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Editoriale

Juve, Perin non è la scelta giusta. Monchi sta ricostruendo il Colosseo. "Caso Parma" e regole da riscrivere. Squadre B, così non ci siamo...

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
11.06.2018 00:08 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 59185 volte
© foto di Federico De Luca

Parte la settimana che darà lo slancio definitivo al calciomercato. Fin qui poco o nulla. Sarà la settimana dell'inizio del Mondiale ma è una cosa che non ci riguarda e rosichiamo di brutto a pensare che aspettiamo 4 anni e poi non ci presentiamo neanche. Grazie Ventura. Ogni tanto è giusto ricordarlo. Anche a quei Presidenti che potrebbero pensare di chiamarlo in panchina per una nuova opportunità. Umanamente non c'è un calciatore o dirigente che ha avuto a che fare con Ventura che ne parli bene. Tecnicamente non si metteva in discussione, almeno, fino all'esperienza in Nazionale dove ha dimostrato ignoranza tattica e poca conoscenza della materia. Parliamo di mercato che è meglio. La Juventus ha iniziato l'estate 2018 con l'acquisto di Perin. Il portiere non si discute, ma la scelta di avere due numeri uno sullo stesso piano è rischiosa e controproducente. Anche Szczesny era un secondo titolare nella Juventus, certo, ma un discorso è stare dietro a Buffon studiando da primo per l'anno dopo e un altro discorso è partire alla pari tra due numeri 1. La scelta della Juventus non è stata chiara. O ti fidi di Szczesny e prendi un dodicesimo oppure non ti fidi, vai su Perin e cerchi un dodicesimo. Se c'è un ruolo che deve avere le gerarchie ben chiare a tutto lo spogliatoio, quel ruolo è proprio il portiere. Non si può essere in concorrenza in porta. Questo non significa che la riserva debba essere scarsa. Ci mancherebbe. L'affare Perin stona per i motivi appena elencati ma stona anche per la scelta del portiere stesso. Tutta questa fretta di andare alla Juventus, sinceramente, non è stata chiarissima. Il rischio di fare la riserva è alto, certo alla Juve non si può mai dire di no ma con il valzer di numeri 1 che sta per iniziare, Perin miglior italiano dopo Donnarumma e al pari di Sirigu, con calma, avrebbe potuto scegliere la destinazione migliore che avrebbe garantito maggior spazio in campionato. L'Inter, probabilmente, resterà con Handanovic, si muoverà il Milan ma i rossoneri non fanno al caso di Perin, certamente tra Napoli e Roma, Perin avrebbe potuto ambire ad una maglia da titolare garantita, facendo comunque la Champions. Staremo a vedere se abbiamo scritto solo fesserie. Lo dirà il tempo. Unico giudice, come sempre.
Sul mercato, chi è partito forte è Monchi. Il Direttore Sportivo della Roma è in debito con Di Francesco e con i romanisti. Lo scorso anno ha fatto una grande stagione, la Roma, ma più per meriti dei vecchi e di Di Francesco che per colpi di mercato. Anzi. Quest'anno vuole stupire e abbiamo sempre difeso Monchi perché è un grande conoscitore di calcio internazionale e ha un ottimo scouting alle sue spalle. La Roma sta facendo colpi giusti e mirati, soprattutto, sta costruendo la squadra del futuro. Utile anche per il presente. Calciatori forti e giovani. Sta arrivando prima su molti prospetti che piacevano anche alle big europee. Bravo Monchi. Il mercato si fa con queste qualità. Kluivert si presenta con un bigliettino da visita eccezionale, non solo per il cognome che porta. Ziyech è un giocatore straordinario che era stato consigliato anche a Mirabelli per il Milan ma i problemi dei rossoneri bloccano il mercato in entrata. Monchi fa bene a giocare di anticipo. Il mercato della Roma è partito alla grande ma ci sono due paletti che vogliamo mettere a Monchi. Florenzi non si tocca e Alisson può essere ceduto ma dovrà essere sostituito da un top. L'eventuale acquisto di Berardi non mi convince del tutto. Sarebbe un uomo di Di Francesco e non di Monchi. Berardi è, di base, sopravvalutato. E' un ragazzo che non ha fame, con poca ambizione e può giocare solo con Di Francesco che gli fa fare sempre lo stesso ruolo e sempre gli stessi movimenti. Alla Roma bene ma un calciatore, nel 2018, deve sapere giocare in ogni zona del campo di sua competenza.
Venerdì sera, in diretta su Sportitalia, abbiamo dato la notizia dell'indagine della Procura Federale sui fatti di Spezia-Parma. Abbiamo fatto una piccola ricostruzione, poi sono emersi i dettagli. Premesso che, in Italia, esiste ancora la presunzione di innocenza non vogliamo dare colpe a nessuno ma va detta qualcosa. Non abbiamo il cellulare di Calaiò e Ceravolo sotto controllo, quindi, non sappiamo se realmente hanno mandato sms, a chi e cosa hanno scritto. Quindi in assenza di prove diventa complicato, almeno da parte nostra, dare giudizi e sentenze. Ammettiamo, però, che i calciatori X e Y di una squadra realmente abbiano scritto ai calciatori J e Z dell'altra squadra e abbiano chiesto di farsi da parte, visto che il campionato per loro era ampiamente finito e i saldi di fine anno erano iniziati da tempo. Il problema, in questo caso, sono le regole. Dai fatti di Siena in poi sono cambiate molte cose. Se il calciatore che riceve gli sms non denuncia deve essere squalificato da regolamento. Se denuncia è un infame spione. Capite da soli che diventa difficile denunciare un collega. Quello che deve fare il calciatore è mandare a cagare il collega e giocarsi la sua partita alla morte. Sarà un problema della Procura Federale oppure della Procura della Repubblica scoprire e indagare sul reato. Troppo facile aspettare le confessioni a priori di un calciatore che dovrebbe spifferare tutto anche solo se è venuto a conoscenza di un possibile aggancio di un suo collega. I calciatori dello Spezia hanno denunciato. Bene. Allora tutti dovrebbero denunciare tutti. Perché sinceramente non credo che, anche in campo, qualcuno non abbia avvicinato i calciatori dello Spezia viste come sono andate le ultime partite dei liguri con la salvezza, da tempo, conquistata. Ammettiamo che i calciatori X e Y abbiano realmente mandato questi sms di spontanea volontà, quale colpa avrebbe il club in questione? La responsabilità diretta, appurata, ha un senso, certo. La responsabilità oggettiva non ha un minimo senso. Io società dovrei controllare i telefoni di tutti i 30 calciatori in rosa? Diventa impossibile controllare tutto. E' lapalissiano che le società possono, anzi devono, pagare sulla propria pelle solo se una combine parte da Dirigenti o Presidente. Sono regole che andrebbero cambiate da tempo ma, dopo anni, siamo ancora con regolamenti vecchi e pieni di controsensi. Poi, però, nessuno si ricorda che nell'Atalanta, in serie A, gioca ancora un tal Andrea Masiello.
In chiusura ci occupiamo ancora delle seconde squadre. Ci sta a cuore questa rivoluzione. Il problema è che non sarà una rivoluzione. Tutti volevano le seconde squadre, siamo a giugno e non sappiamo se ci saranno, dove giocheranno e quante saranno. Su queste basi sembra evidente che bisognerà rinviare, almeno, di un anno. L'Atalanta, ad esempio, farà la seconda squadra solo se ci sarà spazio per tutti gli stranieri che deciderà di far giocare. Juventus e Milan sono quelle più convinte, l'Inter vorrebbe farla ma dal prossimo anno, il Torino e la Roma ci stanno pensando, l'Udinese non spenderà un milione e duecentomila euro per l'iscrizione, mentre Samp e Lazio sono avanti a tutte. Non spenderanno 1,2 milioni per iscrivere la seconda squadra del club, compreranno un club di C della zona a poche migliaia di euro, non avranno il problema dell'impianto e riceveranno, al contrario delle seconde squadre, anche i 500-6000 mila euro di contributi previsti dalla Lega Pro. La base di partenza non è buona. Non ci sono impianti per giocare e alcune regole vanno riviste. Non siamo la Spagna. Siamo l'Italia. Noi, in C, abbiamo piazze straordinarie che rappresentano il nostro calcio e abbiamo un territorio da salvaguardare. Inoltre, le seconde squadre, servono sempre di meno dopo il cambio del format del campionato Primavera che ha alzato il proprio tasso di qualità da un anno a questa parte. Basti vedere le rose di Inter, Fiorentina, Atalanta, Roma e Juventus. Sicuramente i ragazzi devono giocare con i grandi ma devono giocare anche negli stadi dei grandi. Se poi il ragazzo è bravo il salto lo fa l'anno stesso o l'anno dopo. L'esempio di Musa Barrow è tangibile. Dalla Primavera è passato direttamente in prima squadra, con grandi risultati. Non ha fatto giri in prestiti o squadre B. Dipende dal valore del ragazzo. Piuttosto pensiamo a cambiare alcuni regolamenti. E' un'assurdità che le società professionistiche non sappiano dove mandare i proprio calciatori di seconda fascia che non sono pronti per la C ma se hanno contratto non possono darli in prestito in serie D. Le Leghe e la Federazione devono capire che la serie D è la C2 di un tempo. Quindi va consentito il prestito nell'interesse sia della società professionistica che ha la possibilità di allargare il proprio bacino e far girare agevolmente i suoi ragazzi ma anche nell'interesse della società dilettantistica che non ha alcun contributo economico dalla LND e, almeno, si farebbe coprire totalmente l'ingaggio del calciatore in prestito. Queste sono le riforme da fare al più presto. Non le seconde squadre per ricchi o la chiusura, inutile, anticipata del calciomercato.


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