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Editoriale

L'Europa che fa male e quella che rilancia. De Boer e le conferme da trovare. E uno Juve-Milan che parte da lontano

20.10.2016 00.00 di Luca Marchetti   articolo letto 14765 volte
© foto di Federico De Luca

Il Napoli apre la sua crisetta. Tre partite in fila sono un campanello d'allarme bello grosso. Soprattutto per come sono arrivate, soprattutto perché Sarri non aveva mai perso in casa e invece ora ha infilato una doppietta che non avrebbe mai voluto vivere. Sono sconfitte dolorose perché arrivano a cavallo dell'infortunio di Milik che invece, in questo primo spezzone di stagione, aveva retto alla grande il confronto con il suo ingombrante predecessore. Sono dolorose perché sono figlie di disattenzioni difensive che nel Napoli di Sarri non eravamo abituati a vedere e che hanno complicato eccome gli ultimi 180 minuti al San Paolo degli azzurri. Sono, infine, dolorose perché tra i protagonisti in negativo c'è anche Insigne ch ein questo campionato non riesce a brillare e ieri ha sulla coscienza quel rigore fallito che avrebbe invece potuto regalare al Napoli uno sviluppo di partita diverso.

Qui non c'entra il mercato, obiettivamente. E probabilmente non c'entra niente neanche il gioco che comunque a tratti è stato come al solito spumeggiante. Il problema è, molto probabilmente, la testa. Il Napoli è come se non si sentisse più sicuro, come se nei momenti di sconforto non avesse più quella convinzione della passata stagione (o dell'inizio di questa). E chissà che questo non possa dipendere dall'assenza (doppia) del totem lì davanti. Di quello che sai che la partita te la risolve, in un modo o nell'altro. Lo scorso anno toccava ad Higuain, come detto Milik quest'anno aveva dimostrato di poter recitare lo stesso ruolo. Evidentemente le caratteristiche tecniche di Mertens e Gabbiadini cambiano il modo di giocare, ma probabilmente cambiano la testa dei giocatori. La sensazione è che si sentano meno forti, al di là delle pressioni (dettate dalle etichette) che vengono dall'ambiente esterno. Il Napoli è il Napoli e dopo il campionato dello scorso anno è normale che ci siano delle aspettative. Ed è anche questo, a mio parere, un merito di Sarri.

Altra situazione delicata la sta vivendo l'Inter. Forse anche più di quella del Napoli. Il processo di Debourizazzione nerazzurra non sta certamente bruciando le tappe, la vicenda Icardi ha sicuramente condizionato la prestazione del terminale offensivo nerazzurro. L'Inter ha regalato finora ai suoi tifosi anche prestazioni interessanti, ma anche molte arrabbiature. Picchi e crolli, nel più classico dei copioni nerazzurri. Il problema è certamente la continuità, la tenuta fisica e alcune scelte del'allenatore che non hanno convinto fino in fondo. E' chiaro che i prossimi impegni ravvicinati daranno in un senso o nell'altro in'impronta alla stagione. Ma in questo momento la dirigenza tiene la barra dritta e continua a dare fiducia al proprio allenatore . Senza sbandate, anche se naturalmente all'interno il confronto c'è eccome. Ma per crescere insieme. E questo è un segnale da non sottovalutare. Anche la vicenda Icardi, su cui e di cui abbiamo tanto parlato (sebbene l'errore di non aver avuto la prontezza di verificare l'autobiografia appena uscita, anche ammesso, ci sia stato e doveva essere evitato) è stata gestita nel migliore dei modi possibili e soprattutto nel più breve tempo possibile. Segnali significativi di una società che prima a livello economico (con l'ingresso di Suning) ed ora con i fatti si sta consolidando sempre più. Ecco perché De Boer, sebbene il risultato sia sempre il giudice supremo, sa di poter lavorare con una relativa tranquillità. Ma comunque l'Inter deve invertire la tendenza...

In ultimo una considerazione su Milan Juventus che torna ad essere dopo 5 anni una partita da prima contro seconda. Grande entusiasmo nel mondo rossonero, una concretezza e forza (soprattutto mentale) ritrovata dopo l'impresa a Lione della Juventus. In questi ultimi 5 anni però la differenza è stata abissale. Tanto che nei fatturati il Milan è sceso dai 276 milioni (nell'anno del primo scudetto di Conte, quindi dal famoso Milan Juve del gol non gol di Muntari) ai circa 200 di questo periodo. Mentre invece la Juventus ha saputo far impennare i suoi introiti partendo proprio da una cifra vicina a quella rossonera di oggi (195 nel primo anno di Conte) per arrivare ai quasi 350 di oggi.

In mezzo ci sono naturalmente le mancate partecipazioni in Champions per i rossoneri, le vittorie in campionato per la Juve, gli investimenti sul mercato che hanno prodotto valori per i bianconeri, il Milan che invece ha dovuto controllare e calmierare gli stipendi e anche gli investimenti. In mezzo c'è tutto questo. Ecco perché Montella non vuol sentire parlare di scudetto. Profumo d'Europa l'ha definito. Ma i milanisti, visto il lavoro di Montella e i giovani di valore che si è crescito in casa, va a dormire più sereno. La Juve rimane davanti, rimane la favorita. Ha una forza tecnica e mentale incredibile. Ma per la sfida di una sera (senza pensare al campionato) si può divertire chiunque. Per tornare a sentire quel profumo che al Milan manca da un po' di tempo...


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