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La Giovane Italia
Editoriale

Juve, peccato per Kean: non sarà addio per una questione di soldi. Chiesa paga l'assenza di un procuratore. Lukaku e Pogba: non si possono dettare le condizioni allo United

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
28.07.2019 09:03 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 122193 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

"Kean vale De Ligt, è un campione". Queste parole di Mino Raiola, rilasciate nel giorno delle visite mediche a Torino del difensore olandese e in quella che è finora l'unica intervista rilasciata ai media italiani dal procuratore italo-olandese, sono soppesate. Sono parole che gettano luce sulla considerazione di cui gode il giovane attaccante della Juventus. E su quello che al momento è l'unico vero neo sull'estate bianconera: Moise Kean.
Paratici in questo momento è avanti rispetto alle rivali. Mentre Inter e Napoli sono ancora alla ricerca di due attaccanti lui ha già rinforzato la rosa come doveva: con due difensori e due centrocampisti. Adesso vorrebbe vendere Higuain, sistemarlo altrove per rimpiazzarlo con un attaccante più giovane. Ma la Juve è fatta, costruita, e potrebbe tranquillamente iniziare la stagione con la rosa attualmente a disposizione senza scontentare nessuno. Né i tifosi, né Maurizio Sarri.
Però Moise Kean andava gestito meglio. Perché l'attaccante di Vercelli classe 2000 ha potenziale per valere quanto De Ligt tra un anno, forse due. Ma alla Juventus non ha lo stesso spazio che l'olandese ha avuto all'Ajax negli ultimi 12 mesi per crescere e maturare. Kean resterebbe pure, anche perché l'accordo economico per rinnovare il contratto in scadenza nel 2020 c'è da tempo. Ma perché farlo? Perché rinnovare se davanti hai Higuain, Mandzukic e Dybala? E se la società, in caso di partenza di uno di questi tre calciatori, sta già valutando i sostituti?
Per Kean chiaramente non c'è spazio e il fatto che abbia un contratto in scadenza tra un anno non gioca certo a favore della Juventus. Che adesso deve venderlo e non può farlo alle sue condizioni: l'Everton vuole chiudere per una cifra tra i 25 e i 30 milioni di euro e in questa situazione - col giocatore che sarà libero di andare via a zero euro il prossimo 1° febbraio - strappare una recompra sarà complicato. Con la conseguenza che Kean, se in Premier mette in atto quanto intravisto a Torino nell'ultima stagione, già la prossima estate varrà il doppio, forse anche di più.
Sarebbe servito più coraggio, probabilmente. Con i fatti, con le cessioni, la Juventus poteva dimostrare al prossimo centravanti della Nazionale che per lui quest'anno sarebbe stato diverso. A quel punto, il rinnovo sarebbe stato una naturale conseguenza perché in Premier non andrà a guadagnare di più rispetto a quanto ha messo sul piatto Paratici (un contratto da 4 milioni di euro a stagione a salire). Ma per la Juventus questa non è l'estate dei rischi, è per il secondo anno consecutivo l'estate in cui l'unico obiettivo è quello di costruire una squadra che possa approcciare la prossima Champions League con tante certezze e poche sorprese.

Da quando Rocco Commisso s'è insediato alla guida della Fiorentina, ormai più di 50 giorni fa, la nuova società viola ha definito solo l'acquisto di Terracciano come vice Dragowski. Fin dal primo giorno però l'imprenditore italo-americano ha fatto una promessa ai tifosi: "Chiesa resta con noi". E questa promessa negli ultimi 53 giorni l'ha ripetuta sempre, nelle continue interviste (ben più di 53...) che per ora sono state condite da tanto entusiasmo e molti meno fatti.
Ecco perché, dato che di volti nuovi non se ne sono visti, i titoli che hanno accompagnato le interviste di Commisso sono stati sempre gli stessi: "Chiesa resta". E adesso, dopo averlo fatto memorizzare anche ai più disattenti, come potrebbe cambiare idea?
E' praticamente impossibile
, sarebbe un minare alle fondamenta la fiducia che subito s'è creata con la piazza. Con buona pace di Federico Chiesa che, in questa situazione, il massimo che può ottenere è strappare una promessa di cessione la prossima estate.
Chiesa è convinto che per lui sia giunto il momento di fare un salto di qualità, di cominciare a lottare per obiettivi diversi da una salvezza che nell'ultima stagione non è nemmeno stata troppo tranquilla. Ha probabilmente ragione ma paga l'assenza di un piano, di un procuratore che potesse consigliarlo ed evitargli questa strategia dell'attesa che ha fatto unicamente il gioco della Fiorentina e della nuova proprietà.
Ha timidamente rotto gli indugi solo questa settimana, da solo e senza alcuna mediazione. Sottovoce, è uscito allo scoperto nella seconda metà di luglio quando però i club a cui puntava Chiesa (che non vuole lasciare la Serie A) o hanno già definito l'80% del mercato in entrata o, nel frattempo, hanno indirizzato attenzioni e sforzi economici su altri nomi.
Chiesa era convinto che bastasse il suo talento per vendersi da solo, ma il cambio di proprietà (con i Della Valle e Corvino sarebbe andare diversamente...) l'ha imprigionato in una situazione più grande di lui. Da cui poteva svincolarsi solo uscendo subito allo scoperto e lavorando attivamente alla cessione mentre la sua stella brillava durante l'Europeo Under 21. Adesso, purtroppo per lui, è troppo tardi.

Non bisogna lasciarsi ingannare dai risultati degli ultimi cinque anni. Dalle difficoltà nel voltare pagina dopo aver trascorso una vita calcistica agli ordini di Ferguson. Il Manchester United, per fatturato e disponibilità di spesa, vale il Real Madrid. Vale i club più ricchi al mondo e quando mette sotto contratto un calciatore lo fa assecondando tutte le sue richieste, contrattuali ed economiche.
Fu così per Paul Pogba, che quando tornò a Manchester dopo esser andato via a parametro zero lo fece in grande stile. Con un esborso record per il cartellino di un centrocampista, con un contratto record anche per la Premier League. E' così adesso, perché quando Ed Woodward avalla un'operazione non è certo lì a spaccare la stellina: è accaduto qualche settimana fa per Wan-Bissaka, accadrà adesso per Maguire, che 'rischia' di diventare il centrale di difesa può pagato di sempre.
E Pogba? Adesso vorrebbe andar via. Tornerebbe volentieri alla Juventus, proprio come tornò volentieri tre anni fa allo United. Ma ha già detto sì anche al Real Madrid perché agli ordini di Zidane è sicuro di poter vincere quello non sta riuscendo a vincere con la casacca dei red devils.
Ma qui torna dirompente il discorso di partenza. Il Manchester United non ha bisogno di vendere, può chiudere l'acquisto di Milinkovic-Savic senza che questa operazione sia collegata alla partenza della mezzala francese. Che se vuole andar via dovrà portare un'offerta da 150 milioni di euro. Prendere o lasciare. O al massimo lasciare e rinnovare, a cifre ancor più alte rispetto a quelle attuali.
Discorso molto simile per Romelu Lukaku
, che da anni ha una voglia matta di confrontarsi con la Serie A ma che non ci riesce perché quando firmi un contratto come quello che il belga firmò nel 2017, al momento del passaggio dall'Everton al Manchester United, in pochissimi possono permettersi il tuo cartellino. Soprattutto in Italia.
Tra questi c'è l'Inter, che però ha approcciato questa trattativa in maniera troppo positiva. Convinta che, col passare dei giorni, lo United avrebbe ammorbidito la sua posizione iniziale. Invece non l'ha mai fatto: Lukaku fu pagato 85 milioni di euro e adesso, due anni dopo, vale 85 milioni di euro.
Lo United non ha necessità di liberarsi di Lukaku, in rosa lo terrebbe senza problemi e sa che a calciomercato chiuso il belga classe '93 tornerà ad essere più che una valida alternativa a Marcus Rashford.
Se l'Inter lo vuole, deve alzare l'offerta fino a 85 milioni di euro. Se l'Inter lo vuole, deve dimenticare formule diverse dalla cessione a titolo definitivo. Se l'Inter lo vuole, deve far presto perché il tempo stringe e aspettare non è strategia vincente. Anzi, è vero esattamente il contrario.


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