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La Giovane Italia
Editoriale

Juve, no al tridente: Ronaldo-Dybala o Ronaldo-Higuain contro la Lazio? Il Milan seccato con Ibra punta Mandzukic e Haaland (ma c'è la Juve). Inter-Atalanta, vertice per Kulusevski. Idea Petagna. Napoli, Gattuso nei guai se Adl non toglie le multe

20.12.2019 08:19 di Enzo Bucchioni   articolo letto 25858 volte
© foto di Federico De Luca

Se qualcuno è arrivato perfino a discutere sul sesso degli angeli, questa storia del Tridente della Juve è roba da ragazzi. E sta diventando sempre più divertente. Dunque: Tridente sì o Tridente no nella Supercoppa italiana contro la Lazio?

Se lo chiedete a me è una provocazione. Quei due o tre che mi seguono sanno benissimo come la penso, “viva l’equilibrio”, e andare a giocare contro la squadra di Inzaghi con Ronaldo, Dybala e Higuain insieme dal primo minuto vorrebbe dire consegnare alla Lazio il centrocampo e quindi il gioco. Inzaghi si schiera con il 3-5-2, il centrocampo è sempre molto folto, la ricerca della superiorità numerica è costante.

Assodato questo, chi lasciare fuori Dybala o Higuain visto che Ronaldo è titolare fisso e vorrei vedere?

Da qui a domenica quante ne sentiremo attorno a questa domanda?

Potrebbe anche succedere che Sarri alla fine sorprenda tutti e schieri davvero il Tridente, ma a quel punto sarei costretto a chiedere asilo politico alle Cayman. Ragiono quindi in termini logici e, consentitemelo, anche sarriani.

Dunque, Dybala o Higuain dall’inizio?

Ci sono dei momenti che fare l’allenatore deve essere un piccolo-grande tormento. Le soluzioni hanno un pro e un contro, quasi come per ogni cosa. Dybala è in grande forma, gli riesce tutto, la coppia con Ronaldo sembra perfetta, questa è la soluzione più scontata. Un allenatore però deve pensare a Higuain, a un giocatore importante anche per la personalità e il carisma. Deve pure valutare chi fra i due argentini fa meglio entrando in corsa. E forse la soluzione migliore è mettere subito a combattere una coppia fisica e veloce, più impattante come Ronaldo-Higuain per lasciare a Dybala il compito di cambiare o risolvere la gara che potrebbe avere anche lo strascico dei supplementari. Fossi Sarri farei proprio così, subito Ronaldo-Higuain e poi Dybala con la missione di diventare protagonista con le sue giocate. Man of the match, come gli è già successo. Vedremo. Una cosa è certa, per prendere una decisione del genere Sarri deve essere molto forte e credibile all’interno dello spogliatoio e penso lo sia dal giorno in cui ha tolto Ronaldo. Il problema quindi non si pone, l’unico guaio è trovare un trequartista visto che Bernardeschi ha deluso, Ramsey e Douglas Costa non hanno il minutaggio nelle gambe. E allora meglio il Tridente? Non ricominciamo.

Comunque, discutete gente, discutete. Abbiamo ancora due giorni e mezzo per dire la nostra, popolo di sessanta milioni di allenatori.

E che dire di Ibra e il Milan? Era tutto apparecchiato, ma lo svedese non ha firmato l’accordo entro i primi dieci giorni di dicembre come i rossoneri avrebbero voluto per farlo allenare, metterlo in mano a preparatori atletici per averlo al top alla ripresa del campionato alla Befana. Boban e Maldini sono seccati e turbati. Il problema è strettamente fisico, temono che Ibra, lontano dai campi da metà ottobre, possa perdere il tono muscolare e fare troppa fatica (a 38 anni) per recuperare. Ha un senso prendere lo svedese se è in grado di incidere da subito. Cosa è successo? A bloccare l’operazione, e sembra un paradosso, è stato Carlo Ancelotti milanista doc. Da giorni sapeva che sarebbe stato esonerato e i colloqui con Ibra non erano tesi a portarlo a Napoli, ma a prospettargli un futuro in Premier. Ancelotti era al corrente di avere la possibilità di andare all’Arsenal (ne hanno parlato) o all’Everton. Ora che ha chiuso con quest’ultima, Ibra è in attesa di capire. Tornare da Ancelotti lo stuzzica, giocare in Premier pure. E il Milan? Aspetta, ma si guarda attorno. L’ultima idea è Haaland, ma sul norvegese c’è il mondo. Juventus compresa grazie ai buonissimi rapporti con Raiola. E poi: è già pronto per cambiare le sorti del Milan o ha bisogno di tempo per inserirsi nel nostro campionato? Non sarebbe meglio valutare l’ipotesi Mandzukic un altro grande vecchio, un giocatore-leader che serve nello spogliatoio di Pioli?

Si muove anche l’Inter. Ieri Marotta ha cercato di chiudere per Kulusewski, ma l’incontro con l’Atalanta non ha dato certezze. Percassi è pronto a cedere il giovane centrocampista anche subito, ma vuole 40 milioni. Accontentare il Parma con altri giocatori non sarebbe un problema, come per la storia del fustino, molli uno e prendi due o tre…Il problema è che l’Inter vuole spendere meno (30-35) e ieri ha cercato di strappare una semplice opzione per giugno. Tipo, stringiamoci la mano ora, affare fatto, ma definiamo le cifre a fine stagione. L’Atalanta non ci sta, ovvio. Ma la discussione non è chiusa e considerati i buoni rapporti fra Zhang e Percassi, per gennaio o per giugno la sensazione forte è che Kulusevski in qualche modo finirà all’Inter. Marotta sta sempre lavorando su un attaccante, ma visto che Conte vuole giocatori pronti, che conoscano il nostro campionato, è venuto il dubbio se per fare il vice-Lukaku non sarebbe meglio Petagna rispetto al francese Giroud. Petagna, fra l’altro, parlando del suo possibile addio alla Spal, s’è lasciato scappare un sibillino “andrei anche a fare la panchina”. In attesa, va benissimo Alonso che il campionato italiano conosce, mentre per Vidal sembra superata la burrasca con il Barca. Resta in Spagna? Probabile.

Assolutamente non superata, invece, la burrasca fra De Laurentiis e i giocatori del Napoli. Cercando una via di uscita da una situazione complicatissima, il presidente ha tagliato la testa di Ancelotti, ma evidentemente non basta. Nella mia ingenuità ho pensato che Gattuso, per accettare una panchina così scomoda, avesse in mano il bonus “arrivo io, la società toglie le multe e ripartiamo uniti”. Pare invece che Gattuso non abbia bonus e Adl le multe non le voglia proprio togliere. Chi lo spiega ai giocatori che con Gattuso devono rimboccarsi le maniche, provare a riconquistare la Champions in campionato, andare avanti in Europa e contemporaneamente passare in banca a pagare la multa?

Una storia che ricorda molto quella della botte piena e della famosa moglie…Tempi duri anche per uno tosto come Rino al quale ricordo volentieri che, come ben sa, “pecunia non olet” o, se volete, “per pagare e morire c’è sempre tempo”. Il problema è che di tempo il Napoli ne ha più poco e di punti ancora meno…


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