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Juve: una scelta intelligente che stupirà ancora. I 2 miracoli del Milan: uno realizzato, l'altro quasi. Inter: il diktat di Spalletti e il dilemma "top". Napoli a scuola da Simeone...

01.08.2017 08:56 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 101750 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. Fa molto caldo, tipo 40 gradi all’ombra. Portate pazienza.

C’è solo una cosa più allucinante del calciomercato: Temptation Island. Mentre scrivo l’articolessa va in onda l’ultima puntata, che guardo con l’occhio sinistro e in maniera distratta, ma non senza una crescente curiosità.

Riassunto di Temptation Island per come l’ho capito: “Con la scusa di voler valutare quanto possa essere forte il loro amore, coppie di arrapatissimi giocano al dottore con sconosciuti, a loro volta pagati per farli ingrifare come picchi cingalesi”.

Praticamente Sodoma, ma firmata “Fascino” (la casa di produzione della De Filippi).

Cose che ho capito/visto a Temptation Island.

1) La De Filippi è un genio perché ti fa credere di essere meglio di chi stai guardando. La verità è che nell’esatto istante in cui stai pensando “poveri cristi, c’è gente senza dignità”, Maria sta ideando un nuovo programma per fotterti (“Trombador”: persone che si sentono migliori di altre vengono portate in cima a un monte e lì raggiunte da dieci strafighe nude. “Vediamo se resisti”. PS: Ormai tutti i programmi che funzionano sono una specie di “resistenza alla trombata pecoreccia”, parliamoci chiaro).

2) Se tu e la tua fidanzata decidete di andare a Temptation Island significa che in gran segreto pensate di essere più furbi della vostra fidanzata/o (“io strombazzo lascivamente ma lei/lui non lo scoprirà e nel caso comunque alla fine faremo pace”). In realtà tornerete a casa entrambi con una sola certezza: l’apice della furbizia in Italia è la De Filippi e voi siete cornuti e sputtanati anche nella Svizzera italiana (Canale 5 prende ben oltre Lugano).

3) (in realtà 2/bis) Se la tua ragazza/o ti dice “Potremmo andare a Temptation Island per testare il nostro amore” in realtà l’ha già testato con molti, forse anche con quello che ti porta la pizza d’asporto a casa.

4) “Tira più un pel de pota che cent cavai cal trota” (tradotto: ragazze molto belle ti fanno perdere il sano autocontrollo e hanno addirittura forza superiore a cento cavalli galoppanti).

5) C’è un tale che presenta che parla solo di video da mostrare al falò e in realtà è piuttosto inutile. Deve essere un amico di Costanzo.

6) La De Filippi ben sa che lo stipendio del presentatore inutile va ammortizzato e quindi sta valutando un nuovo programma (“Amici inutili di Costanzo”: conoscenti di Maurizio vengono portati su una chiatta al largo dell’Alaska con dieci strafighe nude che hanno urgente bisogno di scaldarsi. “Vediamo se resisti”).

7) Tutti questi signori a volte fanno anche dei ragionamenti profondi (“Con Marcella il rapporto si è raffreddato, non mi arriva più, io la voglio vivere ancora, credo in noi”), ma mentre parla ha le mani sul culo della sua interlocutrice che in genere è un bel figone paciarotto intento a mostrare un tatuaggio molto bello. Il tatuaggio “tipo” è posto sopra il culo e rappresenta un giaguaro sulla schiena che regge un cartello con su scritto “Casa del Tatuaggio” (“Volevo farmi l’Etna perché sono di Catania Ovest, ma poi davanti al negozio ho avuto come una visione e ho scelto di tatuarmi l’insegna. Il karma va assecondato”).

8) Il Pleistocene è tra noi, pur senza dinosauri.

9) Peggio di quelli che vanno a Temptation Island sono solo quelli che vanno in discoteca perché leggono su internet “Ospite d’onore Gonzalo di Temptation Island”.

10) La De Filippi sta pensando a un reality per quelli che non possono fare a meno di andare nelle discoteche dove ci sono le ospitate (“Discotecona bestiale”: tutti nudi in una discoteca sulle Ande. La regola è che non devi cedere all’ammucchiata per dimostrare quanto è forte la tua moralità, se ci caschi sei eliminato ma il programma va comunque avanti per incoronare il più integerrimo).

11) Dove li mettono gli anziani di Uomini e Donne d’estate? C’è un deposito? Me lo chiedo spesso.

Ma parliamo di calcio.

QUI INTER

Eppur si muove. L’Inter – visite mediche permettendo – ha preso Vecino, quarto acquisto dopo Padelli, Skriniar e Borja Valero. Tra un paio di giorni chiuderà per Dalbert e pure per Karamoh. E voi direte: “Eh ma dove sono i top? Occhio che Spalletti si incazza”. Può darsi, ma questo lo scopriremo solo il prossimo 1 settembre. Al momento sappiamo che il centrocampista uruguaiano rientrava nella lista dei giocatori espressamente richiesti dal tecnico toscano: evidentemente sa cosa farsene anche se non rientra nella categoria “giocatori di lusso”.

Il punto è tutto lì: l’Inter deve prendere giocatori di caratura superiore? Sì, lo deve fare, ma sempre e soltanto utilizzando quella cosa che non si trova al mercato del calcio: la logica.

L’Inter vista in Asia ha una logica. Certo, trattasi di inutili amichevoli, ma la sensazione è che finalmente non ci sia spazio per il maledetto “delirio gestionale” o per l’improvvisazione.

Esattamente un anno fa l’Inter ragionava sul cambio del tecnico: Mancini era incazzato, sui giornali si leggeva “Leonardo è pronto”, la squadra rimediava 4 sberle con il Bayern. Ora, semplicemente, si allena agli ordini di un tecnico concentrato e con una specie di costante “bava alla bocca” (durante la partita con il Chelsea pareva una iena).

Dice il precisino: “Però il gruppo non è cambiato di molto e l’anno scorso ha fatto ridere”. È vero, ma allora non si spiega perché, nonostante tutto, buona parte della rosa sia attualmente in grado di portare plusvalenze: Perisic, certo, ma anche Joao Mario (non partirà, Luciano ci scommette), Murillo, Brozovic e Candreva. Tutti deludenti, eppure appetiti qua e là in giro per l’Europa. E allora diciamola tutta: l’Inter non è uno squadrone (e infatti nei prossimi 30 giorni Sabatini e Ausilio avranno il loro bel daffare), ma neppure una schifezza. Chi lo pensa e si attacca alle fantasie mediatiche (“bisogna comprare 11 giocatori nuovi!”) non vuole il bene della squadra, ma cerca solo di appagare il continuo e “malato” bisogno di novità imposto dal moderno mercato.

QUI MILAN

Ieri c’era casino nel piazzale antistante Casa Milan. Per anni non ci andava nessuno, neppure i piccioni. Ora invece la piazza funziona: il Milan ha sottoscritto 6mila abbonamenti in un giorno e raggiunto quota 57mila biglietti venduti per la partita contro i rumeni del Craiova. Il tutto a cavallo tra luglio e agosto.

Questa specie di miracolo andrebbe spiegato a James Pallotta, presidente arrabbiato. Il patron americano ha detto la sua a proposito di quello che sta accadendo in rossonero e, forse, non ha fatto caso a quello che negli ultimi anni accadeva nell’orbita rossonera, ovvero niente.

L’entusiasmo della gente è il primo grande successo ottenuto dalla nuova dirigenza rossonera, ora chiamata a completare l’opera ingaggiando il bomberone. La questione non è molto diversa da sette giorni fa: il Milan temporeggia, ben sapendo che presto arriveranno i giorni in cui molte posizioni si ammorbidiranno. Belotti, insomma, resta una possibilità concreta (anche se non sembra).

In ogni caso non si può far finta che tutto quello che – a modo suo – ha detto il patron della Roma non abbia un senso, né bisogna fingere che sia tutto “normale”.

Quello che sta accadendo attorno al Milan è evidentemente “esagerato” e certamente comporta dei rischi, ma non c’era un’alternativa per uscire dallo stallo e in ogni caso trattasi di rischi calcolati. Il Milan funziona sul campo, convince l’Uefa della bontà del suo progetto (a ottobre l’incontro tra le parti) e può fare affidamento sui capitali cinesi, ora “congelati” (sblocco possibile tra dicembre e gennaio)? Allora tutto avrà un decorso “naturale”. Il Milan fallisce in campo, viene “punito” dall’Uefa e deve rifinanziare il suo debito? Ripartirà sotto il controllo del fondo Elliot.

Trattasi dei due estremi di una torta con tante fette intermedie e una sola certezza: a sud delle Alpi si fa spesso una gran confusione. Il Milan non ha “speso” quasi 300 milioni, ha “investito” per quasi 300 milioni. È come paragonare un gatto a una tigre, di felini si tratta ma c’è una discreta differenza. E voi direte: “Beh, comunque questi soldi prima o poi dovrà tirarli fuori” che è decisamente vero e anche in questo caso “programmato”, così come è vero che c’è solo un modo per non rischiare di dover pulire una piazza dopo una festa: non fare la festa.

QUI JUVE

Sapete quanto è andato a guadagnare Dani Alves? Più di dieci milioni di euro. E Bonucci? Poco meno. Sapete cosa dovete dire a chi ripete continuamente “eh ma la Juve non spende! Deve spendere!”? Che non ha capito molto di quello che sta accadendo.

La Juve non è come il Real Madrid, il Barcellona, il Bayern, il City, il Manchester United, il Chelsea o il Psg, proprio no. Le spagnole si indebitano con le banche e nessuno dice niente, in Inghilterra il “sistema calcio” funziona e porta milioni a strafottere, il Psg se la gode grazie allo sceicco. La Juve, invece, si deve auto-sostenere. Il fatto che i bianconeri abbiano raggiunto due finali di Champions negli ultimi due anni è un miracolo gestionale, un capolavoro sbattuto in faccia a chi “svicola” sul fair play.

Se non fossimo in regime di "ognuno fa quel cavolo che gli pare", allora forse i bianconeri avrebbero più chance di non dover affrontare una squadra che tiene James Rodriguez in tribuna in una finale di Champions. Ma il fatto è che così non è. Cosa deve fare la Juve, uniformarsi è comprare i giocatori “via Fiat”? Forse. Oppure deve continuare a fare quello che fa: calcio in maniera straordinariamente intelligente. Certi discorsi non piacciono a molti tifosi, ma le lamentele devono raggiungere le orecchie dell’Uefa, non quelle di chi riesce ad auto-sostenersi.

Il prossimo obiettivo resta Keita Balde, ma ragionare con la Lazio è sempre complicato. La Signora non si svenerà perché è consapevole di avere un gruppo già fortissimo, difficilmente migliorabile, con alcuni giocatori rinati come Marchisio e altri come Mandzukic che, minacciati dalla concorrenza dei nuovi arrivi Douglas Costa e Bernardeschi, sono disposti a sputare sangue anche in amichevole (vedi Boston), dando il buon esempio a tutti. Poi, certo, Marotta è pronto a sorprendere a centrocampo, ma serve ancora un po' di tempo...

QUI NAPOLI

Stavolta vogliamo prendercela con il nostro prediletto, è cioè Maurizio Sarri. Guai a sentirsi un "intruso" tra i grandi allenatori del calcio europeo: è vero che gli mancano i titoli in bacheca, ma viene dal "basso", si sta guadagnando l'occasione per vincere solo ora, e "disegna" un gioco che è gia all'altezza, se non migliore, di quello professato da Ancelotti, Simeone e Klopp.

Quella di oggi con l'Atletico è una ottima occasione per apprendere una lezione preziosa: nessuno come i colchoneros sa vincere in modo "sporco", con il cuore più che con la tecnica, con la rabbia quando il fiato non basta. Servirà anche questo per trasformare l'estetica sarriana in un risultato da scudetto.

In chiusura volevo solo dire che c’è solo un genio più genio della De Filippi ed è Bobo Vieri. Grazie alla sua Summer Cup ha raccolto 110mila euro che devolverà in beneficenza.

Io non so come non si possa volergli bene. Ciao.

(Twitter @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com).


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