riguarda il rinnovo del contratto del giocatore Mauro Icardi. Molti dicono “Che bello, è cosa già fatta”, in realtà non è così semplice. La trattativa è avviata, ma siamo alla cosiddetta “fase della spiaggia”: il club ha offerto una cifra (5.5 milioni), Wanda Nara ha risposto “mmmmm”. Direi che possiamo definirle “scaramucce” ma il dato di fatto è che esiste una volontà di andare avanti insieme, la qual cosa non è tutto, ma è certamente “molto”.

L’altra cosa da dire riguarda Spalletti, massacrato da tutti quanti (anche da noialtri, siamo mica diversi) per la micidiale combo “eliminazione dalla Champions + arrivo di Marotta”. Questa cosa è stata tradotta dai più con la sentenza “Spalletti è fottuto”, lui ci ha tenuto a dire “state buoni che la strada è lunga”. Si è risentito e a pensarci bene non ha mica tutti i torti. La “retrocessione” in Europa League è stata certamente una mazzata, ma addossarla tutta sulle spalle dell’allenatore è parecchio ingeneroso. L’Inter per come si era messo il girone aveva il dovere di qualificarsi, ma il dato di fatto è che era la terza forza del gruppo (anche a causa della rosa limitata) e tale si è rivelata.

Ecco, ora a Spalletti verrà chiesto un "salto in avanti": lui che è un mago della "resa garantita” (se una squadra vale il terzo posto in campionato, te la porta al terzo posto: mica poco) sarà chiamato a rischiare qualcosa in più: la vittoria dell’Europa League o della Coppa Italia non sarà condizione obbligatoria per la conferma, un atteggiamento più “coraggioso”, invece, potrebbe esserlo.

Gli stessi problemi li ha Gattuso, in campo stasera a Bologna. La barbosa storia del tecnico che è “bravo” quando vince e “colpevole” ogni volta che non vince ha addirittura annoiato. L'allenatore rossonero fa i miracoli in attesa del mercato, ma deve rispondere alla figuraccia di Atene con eliminazione dall’Europa League nel girone facile facile. Molti si chiedono “cosa accadrà a gennaio”, la sensazione è che la rosa verrà rinforzata nella speranza di conquistare un quarto posto possibile e soprattutto essenziale per combattere i paletti del fair play. Dopo aver schivato il proiettile Ibra, si sente parlare di un altro cavallo di ritorno come Pato: la sensazione è che a Rino servano un esterno e un centrocampista affidabili, per le figurine non c'è spazio.

Sulla Juve c’è poco da dire: ha pescato la peggiore tra tutte le seconde in Champions League, l’Atletico. Nel mare di frasi fatte e retoriche che avvolgono queste occasioni (“poteva andare meglio”, “poteva andare peggio”, “rispetto di tutti, paura di nessuno”) il più chiaro è stato Allegri che ha twittato una cosa del tipo “che problema c’è?”. Quando tutti ti danno del favorito ci vuole coraggio per dire “sì, è vero, eccoci qua”. Che vinca o meno il coppone, Allegri dimostra in ogni occasione di essere uno che non si nasconde dietro a un dito.

Quanto al Var il discorso è molto semplice: sarà colpa del nuovo protocollo oppure no, ma la gran parte degli arbitri di fronte alla possibilità di farsi dare una mano dalla tecnologia ha scelto di fare un passo indietro in nome di non si sa quale immotivato "protezionismo". Il tempo delle chiacchiere è finito: chi continua a tifare per il medioevo calcistico è gentilmente pregato di farsi da parte.

Buon Natale a voi e a Carlo.


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