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Editoriale

Juve, Milan e Inter: cosa manca. Biglia e Kondo: casi di Ferragosto. Kolarov: l'ovvio del derby

12.08.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 36640 volte

Alla Juventus manca un centrocampista, al Milan un centravanti, all'Inter un colpo. Quello del centrocampista inizia ad essere un caso per i bianconeri. Sempre vincenti e sempre leader, ma nel corso degli anni il reparto-chiave, la sala macchine, ha perso irreversibilmente qualità. E' proprio su questo acquisto strategico che la Juventus non riesce sul mercato europeo ad essere aggressiva come su quello italiano. Due anni fa sembrava Draxler, ma era Hernanes. Scorsa stagione sembrava Witsel, ma era Rincon. Quest'anno Matic e Tolisso sono passati, restano Matuidi e N'Zonzi, alla fine chi sarà? Il centrocampo del Real Madrid, attuale pietra di paragone della Juve, è inarrivabile ma accorciare le distanze non è vietato. Il centravanti prossimo venturo del Milan non dovrà oscurare o limitare Andrè Silva. Checchè se ne dica, giocatore evoluto, interessante, di talento e in piena crescita. Sia che il Milan evolva sul 3-5-2 sia che resti sul 4-3-3, il portoghese non andrà perso per strada. Sarebbe un vero peccato. Se Aubameyang e Diego Costa sono inamovibili come sembra (certamente lo è Aubame) e se il Milan non ha mai fatto offerte per Falcao e non prenderà mai Ibra, perchè questa sottovalutazione abbastanza generalizzata di Kalinic? Il croato segna alle grandi (Milan, Inter e Juve nella scorsa stagione), sa come si fa in Europa (Finale Europa League con il Dnipro), è funzionale e sa stare al suo posto nelle gerarchie e negli automatismi di un gruppo. Perchè sottovalutarlo da parte della critica e dei tifosi? Il mercato dell'Inter è finalmente iniziato e la mancanza degli ossessivi confronti con quello del Milan ha rasserenato i suoi dirigenti. Da Dalbert a Emre Mor, i giocatori stanno arrivando. Dall'elenco mancano Nainggolan, Vidal e Di Maria, perchè nelle grandi piazze un colpo serve sempre. Ma i tifosi interisti si sono convinti di essere da Scudetto anche così. E così sia. Il colpo potrebbe essere Schick: un gol in maglia nerazzurra alla Juventus dopo la foto durante le visite mediche bianconere, potrebbe diventare un feticcio per gli interisti. A Torino lo hanno messo in preventivo?

Lucifero ha appiedato Biglia. Quattro settimane di stop, il rientro dopo la sosta di inizio Settembre. Per un giocatore acquistato integro (41 partite nel 2016-17, 34 Lazio e 7 Argentina) che continua ad essere un punto di riferimento per la Seleccion, per un giocatore mai vittima di gravi operazioni e di gravi infortuni, un contrattempo, anche se fastidioso a inizio stagione per un centrale chiamato a prendere subito in mano le redini della squadra, non è la fine della guerra dei mondi. Continua ad esserci vita sul pianeta. La prima speranza/sensazione era che non fosse grave, poi fra chi sosteneva le 2 settimane di assenza, chi 1 mese, chi 1 mese e mezzo, ha "vinto" il mese. Il Milan ha altri tre centrocampisti centrali con cui affrontare Shkendija, Crotone e Cagliari. Di Kondogbia ad Appiano Gentile invece nessuna traccia. Due anni fa era meglio di Pogba e saltava come un grillo, oggi non ne può più e marca visita. Quanti intrecci attorno a lui, Roberto Mancini aveva minacciato le dimissioni se l'Inter non lo avesse strappato al Milan nel più incredibile derby mediatico di mercato come quello del 20-21 Giugno 2015 di Monte Carlo. Ottimo protagonista di un Monaco-Juventus di Champions League, Kondogbia è oggi un atleta in cerca di sè stesso, smarrito, disperso, fra la sostituzione-lampo di De Boer e l'autogol virale contro il Chelsea. E' l'emblema di quanto possa essere illusorio il mercato estivo. Chi lo acquista si dissangua, si diceva durante il triangolo Inter-Kondo-Milan di Monte Carlo, alla fine chi ne è uscito con le ossa rotte è stato soprattutto il giocatore, vittima dell'insostenibile tristezza dei suoi ultimi anni di carriera a Milano.

Aleksandar Kolarov, un Franco Cordova all'incontrario. Un nuovo Lionello Manfredonia. Ma senza ipocrisie. Gli hanno chiesto del rito dell'esultanza alla rovescia. Che è quell'esercizio un po' ipocrita di chi fa gol e si pente, essendo ancora legato ai suoi vecchi colori. Lo inaugurò Oliver Bierhoff, per non far arrabbiare i suoi tifosi friulani dopo il suo passaggio al Milan. Kolarov però è stato diretto e schietto. Certo che esulto, come fecero Ganz e Ronaldo con la maglia del Milan. In un derby non si può aprire il libro Cuore. Il derby è riffa, lotta selvaggia, zona franca. I tifosi laziali lo fischierannno, ci sta. Ma per essere coerente con la scelta della Roma, lui dovrà subire e accettare tutto. Esultando, in caso di gol nel derby, per la sua nuova squadra, non contro la sua ex squadra. Se Kolarov inizia a preoccuparsi delle reazioni dei laziali, non potrà mai iniziare una nuova avventura professionale con i romanisti. Il suo se segno esulto fa titolo, ma dovrebbe essere la normalità. In un derby vale tutto. Soprattutto il colpo basso dell'ex.


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