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Mercato di gennaio: da quale big i colpi più importanti?
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Editoriale

Juve: le pulci al Pipita e l'ultima (scomoda) parola sul caso-arbitri. Inter: la "scoperta" di Pioli, un partente...Eun nuovo arrivo! Turbolenze Milan, strane telefonate, risposte sul campo: occhio alle scelte cinesi...Napoli: dimentica i complimenti

14.02.2017 08:29 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 43097 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. È finito Sanremo. Ha vinto uno che cantava con uno scimmione di fianco. Davvero bravo (anche il cantante).
Sanremo è incredibile perché puoi avere tutte le rotture di balle del mondo ma fa niente "tanto c'è Sanremo".
"Mamma hai cambiato le pile del polmone d'acciaio della nonna?". E lei: "No, c'era Sanremo. Che bravo lo scimmione, ma anche Ron". Cose così.
Lo scimmione è il vero vincitore di Sanremo. Lui e la De Filippi. Ma più lo scimmione. E Al Bano, ovvio.
Al Bano è arrivato settultimo e sabato neanche doveva cantare, ma siccome la sua canzone doveva lanciarla Checco Zalone si sono inventati il "premio per il settultimo classificato per essere arrivato settultimo". Al Bano è salito sul palco tutto tronfio e se l'è tirata molto. A un certo punto ha strappato un fiore dal bouquet di tale Ermal Meta, un cantante albanese molto bravo, pur senza scimmione. Ermal ci è rimasto molto male e lo ha guardato come per dire "cazzo strappi?". Si è rischiato l'incidente diplomatico, ma Carlo Conti da buon paragonosta qual è ha cambiato discorso consegnando una decina di premi a caso. Ron, per dire, ha vinto nella categoria "miglior cognome con tre lettere", Clementino in quella "l'importante è partecipare, ma ti prego non cantare", Marco Masini in quella "minchia che barba da figaiolo!". La De Filippi, invece, ben sapendo che ogni occasione è buona per creare un format, ha subito organizzato una prima serata dal titolo "Al Bano vs Al banese". Già confermata l'ospitata dello scimmione, pur con cachet milionario (se lo merita tutto).
Ma dicevamo di Zalone. In 30 secondi Zalone ha fatto più ridere dei comici comparsi in tutte e 5 le serate (tranne Rocco Tanica, lui faceva ridere molto. E Gigi D'Alessio). Se fossi uno della Rai farei condurre a Checco il prossimo Sanremo, magari toglierei le canzoni e metterei un po' più di Leotta qua e là.
Anche la Leotta è stata buona protagonista a Sanremo, ma meno della De Filippi e dello scimmione. C'è chi l'ha attaccata al grido di "è troppo bella, non si vergogna? Una così non può parlare dei problemi delle donne! Prima diventi brutta!". La risposta del web è subito arrivata: "A noi ci piace la Leotta, giù le mani. Piuttosto spiegateci il miracolo "Bianca Atzei" perché non lo capiamo".
Bianca Atzei è una cantante, solo che fa la preziosa. In pratica canta solo una volta all'anno a Sanremo, poi scompare nel nulla, tipo letargo dell'orso maremmano. Bianca Atzei è come il prozio Giordano. Tutti in famiglia hanno un prozio Giordano: non sai cosa faccia, né dove stia per 364 giorni, ma a Natale sai che siederà al tavolo con te e si mangerà la tua insalata russa. Probabilmente anche lo zio Giordano è spinto dalle potentissime radio.
Nessun premio, infine, per Gigi D'Alessio, arrivato tristemente secondo nella categoria "cognome con nove lettere" (problemi con l'apostrofo) e battuto dal solito "Scimmione", nove lettere precise e vero trionfatore.
Speriamo che quest'anno finisca presto così potremo tornare alla settimana di Sanremo per far finta che tutto nel nostro Paese funzioni e che Raoul Bova sia un grande attore e leone da palcoscenico. Fine.

Finito il solito minestrone di inutilità, tocca dire la verità: neppure l'imitazione di Sandra Milo è riuscita ad arginare il caso "Juve-Inter" che noi eviteremo di trattare per non fare incazzare ulteriormente il buon Marione Sconcerti. Ci limitiamo solo a rompere le balle al signor Nicchi, che l'altra sera in diretta alla DS ha fatto capire molto bene perché - al di là dei conflitti tra questa e quella squadra - esista eccome un problema arbitrale: la classe fischiettante vive a un livello superiore, non vuole immischiarsi con noialtri caciaroni e, in definitiva, ha ragione a prescindere. Disse 365 giorni fa il capo degli arbitri (era il 29 febbraio): "Dall'anno prossimo gli arbitri potranno andare in TV". A modo suo ha mantenuto la promessa, certo ci immaginavamo qualcosa di più "ufficiale" delle Iene, ma tant'è...

QUI INTER
Tre gol presi nelle ultime nove partite, Medel finalmente sistemato al suo posto (due anni e mezzo per capire che in Cile - ma anche a Cardiff - non erano proprio scimuniti a schierarlo da centrale), un paio di soluzioni tattiche intercambiabili e tanta fiducia: l'Inter di Pioli ha un senso, anzi, più di uno.
Il delirio settimanale sull'asse Milano-Torino e le assenze di Perisic-Icardi-Brozovic rischiavano di lasciare il segno su un gruppo che, invece, ha approcciato al match con l'Empoli con la voglia di chi sa di dover "dimostrare" più che "parlare". La partita con i toscani era certamente semplice, ma in passato sfide anche più abbordabili hanno lasciato ferite devastanti. Il merito di Pioli è sempre quello di avere le idee limpide: nella sua testa è ben chiaro che solo vincendo altre 12 partite (su 14) è entrambi gli scontri diretti con Roma e Napoli potrà arrivare al famigerato terzo posto. Trattasi di "miracolo" più che di "impresa" che passa anche dai famosi "cartelli motivazionali" appesi ad Appiano. Servono a nulla? Può darsi, ma in certi casi tutto fa brodo, anche emozionarsi osservando un ragazzino di nome Pinamonti che esordisce a San Siro a neppure 18 anni.

Ps. Banega in Cina? Chiacchiere, voci, faccende che nascono "oltre la
Muraglia" e in Italia ancora ufficialmente non sono arrivate. Dovessero divenire "proposta seria" il club le prenderebbe in considerazione per una questione di "plusvalenza piena" che aprirebbe più finestre nel prossimo mercato. Si vedrà.

Ps. 2 Muriel interessa davvero. Al primo pranzo Ausilio-Ferrero il patron non si è spostato di un centesimo dalla clausola rescissoria (28 milioni). L'Inter non ha abbozzato nessun tipo di accordo, neppure informale, ma presto tornerà alla carica.

Ps. 3 Ricardo Rodriguez, 24 anni, terzino sinistro svizzero del Wolfsburg è vicino, vicinissimo.

Ps. 4 "Un po' bollito", "inutile", "da rottamare". Ne abbiamo sentite di tutti i colori nei confronti di Palacio, persino dopo una partita - quella di domenica - giocata buttando sul prato un cuore grosso come un panettone e arricchita con movimenti da far vedere nelle scuole calcio. Non è il futuro e forse neppure il presente, ma il Trenza è certamente un esempio per tutti, anche per quelli che sempre hanno bisogno un bersaglio.

QUI JUVE

Partire da Higuain è atto dovuto. L'estate scorsa quelli come me avevano certezze che non esternavano: "L'affare l'ha fatto solo il Napoli, il Pipita ha la panza e difficilmente si ripeterà". Tutte cazzate. A febbraio inoltrato e in attesa di capire cosa capiterà in Champions, pare proprio che l'affare l'abbiano fatto tutti: De Laurentiis, che voleva incassare (altrimenti non piazzava la clausola); gli ex compagni dell'argentino al Napoli, che vivevano una sorta di "complesso di inferiorità"; la Juve, che - potendo spendere - si è assicurata un'iradiddio in attacco; lo stesso giocatore, che avrà anche una "fame" bestiale, ma soprattutto è riuscito a fare un salto in avanti quanto ad abnegazione e capacità di relazionarsi con i compagni di reparto. Non era affatto scontato e ci credevano in pochi: il sottoscritto, per dire, aveva molti dubbi (ma doveva fidarsi di Allegri, 75% di vittorie da quando è alla Juve: fenomeno vero, non per forza destinato a lasciare la Signora come pensano in molti).
Per il resto mi va di parlare di quanto è successo a livello "social" negli ultimi sette giorni: un puttanaio. Ne parlo in zona-Juve perché non si dica "ecco, questo paraculeggia e si nasconde". Settimana scorsa mi sono permesso di dire "secondo me almeno un rigore per l'Inter ci stava" e "secondo me in occasione del passaggio di Chiellini a Buffon, Rizzoli fa una vaccata". Queste due personalissime opinioni si sono trasformate in men che non si dica in "sembravi uno super partes invece sei solo un prescritto/merda/venduto ecc". Come se dire una cosa "non accomodante" fosse per forza sintomo di parzialità, come se un giornalista che non nasconde la sua passione per una quadra (non vedo perché dovrei farlo), nel 2017 non potesse esprimere comunque un'opinione. La Juve ha meritato di vincere? Sì. Rizzoli ha arbitrato in maniera discutibile (anche commettendo errori pro-Inter)? Sì. Rizzoli avrebbe ritenuto indispensabile far ribattere la punizione a Chiellini per "palla in movimento" se al posto di Icardi non ci fosse stato nessuno? Probabilmente no. Rizzoli è per questo un venduto/incapace/colpevole di sudditanza? Certamente no. Esiste una parte di tifosi (juventini, interisti, milanisti, visigoti e ostrogoti) che vede troppe congiure in giro, si alimenta delle stesse e non sa "ridere" del pallone? Tremendamente sì. Sono questi una minoranza? Per fortuna sì. Almeno per il momento. E con questo lo scrivente promette solennemente di non tornare più sulla faccenda perché - su questo molti hanno ragione - se dopo tre giorni l'ospite puzza, figuriamoci la moviola.

QUI MILAN

Tornano ad agitarsi le cose in casa Milan dopo le indiscrezioni sulle telefonate calde tra Silvio Berlusconi e Vincenzo Montella. Siamo alle solite, il presidente chiede un gioco che questa rosa non può sostenere. Il 4-4-2 di Mihajlovic era una pezza, il 4-3-3 dell'Aeroplanino qualcosa di più ambizioso ma con gli stessi limiti di qualità (non di personalità). Donnarumma prima e Locatelli poi sono due sorprese meravigliose, venute a galla però nel mare dell'emergenza. Berlusconi finge di non saperlo e punzecchia: a Sinisa sono toccate le stoccate pubbliche, a Montella quelle telefoniche (così ci dicono). Al tecnico rossonero consigliamo fermamente di resistere e perseguire nel percorso che tante soddisfazioni ha portato, soprattutto nella prima parte di stagione. Dovranno essere i cinesi di Sino Europe Sports con i loro investimenti a sostenere i suoi sforzi e agevolare il suo credo tattico (Fassone e Mirabelli nutrono massima stima). La verità sul futuro rossonero la sapremo solo tra l'1 e 3 marzo, la certezza è che se il Diavolo vuole tornare competitivo da subito non può permettersi di ricominciare un'altra volta da zero: sarebbe scelta sciagurata, soprattutto alla luce del l'ennesima prova (quella di ieri) fatta di sudore e giocatori che non si arrendono mai e mai e mai.

QUI NAPOLI
Chi può fare domani il salto verso il cielo è il Napoli. Al Bernabeu gli azzurri non partono sconfitti e questa, in un certo senso, è già una vittoria. Il gioco di Sarri, la qualità di Mertens, la grinta degli ex Callejon e Albiol e la voglia di una serata da grandissimo campione di Hamsik possono fare la differenza in una squadra che sta incuriosendo gli addetti ai lavori di mezzo mondo (gioca da strabuzzare gli occhi, è un dato di fatto). La difesa a tre di Zidane, oltre a Ronaldo con qualche acciaccio di troppo, possono rendere più umane le merengues, certamente non meno temibili. Il destino, in fondo, bisogna costruirselo da soli: sono partite come queste a trasformare le squadre "belle" in formazioni "da leggenda". Di cuore, in bocca al lupo.

Vi lascio con una questione seria, ma per davvero. Questa cosa l'ho pubblicata sette giorni fa su ilsensodelgol.it e in men che non si dica in tantissimi mi hanno scritto "guarda che in realtà la tessera del tifoso è una farsa, una puttanata". Tradotto: se è vero che il problema qui di seguito raccontato "si raggira come vuoi", significa che tutti sono complici di una clamorosa auto-presa per il culo.
Comunque buona lettura (se vi va), lascio a voi le conclusioni. (Twitter @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com).

Ciao. Vi racconto una barzelletta.

Ci sono tre tifosi dell'Inter, uno del Milan e uno del Como che decidono di andare a vedere Bologna-Inter del 19 febbraio.

Il primo: "Voglio andare a vedere la prossima partita in trasferta per esorcizzare la sconfitta con la Juve".

Il secondo: "Vengo perché la partita è alle 12.30 e a Bologna si mangia bene".

Il terzo, quarto e quinto: "A noi del calcio frega niente, ma è una buona scusa per dire no alla domenica all'Ikea".

Benissimo, decidono di comprare i biglietti.

"Che problema c'è - dice il primo - Cacciamo i soldi e li compriamo. Facilissimo".

E il secondo, più esperto: "Mi sa che ci vuole la tessera del tifoso".

E il terzo: "Facciamola".

E il quarto: "Mi informo io, state bei sereni".

E il quinto: "Io ho già scelto il ristorante, sarà una giornata bellissima".

Nel frattempo, quelli accoppiati tra i cinque, trovano scuse agghiaccianti per liberarsi dalle rispettive compagne.

Il primo, in colloquio privatissimo con la fidanzata: "Fabietto ha scoperto di avere l'ambazzziafggsssshkf, una malattia molto rara. Forse non tira Ferragosto. Ci ha chiesto di andare a Bologna con lui domenica 19. È probabilmente il suo ultimo desiderio, non posso dire di no". E lei: "Va bene, ma portami un regalo da almeno 50 euro". È una venale.

Un altro: "Devo andare a Bologna con i ragazzi. Posso?". "No". "Se vado ti concedo due Ikee a marzo". "Quattro e ti lascio andare". Hanno chiuso a tre. È una stronza.

Un terzo: "Io non ho chiesto il permesso! Io faccio quello che voglio!". "Ma tu sei solo come un cane". È un fallito.

Sono tutti belli carichi, insomma, e stabiliscono il budget:

Il primo: "Per una volta che andiamo a vedere la partita tutti assieme, prendiamo i biglietti da signori. Ho controllato, fanno 50 euro a testa". Qualcuno mugugna ("eh, già devo prendere il regalo a quella stronza...") ma si accordano per la tribuna "ché ormai abbiamo una certa età".

Raccolgono i soldi. E qui arriva il bello.

Il quarto, quello incaricato a informarsi: "Signori, i residenti in Lombardia che vogliono andare a vedere la partita a Bologna devono avere la tessera del tifoso". Gli altri, in coro: "Bene, facciamola". E lui: "Signori, la tessera del tifoso costa 12.50 euro". Gli altri, in coro: "Eh, pazienza. Facciamola". E lui: "Per rilasciarla ci vogliono 20 giorni circa, te la spediscono a casa e "non garantiscono". Così mi hanno detto". Gli altri, in coro: "Ma non possono rilasciare un codice che attesti che hai fatto 'sta maledetta tessera e sei in attesa che te la spediscano?". E lui: "No, hanno detto che per le trasferte serve "fisicamente" la tessera, altrimenti tutti all'Ikea". Gli altri, in coro: "Ma che cazzo è, la tessera della P2?".

Conclusioni.

1) In Italia se vuoi andare a vedere una partita di pallone con gli amici e lo decidi con meno di 20 giorni di anticipo, semplicemente non puoi.

2) In Italia se ti chiami Bin Laden ma risiedi a Piacenza Sud, puoi andare a vedere Bologna-Inter, se invece sei Padre Buozzi della parrocchia di Cinisello Balsamo, sono cazzi tuoi.

3) In Italia se vuoi goderti una giornata tra amici con la scusa del pallone e in contemporanea decidi di regalare dei quattrini "all'industria calcio", non puoi.

4) In Italia, quando ero bambino, mio padre dopo pranzo alla domenica se gli girava il piffero mi diceva "Minchia che pesantezza il brasato della mamma, andiamo allo stadio che se mi blocco sul divano sono fottuto". Uscivamo di casa alle 13.30 e alle 14 eravamo dentro. Oggi devi avere una laurea in ingegneria gestionale e burocratese.

5) In Italia la distinzione non è tra delinquenti e "gente normale che non vuole andare all'Ikea", ma tra residenti di questa e quella regione. Tipo la guerra o il Risiko: "Sei della Kamchatka? Cazzi tuoi, non vieni in Oceania a vedere la partita".

6) In Italia, signori, ti costringono ad andare all'Ikea.

Volevamo dare dei soldi all'"industria calcio", non ci siamo riusciti.

E allora sapete cosa vi diciamo? Avete ragione da vendere: #famostostadio, anzi facciamoli tutti, ma poi, porca troia, #fatecientrare.


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