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Juventus o Napoli, chi è meglio? Il Sarrismo come il Sacchismo. Zeman e dintorni. Vincere o giocare bene? Ghoulam rotto dopo Milik, una maledizione. Dybala da rimettere a posto

03.11.2017 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 19010 volte
© foto di Federico De Luca

Dopo gli elogi incredibili di Pep Guardiola al Napoli sconfitto in Champions “è la squadra più forte che ho incontrato”, è in atto una sorta di guerra ideologica applicata al calcio che mi riporta indietro ai tempi remoti del sacchismo contro il trapattonismo. Nel nostro caso siamo all’esaltazione del Sarrismo.
E contro il sarrismo si sono scagliati tutti gli altri (soprattutto gli juventini) che si domandano: ma come si fa a esaltare chi perde? Nello sport conta solo vincere. Difficile dar loro torto. E allora? Cerchiamo di far ordine nel rispetto di tutte le posizioni, ma senza essere ad ogni costo democristiano. La premessa vale per tutti gli argomenti in campo: se l’unico obiettivo è vincere chi vince ha sempre ragione. Inutile discutere.
Ma oggi il calcio e il mondo sono cambiati, tanto per capirci, il Leicester di Ranieri resterà sicuramente negli almanacchi, ma non farà mai la storia del calcio. E’ durato lo spazio di una Premier. Basta? A qualcuno
sì, ai tifosi del Leicester sicuro, ma di quel calcio non parlava più nessuno un giorno dopo la vittoria.
C’è chi, invece, nel calcio di oggi cerca anche altri valori che vadano oltre la vittoria o la sconfitta, cerca lo spettacolo, il bel gioco, l’appagamento anche morale oltre che pratico. E visto che il calcio è diventato uno sport-business, pensare allo spettacolo non è sbagliato. Gli stadi si riempiono se si fa spettacolo, se si fa godere la gente. Gli sponsor arrivano se le squadre fanno parlare, suscitano interesse. Questa è un po’ la storia del Napoli di oggi che, sarristi o non sarristi, dobbiamo riconoscere che negli ultimi tre anni ha fatto cose straordinarie.
Il Napoli è un fenomeno calcistico, su questo dobbiamo essere tutti d’accordo. La macchina è quasi perfetta, il gioco scorre con una fluidità, una velocità straordinari e (almeno in Italia) produce risultati e spettacolo assieme.
Non si tratta di essere o non essere tifosi del Napoli, non si può negare che quando si ha voglia di vedere una partita spettacolare, divertente, ben giocata, si debba necessaria guardare gli azzurri. Dentro la partita di calcio ci sono movimenti spesso perfetti, spostamenti dei giocatori come alla play station, fase offensiva e fase difensiva curate con la stessa intensità e precisione nei meccanismi. Il Napoli è una piccola-grande macchina da calcio frutto di un grande lavoro e di grandi idee.
Dove sta il miracolo del lavoro e di una cultura calcistica? Nell’aver portato una squadra tutto

sommato normale, a vertici altissimi. Ragioniamo. Chi c’è nel Napoli che possiamo definire campione assoluto? Forse nessuno. Forse l’ultimo è stato Higuain. La forza di questa squadra è che attraverso il lavoro e l’applicazione è riuscita a toccare vette altissime, a giocare alla pari per lunghi tratti con squadre come il City o il Real (l’anno scorso) che hanno fatturati enormemente superiori, storie diverse, e sono piene di campioni in campo e in panchina.
Gli undici giocatori del Napoli, sono buoni giocatori, ma messi in undici squadre diverse, probabilmente non farebbero la differenza, sarebbero poco più che normali (alcuni normalissimi) e la controprova l’abbiamo quando giocano nelle loro nazionali. Nel Napoli sembrano straordinari.
E se in Europa è logico che il Napoli faccia fatica con squadroni del genere City (oggi il meglio che c’è in giro), in Italia questa squadra ha raggiunto la testa della classifica e lotterà per lo scudetto proprio in virtù del gioco che esprime. Gioco e risultati in Italia li ottiene. E con il valore tecnico a disposizione, con i ricambi e le soluzioni alternative, nessuno può negare che il Sarrismo produca risultati. Per me, oltre alla Juve, hanno un organico superiore anche l’Inter e la Roma. Forse anche la Lazio. Provate a prendere giocatore per giocatore e fate il confronto. Se il Napoli è lassù, lo deve al gioco. E questo lo devono ammettere anche i pragmatici e gli italianisti, che io rispetto, per carità. Non ripudio certamente la Juventus che vince, ci mancherebbe. Ma anche qui

dobbiamo sottolineare che la cultura è cambiata. Non è più la Juventus del primo non prenderle, delle barricate e del contropiede dei tempi d’oro del trapattonismo e dintorni. Conte ha portato grande intensità di gioco modificando la sua cultura italianista (primo non prenderle) e trasformandola in manovre d’attacco e occupazione degli spazi degni di un calcio moderno. L’evoluzione della cultura italiana e italianista. Lo stesso Allegri da oltre un anno sta lavorando a un calcio diverso. Ci si è resi conto che in Europa per provare a vincere i grandi giocatori non bastano più, è necessario anche un grande gioco, unito a una grande mentalità offensiva. Le più belle partite della Juventus dell’anno scorso restano quelle con il Barcellona. Allegri ha schierato tutti assieme quattro attaccanti e due soli centrocampisti. E in più ha utilizzato anche terzini di spinta. E’ chiaro che riesci a trovare equilibrio solo con un gioco corale, il lavoro, i meccanismi. E quando sei in forma.
Ma anche qui, per onestà intellettuale, non si può non riconoscere che la Juventus è più forte del Napoli. E non solo per i fatturati come dice De Laurentiis. E allora perchè il Napoli fa paura e riesce a competere, addirittura è in testa alla classifica da undici domeniche? Perché il suo gioco in questo momento è più efficace. Poi succede che Sergio Ramos faccia due gol di testa e col City succeda altrettanto, su palle inattive, ma solo perché in quelle circostanze il Napoli ha fatto errori e (soprattutto) gli interpreti sono più forti.

Ma non dimentico neppure l’Inter di Spalletti o la Roma di Di Francesco, anche loro hanno rivisitato la cultura italiana e italianista modernizzandola e dando comunque un gioco diverso dal Napoli, ma un gioco che (infatti) produce degli effetti.
In sostanza il Napoli gioca un calcio più moderno e spettacolare, ma anche le altre sono notevolmente evolute in questa direzione e qui si vede la crescita cultural-calcistica del nostro campionato. Grazie ai nostri allenatori.
Purtroppo per il Napoli l’infortunio di Ghoulam è una brutta roba. Il giocatore è praticamente insostituibile, nessun altro in rosa ha le sue caratteristiche e Mario Rui non gioca da troppo tempo. Peccato, dopo Milik due brutte botte anche a livello psicologico. Se il Napoli passa anche questa vuol davvero significare che questo gruppo è maturo e forte sotto tutti gli aspetti.
La Juve, invece, ha altri problemi. Fatica a tenere la concentrazione, forse le motivazioni sono davvero calate dopo sei scudetti e due finali Champions, sette anni da fenomeni. Non si spiegano altrimenti i troppi alti e bassi, la sufficienza mostrata da tanti giocatori che, come disse Lippi una volta, andrebbero preso a calci dove sappiamo. Il ragazzino Dybala prenda esempio da Barzagli o da altri. Alex Sandro più o meno. Se c’è qualcuno che pensa di essere arrivato ancora prima di arrivare, va fatto scendere.
E questa è una regola che va bene con il Sarrismo e senza il Sarrismo. Ma Allegri la conosce bene.


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