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Juve, la notte verità. Inter, basta frecciatine. Spalletti-Marotta chiudetevi nello spogliatoio. Roma, follia pura. Foggia, “Nember One” Venezia, da Vecchi-Zenga a Cosmi la gondola non gongola

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
11.03.2019 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 29160 volte

Potete raccontarci quello che volete. La cena tra Agnelli e Allegri, la Champions che è un’ossessione della stampa e non del club, che la partita di domani sera con l’Atletico Madrid sarà una come tante altre. Sappiamo e sapete che non è così. Domani, a Torino, ci sarà un bivio. Se prendi la tangenziale ti metti nel traffico e non sai quando ne uscirai. Se prendi l’autostrada, magari con il telepass, vai liscio e non avrai fatto nulla di trascendentale ma, almeno, dimostri di conoscere la strada. La Juventus si è complicata la vita da sola. Ha iniziato a fare i Paesini per arrivare alla meta. A Madrid ha giocato una pessima gara e adesso deve rimediare in una notte da Juventus; quella vera. In questo periodo la squadra non sta bene. In Italia puoi vincere, sul velluto, anche con Kean e Ronaldo in panchina ma in Europa ti bastonano al primo errore. Quando compri, in estate, Cristiano Ronaldo e in quella stessa competizione ti buttano fuori, agli ottavi, Real Madrid e Psg sono dei segnali del destino che non puoi ignorare. Arrivare ai quarti, senza le due grandi favorite, è un’occasione troppo ghiotta per essere sprecata. Allegri dovrà essere, domani sera, un po' Allegri ma molto Simeone. Non è una vergogna essere come Simeone. Anzi, nel calcio di oggi, fatto di creste, tatuaggi e look alla moda, serve un pizzico di sana ignoranza. Gli spagnoli vanno su tutte le seconde palle, quando l’arbitro fischia contro vanno a pressarlo in campo e urlano dalla panchina, una continua pressione che ti regala risultati. Può non piacere lo stile ma funziona e, domani sera, lo stile della Vecchia Signora dovrà restare negli spogliatoi. Serve sana ignoranza per andare avanti. Se Allegri entra in campo in smoking prende una batosta. Sarà la notte della verità e, tra qualche ora, sapremo se la stagione della Juventus sarà già finita al 12 marzo. Non resterà più nulla, qualora le cose dovessero andare male. Campionato vinto e Coppa Italia finita. Speriamo nella MAXI rimonta.
Capitolo Inter, a 6 giorni da uno dei derby più belli e importanti degli ultimi anni (anonimi). L’Inter vince ma non brilla con la Spal. Basta e avanza di questi tempi. C’è poco da commentare. Piuttosto andrebbero analizzate le parole di Spalletti, in conferenza stampa il giorno prima. Il tema? Sempre lo stesso. Così come l’obiettivo da colpire. Tema Icardi e Marotta nel mirino. Le ripicche da scuola elementare, in una società come l’Inter, non sono consentite. Spalletti sia coerente, almeno, con se stesso. Se ha detto di non voler parlare più del caso Icardi, allora, non lo faccia. Le frecciatine interne, a microfoni accesi, e le prese per i fondelli non sono roba da Inter. Il rispetto per uno dei dirigenti più vincenti degli ultimi dieci anni non deve mai mancare. Ha vinto più Marotta sul campo che Spalletti alla playstation. Marotta ha i suoi limiti e i suoi difetti come tutti noi comuni mortali. Il caso Icardi era stato gestito male prima che arrivasse lui da Torino. Più che mandarsele a dire, farebbero bene a chiudersi nello spogliatoio o in ufficio e le risolvano direttamente tra di loro le diatribe. Non entriamo nel merito di chi abbia ragione o meno ma, certamente, non possiamo perdere tempo tutte le settimane a parlare di Icardi. Questa è la settimana che porta al derby e l’argentino servirebbe tantissimo a questa squadra, anche se non gioca da diverse settimane e andrebbero valutate realmente le sue condizioni.
A Roma siamo arrivati alla follia pura. La squadra quest’anno è andata in difficoltà e Monchi è stata una delusione. Con il senno del poi. Con il senno del prima era stato accolto come una Champions League. L’uomo dei miracoli e dei soldi facili; inteso come le plusvalenze che avrebbe dovuto portare. Monchi, però, ha capito presto che lavorare per una proprietà assente non è semplice. Fare bene a Roma non è come fare bene a Siviglia. Le cento radio romane, i giornali e i tifosi che vivono a mille la settimana giallorossa sono tutti fattori che portano una società a destabilizzarsi. A maggior ragione se non conosci l’ambiente e se le cose iniziano male. Di Francesco ha le sue grandi responsabilità ma il cambio, in piena rincorsa Champions, non ha molto senso. Rispettiamo Ranieri che ha fatto la storia del calcio italiano ed inglese ma le minestre riscaldate non aiutano molto. I giallorossi sono fuori dalla Champions e devono sperare solo in un crollo di Milano. Altrimenti la geografia della prossima Europa è già bella che delineata. Monchi ha sbagliato, oltre al mercato, la gestione. Il vero colpevole di tutto, però, è James “Bond” Pallotta. Non si vede e si sente solo per far casino. Affida la gestione a Monchi ma poi fa comandare Baldini. Il “fantasma” di un’opera non riuscita per niente. Prima da protagonista e poi da dietro le quinte, se questa Roma non decolla è perché Pallotta fa fare tutto a Franco Baldini. Sta portando alla distruzione il club. Soldi persi e obiettivi non raggiunti. Sceglie gli uomini di fiducia e poi li scarica per lavarsi la coscienza e tenersi il posto di consulente. Quando Pallotta capirà che Baldini non fa il bene della squadra, forse, sarà troppo tardi. Monchi ha le sue colpe ma lavorare con un Direttore, esterno, che sbaglia le scelte con la proprietà è come remare in mare aperto contro corrente. Provateci voi se siete bravi.
Follia a Roma, improvvisazione totale a Foggia. Da Grassadonia a Padalino, da Padalino a Grassadonia passando per le telefonate private a Stroppa. La più grande delusione è Luca Nember. Dopo il Chievo, Foggia avrebbe dovuto rappresentare la sua rivincita e, invece, a confusione sta aggiungendo confusione. Troppe telefonate a Stroppa, come consulente non si sa di cosa. Una “guerra” a Padalino che ha fatto solo il male della squadra. Va bene che il Direttore deve scegliere l’allenatore, me se la proprietà ti scavalca e sceglie il Mister in autonomia, un Direttore con un pizzico di coscienza deve dimettersi e non sperare di far saltare il banco per richiamare il “suo uomo”. A Foggia non c’è mai stato un rapporto tra Nember e Padalino e a risentirne è stata la squadra che seguiva il Mister ma non capiva da che parte stesse il Direttore. Sicuramente il Foggia è mancato negli ultimi 16 metri ed è una squadra non costruita per giocare a campo aperto ma per tenere equilibrio in campo. La lotta disperata per la salvezza e i troppi punti persi in avvio di stagione saranno pagati, a caro prezzo, in questo girone di ritorno. La verità è che l’allenatore è l’ultimo problema di questo Foggia. Che sia Grassadonia o Padalino poco cambia. I problemi sono due: un mercato osannato da tutti ma risultato molto esoso e poco redditizio e una situazione stipendi che rischia di mandare tutto in frantumi. Molti calciatori hanno dei bonus al posto degli stipendi fissi ma quei bonus sono, a tutti gli effetti, compensi mensili. Pattuiti ad inizio stagione. Sui bonus si pagano meno tasse, sugli stipendi è un salasso. Il problema dove nasce: per non prendere punti di penalizzazione gli stipendi vengono pagati ma i bonus sono ancora fermi da un bel po'. La promessa è che questa settimana arriveranno i soldi ma i calciatori iniziano a dubitare e sono molto seccati da questa situazione che si è creata.
A Venezia altro pasticcio della società con Tacopina che vorrebbe comprare anche il Dubai Mall ma gli manca la materia prima per fare grande il Venezia. La società sta commettendo una serie di errori e la girandola di allenatori è solo una maschera, di Carnevale per restare in tema, per spostare l’attenzione dai principali colpevoli. La verità è una: questa squadra deve puntare solo alla salvezza e dovrà soffrire fino all’ultimo per farlo direttamente, senza passare dai play out. In società erano convinti che questo gruppo potesse fare i play off ma il campo ha detto tutt’altro. Sia Vecchi sia Zenga sono ottimi allenatori, come Serse Cosmi, ma se la società fa confusione andrebbe in confusione anche Ferguson a Venezia. La gondola non gongola… l’importante è che non affondi con tutto il gondoliere!


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