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Juventus per lo scudetto, Napoli per la Coppa Italia. La balla della Serie A che vuole più potere

Juventus per lo scudetto, Napoli per la Coppa Italia. La balla della Serie A che vuole più potereTUTTOmercatoWEB.com
mercoledì 10 giugno 2020 07:25Editoriale
di Tancredi Palmeri

Premessa obbligatoria: mai come questa volta fare dei pronostici, o anche solo delle analisi sul calcio che sarà, è un tiro al piattello non essendo degli olimpionici in materia. Perché le variabili che entreranno in campo sono troppo virtuali, troppo inedite e imprevedibili, e troppe assieme in troppo poco tempo per avere un minimo di prevedibilità. Lo si sta vedendo del resto anche in Bundesliga, dove tranne i valori assoluti di Bayern e Borussia Dortmund che già prima avevano sulla carta un margine netto rispetto alle altre, poi per il resto molte gerarchie vengono rimescolate. Troppe partite assieme per troppe squadre non abituate, poca preparazione, calcio in clima in cui non si è abituati a giocare, soprattutto la mancanza di pubblico e dunque anche del fattore campo: sarà uno sport che con il calcio ha in comune le regole ma non tutto il resto che lo circonda.
Le semifinali di ritorno di Coppa Italia avranno una variante in più, e quella sì quantomeno indirizza la situazione. Il risultato dell'andata non dà solo un vantaggio alla Juventus o un doppio vantaggio al Napoli; ma permette soprattutto di impostare la tattica in aderenza alle proprie caratteristiche. La Juve probabilmente non ne avrebbe comunque avuto bisogno, perché il mismatch tecnico è abissale nei confronti del Milan, peraltro senza Castillejo, Theo Hernandez e Ibrahimovic squalificati. Sarà meno strapotente a causa dello stop la squadra di Sarri, ma pur a ritmo inferiore potrà imporre un gioco che il Milan non ha le armi per limitare per 90 minuti e soprattutto per provare a ribaltare. Il Napoli invece può fare ancora di più la partita che più confa allo stile Gattuso, aspettare e ripartire, contro un'Inter costretta a cercare il gol, costretta a scoprirsi, ma che aveva mostrato di non avere il cambio di passo per aprire una squadra di qualità e chiusa. E se come penso sarà finale Juventus-Napoli, è a sorpresa il Ciuccio che vedo favorito sulla Zebra, proprio perché sulla partita secca ha un concetto di lotta e spazi stretti che la Juve con Sarri non ha praticamente mai messo in mostra. Il Napoli farebbe una gara raccolta a tagliare le fonti di gioco come visto con il Barcellona, e la Juventus sarebbe dipendente dalle giocate di Cristiano Ronaldo e Dybala (certo, è una bella dipendenza) ma soffrendo a centrocampo dove quasi mai riesce a fare reparto che sorregge l'equilibrio.

In campionato però, è un'altra storia, perché non c'è la tagliola immediata della partita secca e del risultato dell'andata.
E nel finale di stagione della Serie A, delle tante variabili inedite, la più pesante a mio parere è lo svuotamento del fattore campo. Non si tratta di un evento episodico come una partita a porte chiuse per squalifica. Bensì dell'andare a colpire l'anima e le caratteristiche di una squadra, specie quelle di livello medio-basso che sulla spinta emozionale del proprio ambiente fondano gran parte della propria forza.
Il discorso non è solo logico, ma anche matematico e statistico. Andate a confrontare le classifiche dei punti fatti in casa e quelli fatti in trasferta: ovviamente tutte le squadra fanno più punti a domicilio che fuori casa, ma scorrendo la classifica vedrete che è sistematico che la differenza di rendimento sia più evidente proprio man mano che si scende di graduatoria.
E il perché è ovvio: perché sulla carta ci sono differenze tecniche che sarebbero altrimenti inalienabili, se non fosse che – al di là che la palla sia rotonda – il fattore ambientale spesso riempia il gap tecnico. Se un Lecce, una Spal, o una Sampdoria per dire, normalmente in casa loro farebbero risultato contro la Juventus solo 3 volte su 10, in condizioni di proprio domicilio a porte chiuse probabilmente vedrebbero ridotte a 1 su 10 le possibilità di fare punti contro le più attrezzate tecnicamente.
Per questo per la Serie A la favorita è la Juventus: nessuna ha un gap tecnico a proprio favore così netto, e quei punticini che avrebbe potuto lasciare per strada su campi piccoli ma ostici, adesso invece sono meno in pericolo. Le vittorie di inerzia dei bianconeri sono esattamente quelle che si replicheranno ancora di più, alleggerite della pressione per la prestazione che di solito Madama incontra quando va in giro per l'Italia ad esibirsi. La Lazio ha da parte sua entusiasmo e senso dell'impresa, ma c'è il rischio che questo si trasformi nella paura di non cogliere l'occasione unica nella vita, mentre in fondo la Juve è più rilassata ma in senso positivo, senza pressione che soffoca, perché uno scudetto in più o in meno non le cambierà la vita. Ci sarebbe l'Inter, che forse potrebbe davvero rivaleggiare con la Juventus per la differenza tecnica rispetto a tutti gli altri, e per le capacità tattiche di Conte, capace di esaltarsi sotto pressione; ma i 6 punti circa di ritardo sono davvero troppi per pensare di recuperarli nelle restanti 13 giornate, soprattutto in un regime in cui il margine di errore degli avversari è così ridotto.
Comunque avremo una lotta più avvincente della Premier. E a proposito di confronti tra Serie A e Premier, gira una bella bugia grossa ultimamente, quella che indica come la Serie A avrebbe bisogno di un ruolo indipendente dalla federcalcio così come accade in Premier. Beh, sappiate che non è vero: la Premier deve sottostare alla federazione inglese in tutto e per tutto negli stessi aspetti a cui la Lega Serie A deve nei confronti della Figc, forse con un po' più di mano libera solo in tema di diritti. L'unica vera differenza – e su cui la Serie A dovrebbe imparare – è che la Premier non prende decisioni unilaterali sapendo che verranno bocciate in federazione, ma si consulta prima politicamente per non vedersi presa a schiaffi.
Ma questo forse è un concetto troppo arduo da afferrare per i presidenti di Serie A, che continuano a limitarsi alla logica da fabbrichetta 'pago-pretendo', perfetta per comandare in ditta, ma non per ottenere risultati in politica...

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