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SONDAGGIO
Cristiano Ronaldo alla Juve: ora chi andrà via?
  Gonzalo Higuain
  Miralem Pjanic
  Daniele Rugani
  Paulo Dybala
  Alex Sandro
  Più di un big
  Nessuno

Editoriale

Juve: una fantasia e una possibilità... Real. Inter: Joao Mario e Eder, occhio alle partenze! Milan: gli effetti della vittoria sugli attacchi esterni (e Gattuso...). Napoli: ecco quali sono i colpi giusti. Roma: "i tempi" sbagliati

23.01.2018 07:04 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 51198 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. Volevo partire con un ragionamento a voce alta. Siamo in piena campagna elettorale. Ma perché tutti i candidati dicono sempre “ho fatto”, “farò”, “quell’altro è uno stronzo” e nessuno, mai, dice “allora, parliamoci chiaro, non sono proprio il numero uno, a volte combino delle cazzate, ma prometto di mettercela tutta”? Mi chiedo: funziona ancora lo schema “voglio essere eletto e allora mi auto-dipingo come lo stra-genio totale dell’universo”? La gente ci crede per davvero? Questa cosa della “menzogna alle masse” che portano avanti tutti quanti (nessuno escluso) mi sembra una roba fuori moda, molto Anni 80, secondo me funzionerebbe molto di più lo schema rivoluzionario del “dire la verità”. Ma sono certamente io che non ci capisco un cazzo di tattica-politica. Scusate lo sfogo.

E veniamo alle nostre cose.

Santon ha fatto una cazzata in campo. Una roba che a un giocatore dell’Inter non dovrebbe capitare. Ma è capitata. Ha chiesto scusa. Non è bastato. Gli hanno insozzato Instagram di insulti. Ha chiuso il profilo “per troppi insulti”. Ecco, noi persone normali (più o meno) ci rivogliamo a te, insozzatore: se trovi il tempo di postare insulti sotto il profilo Instagram di Santon – fidati - non sei un tifoso "giustamente arrabbiato", sei solo fuori di testa.

Che poi la verità è che in molti si sono risentiti durante Inter-Roma, anche il sottoscritto. Abbiamo detto e pensato un sacco di cattiverie (Handanovic “non sa uscire”, Gagliardini “non sa impostare”, Candreva “non sa crossare”, Perisic “non sa soffrire”, Brozovic “non sa sorridere”, Santon “non sa nulla”). Poi vai a vedere e il migliore in campo è stato Alisson, portiere guizzante. E allora è vero, i nerazzurri hanno necessità di ritrovare ritmo e convinzioni, ma non deve essere sempre e per forza tutto da buttare via. Skriniar, per dire: 23 anni, 82 palloni toccati, 93% di passaggi riusciti, 100% tackles vinti. Doveva essere l’alternativa di qualcuno che non è mai arrivato, ora è semplicemente un esempio per tutti, anche per noi critici a tutti i costi.

Ora, per dire, chiediamo ad alta voce altri due giocatori “ma non in prestito con diritto! Cosa siamo, pezzenti?”. E non capiamo che qui non è una questione di taccagneria, ma di necessità. L’Inter ha preso Lopez e Rafinha in prestito con diritto, non tratta Kovacic, lavora per trovare un accordo col West Ham per Joao Mario e con il Crystal Palace per Eder. Trattasi di operazioni che possiamo serenamente definire “possibili ma complicate”. “Possibili” perché sono tutti d’accordo (i giocatori e i club), “complicate” perché – guarda un po’ – ci sono conti economici da far tornare e alternative di livello da trovare in soli sette giorni. Questo significa che Spalletti è spacciato, arrabbiato, pelato, condannato al fallimento, sconfortato? Nessuna di queste (tranne una): Spalletti pensa semplicemente a fare il suo mestiere e sa bene che il quarto posto è missione difficile, ma assolutamente possibile.

La stessa “necessità” sta complicando non poco la vita della Roma. Dzeko e Emerson sono a un passo dal Chelsea (50 milioni più 10 di bonus), i giallorossi scelgono la via del “tanto subito” piuttosto che quella del “chi lo sa a giugno”. Una scelta legittima, per carità, ma molto pericolosa. 1) Ok, incassi ora, ma se poi perdi i milioni della Champions? 2) Che segnale dai al gruppo e all’ambiente se rinunci al capocannoniere della passata stagione? 3) Torno a farmi i fatti miei perché, in fondo, di economia gestionale ci capisco molto poco.

In un mare di rogne registriamo un piccolo miracolo: da ben 5, ma forse addirittura 6 giorni non si associa al Milan la parola “fallimento”, “flop”, “cinesi cacca e pipì”. Sapete perché accade tutto ciò? Perché il Milan ha vinto. Fateci caso, nell’era del fango buttato nel ventilatore dell’informazione, funziona proprio così: se una squadra “funziona” i possibili “problemi societari” diventano quisquilie; se, invece, sul campo attraversi un periodo di merda, allora tutto si trasforma in tragedia, mistero e “moriremo tutti”. È una regola non scritta e legata al “socialismo”, che non è un vecchio partito politico, ma il modo con cui reagiscono e di conseguenza fanno “rimbalzare” le notizie i vari twittatori, blogger e chattatori. Sapete quale luminare ha elaborato questa teoria? Nessuno, l’ho inventata io, ma ci credo molto e quindi se non vi piace siate delicati con i “sei scemo?”.

Il resto lo fa Gattuso, grandioso per atteggiamento. 1) Non mette se stesso davanti al gruppo, ma viceversa. 2) Non pensa alla conferma, ma a far rendere chi fino ad ora ha deluso. 3) Esalta i pre-partita ma spegne gli entusiasmi nei post per far capire ai suoi che, in assenza di continuità, una vittoria non serve a nulla. E allora consentiteci: ancora non sappiamo se Gennaro Ivan si guadagnerà la conferma, né sappiamo se è maestro con la lavagnetta, ma osiamo dire che quanto a comunicazione sa molto bene quello che fa. E non è poco.

E poi ci sono loro, Napoli e Juve, ovvero le regine.

La vittoria del Napoli a Bergamo sa tanto di “scatto mentale”. Vincere in quello stadio, alla ripresa, vale tanto, tantissimo, paradossalmente più di un successo contro un avversario anche più quotato. Sarri ha fatto partire il conto alla rovescia (-17, come le partite che mancano alla fine del campionato) e guarda al mercato, ma senza ossessione. Chi dice “i giocatori non vengono perché il tecnico li lascia in disparte” scusate, ma prende una cantonata: il problema non è Sarri “che non li fa giocare” ma il fatto che per prendere il posto di “quei signori lì” non basta essere “bravi”, bisogna sfiorare il livello “campioni”.

Nel frattempo la Juve continua la sfida a distanza, batte il Genoa e conserva numeri impressionanti, soprattutto in difesa. Quello che sembrava il reparto “da rifondare” è tornato ad essere il punto di forza di Allegri. I bianconeri lavorano per il futuro e, secondo gli inglesi, sarebbero vicini a Balotelli: definiamola pure un’ipotesi fantasiosa. Molte più chance, invece, per Emre Can, che però temporeggia e valuta alternative: il City, per dire. Per questo la Juve tiene gli occhi aperti su altri fronti e, per esempio, guarda a Madrid: Kovacic resta un’alternativa assai apprezzata…

Bene, dopo questo pot-pourri di boiate, veniamo al sodo, ovvero al ritorno della rubrica “Notizie cliccatissime su siti sportivi italiani”. Questo l’atteso podio delle indiscrezioni più importanti nel mondo dello sport in queste ultime ore:

3) Raffaella Modugno in bianco: la scollatura è birichina.

2) Alexa, dal bus al porno: un passato da autista per la pornostar spagnola.

3) Sanchez e i soldi per il sesso. "Tutto falso, rispettatemi".

Per il bene dell’umanità analizziamo quest’ultima notizia relativa al neo-bomber del Manchester United.

Dice tal Paulina, ragazza non bruttina, parlando con i tabloid: “Ero in un bar di Londra e vedevo che questo ragazzo mi fissava. Poi un uomo si è avvicinato e mi ha detto che c’era un ospite speciale e che era davvero interessato a parlare con me. Ho chiesto chi fosse e ha detto che era Alexis Sanchez, un calciatore dell’Arsenal; non sapevo chi fosse. Gli aveva chiesto di chiedermi quanto sarebbe costato fare l’amore con me e per scherzare ho detto 10mila sterline, ma lui insisteva”.

La risposta di uno choccato Alexis: “È falso ed è anche falso che abbia un figlio, sono stanco di dover negare notizie false, chiedo rispetto per la mia vita privata”.

Sottolineiamo il passaggio più complesso e significativo della drammatica storia: “Per scherzare ho detto 10mila sterline”. Lei, signori della Corte, scherzava: sia chiaro.

(Twitter: @FBiasin)


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