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Editoriale

La Champions conferma di essere la coppa dei ricchi, ma il Milan non sfigura. Ora sotto con l'Europa League: italiane in testa in una speciale classifica...

Nato a Terni il 6 maggio 1976, lavora a Sky come vice caporedattore e si occupa del coordinamento del telegiornale. Tra i volti più conosciuti del calciomercato per l'emittente di Rupert Murdoch.
20.02.2014 00:00 di Luca Marchetti   articolo letto 24479 volte
© foto di Federico De Luca

Nessuna squadra ha vinto in casa, nessuna squadra ha segnato. Questo racconta la Champions, forse racconta sfide non troppo equilibrate. Si poteva intuire anche dall'urna, e anche il Milan non ha fatto eccezione. Confermando però che la sfida contro l'Atletico era la più equilibrata. Diciamolo chiaramente: il Milan non meritava di perdere. L'Atletico ha capitalizzato al massimo l'occasione che ha avuto. Il Milan si è fermato sui pali, su un rigore non concesso e su un secondo tempo meno spumeggiante del primo. Ma il Milan è vivo. E sebbene il ritorno al Vicente Calderon non sia per niente una passeggiata, il Milan non è spacciato. Dovrà fare un'impresa. Letteralmente, ma non è chiusa qui, come per tutte le altre (Arsenal, City per non parlare del Leverkusen).
Il problema è la competitività, di tutti. E non voglio entrare nella polemica Conte-Capello, ci mancherebbe. Hanno vinto i ricchi, i potenti. E in questo ha ragione Conte. E l'unica sfida equilibrata, in cui hanno contato il momento di forma e il momento storico, è stata proprio quella di san Siro. Psg, Bayern e Barcellona (sebbene contro i ricconi del City) non hanno tradito. Sono nei quarti di nobiltà e hanno dimostrato ancora una volta che la strada per raggiungerli è lunga.
Ora spazio all'Europa League.
Conte ha espresso in maniera molto elegante un concetto che tutti hanno ripetuto come un mantra nelle conferenze pre Europa League: turnover. L'allenatore della Juventus ha semplicemente chiamato tutti all'appello, ha chiesto una mano a chiunque lavori nella Juventus, perché c'è bisogno di ognuno di loro.
Il concetto è molto semplice: non vincono soltanto gli undici, soprattutto se si è impegnati su due fronti.
La Juventus (insieme al Napoli e al Tottenham) sicuramente è fra le favorite per la vittoria finale, fermo restando che nella partita secca più avanti si va nella competizione chiunque può vincere con chiunque.
Ma anche la rosa dei bianconeri è all'altezza dei competitor? Se prendiamo come riferimento il valore dei cartellini (da transfermarkt) la risposta è sempre sì.
La Juve ha in "dote" 374 milioni di euro in cartellini, segue il Tottenham con 277 e il Napoli con 253. Insomma i pronostici sono più o meno rispettati. E in questa particolare graduatoria nelle prime 10 partite ci sono tutte e 4 le italiane. In quarta posizione la Fiorentina (201 milioni) nona la Lazio (125 milioni). E' chiaro che i numeri (soprattutto quelli delle valutazioni dei giocatori) non consegnano la coppa a nessuno, ma sono un indicatore importante anche per capire il valore delle squadre e soprattutto del lavoro sul mercato fatto dalla Juventus e dal Napoli anche a gennaio in cui si sono ulteriormente rinforzate. Avere per esempio un Osvaldo in più permette di avere più chanches anche con il turnover. Ecco perché la Juve sa di poter arrivare fino in fondo. Tanto quanto il Napoli che probabilmente non ha l'assillo del campionato e in coppa spingerà fino in fondo, consapevole del fatto anche il proprio condottiero Benitez in coppa dà sempre il meglio di sé. Senza dimenticare che anche se non si parte da favoriti (leggi Fiorentina e Lazio) non si è spacciati per forza. La bellezza dell'Europa. In una serata, che anche di giovedì, assomiglia alla Champions.


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