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La Giovane Italia
Editoriale

Juve: quel che si può dire (e non dire) su Ronaldo. Inter e Milan: un derby lunghissimo (con Marotta sullo sfondo). Napoli: il prezzo di Piatek. Italia: bentornati azzurri, ma sugli stadi…

16.10.2018 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 23950 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. Domenica c’è il derby, l’altro giorno invece ha giocato la Nazionale. Ci si divide tra chi dice “uh ma che bella Nazionale! Parliamone!” e chi “che due maroni la sosta, pensiamo al derby di Milano”. Solo che il derby è domenica sera, manca ancora una vita. E allora ci si spreme le meningi inventando succulenti temi tipo “è più forte Icardi o Higuain?” o “il derby è una partita da tripla?”. Ma non è questo il punto. Il punto è che mio padre tifa Milan, ma proprio tanto. Nella settimana del derby chiama per dirmi “sei un figlio infame”. Ha le sue buone ragioni. Ecco, siccome non ho nulla da dire rispetto a una partita che si giocherà tra cinque giorni vi racconto perché non tifo Milan come mio padre, per quel che ve ne può fregare ovviamente.

Como-Milan, 15/5/88: con un pareggio Sacchi vince lo scudetto e il Como si salva. Il risultato è scritto. Allo stadio G. Sinigaglia di Como i bambini alti meno di un metro storicamente non pagano. Per tutta la settimana il quotidiano "La Provincia" annuncia: "I biglietti sono esauriti e la baracconata dei bimbi alti meno di un metro, in questo caso, non vale". Domenica mattina: "Andiamo allo stadio figlio, è un evento!" (sia messo a verbale che sarò stato alto almeno un metro e venti). Mio padre elabora il piano: “Se all’ingresso fanno storie per farti entrare, tu mettiti a piangere”. Arriviamo all’ingresso. Scambio papà/addetto. "Ci fa entrare? Ho il biglietto". "D'accordo, ma il bambino?". "Il bambino è alto meno di un metro, entra gratis". "A parte che sarà alto uno e 40 (clamorosa sparata dell'addetto per mettere mio padre alle corde, ndr) ma poi per questa partita non vale". “Non lo sapevo!”. “Non dica cazzate, c’è scritto su La Provincia da una settimana!”. "Ma guardi il bambino, è molto triste...". (Papà mi stringe la mano come a dire “procedi”). Faccio partire un pianto "a sirena" da Gran Premio della giuria a Cannes. L'addetto è in palese difficoltà: "Entrate porca miseria, entrate". Mi vergogno come un ladro. Mio padre dice “molto bene”. La partita finisce 1-1 con gol di Virdis e Giunta. Il Como si salva. Il Milan è campione d’Italia. Mio padre è in brodo di giuggiole. Torniamo a casa. Papà a mamma: “Il piccino si è divertito come un matto”. Mia madre, guardandomi negli occhi: “E’ vero?”. E io: “Papà dice alla gente che sono alto meno di un metro, non ci voglio andare allo stadio con lui”. Mio padre si allontana, strafatto di grappe. Mia mamma: “Ascoltami, figlio, c’è una soluzione…”. E questo è tutto.
Ora, di questa storiella frega niente a nessuno, ma è sintomatica di un duellone tra nerazzurri e rossoneri, da sempre assai vivo. Il derby torna finalmente arrapante, non vale lo scudetto ma – almeno sulla carta - non è più lo strazio degli ultimi anni. Qui però si rischia di scrivere le solite fregnacce retoriche e allora lasciamo stare.
Parliamo di Marotta, invece, per molti “pronto a rientrare in federazione”, per altri a un passo dall’Inter. Non sappiamo quel che sarà, ma possiamo garantire che i contatti tra l’ex dg Juve e i nerazzurri ci sono stati. Questo porterà a un “matrimonio”? Qualcuno azzarda la data, il 26 ottobre, giorno dell’Assemblea dei Soci del club nerazzurro, ma vai a capire se c’è della “ciccia” o sono solo chiacchiere.
Chiacchiere, come quelle - formali e comunque assai piacevoli - di ieri al Quirinale. La bella Italia vista in Polonia è tornata a respirare, Mattarella ha celebrato i 120 anni della Figc e, finalmente, sembra che la macchina azzurra si sia riattivata. Tra gli altri ha detto la sua anche il presidente dell’Uefa, Ceferin: "In Italia servono gli stadi moderni!". Mattarella ha risposto: "Giusto invocare gli stadi moderni!". I capi del calcio hanno chiarito a loro volta: "Gli stadi moderni sono essenziali!". Grandi applausi e tutti felici. Poi, però, tocca fare i conti con l’amara realtà, quella del presidente di A che bussa alle istituzioni ("Salve, vorrei fare lo stadio moderno") e le istituzioni che rispondono: "Eh sì, bravo, ce l'hai la marca da bollo?". Dire “servono gli stadi” è molto bello, ma poi bisogna farli (Lapalisse, scansati).
Il martedì post sosta è devastante, è tutto molto noioso, ma ora diremo cose importanti e originali.
- Barella è forte.
- Il ct della Polonia che lascia in panchina Piatek non è furbissimo.
- A De Laurentiis piace Piatek ma era meglio se gli fosse piaciuto sei mesi fa, oggi piace a lui, ma anche a tutti gli altri (tranne al ct della Polonia: a lui no). Quanto può chiedere oggi Preziosi? Quaranta milioni? Troppi, non perché Piatek non sia bravo (lo è), ma perché nessun dirigente assennato pagherebbe un giocatore dieci volte quello che è stato pagato dopo solo dieci partite. Tocca temporeggiare…
- Florentino Perez presto dirà che è stato contattato dall’Inter all’insaputa dello stesso Florentino Perez e si autodenuncerà.
- Guardiola dice “Mi piace il calcio di De Zerbi”. Guardiola non è un pirla.
- Barella è molto forte.
- Il derby è una partita da tripla.
Poi ci sarebbe il caso-Ronaldo. Il caso Ronaldo in Italia è difficile da trattare perché - come la gran parte delle cose a sud delle Alpi - è già stato declassato a “battaglia da bar sport”. Se non ne parli “sei uno juventino che vuole insabbiare!”, se ne parli “sei un anti-juventino che vuole alimentare il caso”. In generale, nessuno sa una mazza ma tutti hanno sentenze preconfezionate (“del resto se una ragazza sale in una camera d’albergo alle 3 di notte…” e altri frasi fatte). La verità è che il solo fatto di essere un giornalista non significa “avere il diritto di sentenziare”, semmai “avere il dovere di capire e riportare”. Per capire, però, serve tempo, ma se prendi tempo “vuoi insabbiare” e se dici la tua “sei un accusatore” e in tutto questo “sentenziare” o “tacere” ognuno ha la sua teoria rispetto al mondo del giornalismo in Italia “che non ha il coraggio di dire le cose!”. Ma coraggio “de che”? Il problema, al limite, è che bisogna avere “cose sensate da dire” e, oggi, in Italia, rispetto a questo “caso”, nessuno ne ha. Io no di sicuro (e uno dice “e allora perché ne scrivi?”. Semplice, per mettere “Ronaldo” nel titolo e acchiappare i clic, che poi è il motivo per cui tutti– nel bene e nel male – si riempiono la bocca col suo nome anche se non ne sanno nulla).
Fine. Siccome mi sto annoiando moltissimo a scrivere questa roba, ho proposto un sondaggio su twitter molto originale ed elettrizzante: “Chi preferite tra Icardi e Higuain?”. Non ci aveva pensato nessuno. Ebbene, al momento della pubblicazione di codesta articolessa siamo a circa 2000 voti con il seguente responso: 50% Icardi, 50% Higuain. Sono emozioni incredibili, spero ve ne rendiate conto (@FBiasin).


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