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Editoriale

Juve-Napoli: lo scudetto dei veleni. Milan, il bomber del futuro ce l’hai in casa. Parma, il volo del Faggiano. Verona, Marchetti la tua strada migliore

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
21.05.2018 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 38348 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Bare con nomi di calciatori, maglie offensive, cori inopportuni e via con il valzer delle schifezze. Bisogna saper perdere ma bisogna anche saper vincere. Non vale solo per la Juventus ma per tutti. Ha vinto la Juve e, allora, via con i fucili spianati su Torino. Avesse vinto il Napoli sarebbe successo il finimondo. Il problema dell’Italia è sempre lo stesso: la cultura calcistica che è pari allo zero. Il Foggia pareggia a Frosinone e non ha più nulla da chiedere a questo campionato e in molti si scandalizzano. Chi è già retrocesso deve lasciare i punti agli avversari e le combine di fine anno sono scontate come le castagne in inverno. La mentalità va cambiata, prima dei calciatori e degli stadi da sistemare. Le squadre dovrebbero imparare a scendere in campo sempre e comunque per vincere. D’altronde i calciatori sono pagati per quello. La Juventus ha vinto, sudando questa volta, ma ha vinto. Il Napoli si è perso in hotel a Firenze o sull’autogrill di Torino questo non lo sappiamo. Certamente si è perso. Dove non importa. La Juventus, se fosse stata leggermente più fragile, dopo la sconfitta con il Napoli si sarebbe persa nei tombini dello Stadium. Invece ha saputo reagire e con un pizzico di fortuna ha vinto anche quest’anno. C’è da dire che, in futuro, partite come Inter-Juventus e Fiorentina-Napoli andranno giocate obbligatoriamente in contemporanea. La vera vergogna è questa non altro. Salutiamo il campionato di serie A con verdetti non scontati e una stagione tirata fino all’ultimo secondo. Ci rivedremo presto anche se non sappiamo dove, quando e perché. Forse la riunione di domani, in Lega Calcio, servirà ad aprirci gli occhi. Sky o Mediapro? E’ una battaglia politico-legale. Servirebbe un’intesa tra i due poli. I soldi di Mediapro e la qualità produttiva di Sky. Allora il calcio italiano farebbe bingo ma capisco da solo che stiamo parlando di fantascienza dopo che la palla è passata al Tribunale di Milano. Anche se il recente accordo Mediaset-Sky fa pensare che negli affari tutto è possibile. Vedremo…
Il Milan cerca la punta per la prossima stagione ma una punta pesante ce l’ha già in casa. Va specificato che per vederla in prima squadra bisognerà aspettare ancora qualche annetto ma, per il futuro, i rossoneri dovrebbero essere a posto con il Made in Milanello. La scommessa Cutrone, 1998, è stata ampiamente vinta adesso si punta su un 2002 che è qualcosa di formidabile. Lorenzo Colombo. Cognome pesante da quelle parti lì. Stiamo parlando di un ragazzino che come tutti i ragazzini si può perdere da una stagione all’altra se non ha la testa sulle spalle. Non conosciamo Colombo, quindi, non possiamo giudicarlo. Per capire se il ragazzo ha futuro bisogna conoscere la personalità del calciatore, la testa del ragazzo e la famiglia che ha alle spalle. Sicuramente Colombo ha colpi pazzeschi, fiuto del gol e movimenti da punta vera. Se avrà dalla sua tutte le qualità che abbiamo sopra elencato, allora, il Milan potrà godersi il suo jolly d’attacco. Negli anni Donnarumma, Cutrone, De Sciglio e in parte Locatelli hanno dato un valore importante al settore giovanile che ha raccolto più in termini di singoli che come risultati di squadra. Basti pensare che, anche quest’anno, il Milan Primavera è rimasto fuori dai play off scudetto. Prossimo anno via alla rivoluzione con l’ingresso di Mario Beretta al posto di Filippo Galli.
In chiusura spazio alla serie B perché se ci sono piazze che piangono, ci sono anche città che trionfano. Parma è entrato nella storia e, in questi anni, siamo stati tutti un po’ tifosi ducali. Una storia pazzesca. Nessuno ha cancellato dalla propria mente i furgoncini portati via dalla Guardia di Finanza, il crac del club fallito e i disastri che hanno messo in ginocchio una città piena di soldi e tradizione. Parma è ripartito senza favori e senza un ripescaggio. Ha vinto i campionati, tutti di fila, di serie D, C e B ed è tornato ai massimi livelli del calcio italiano. Una storia bellissima. Pazzesca. Vincere un campionato è complicatissimo, in tutte le categorie, figuriamoci vincere tre campionati in tre anni. Non a caso, nella storia, non c’era riuscito mai nessuno. Certo, è servita un po’ di fortuna ma senza fortuna non si scrivono pagine di storia. Grande merito di queste ultime due promozioni va attribuito a Daniele Faggiano. Al calciomercato veniva considerato “quello che porta la borsa a Perinetti”. Poi ha avuto le sue occasioni e non ne ha sbagliata mezza. Da Trapani a Parma si è confermato un leader dietro la scrivania. Giovane e capace. Basta che non si monti la testa e potrà fare grandi cose anche in serie A. Può arrivare, un giorno, ai livelli di Paratici e Ausilio? Perché no, l’importante, è che Faggiano conservi l’umiltà di sempre. Da Direttore leader dovrebbe, però, fare una cosa: andare in tribuna e non in panchina. Voi starete pensando: vabbè anche Giuntoli va in panchina ed è infatti la vera pecca del Direttore del Napoli. In campo si vivono emozioni diverse e, a volte, un Ds rischia di farsi trascinare in baruffe che dopo i 90 minuti si dimenticano. Vedi il Parma, a Cesena. Faggiano ha vinto con anima e cuore. Se fosse stato uno sprovveduto avrebbe esonerato D’Aversa. Lui l’ha tutelato e i fatti lo hanno portato in serie A. Faggiano non ha seguito le voci e i classici italiani. E’ andato per la sua strada e ha vinto sul campo. Due volte negli ultimi due anni. Bravi a Parma, ad individuare l’uomo giusto in un periodo delicato. Sicuramente adesso arriva il bello e possiamo dirlo senza grandi preoccupazioni. Il difficile, per Parma, è stato superato. Era molto più complicato vincere i campionati di D, C e B che difendere la categoria in serie A. Complimenti anche ad Alessandro Lucarelli. Ha dimostrato attaccamento e passione al club con i fatti e non a chiacchiere. Dai giudici di un tribunale ai trionfi del campo. Lui le ha viste tutte e Parma gli sarà riconoscente a vita. Meriterebbe un posto in questa società non appena avrà deciso di smettere con il calcio giocato.
Che caos a Verona. Fusco ha abbandonato la nave quando era già mezza affondata. Pecchia è resistito, clamorosamente, fino all’ultimo ma con schiaffi in faccia in tutti e due gli anni scaligeri. Ora si guarda al futuro. L’Hellas ripartirà dalla serie B e ha avviato i casting per Mister e Direttore Sportivo. Brocchi il primo a scendere le scale del confessionale ma, prima del Mister, sarebbe il caso di scegliere il direttore sportivo. Tanti i nomi sull’agenda di Setti. Quotato e accredito quello di Stefano Marchetti, deus ex machina del Cittadella. Sarebbe l’uomo giusto al posto giusto. Profilo ideale. Vi spiego il perché: in passato ho criticato duramente, troppo, Marchetti. Poi il tempo è stato galantuomo e ha dato ragione al Direttore e torto al sottoscritto. Il miracolo Cittadella non era un miracolo ma un progetto. Da qui nasce la grande differenza. Marchetti è il Cittadella. Vede le partite dal campo, fa lo scouting, conduce le trattative di mercato, sceglie il Mister e quasi quasi impone ai magazzinieri anche come sistemare le magliette nello spogliatoio. Marchetti pesca i giocatori in D e in C, li porta in B e gli triplica il valore. Ha avuto ragione e oggi si gioca i play off con una piccola realtà che potrebbe sognare il Paradiso. Marchetti a Verona porterebbe ordine e disciplina. Le sue qualità morali le ha dimostrate in Veneto non tradendo mai la fiducia di Gabrielli e sposando, anima e corpo, il progetto “Citta”. Tutto quello che è mancato in questi due anni all’Hellas. Vedremo se Setti, questa volta, chiuderà il cerchio senza fare ulteriori danni…


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