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SONDAGGIO
Cristiano Ronaldo alla Juve: ora chi andrà via?
  Gonzalo Higuain
  Miralem Pjanic
  Daniele Rugani
  Paulo Dybala
  Alex Sandro
  Più di un big
  Nessuno

Editoriale

Juve: oltre a Emre Can, un altro colpo per giugno. Inter: la cena con Pastore e la strategia per Rafinha. Milan: un anno di polemiche, la compravendita e altri “misteri”. Napoli: occhio alla risposta di Verdi. E in Figc…

16.01.2018 07:31 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 56237 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. Siamo in regime di sosta invernale. La sosta a suo tempo ci stava antipatica perché era "sosta della nazionale" ma siamo stati bravi e abbiamo deciso di eliminarla del tutto, infatti per non rischiare non scegliamo neppure un ct ("vuole un ct?". "Sia mai! Poi quello magari pretende la sosta o perfino gli stage"). Niente ct, niente sosta. In compenso abbiamo scoperto la "sosta da vacanze", quelle dei calciatori.
Grazie alle vacanze dei calciatori - da poco rientrati - abbiamo scoperto alcune cose:
1) Nessun calciatore va in vacanza a Bordighera o Varazze. Cioè, mentre il mio e tuo nonno d'inverno scelgono la Liguria "che è mite", loro hanno idee molto diverse e snobbano la celebre e rinomata focaccia.
2) Se non vai alle Maldive o a Dubai non sei nessuno. C'era talmente tanto assembramento da quelle parti che quando facevi la prenotazione ti chiedevano in che zona della classifica eri ("lei è a metà classifica? Vediamo se trovo qualcosa". "Lei è in zona retrocessione? Guardi, è tutto pieno, provi alle Seychelles". "Zona Champions? Lei è fortunato, c'è rimasto un bel bungalow vicino a quello dei coniugi Nara". E così via). Pare che Trapattoni per trovare un buco abbia dovuto mostrare il palmares ("Ha vinto lo scudetto in Portogallo? Va bè Sciur Giuan, qualcosa troviamo...).
3) La montagna, che tutti dicono "beh la montagna è bella, c'è l'aria buona" piace solo a parole e serve per depistare ("tu e il bomber dove andate?". "O ai Piani di Bobbio a sciare oppure al mare a Loano, del resto la Liguria è mite". Ma poi vanno alle Maldive o a Dubai.
4) Quando tornano da Dubai dicono tutti "è bellissimo!", ti mostrano le foto dal grattacielo e t'assicurano "è una città in grande espansione! È tutto nuovo!". Poi gli chiedi "ma il mare?" e loro "sì, dai, carino", ma gli leggi negli occhi che pensano "meglio Alassio...".
5) Higuain passa le vacanze cercando di prendere la traversa col pallone da lontanissimo. Il video che abbiamo visto era la 744643esima prova. Pipita, siamo mica gonzi.
6) Brozovic gioca con gli amici a freccette e apre dei bar abbastanza brutti, tipo quello inaugurato in Croazia. Dalle foto possiamo pensare che all'interno abbia le tipiche macchinette mangia-soldi e la bottiglia di liquore impolverata a forma di "Ciao" di Italia '90. Lo so che a molti di voi Brozovic sta sulle balle, ma ricordatevi che lui non va alle Maldive e gioca al bar a freccette. Brozovic è “come noi”, solo con il problema dei soldi da buttare. Se ci pensate con attenzione potreste iniziare a volergli bene.
7) Icardi si fa fare la foto col cappellino sullo zizzì. Al suo posto avremmo usato il cilindro di Paperone per creare del mistero. Sono scelte.
8) Dybala sfila sulle passerelle per una nota casa di moda. Avete notato quelli di fianco a lui? Indossavano ponchi grotteschi, gonne modello "donna", sciarpe sgargianti 2 metri per 3. La domanda è: ma chi cazzo va in giro vestito così nel mondo reale? Cioè, mi domando: i vestiti che mostrano alle sfilate e ti dicono "questa è la tendenza" poi li indossa veramente qualcuno a parte Bernardeschi? Se ci pensate è un bel mistero.
9) Pare che Nainggolan abbia scelto dei posti dove organizzano dei capodanni alternativi. Uno di Arenzano ha lanciato lo slogan "ad Arenzano è Capodanno tutte le sere", ma a quanto risulta il Ninja non apprezza troppo il clima mite. In compenso secondo qualcuno ora andrà in Cina per sfruttare il calendario amico (tra breve arriva il capodanno cinese).

Bene, quanto a sciocchezze abbiamo dato anche questa settimana. Il resto sono cose altrettanto inutili. L'elezione in Figc, per esempio. Lotito si ritira e dice "l'ho fatto per la Lazio", la qual cosa ricorda molto certi ragazzini esclusi dalle feste delle medie che "tanto c'avevo judo" (cit. Elio).
Non sappiamo chi vincerà tra Sibilia, Gravina e Tommasi, ma sappiamo che in seno alla Figc trionfa ancora (e nonostante tutto) un'enorme distorsione legata al sistema elettorale: non funziona la formula "ho delle idee-convinco le società ad appoggiarmi-vinco le elezioni", semmai quella molto italiana del "ho il sostegno di questi club-vinco le elezioni-mi faccio venire delle idee". Finché sarà così, per forza di cose il calcio non sarà in mano a veri innovatori (chi glielo fa fare a un Albertini di presentarsi ancora?), ma ai professionisti della Poltrona.
Del resto in Federazione sfruttano l'esempio dei "grandi", i mammasantissima della politica nostrana che dicono cose come "porteremo al centro del quid la figura dell'italiano, la cui tassazione deve consentire un riflusso ordinato di immigrati. Con bonus e pensioni ovviamente". Delle colossali supercazzole alle quali molti ancora credono e vai a capire perché. Ma, certo, non è questo il luogo per parlare di futuro del Belpaese, meglio concentrarci sul presente milanese.

C'è la storia del Milan il cui proprietario si sarebbe prestato a un gioco di "alterazioni di prezzi legati alla compravendita del club". Lo avete ben letto. La situazione è grottesca perché da qualunque punto la si guardi porta a conseguenze assai gravi: per il Milan o per il mondo dell'informazione. Il dato di fatto è che il capo della procura di Milano ha smentito l'apertura di una qualunque indagine e a quelle parole dobbiamo legittimamente attenerci.
Non so se sarete d'accordo, ma il nodo della questione, semmai, è un altro e va oltre le logiche del buonsenso. Il dato di fatto è che da quando è stata messa in piedi l'operazione di cessione ai cinesi c'è chi non vede l'ora di poter dire "ecco! È tutta una truffa!". Il motivo non è importante: può essere "Li il truffatore", "Berlusconi che riporta a casa capitali", "Fassone e Mirabelli che hanno buttato i soldi", "Elliot che svenderà il Diavolo a non si sa chi" o anche tutte le precedenti, purché si possa dire "avevo ragione, quest'operazione nascondeva una magagna". Fa niente se poi non era la magagna che pensavi tu, l'importante è che tutto sia andato a catafascio per il semplice motivo che siccome per te "qualcosa non va, non si capisce", allora certamente è così. Il fatto che l'operazione abbia dovuto fare i conti con diversi momenti intricati e poco chiari non significa per forza che sia figlia del malaffare, ma forse solo che non siamo stati capaci (o non abbiamo voluto) comprenderla fino in fondo.

Si fa un gran chiacchierare di Inter: “Ha bisogno del difensore per completare il reparto! Vergogna!”. Poi lo prende: “Ha preso un difensore di medio livello! Vergogna!”. Non va mai bene. Pazienza: Lisandro Lopez risolve (finalmente) il problema “numerico” della retroguardia nerazzurra e lo fa a basso costo. Il resto lo dirà il campo. Il nodo semmai è sempre quello del trequartista: Ausilio resta in contatto con il Barcellona per Rafinha, la trattativa resta “viva” ma il ds volerà in Spagna solo in caso di sviluppi sostanziali. Il motivo è semplice: gli operatori valutano alternative al brasiliano. Difficilmente Ramires (il solito Fpf obbliga l’Inter a pagare la totalità dell’ingaggio del giocatore e in ogni caso lo Jiangsu fa “resistenza”); per Pastore (cena tra Ausilio e il procuratore del calciatore) dipende tutto dal Paris Saint Germain: l’Inter può operare solo in regime di prestito con diritto di riscatto e gli emiri difficilmente accettano questo genere di condizione. Tutto qua? No, Ausilio e Sabatini hanno in testa altre due alternative “straniere”: mi piacerebbe dirvi i nomi ma, banalmente, non li so.

In casa Napoli tutti pendono dalle labbra di Simone Verdi. Anche il suo procuratore, che ha detto sì a un bello stipendio e al contratto della vita per il suo assistito. Si dice che il giocatore abbia paura di finire a marcire in panchina e, per questo, abbia chiesto del tempo per riflettere. Comprensibile? Certo. Condivisibile? Non siamo qui per giudicare. Di sicuro, il club azzurro si è mosso per tempo e in modo intelligente, cercando un colpo già pronto e – per di più – a conoscenza dei metodi di lavoro dell'allenatore. Definiamola pure “mossa da scudetto”, almeno per come è stata costruita. Ora serve una risposta, o si tenterà l’assalto a Deulofeu. Poi, per carità, sono punti di vista, ma il Napoli che ha strabiliato nel 2017 sembra consapevole delle sue forze a prescindere da questo o quel rinforzo.

Di sicuro è consapevole delle sue forze la Juve, al punto da poter già pensare al futuro. Si guarda al centrocampo sfogliando la margherita tra tre potenziali fenomeni come Barella, Cristante e Pellegrini. Tra fair-play finanziari, diktat dei governi e magnati più o meno spendaccioni, la certezza è che la Signora resterà una protagonista assoluta della Serie A ancora a lungo. La Champions? Quella è nelle mani, e nelle idee, di tecnico più che affidabile.

In chiusura, mentre noi ci ciucciamo la sosta invernale, Oltremanica si godono la vittoria del Liverpool sul Manchester City, ma soprattutto la rissa indegna tra José Mourinho e Antonio Conte. Guardiola, nonostante la sconfitta coi Reds, se la ride. Uno dei motivi è riassunto in queste poche righe scritte per “Esquire” (Twitter: @ FBiasin).

Mourinho e Conte hanno un problema molto serio: Agroppi.
Agroppi Aldo è un ex allenatore di un certo peso che, forse, i più giovani non conoscono. Ma non è questo il punto. Il punto è che Agroppi Aldo, l’altro giorno, è tornato a parlare dopo lungo silenzio. Ha detto: "Il litigio tra Mourinho e Conte? Io li butterei tutti e due giù dalla torre. Mourinho non l’ho mai sopportato dal primo giorno che è venuto in Italia, Conte non può per un gol buttarsi a tuffo nei tifosi, a un certo punto ci vuole un po’ di contegno". Agroppi, insomma, ha fatto la morale.

In ogni caso questo non è un pezzo incentrato su Agroppi Aldo, semmai su due iene della panca che si stanno massacrando a colpi di insulti.
Li riassumiamo.

Mou: “Se non mi comporto come un pagliaccio in panchina non vuol dire che abbia perso passione”.
Conte: “Forse parlava di quello che faceva lui in passato. Se uno dimentica quello che ha fatto, si chiama demenza senile”.
Mou: “Ho commesso errori in passato e di sicuro ne farò anche in futuro, ma so che non sarò mai squalificato per scommesse…”.
Conte: “Chi offende in questo modo è un piccolo uomo”.
Parames (portavoce di Mou): “Chi era il capitano di quella Juve accusata di doparsi con l’Epo? Conte!”.
Conte: “Ha detto cose gravi, non posso dimenticare”.
Praticamente una puntata de Il segreto, ma senza belle figliuole spagnoleggianti di mezzo. E, capirete, senza belle figliuole spagnoleggianti di mezzo che gusto c’è?

(Bene: questo pezzo è partito da Agroppi, è passato da Mou e Conte, transita per Il segreto ma in realtà ha un unico obiettivo: Guardiola).

Guardiola per tutti è pazzo e, invece, no. Guardiola è il più sveglio di tutti e sapete perché? Perché non gli interessa quasi mai giocare a “chi ce l’ha più grosso” e, anzi, quando affronta uno qualunque tra i suoi avversari adora mettere in scena il subdolo giochino del “ora ti faccio credere di essere er mejo fico der bigonzo”.
Cioè, in passato è capitato pure a lui di bisticciare con Mou (che poi è il solito divino di Setubal), ma ha appreso la lezione e ora si limita a lusingarti “fuori dal campo” e a fotterti "sul terreno di giuoco" (ogni riferimento all’ottimo Sarri è puramente casuale).

La stessa cosa non possono più permettersela i santissimi José e Antonio, “seminati” in classifica dal City-marziano e ridotti a giocarsi il ruolo di “secondi” attraverso la pantomima dei cazzotti verbali (il rischio concreto è che la faccenda, tra l'altro, degeneri in manesca e tristanzuola rissa da bar).
In particolare sembra che José abbia scelto di alzare i toni per provare a ritrovare il “se stesso” cazzuto di qualche anno fa, nonostante sappia perfettamente di essere ormai troppo “adulto” per non risultare un filo (lo diciamo sottovoce per l’amore smisurato che proviamo nei suoi confronti) “patetico”.
Del resto lo dice il Primo Comandamento del noto gioco da tavola Risiko: fare la guerra ha senso se c’è in palio un territorio, altrimenti è solo tempo perso.


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