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La Giovane Italia
Editoriale

La Cavese e il Povero Diavolo. Il Milan 2012-2017. I doveri dei Club channels. Juve, vigilia violenta

09.12.2017 08:50 di Mauro Suma   articolo letto 12387 volte

I giocatori del Milan devono capire, compatibilmente con il lavoro di carico atletico che stanno mettendo nelle gambe, che in questo momento hanno un dovere doppio. Non solo quello di giocare e fare punti. Sarebbe troppo banale. Ma anche e soprattutto di tenere il Milan come simbolo storico al riparo dalle speculazioni. In questo momento di difficoltà nei risultati e nelle prestazioni, in molti non si limitano a raccontare, ma c'è la tendenza ad infierire. Che faccia parte del gioco o meno, lo giudichino i tifosi. Chiarito, come ha fatto pubblicamente Vinicio Verza che i primi 38 minuti di Milan-Cavese li ha giocati, che il Milan di oggi non ha nulla a che vedere con quello del Novembre 1982 e lo ha dichiarato un protagonista, non sono sfuggiti i tanti riferimenti mediatici al Povero Diavolo dopo la sconfitta con il Rijeka, una partita a qualificazione ottenuta che il Milan ha tradizionalmente sempre perso, vedi Lille a San Siro nel 2007, vedi Ajax sempre a San Siro nel 2010 e molti altri casi. Povero non significa brutta partita, povero significa casciavit, senza arte nè parte, senza futuro e senza proprietà. Proprio in un momento in cui il Club attende una risposta ad un Voluntary Agreement che, se eventualmente accolto anche se non vi sono precedenti storico e non sembra essere questo il clima contingente, consentirebbe alla società di fare altri investimenti già nella prossima estate. Poche o tante che siano, le energie vanno tirate fuori tutte, senza sconti, per tenere al riparo una popolazione sportiva, quella rossonera, da umiliazioni che a ben guardare non sono solo sul campo ma anche, e forse soprattutto, nel tono che può apparire anche sprezzante di certe considerazioni.

Ma il nostro amico Ringo lo sa qual è davvero il baratro? E anche l'altro nostro amico Matteo Salvini? Memoria, cari rossoneri. Memoria. Da quando, nel gennaio 2012, non è arrivato Tevez, e da quando, nel maggio 2012, è stato ceduto il maleducato Ibra, momenti come quello attuale il Milan li ha vissuti spesso. Come regola, più che come eccezione. Nell'Ottobre del 2012, il Milan era nella zona di destra della classifica e se non avesse battuto il Genoa con un gol di El Shaarawy dopo aver perso contro Sampdoria, Atalanta, Udinese, Inter, Lazio e Malaga, sarebbe sprofondato in zona retrocessione. Oggi il Milan ha 21 punti in classifica, mentre nell'intero girone di andata del campionato 2013-2014 ne aveva fatti 22. Oggi il Milan è settimo, ma nella classifica finale della stagione 2014-2015 si è piazzato decimo. Oggi il Milan ha sempre perso con le grandi, ma era accaduto anche nel girone d'andata 2015-16 contro Fiorentina, Inter, Napoli e Juventus. Oggi il Milan in campionato viene da una sconfitta di misura a Napoli con Var-gol di Insigne e due pareggi con il portiere avversario sempre migliore in campo, ma nel Gennaio di quest'anno solare 2017 il Milan aveva fatto tre sconfitte di seguito contro Napoli, Udinese e Sampdoria, due delle quali in casa. Dobbiamo continuare? Meglio di no. Cosa vogliamo dire? Che oggi è anche tutto molto diverso rispetto alla pur titolata stagione scorsa o rispetto al 2014-2015 o al 2015-2016, annate nelle quali il Milan esprimeva o più di quello che poteva oppure quello che era nelle sue possibilità, mentre oggi è nettamente ai di sotto delle proprie potenzialità. Serva in ogni caso di lezione a tutti questo momento che dura nel tempo, serva a far capire che quando un grande Club si avvita in negativo lo fa sul serio. E che il Club, il Milan in questo caso, deve essere sempre al primo posto nei cuori e nei pensieri di tutti. Perchè se oggi siamo qui, ed è arrivato il momento di smettere di nasconderselo, lo si deve a diverse stagioni, dal 2012 in poi, vissute all'insegna del tanto peggio tanto meglio. Mai più Milan! E adesso su la testa e via in campo contro il Bologna.

Quello che succede a Juve Tv, non riguarda solo il Canale ufficiale bianconero. Riguarda tutti, riguarda tutto un settore che comprende anche Inter Channel, Milan TV, Roma Tv, Lazio Style e Toro Channel. Se quanto detto da Pellò fosse stato asserito in altri contesti, ci sarebbe stato un richiamo all'interessato e via andare. Se invece lo dice il canale ufficiale allora a quel punto bla bla bla, diventa caso nazionale, vergogna, reazione, ondata social. E' la responsabilità oggettiva degli official media che il ollega Claudio Zuliani, che apprezziamo come lui stesso ben sa, prova e riprova sulla sua pelle da qualche tempo a questa parte. Ed è tutto un settore, quello dei canali tematici delle squadre di calcio, che vive e racconta esperienze professionali vissute dall'altra parte della barricata, a dover essere sempre attento e sempre solidale. Una responsabilità oggettiva rispetto alla quale, ci stanno le battute più o meno di sdegno dei tifosi (meraviglioso però per buon senso e ironia il tifoso nerazzurro che scrive in maniera non astiosa "Se vinciamo, attraverso tutti i condotti fognari da Milano a Torino e vengo a trovarti"), ma non i colpi bassi. I canali dei Club non sono covi di giornalisti-tifosi, caro Paolo Bargiggia. A parte che anche essere tifosi di se stessi, significa essere tifosi di una fede peraltro non si sa quanto condivisa...Ma al netto di questa considerazione discutibile come quelle di tutti, i Club channels sono trasparenti: i colori sportivi del cuore di chi parla sono evidenti alle sue spalle, cosa che non accade in molti altri casi. Perchè ogni giornalista sportivo arriva alla professione da una base di partenza di una propria passione sportiva, umanissima e legittima. E si ricordi chi giudica che, ferma restando la bruttezza delle dichiarazioni del buon Pellò, che non è mai semplice andare in onda nei Canali di Club subito dopo una partita. Perchè oltre alla tua adrenalina che scorre, e spesso scorre in chi diventa agli occhi del tifoso colpevole (!) del cattivo risultato della propria squadra, c'è anche una pressione diretta esercitata dalla gente su chi va in onda. Ci sono casi in cui scivoli, perchè cerchi di essere duro e puro come ti vuole il tuo tifoso in quel posto e in quel momento, nel suo canale e in casa sua. Cercare di comprendere è sempre molto meglio che affrettarsi a giudicare.

Perchè l'ambiente bianconero è arrivato così male alla grande sfida di oggi? Mughini che annuncia urbi et orbi che quello di Iuliano su Ronaldo non era rigore...Torricelli che non obietta al ragionamento sui tombini di Pellò...Moggi che usa Recoba per sostenere che l'Inter doveva essere in B senza giocare quel match al Delle Alpi del 1998 (ma l'inchiesta non era nemmeno iniziata e il caso non esisteva all'epoca di quella partita...) e così via. E' comprensibile la nausea dell'ambiente bianconero alle rievocazioni di Simoni e Ronaldo ogni santa volta che questa partita viene giocata a Torino, ma a tutto c'è un limite. L'Inter ci è arrivata invece scaltra e silenziosa. Che sia indice di maggiore sicurezza e di minore nervosismo?


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