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La Giovane Italia
Editoriale

Juve vs. Uefa: la decisone su Ronaldo (e quella già presa a prescindere). Inter: i 5 segreti di una battaglia vinta col cuore (e l'incontro pre-derby di Icardi). Milan: su Gattuso il solito banco degli imputati (con un’incredibile compagnia)

19.03.2019 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 49403 volte
© foto di Alessio Alaimo

Complimenti per la trasmissione. La differenza tra la pausa per la nazionale e la pausa per la nazionale dopo una vittoria è che ti rompi le balle lo stesso, ma con una bella faccia di tolla stampata sul volto. Il qui scrivente c’ha la faccia di tolla, perché temeva di essere suonato nel derby e, invece, ha tirato ampi sospironi. Scriverò alcune cose assai rapide a proposito di questa partita.
1) 1) Siamo nell’ambito della retorica, ma la stracittadina milanese è bella ben oltre la partita. Per questioni che definire “lavorative” sarebbe esagerato, mi son ritrovato fuori dal Meazza dalle ore 16. Ebbene, è stato uno spettacolo di sfottò tra amici milanisti e interisti, birre bevute assieme, cori, colori e coreografie. Sembrano frasi fatte, ma prima di dire “sono frasi fatte” venite a vedere di persona: capirete che è davvero così.

2) 2) Mio padre, milanista, non mi risponde al telefono da ormai 24 ore. Se lo vedete ditegli “pum pum pum”, ma fatelo simpaticamente, è molto anziano e permaloso come pochi.

3) 3) Hanno rotto le balle a Gattuso. Anzi, gliele stanno rompendo. E io non capisco: tre giorni fa era la reincarnazione dell’Iddio pallonaro, adesso dicono “non ci capisce nulla, non sa gestire”. E – ve lo giuro – c’è chi l’ha scritto persino di Allegri! “Ha perso a Genova, uno davvero bravo sa gestire il post-impresa…”. Io oso: per me taluni son matti come cavalli. In particolare quelli che dicono: “Io al posto suo…”. Ma io vengo da te, ciabattino, a dirti come si incolla la suola? Oppure da te, mulettista, a dirti come fare la ruota col Bobcat? Ecco, io domani ho deciso che rompo le balle al mio barista, spesso critico con tutti. “Daiii, meglio con quel caffèèè, muovi fi più quel polso che non vien su la schiumetta… Dai, dai, meglioooo! Ma daiii, vergognati!!!”. Ma dico, domenica il Milan ha giocato peggio dell’Inter, non dell’Oratorio San Bartolomeo, dell’Inter. Alcuni giocatori hanno fatto assai male, alcune scelte sono state sbagliate, quella di spedire Biglia e Kessié a chiedere scusa in tv, invece, mi è parsa esemplare. Consiglio agli "affamati di sentenze": mancano solo 10 giornate e arriveranno i verdetti, trattenete osanna o pernacchie, eviterete di cambiare idea per altre 7 o 8 volte.

4) 4) Tutte le faccende interiste le riassumiamo in fondo al pezzo. Tutte tranne una. Esatto, Icardi. Siccome la telenovela ha rotto i santissimi anche ai più pazienti, facciamo in fretta. È inutile parlare ogni tre giorni di “pace”, è diventato stucchevole. Il giocatore fa i capricci, va oltre il banale orgoglio personale e, quindi, sbaglia. Il tecnico lo martella a sua volta e sbaglia pure lui. Tra Perisic e Icardi c’è la stessa voglia di fare flic floc che c’è tra Al Bano e l’Ucraina. Totale: si parla di “sereno all’orizzonte” e vien da sorridere perché il dato di fatto è che tutti rimangono sulle rispettive posizioni. Per il resto si parla di incontri ma uno, importante, a quanto pare ci sarebbe già stato. Icardi qualche giorno fa ha parlato con il presidente Zhang e sono state chiacchiere serene e di buonsenso. Questo non significa che le cose andranno a posto, del resto dopo un mese di assenza certe situazioni si sono complicate, i tifosi sono legittimamente incazzati e Spalletti ha trovato il suo equilibrio nello spogliatoio e non è detto che abbia tutta questa voglia di rimetterlo in discussione. La cessione del n° 9 a fine anno resta l’ipotesi assai più probabile e il paradosso è che è più facile immaginare Icardi all’Inter la prossima stagione, piuttosto che in queste ultime dieci giornate. Poi oh, è una storia talmente stramba che tutto può accadere e forse la cosa migliore è far calare un prezioso e sempre troppo sottovalutato “silenzio”.

Altre cose in libertà. La prima riguarda Monchi e Pallotta, anche loro finiti a sputazzarsi addosso veleno e a giocare al passatempo noto con il nome di “scaricabarile”. È tutto piuttosto triste e anche in questo caso fatto sulla pelle dei tifosi, ma quantomeno dalle parti di Roma gli stracci sono volati ad addio formalizzato.

E poi c’è il caso-Ronaldo, ovvero quello relativo alla possibile squalifica del noto pedatore per un problema di mani poste nella zona pelvica a simulare il gesto del “vieni qua che ti mostro la mercanzia”, contornato tra l’altro da alcuni presunti e sorboniani “hijos de pu…” rivolti ai tifosi spagnoli, che a loro volta hanno discretamente rotto le balle al numero 7 bianconero per tutti e 180 i minuti delle due partite con parole simpatiche tipo “evasore”, “maledetto”, “specchio riflesso, faccia da cesso” eccetera. Insomma, uno scontro da galantuomini. Giovedì sapremo e nel frattempo, come spesso capita nelle cose del calcio, non ci si divide secondo logica tra moralisti e tolleranti, bensì prevale l’italianissima distinzione tra juventini e anti-juventini. Gli juventini dicono: “Ha semplicemente risposto al gesto di Simeone”. Gli anti-juventini ribattono: "Quello di Cr7 è un gesto di una gravità terribile che rischia di compromettere i rapporti tra Portogallo e Spagna, con grave rischio per gli abitanti di Gibilterra!”. Insomma, come sempre si tende ad esagerare nell’uno e nell’altro senso. Ronaldo ha sbagliato? Sì: il regolamento dice che provocare i tifosi non si può, lui lo ha fatto. Ronaldo merita la pena capitale? Non diciamo boiate, al limite è consigliata l’iscrizione a un corso approfondito di galateo.

Come andrà a finire questa storia? L’Uefa si ritrova con un bella gattona da pelare: da una parte c’è il regolamento, dall’altra il rischio di dover rinunciare a uno dei 2 “uomini immagine” del calcio mondiale (l’altro è Messi, un discreto talento, fidatevi). E voi direte: “Ma che ragionamento è? Il regolamento vale per tutti, in fondo hanno squalificato Mourinho per le manette, Mazzone per i mortacci tua e così via, Ronaldo paghi per quel che ha detto e fatto”. E anche questo è vero. Ci faranno sapere e, in un caso o nell’altro, qualcuno si indignerà, questo è certo.

Altre cose del derby, perché ci son protagonisti da celebrare (da Esquire.it). E buona, maledetta, pausa per la nazionale.

Vi regaliamo uno scoop sconosciuto ai più: l’Inter ha vinto il derby. Ha segnato (e dominato) Vecino che nell’ultimo periodo pareva un dopolavorista. Ha segnato De Vrij che tre giorni prima l’aveva combinata grossa tipo Pierino. Ha segnato Lautaro che qualcuno a suo tempo definì “nuovo Gabigol”. Ha vinto Spalletti che molti (noi compresi) avevamo messo nel club dei “tecnici a un passo dal precipizio” e invece no, l’ha messa in quel posto a tutti. Ha vinto l’Inter, insomma, e riassumiamo una serata di (meritata) gioia nerazzurra in pochi, pochissimi punti.

1) Non solo Brozo

Il centrocampo, amici: l’Inter per una volta ha vinto la sua battaglia a centrocampo. Finalmente non è stato il solito “Brozovic contro tutti” e, anzi, il croato mezzo-azzoppato ha lasciato che fossero i compagni di reparto a tirare la carretta e, sì, i compagni di reparto hanno risposto “presente”. Bravo Gagliardini, giocatore discontinuo, è vero, ma gagliardissimo all’occorrenza. Le ha prese, soprattutto le ha date e domenica sera pareva dappertutto, forse anche grazie a quel turbante bianco, prova visibile del giocatore iscritto alla battaglia. Bravissimo Vecino, per una volta non solo quello dei 90 minuti a guardare il panorama e della “garra” finale, ma un giocatore sempre presente, maestro nell’unire centrocampo e attacco, lucido nelle scelte. Gli rimane solo una cosa da fare: replicare questa prestazione. E replicare. E replicare. E replicare. Perché è bello se “l’ultima parola è degli uruguagi”, ma ci piace ancor di più quando “discutono” per tutta la partita.

2) Spalletti

Ci sono i momenti degli attacchi e quelli per fare ammenda. Con Spalletti siamo alla doverosa ammenda. Per 72 ore lo abbiamo massacrato – oh, anche giustamente -, abbiamo disegnato scenari apocalittici e un futuro prossimo con chiunque in panchina “ma non quello lì!”. Lui per una volta non ha replicato con la sua arma preferita (la supercazzola da conferenza stampa), bensì nella maniera perfetta: con una vittoria “di gruppo”. E una vittoria “di gruppo” non può essere altro che una sua vittoria.

Ecco, non sappiamo se il futuro anteriore sarà ancora con Spalletti in panchina (gli hanno chiesto una qualificazione “comoda” alla prossima Champions e un cammino europeo dignitoso, ma quello è già terminato), sappiamo però che con lui siamo stati un po’ stronzi e probabilmente torneremo ad esserlo. Con i tecnici funziona sempre così: eroi nella vittoria, minchioni appena perdono un colpo. Ecco, magari da lui si pretende solo un po’ di “psicologia” in più: meno nervi tesi a priori, più saggezza e capacità di ammorbidire le tensioni, invece che esasperarle. È difficile, del resto ognuno è fatto a modo suo, ma una vittoria come quella di domenica può aiutare a smussare certi spigoli e a sorridere un po’ di più.

3) D’Ambrosio

Questo ragazzo, lo abbiamo già scritto mille volte, non è Maicon, neppure gli assomiglia. Ma è costante come la pioggia il giorno del picnic. Non vola verso le vette dell’8 in pagella, ma neppure precipita negli abissi del 4. Semplicemente, fa sempre il suo lavoro al massimo e porta a casa la pagnotta. E dopo domenica abbiamo un’ulteriore certezza: ha le palle*.

4) Lautaro

A inizio stagione pareva un soprammobile. E giustamente era nervoso. Stava fuori. Gli toccavano 5 minuti. Magari 10. Al massimo mezza partita. A un certo punto suo padre si incazzò con Spalletti, e Spalletti si incazzò con lui, e lui si incazzò con tutti. “Eccolo lì, il nuovo Gabigol”. Ha buttato giù il boccone amaro. È stato bravo e paziente. E ha sfruttato il momento. Icardi è uscito dai radar, lui si è fatto trovare presente: corre in verticale, corre in orizzontale, libera gli spazi, picchia all’occorrenza, ha la faccia di quello che non si accontenta, la freddezza dei grandi e il cervello sufficientemente sviluppato per sapere che chi ora lo osanna non vede l’ora di rompergli le balle alla prima partita storta: funziona sempre così. Se sei un Toro, però, non hai paura di niente, neppure dei leoni. Figuriamoci quelli da tastiera.

5) La coppia difensiva

Skriniar e De Vrij sembrano la fetta di pane che si imbratta con il burro, il tonno con la cipolla, Stanlio con Ollio, Max Pezzali con Mauro Repetto... Ci siamo capiti, sembrano (sono) la coppia semi-perfetta. Ieri sera avevano un compito non facile: fermare il signore del Pum Pum Pum. E il signore del Pum Pum Pum (grande attaccante, lo pensiamo sul serio) si è dovuto arrendere: un po’ le ha prese, un po’ è stato anticipato, in generale ha fatto la fine della pecorella in mezzo ai lupi. Ecco, dopo lunga ricerca abbiamo scoperto chi sono gli amministratori della celebre chat anti-Piatek: si chiamano Milan (pensa te…) e Stefan.

*In tutti i sensi.


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