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La Giovane Italia
Editoriale

L’Inter ha il cuore, ma la testa? Ecco l’errore più grosso che sembra non vedere. Le ragioni per cui la Juventus è la favorita per la Champions. Il Napoli può aver già compromesso la qualificazione. Mentre per la Roma a Madrid è facile

19.09.2018 00:00 di Tancredi Palmeri  Twitter:    articolo letto 28264 volte

Forse il Tottenham aveva creduto di vincerla. E forse poteva anche avere ragione. Ma aveva sottovalutato un aspetto: mai dare per finito chi ha mangiato merda per 7 anni, ed adesso è disperato per uscire dalla sua condizione.

Eppure, a prescindente dalla folle rimonta, l’Inter aveva giocato una buona partita, tenendo testa a una squadra che l’anno scorso era venuta a comandare in casa della Juventus, ed era uscita per 5 minuti di distrazione. Un’Inter inaspettata per concentrazione e intensità. Un’Inter che non sembrava essere stata assente per 7 anni dalla Champions, che si era subito immersa nel clima avvolgente e nel ritmo ossessivo delle partite europee, e che soprattutto non sembrava provenire dal mezzo psicodramma di questo inizio di campionato.

Eppure nonostante tutto, niente era bastato fino al minuto 86 di partita: non solo gli Spurs vincevano grazie a un gol sbilenco, ma pur giocando peggio erano anche quelli con le migliori occasioni.
Eppure l’Inter pressava bene, correva molto, non aspettava, provava a giocare il pallone.
Eppure perché non riusciva a creare occasioni, perché conduceva la partita ma non il risultato?
L’Inter l’ha vinta con il cuore martedì notte, ma da mercoledì mattina bisognerà usare la testa.
L’Inter l’ha vinta con il cuore di San Siro, che è fatto della stessa materia di cui è fatta la Champions, che è è stato commovente e scioccante nel suo ruggito e nella sua spinta, che ha cavato la forza della disperazione a quelli che erano in campo e a quelli che erano in panchina.

Ma adesso l’Inter dovrà usare la testa, per vedere l’errore più grosso che sembra sistematicamente vanificare i suoi sforzi psicologici e tecnici. L’Inter dovrà usare la testa per vedere come irrimediabilmente regali le partite agli avversari sempre nella stessa maniera.
Stava succedendo anche con il Tottenham: difesa solida, al massimo battuta solo da episodi fortuiti; stavolta anche una mediana alacre e precisa con Brozovic e Vecino.
E poi. E poi si perde tutto. E non certo per limiti tecnici, perché l’Inter strabocca di talento proprio davanti.

No. E’ che c’è un buco davanti a Brozovic. Trenta metri di campo vuoti, riempiti da nessuno se non dagli avversari, con gli esterni troppo alti e troppo avanti che riversano inutilmente cross a iosa.
Per alcuni tratti a San Siro si è rivisto un incubo tattico, quel 4-2-4 di Ventura con la Svezia, con i soliti cross per nessuno di Candreva, con una linea a 4 dove Nainggolan si sbraccia per ricevere il pallone.
Ha utilizzato il cuore l’Inter e ha vinto. Adesso bisogna usare la testa. Perché non è possibile che Spalletti non veda come 70 metri di buon gioco sono poi vanificati dagli ultimi 30 con quattro giocatori lontani e distanti che se la passano con un ordine da oratorio.
Martedì notte il cuore è bastato. Da mercoledì servirà la testa.

Da Valencia inizia una Champions storica per la Juventus. La prima Champions da venti anni a questa parte dove comincia da favorita assoluta. Per quella che è e che era l’anno scorso, per la fame di trofeo che nessuna ha come lei, per Cristiano che ha lei, per Cristiano che non ha più il Real Madrid, ma soprattutto perché a tutte le altre favorite manca qualcosa che la Juventus ha.
Nell’ordine: al Manchester City manca il fuoriclasse assoluto a cui aggrapparsi nei momenti difficili, e la Juve adesso ce l’ha; al Barcellona manca l’ineluttabilità di avere un appuntamento con la storia, che la Juventus invece sente; il Real Madrid è all’inizio di un percorso tattico, invece già ampiamente consolidato da anni alla Juve; al PSG manca addirittura di battezzare la paura persino di arrivare in finale, mentre la Juventus ha già esorcizzato il tremore di perdere l’atto conclusivo; al Bayern mancano ricambi, invece la Juve ha due titolari per posizione; al Liverpool forse manca molto di più un titolo in Premier, assente da 30 anni, mentre alla Juve beh non c’è bisogno nemmeno di dirlo; e al Manchester United manca la serenità e l’unita di intenti, che alla Juventus è invece un fiume in piena.
Rimane solo l’Atletico che può competere senza paura, ma che non ha certo la varietà tecnica dei bianconeri (e nemmeno la rinnovata potenza politica della società in Europa).
Per questo la Juventus entra con la responsabilità della favorita.

Altro che vittoria finale, il Napoli potrebbe aver già compromesso la qualificazione. Anche l’anno scorso steccò il primo appuntamento pareggiando con lo Shakhtar, e alla fine pagò amaramente le conseguenze. E stesso discorso stavolta: perché in un gruppo con Liverpool e PSG, dove dovrai andare ad Anfield e al Parco dei Principi, e dunque dovrai mettere in conto probabilmente di perdere in quelle due trasferte, in un gruppo simile il motore più potente è quello che mette dentro la benzina di 6 punti contro la Stella Rossa. Il Napoli adesso è nella situazione in cui vincerle tutte in casa e perdere le altre in trasferta potrebbe addirittura non essere sufficiente. Non ha giocato male a Belgrado, dove sarebbe stato difficile per chiunque bagnare l’esordio del Marakana in Champions 27 anni dopo. Ma adesso si sta sentendo tutta la mancanza di un cannoniere. Quello che era stato Higuain, e poi Mertens con un intuizione di Sarri. Perché puoi essere bello come con Sarri, o forte come con Ancelotti, ma se non c’è nessuno che la sbatte dentro con regolarità, rischi la qualificazione in Champions già dopo una giornata.

In una prima giornata complicata per tutti, paradossalmente il compito più semplice ce l’ha la Roma con il Real Madrid. Semplice, ma non facile. Perché è permesso perdere a Madrid, oggettivamente. E dunque tutto quello che ne viene in più è un guadagno. E in questo momento il Real Madrid ha un’identità in divenire, allontanandosi a grandi passi dalla macchina cinica di Zidane, per essere un meccanismo più arioso con Lopetegui. E la Roma non sarà più forte o migliore, ma sicuramente può essere un bastone messo tra gli ingranaggi che fa andare le merengue fuori giri.


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