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Editoriale

L'Italia delle barzellette. Il Genoa "vende-non vende", il funerale a Modena, la Vibonese in C e poi in D e le istituzioni che latitano. Serve la svolta

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
02.10.2017 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 24334 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Davvero vogliamo parlare di Montella che ne ha persa un'altra o dobbiamo stare ancora qui a rimarcare i meriti di un Napoli divertente e vincente? Ma cosa ci interessa il campo quando fuori è tutto un disastro. La più grande delusione, fin qui, è Carlo Tavecchio che avrebbe dovuto fare la rivoluzione prima di ritirarsi in pensione sul Lago di Como, città a lui tanto cara. Ne parleremo più avanti. Anche gli uomini di Tavecchio che con tante belle parole avevano compilato i programmi e poi, invece, non hanno cambiato un bel nulla. Gli amici degli amici sono sempre lì, le regole scritte ed interpretate a uso e consumo proprio. Ci sono tanti elementi da pubblicare perché, prima o poi, il palazzo salta per davvero. Volete parlare di Montella? Facciamolo. Il Milan non ha giocato una brutta partita. Ha retto contro la Roma che oggi è più squadra e poteva anche passare in vantaggio. Una volta preso il gol, il Milan si è disgregato; ma la sconfitta di ieri ci può stare. Le prestazioni con Lazio e Sampdoria non sono giustificabili, ma la gara con la Roma non può essere la goccia che fa traboccare il vaso. Il Milan ha bisogno di tempo per diventare squadra; anche se l'allenatore attuale non ha tutte le competenze per velocizzare l'operazione. Si deve dare una sveglia il Torino, sarebbe da ufficio inchieste il primo tempo della Sampdoria a Udine se non fossimo ad inizio ottobre. Sarebbe da psicanalisi il momento di Benevento e Sassuolo, mentre il Verona dà segnali di vita nel finale. Parlerei di calcio giocato ore, ma i problemi veri sono altri e vanno risolti. Sono a Roma dove il governo del pallone latita e più che risolvere i problemi continua a nascondere la polvere sotto il tappeto. In Italia pensiamo solo alla serie A ma ci sono altre tre leghe che vanno curate. Basti pensare che la A e la B ancora non hanno un Presidente. Continuiamo a puntare sui politici quando abbiamo bisogno di "governi tecnici". La serie A deve essere guidata da Brunelli Presidente e Santoro Direttore. La soluzione ce l'hanno sotto il naso ma la ignorano tutti. La B deve essere presieduta da qualcuno che capisca di diritti televisivi, considerato che il contratto con Sky scade a fine anno e non nel 2055. La serie B si mantiene in piedi solo con quei soldi, più la mutualità, se non parti oggi a fare la trattativa con un Presidente capace rischi di andare giù per le scale. In Italia siamo il Paese che urla agli scandali, poi lo scandalo non c'è e sul giornale ti trovi un trafiletto di due righe, contro le mille prime pagine. Prendete il caso Infront. Hanno distrutto una organizzazione che funzionava e produceva soldi, tirava avanti il sistema. Sembrava tutto da Inchiesta della Procura della Repubblica, poi è finito in pochi mesi in una bolla di sapone, molta gente ha perso il posto di lavoro ma ormai il vaso è stato rotto. Il caso Genoa è da scrivere nei libri di storia. Preziosi è l'unico Presidente che avrà venduto la società 40 volte ma alla fine se l'è sempre tenuta stretta. I motivi sono tanti ma soprattutto due: Preziosi non vuole lasciare il calcio e il Genoa, con questi debiti, non troverà mai un acquirente serio. Il problema è che parliamo della società più vecchia d'Italia con un appeal clamoroso e una delle migliori tifoserie del calcio italiano. Come può il Genoa guardare con fiducia al futuro? Il cielo è nero, nerissimo e Preziosi continua a non fare chiarezza. Ma qualcuno che guardi i numeri a bilancio c'è? Nel nostro calcio mancano controlli veri. Manca la meritocrazia. Devono andare avanti le società serie e non le società affidate a imprenditori improvvisati e dirigenti squalificati. Il funerale ci mancava. Dopo le croci di Avellino, negli anni '90, sono arrivati manifesti a lutto e bara al Braglia di Modena. Al primo ottobre, una squadra gloriosa come Modena perde la partita a tavolino perché senza stadio. Siamo all'assurdità più assoluta. Se chiediamo perché il Modena sia stato iscritto al campionato ci rispondono che aveva i requisiti e ha presentato regolare fideiussione; ma qui neanche ci poniamo il problema se una squadra può finire il campionato, neanche lo riesce ad iniziare. Continuiamo ad iscrivere società che non arrivano a fine mese e non proteggiamo società serie e facoltose. Questo si meritano le istituzioni del calcio. Il Presidente Gravina è l'unico che battaglia dalla mattina alla sera e si dà sempre un gran da fare ma non può cambiare lui le normative e non può essere il garante di tutti. I problemi sono al piano di sopra. Il caso Pisa non ha insegnato nulla, il caso Messina è già stato dimenticato e anche il paradosso Vibonese è qualcosa che Gravina ha subito senza poter mettere becco. I problemi sono federali, la Lega è un'altra cosa. A Tavecchio, di fatto, volevano far firmare un documento che smentisse un documento firmato da lui stesso. Signori, champagne. Tavecchio non ha saputo vigilare a casa sua, Como, quando 3 mesi fa una avvenente, mica tanto, signora di colore voleva fare shopping sul lago e non trovando nulla nei negozi più IN ha deciso di comprare, si fa per dire, il Como. Non ha saputo vigilare prima e neanche dopo. Anzi, si è reso complice insieme ad un sistema che prima o poi andrà scardinato. Volete sapere le prossime mosse romane? Ve le racconteremo più avanti, con nomi e fatti. I compagni di merende ci sono sempre e saranno eterni ma, prima o poi, finiranno queste merende o dureranno in eterno?


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